Il Grande Cuore di Michael Winterbottom (2007)

Michael Winterbottom è un regista inglese (da Blackburn, nel nord-ovest) poliedrico e prolifico, in grado di realizzare di corsa, à bout de souffle, films apparentemente assai diversi fra loro come un docu-fiction sui clandestini afgani (In This World, Cose di questo mondo) o sulla Factory di Tony Wilson (24 Hour Party People), un porno-rock (9 Songs), docu-drama di guerra (Welcome to Sarajevo, The Road to Guantanamo). Fino al recente A Mighty Heart (Un cuore grande), mentre già sono in produzione i film per l’anno prossimo (Genova, Murder in Samarkand), e Seven Days. Difficile dire dove finisce il documentarista e comincia il regista di cinema di genere. Una preoccupazione più dei critici che sua.
Come il suo sceneggiatore Frank Bottrell Boyce, Winterbottom proviene dalla gavetta televisiva, come montatore. Spesso i protagonisti dei suoi films sono a loro volta degli inviati, dei conduttori o degli impresari (gli inviati a Sarajevo,Tony Wilson, Daniel Pearl). Un cinema autoreferenziale e auto-bio-grafico,di riflessione sul funzionamento produttivo dei media in sé e per sé, dentro e oltre.
I tatuaggi di Angelina Jolie
Una delle più grandi passioni di Angelina Jolie è quella per i tatuaggi, 23 sparsi su tutto il corpo.
Un drago sulla spalla sinistra con sopra il nome di Billy Bob Thornton quando ancora erano insieme,
una linea astratta disegnata, da Angelina e Billy Bob, che l’attrice ha fatto tatuare all’interno dell’avambraccio destro, appena sotto il gomito.
Entrambi cancellati e sostituiti da un nuovo simbolo non meglio identificato (forse una scritta in Arabo).
una lettera H è in evidenza sul polso sinistro come segno del grande amore verso il fratello, James Haven e il suo ex Timothy Hutton.
un drago dalla lingua blu tatuato, coperto qualche mese dopo con una croce nera. "Quando porto i pantaloni a vita bassa sembra che abbia addosso un pugnale". Proprio vicino a questa croce Angelina ha tatuata una frase in latino: "Quod me nutruit, me destruit" (Ciò che mi nutre mi distrugge) che lei stessa commenta con queste parole " Niente è in grado di distruggerti se non quello che desideri".
"con te, ero altrove, in un luogo straniero, estraneo a me stesso."

Vosnon, 25 settembre. Il filosofo francese André Gorz, 84 anni, è stato ritrovato morto insieme alla moglie Dorine, 83 anni, sua compagna da 50 e malata da tempo, nella loro casa di Vosnon, piccolo villaggio nell’Aube, dove la coppia si era stabilita da una ventina d’anni. I due corpi sono stati trovati da un'amica della coppia. Sulla porta di casa avevano lasciato un messaggio: "Avvisate la gendarmeria". I due avevano indirizzato diverse lettere di addio agli amici. Nato a Vienna nel 1923, ma cittadino francese dal '54, Andre' Gorz - il cui vero nome era Gerard Horst - era considerato uno dei padri dell'ecologia politica e dell' anticapitalismo.Nel 1964 aveva fondato insieme a Jean Daniel il settimanale Nouvel Observateur, da cui più tardi si sarebbe distanziato portandosi su posizioni più radicali. Negli anni Sessanta aveva diretto “Les Temps Modernes”, la rivista fondata da Jean Paul Sartre nel 1944.
Autore di numerosi volumi, fra cui «Ecologia e politica», «Ecologia e libertà, «Addio al proletariato» e «Metamorfosi del lavoro», la sua ultima opera era intitolata «Lettere a D. La storia di un amore», pubblicata lo scorso anno. Si concludeva con la frase «Vorremmo non sopravvivere l’uno alla morte dell’altro. Ci siamo detti che se, per assurdo, dovessimo vivere una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme».
UN APPELLO DI PAOLO BARNARD
Cari amici,
sono Paolo Barnard, giornalista ex inviato di Report e scrittore (Perché ci Odiano ecc.), impegnato da molti anni nei temi che ci stanno a cuore. Queste righe sono un appello molto più che accorato, sono piuttosto un grido per ostacolare la rovinosa deriva nella quale
Sta accadendo che noi,
Drogati di sicurezza
Nichi Vendola
Contro l’ideologia securitaria e i tagliagole razzisti
( in un momento di sindaci sceriffi, di ministri forcaioli, di nuovi giustizialismi qualunquisti e di grandi manovre cosiddette”centriste” e “moderate”, Nichi Vendola ha deciso di tirarsene fuori e di non avvallare in alcun modo le ideologie securitarie e i vecchi e nuovi “partiti d’ordine”; non sarà sufficiente a evitare la crisi politica che s’avvicina, ma è almeno un segnale di dignità rivolto a tutta quella sinistra autentica che non si svende alle lusinghe della “governabilità”)
Nelle sabbie mobili dell'insicurezza percepita- che è cosa differente dai dati personali dell'insicurezza reale- si sta giocando una partita di assoluto rilievo che riguarda la politica, la cultura diffusa, le forme di una convivenza in una società sempre più complessa e sempre più inquieta.
Un film di Anton Corbijn. Con Sam Riley, Samantha Morton, Craig Parkinson, Joe Anderson, Alexandra Maria Lara, Harry Treadaway, Toby Kebbell, Tim Plester. Genere Biografico, colore - Produzione USA 2007.
Il sito del film
Anton Corbijn
Joy Division
La pellicola è ispirata a Touching From a Distance, il libro di Deborah Curtis, in cui l’autrice racconta la vita del marito Ian Kelvin Curtis, morto suicida all’età di 23 anni il 18 maggio 1980, frontman dei Joy Division.
Dead Souls

Someone take these dreams away
That point me to another day
A duel of personalities
That stretch all true realities
That keep calling me
SAPPIANO LE MIE PAROLE DI SANGUE
E' in libreria Sappiano le mie parole di sangue (Rizzoli 24/7, 16.50 euro), il quasiromanzo di Babsi Jones., sconcertante reportage dall'umano, libro di guerra esteriore e interiore, compendio dell'alienazione brutale e brutale confessione di chi ha il coraggio di mettersi a nudo, chiedendo una risposta al suo assalto in forma di visione aperta e quasi insostenibile. Per il momento, oltre al brano che riproduciamo di seguito, vi invitiamo a visitare il sito del libro, che è una zona Web labirintica quanto l'Amazzonia, un'esperienza artistica di Rete in cui il testo deborda per immagini, scrapbook, booktrailer, mp3, citazioni, documenti, analisi - si entra e si fatica a uscirne. (Giuseppe Genna)
Il neurologo: "Utilizzare una patologia così invalidante per delle schermaglie politiche è una mancanza totale di rispetto per le persone che hanno questo problema. ".
ALZHEIMER COME METAFORA

“Le moderne metafore delle malattie sono troppo facili. Le persone che in realtà ne soffrono non vengono certo aiutate dal sentire in continuazione che il nome della loro malattia è citato come epitome del male. Solo in un’accezione molto limitata un’ evento o un problema storico è simile a una malattia. E la metafora del cancro è particolarmente grossolana. E’ invariabilmente un incoraggiamento a semplificare ciò che è complesso e un invito alla ipocrisia, se non al fanatismo” (Susan Sontag, Malattia come metafora, 1977, Einaudi, p.68)
Susan Sontag era malata di cancro, quando scrisse di getto questo ormai classico pamphlet contro l’uso metaforico delle malattie,
SARKOZY NOUS BOMBARDE !!!

Mentre in Italia infuria la polemica sul Prodi-Alzheimer, in Francia si parla ormai apertamente di Sarkoverdose. Il ritmo infernale imposto dall’omni-président sui media, frutto di una strategia studiata nei minimi dettagli, sta spossando giornalisti, tecnici e seguiti vari, al punto che ormai si parla di “una giornata nazionale senza Sarkozy nei media” il 30 novembre, anniversario della sua “discesa in campo” per le presidenziali. “Non un’immagine, non un suono, non una riga” è lo slogan lanciato da un’Associazione per
I giornalisti sono molto stanchi. «Sarkozy, c’est le Jimi Hendrix de la com, un virtuose », mi dice affranto il caporedattore di Canal + e i-Télé. “C’est lui qui choisit le terrain,