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"Below the thunders of the upper deep; Far, far beneath in the abysmal sea, His antient, dreamless, uninvaded sleep The Kraken sleepeth" (Lord Alfred Tennyson)
venerdì, 30 novembre 2007

Joy Division Atmosphere


  Di tutti i video dei Joy Division presenti su YouTube, forse questo è uno dei più misteriosi. Girato nel 1988 da Anton Corbjin, il regista del film Control dedicato a Ian Curtis, sembrerebbe a prima vista riferito a qualcosa tipo Crociata dei fanciulli o "crociata dei bambini", su cui ha scritto un racconto anche Eraldo Baldini in Gotico rurale.

    C'è anche un palio ad Asti che riicorda l'avvenimento.

    Il riferimento più diretto resta comunque una famosa copertina di Jean-François Jamoul per l'art zine Sordide Sentimental, in cui era incluso per l'appunto un 45 giri dei Joy Division, "Atmosphere/Dead Souls",  (pubblicato credo nel 1980. All'interno c'è anche una foto dello stesso Corbjin).

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postato da doktorgeiger alle ore novembre 30, 2007 17:30 | link | commenti (3)
categorie: musica
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giovedì, 29 novembre 2007

Torture su animali

 
ATTENZIONE

Il video è molto scioccante, e non adatto a minori e altre persone sensibili.
Per informazioni: 

http://www.petatv.com

http://www.petatv.com/tvpopup/video.asp?video=fur_farm&Player=wm&speed=med
postato da doktorgeiger alle ore novembre 29, 2007 19:46 | link | commenti
categorie:
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giovedì, 29 novembre 2007

Un film lungo tutta una vita

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"I sogni hanno la funzione di rovesciare le cifre del tempo, di far tornare indietro la storia, quindi di duplicare lo stesso movimento del film. C’è uno slittamento del tempo. Uno scivolamento della storia. E allora per semplificare è come se il film dicesse: “O la storia o l’arte”. La storia dorme e si sveglia, si risveglia sia per la guerra sia per la rivoluzione. Se nel senso del fatalismo si dice “ci saranno sempre delle guerre”, nel senso utopico, del principio-speranza, si dice “la rivoluzione durerà sempre”, e questo era il sessantotto". (Philippe Garrel, "I sogni che rovesciano il tempo", intervista in Filmcritica, 2005)

 

    Mi rivedo a tarda notte il film, Leone d’argento due anni fa,  di Philippe Garrel, Les amant reguliers, dedicato allo scomparso  Daniel Pommereulle. Il film, in rigoroso bianco e nero, composto di lunghe sequenze, passa senza soluzione di continuità dalle barricate del maggio ’68 alle prime pippatine agli amorucci. Due sole canzoni, mi pare (o tre), “Vegas” di Nico e “This time tomorrow” dei Kinks. A un certo punto mi dimentico da quanto tempo lo sto vedendo, due ore? Due ore e mezza? Boh?! Un film lungo tutta una vita! Penso (sogno?) che non finirà mai. Alla fine François muore (Louis Garrel, figlio del regista, che aveva già interpretato il ruolo di Théo in The Dreamers di Bertolucci).  Il film finisce. E’ durato tre ore (esattamente due ore e 58 minuti)  

postato da doktorgeiger alle ore novembre 29, 2007 13:11 | link | commenti
categorie: politica, cinema, visioni, movimenti, tempo, narrativa, morte
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martedì, 27 novembre 2007

Ci siamo stufati di Ken Loach (e anche di Milena Gabanelli)

   La trasmissione “Report” di domenica scorsa sugli appalti delle cooperative (“rosse” e “bianche”), in pratica veri e propri caporalati di manodopera generica a basso costo, non ha suscitato alcun tipo di reazioni significative, né fra l’enorme area di precariato né sul web. Mentre ammiriamo le manifestazioni francesi, in Italia vige una passività di massa che ha quasi dell’indecoroso, interrotta per ora da alcune manifestazioni importanti (Genova, Roma) ma senza incidenza diretta sui rapporti di lavoro. A me pare però che anche questo tipo di “inchiesta” ha fatto il suo tempo. Sono inchieste di “denuncia” che nulla aggiungono a quanto tutti sanno, e contribuiscono anzi a una sorta di fatalismo, di impotenza o di rabbiosa frustrazione. Forniscono un facile diversivo qualunquistico col solito refrain della “corruzione” (“lo vedi, sono tutti uguali”), indicando obiettivi secondari.

 Scriveva Sergio Bologna (Uscire dal vicolo cieco.pdf)qualche mese addietro, invitando all’auto-organizzazione di classe:  

   “Il movimento contro i rapporti di lavoro precari, contro l’insicurezza, per avere  diritti uguali per tutti i cittadini, sembra riesca soltanto a manifestare disagio, a  mobilitare protesta, ma non a cambiare lo stato delle cose. Troppi sono gli  ostacoli che impediscono di fare passi avanti. L’attuale Governo e la politica del  suo Ministero del Lavoro è uno di questi, ma non meno insidiosi sembrano gli ostacoli interni al movimento stesso.  Il pericolo che un’intera generazione sia condannata ad un’esistenza da cittadini di serie B è reale. Nei media e nei discorsi ufficiali si diffondono inviti  alla rassegnazione...”.

    Pensare meno a Gaza, al Chiapas, a Zapatero, al PD e alle “grandi quistioni”, e riportare il lavoro al centro dell’iniziativa di lotta.

postato da doktorgeiger alle ore novembre 27, 2007 17:31 | link | commenti (4)
categorie: politica, economia, movimenti, informazione
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lunedì, 26 novembre 2007

Dalla New Economy alla Economia di Guerra

 

  1. Archeologia della società dell'informazione

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   «La storia dell'umanità viene abitualmente suddivisa in epoche... Oggi si ammette generalmente che è iniziata una nuova era: quella post-industriale, in cui la capacità di utilizzare l'informazione ha assunto un ruolo decisivo ... Questa nuova fase viene oramai definita l'era dell'informazione.»

    Questa pubblicità Ibm  del 1977 (1) anticipa di  quasi vent’anni i progetti di “infostrade” (Global Information Infrastructure) e di “new economy” ,annunciati dal vice-presidente degli Stati Uniti, Al Gore, nel 1994 (2), e ufficializzati l’anno successivo, sotto la nozione di “global society of information”, dal G7 di Bruxelles (3) – i quali accelerano la liberalizzazione dei mercati delle telecomunicazioni. Con il boom della deregulation e delle privatizzazioni, i miti dell'era dell'informazione coincideranno con quelli dell'”era globale.

   Già a metà degli anni Settanta la nozione di “società dell’informazione” dominava nei programmi dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), e veniva fatta propria dall’Unione Europea. Alle nuove tecnologie veniva affidato l’arduo compito di uscire dalla “crisi”, dunque anche la fabbrica dell’immaginario doveva esaltare la “nuova risorsa immateriale”, l’informazione. 

    In realtà,  “è a partire dagli anni '50 che la mistica del progresso elettronico ha accolto la società post-industriale, l'esaurimento delle ideologie, la fine dell'impegno. Già allora si proclamava che la società globale sarebbe stata irradiata dalla comunicazione. E che l'avvenire sarebbe necessariamente appartenuto alla democrazia americana e ai mercati” (4).

postato da doktorgeiger alle ore novembre 26, 2007 19:53 | link | commenti (2)
categorie: politica, tecnologia, economia, internet, movimenti, guerra, informazione
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domenica, 25 novembre 2007

La pittura apocalittica di Dorian X



 

2g                          Dorian X, Notre Dame de S.M.


   Pochi giorni fa stavo curiosando nel sito di Mondo Bizzarro, che attualmente ha in cartello una mostra dei pittori Dorian X e Gilberto Giovagnoli, intitolata “Bestie, uomini, dei” . Per la precisione, la mostra si tiene a Roma alla Galleria di via Reggio Emilia, fino al 29 novembre.

   Quando è venuto fuori lo scandalo della porno prof mi sono tornati in mente i quadri apocalittici di Dorian X, definito come un moderno Hieronymous Bosch. Realtà allucinata o allucinazione del reale?

 

(per lasciarvi tutt’intero il piacere di scoprire l’artista, evito di fare qualsiasi commento o recensione)


Linx:

mondobizzarro.net/gallery/

dorian x
postato da doktorgeiger alle ore novembre 25, 2007 17:58 | link | commenti
categorie: visioni, attualitĂ 
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sabato, 24 novembre 2007

Mattatoio

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   Molto interessante quest'articolo odierno di Linnio Accorroni
su nazioneindiana  a proposito di Bestie (fa seguito a interventi sul "Corriere della Sera"  di Raffaele La Capria  e Claudio Magris)


  "Siamo più o meno una quindicina. Colti, benestanti, tolleranti e democratici, ben vestiti e profumati: uomini e donne, tra i diciotto e i cinquanta. Abbiamo belle auto, ci piace mangiare bene. Siamo appassionati di letteratura, cinema, musica, teatro. Ci riuniamo, una volta per settimana, per parlare di libri o per vedere insieme un film: siamo gentili, raffinati, educati anche negli interventi. Aspettiamo pazientemente il nostro turno, attendiamo che il nostro interlocutore finisca di parlare e riflettiamo, con lucida passionalità, sulla bontà delle idee altrui. Se ci capita di sovrapporre la nostra voce a quella dell’altro, è per un eccesso di fervore, non per emulazione della rissa televisiva che tutti vituperiamo. Il centro polivalente che ci ospita è posto appena fuori dalle mura cittadine: ha volte larghe e ampie, un soffitto arcuato e alto, con grandi simmetriche finestre che s’abbeverano di luce e inquadrano fotogrammi di un paesaggio che conserva ancora qualche precaria traccia di una bellezza primigenia, non del tutto devastato dalla cementificazione e dall’asfalto. Se voltiamo lo sguardo ai lati possiamo vedere, infissi a distanza regolare, degli anelli di ferro: lì le bestie da macello venivano legate prima dell’esecuzione finale. Lì, legate com’erano, potevano contemplare ciò che stava accadendo ai loro simili e ciò che sarebbe loro accaduto, in un breve giro di tempo: una pausa di pochi secondi o di pochi minuti attendendo il loro turno, fra un massacro e l’altro..." (continua)

 


(Georges Bataille ricordava che anticamente il mattatoio era legato alla religione in quanto i templi venivano utilizzati anche per le uccisioni; di qui "una coincidenza sconvolgente fra i misteri mitologici e la grandezza lugubre caratteristica dei luoghi dove cola il sangue". Al contrario al giorno d'oggi il mattattoio è maledetto e messo in quarantena, isolato, affinchè la brava gente possa soddisfare il proprio "malsano bisogno di pulizia, di piccineria biliosa e di noia, in un mondo amorfo", in Documents, Dedalo)
 
  
postato da doktorgeiger alle ore novembre 24, 2007 18:50 | link | commenti
categorie: morte
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