geiger dysf

"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
lunedì, 31 dicembre 2007

Felice Anno Nuovo

Auguri e Prosperità a tutti i passanti, viandanti, cibernauti e psiconauti!

postato da doktorgeiger alle ore dicembre 31, 2007 09:17 | link | commenti (1)
categorie: video
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domenica, 30 dicembre 2007

Il giorno della locusta




"They were savage and bitter, especially the middle-aged and the old . . . Their boredom becomes more and more terrible. They realize they've been tricked and burn with resentment. .. Nothing can ever be violent enough to make taut their slack minds and bodies."


"Nathanael West identifica l'America con Los Angeles e il comportamento quotidiano dell'uomo medio col comportamento frenetico d'una folla di attori mancati o di gente, comunque, che ha voluto assicurarsi la felicità stabilendosi in California. Uno crede che si tratti di lavorar sodo e risparmiare. E per la delusione diventa una locusta tra milioni di locuste che possono, se fanno folla, calpestare i bambini, sradicare gli alberi. Il "Giorno della locusta" si chiude con una scena formidabile di una folla che tumultua e distrugge" (Elio Vittorini).

 locandina the day of the locust

 


 

postato da doktorgeiger alle ore dicembre 30, 2007 15:01 | link | commenti
categorie: cinema
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sabato, 29 dicembre 2007

Il deserto cresce

"Die Wüste wächst: Weh dem der Wüsten birgt!"


(Il deserto cresce, guai a colui che cela deserti)

(F.Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

deserto3wx


 

Commento.

Mi sono "ricordato" di questa celebre frase di Nietzsche durante il dormiveglia, cercando di afferrarne il senso. Mentre la prima parte, "il deserto cresce" ha un significato lineare anche se drammatico (qualcosa cresce, ma è il deserto), la seconda parte è più enigmatica. Intanto il verbo ted. girbt viene tradotto in italiano piuttosto liberamente con cela, nasconde, alberga, rinchiude, favorisce etc., mentre se non erro la traduzione corretta dovrebbe essere salva (nel senso etim. di dare forza): quindi guai (dolore) a colui che "salva"  *(custodisce, rende forte, dà forza a) il deserto...che è in effetti un paradosso drammatico, ma anche tragicomico, come di colui che si distrugge da solo rafforzando una potenza nemica.

  La frase, citata urbi et orbi, da destra a sinistra, spesso con l'intento di stigmatizzare "profeticamente" una situazione di crisi epocale, di dissoluzione di valori, istituzioni, sistemi, non ha secondo me l'impostazione intimistica e pessimistica che spesso le traduzioni italiane danno. Al contrario introduce un inno, un brìndisi augurale che il Viandante rivolge a Zarathustra, in cui lo splendore dell'oasi fa da contrasto con il pessimismo e lo scetticismo "europei". Abbandonati a se stessi - dice il Viandante, gli europei riprenderebbero "la tetra tristezza",  il vecchio gioco "delle nubi vaganti, dell'umida malinconia, dei cieli coperti, dei soli offuscati, degli ululanti venti  autunnali" . Seduto sotto le palme, accanto al deserto, fra le figlie del deserto, "più che mai lontano dalla vecchia Europa nebulosa, umida e malinconica", bevendo aria purissima, il Viandante si rende conto tuttavia di quanto fragile sia il "ruggito della virtù"...**


* la radice salv-, sarv- sta per integrità, stato di salute, di forza

** virtù da vir, vis, "forza, valore, valentìa"

postato da doktorgeiger alle ore dicembre 29, 2007 09:13 | link | commenti (2)
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giovedì, 27 dicembre 2007

Benazir Bhutto

 
bhutto benazir

 Inutile dire che l'assassinio di Benazir Bhutto in Pakistan è, purtroppo, un evento nefasto dalle conseguenze imprevedibili. Ci sarà tempo, nei prossimi giorni, per approfondire gli aspetti geopolitici, militari, strategici, etc., ma certamente bisognerà riflettere se e come la strategia fallimentare USA, dominata dal suo complesso industrial-militare, non ci stia trascinando tutti nel baratro. Sarà possibile invertire questa spirale?
Come si posizionerà la nostra italietta di nani, dini e ballerine?
postato da doktorgeiger alle ore dicembre 27, 2007 23:39 | link | commenti (3)
categorie: politica, news, guerra, morte, attualitĂ 
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giovedì, 27 dicembre 2007

AFTERVILLE ASTRONAVE TORINO

 

Che fine ha fatto il FUTURO? C'è ancora un'idea di Futuro o, con James Ballard, dobbiamo riconoscere che, da qualche parte negli anni Sessanta, "Il Futuro è Morto"? (e quel che ne resta è solo...fantascienza)

astrowave_torino

Turin Spaceship Company

image

When 06.10.2007 - 06.01.2008

Where MIAAO Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi
via Maria Vittoria, 5 Torino

Type: Exhibition

"This is the first event in “Afterville”, a series dedicated to the relationships between the arts of design and the imaginative power of science fiction.

The exhibition features architectural, pictorial, multi-technique and multimedia works from the 1950s to the present. Curated by Enzo Biffi Gentili, Luisa Perlo and Undesign of Michele Bortolami and Tommaso Delmastro with Fabrizio Accatino and Massimo Teghille.Off Congress Official Event, UIA World Architects' Congress Torino 2008."

INFORMATION:
011 0702350
Opening hours
Tuesday-Friday 4 p.m. - 7.30 p.m.
Saturday-Sunday 11 a.m. - 7 p.m.
Closed Mondays
Free entry

 

www.to.archiworld.it

www.torinoworlddesigncapital.it

ByOrdine e Fondazione Architetti
PPC Torino
MIAAO

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categorie: visioni, news, tecnologia, letteratura, tempo, attualitĂ 
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mercoledì, 26 dicembre 2007

augurio

nebbia

O Cipride e Nereidi, concedetemi
che salvo mio fratello qui ritorni
e quanto nel suo cuore egli desidera,
tutto si compia
(Saffo)
postato da doktorgeiger alle ore dicembre 26, 2007 13:01 | link | commenti
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lunedì, 24 dicembre 2007

Buon Natale


BUON SOLSTIZIO D'INVERNO E BUON NATALIS SOLIS INVICTI 



 


  

   Il quartetto vocale FARAUALLA è nato nel 1995. Dopo aver approfondito singolarmente lo studio e la pratica della vocalità in ambiti musicali differenti, le quattro cantanti hanno trovato un interesse comune nella ricerca sull'uso della voce come "strumento", attraverso la pratica della polifonia e la conoscenza delle espressioni vocali di diverse etnie e di periodi storici differenti.Gli esiti di questo lavoro si ritrovano nel repertorio FARAUALLA, nelle composizioni originali, che spesso si evolvono a partire da una matrice improvvisativa, come nei brani tradizionali.

   Le suggestioni di un percorso attraverso culture tanto lontane fra loro si fondono in una sintesi originale in cui emergono con forza le radici culturali del gruppo. La Puglia, per secoli terra d'incontro e di passaggio di popoli, è presente nel "suono" che connota la formazione barese, negli strumenti a percussione che accompagnano l'esecuzione, nello stesso nome del gruppo

   

DAL SITO www.faraualla.com/


    Il 25 dicembre era una grande festa per numerosi popoli diversi abbracciati dall’Impero Romano; in quel giorno si festeggiava la nascita del dio-Sole, partorito dalla dea-vergine (Horo partorito da Iside in Egitto, Thammuz partorito da Mylitta, o Ishtar, nelle religioni iranico-caldee), tradizione che era giunta fino a Roma nella forma del culto di Mitra Deus Sol Invictus, che era entrato nelle abitudini dei romani.


postato da doktorgeiger alle ore dicembre 24, 2007 12:14 | link | commenti (1)
categorie: musica
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sabato, 22 dicembre 2007

ComunitĂ  e libertĂ 


 
   
   

 


Antonio Chiocchi ha dedicato le seguenti riflessioni al rapporto fra comunità e libertà, in relazione ai processi di globalizzazione che da un lato dissolvono le precedenti comunità (e le loro ideologie otto-novecentesche), dall’altro suscitano tentazioni autoritarie e identitarie, di chiusura ed esclusione, come abbiamo visto nei messi scorsi con l’ondata di xenofobia anti-rOmena.

   Le riflessioni prendono spunto dalla nozione di essere singolare plurale formulata dal filosofo francese Jean-Luc Nancy (“Singolare plurale: cosicché la singolarità di ciascuno è indissolubile dal suo essere-con-in-tanti”, nos sumus invece di ego sum)  per sostenere, contro ogni regressione tardo-comunitarista, la prospettiva della comunità delle differenze.

  

  Il concetto di comunità richiama subito la situazione dell'essere in comune, la quale limita immediatamente la libertà di ognuno e tutti. Ora, siamo stati abituati a pensare libertà e comunità secondo moduli opposizionali.

 

Per fare un primo esempio, secondo il paradigma comunista, l'essere in comune è il più alto sigillo della situazione della libertà. In questo senso, comunità (comunista) è sinonimo di libertà.

 

Per fare un secondo esempio, secondo il paradigma libertario, al contrario, la comunità è, in un certo qual modo, l'antitesi della libertà, attenendo questa al singolo, mentre quella concerne il collettivo.

 

Per fare un terzo (e ultimo) esempio, secondo il paradigma democratico, la comunità richiama l'esistenza di un ordine politico a garanzia delle libertà individuali e collettive. Pertanto, la libertà del singolo e della collettività è sempre filtrata da dispositivi di regolazione politico-statuali.

 

Stando così le cose, effettivamente come fatto osservare da M. Blanchot, la situazione della comunità si colloca sul margine stretto in cui possibilità e impossibilità sembrano convivere e non distinguersi. E tuttavia - come ripete Blanchot - alla tentazione e al fascino della comunità libera e della libertà in comune non possiamo sottrarci.

 

Ma qui, evidentemente, non stiamo richiamando la "comunità naturale" e nemmeno la "comunità organica". Ci stiamo esplicitamente riferendo - con Blanchot - alla comunità che è tale nel dare soddisfazione ai bisogni e alle aspettative di libertà e felicità dei propri componenti e di chi ancora non rientra nel suo raggio di azione.

 

Possiamo designare questa comunità come comunità d'amore, come comunità elettiva. Qui l'elettività è: scegliere a favore della libertà propria e assecondare la libertà altrui. Il limite della comunità naturale e della comunità organica del "suolo e del sangue" è, così, spezzato prontamente.

 

La comunità elettiva è tale anche (se non soprattutto) per elezione dell'altro. I luoghi dell'identità squarciano, quindi, gli universi del locale. O meglio: li attraversano e li pongono in prossimità elettiva di localismi remoti sul piano strettamente geofisico e geopolitico, ma che diventano prossimi, se non contigui, sul piano dell'esperienza simbolica, affettiva, culturale e comunicativa, soprattutto oggi con l'esplosione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Nell'epoca della globalizzazione, i frammenti delle identità singole/locali si trovano in immediato e intimo contatto in teatri di senso globali.

 

Ciò indica che nessuna identità (locale o globale che sia) può autoriprodursi ed essere immanente a se stessa. L'auto-immanenza sarebbe solo il primo passo per costruire, in un rapporto di omologia, tutto il resto come copia conforme e dilatata del sé. Intorno a questo incubo si è consumato il delirio di onnipotenza del nazionalsocialismo. Uno sfrenato desiderio di auto-immanenza e auto-trasparenza costituisce, del pari, la malattia mortale del comunismo, in forza del quale esso è stato condotto ad un fatale autodissolvimento, oppure si è rovesciato in devastanti degenerazioni.

 

Ma i comunitarismi contemporanei hanno un altro marchio. Non si costruiscono più come ipertrofia, bensì come ripiegamento del sé: le "piccole patrie" che convivono le une accanto alle altre, secondo la logica del potere e del dominio. Ognuna espelle l'altero ed il conflittuale dal proprio seno. Spostatolo nell'ordine simbolico esterno, vi possono finalmente ingaggiare una strenua guerra. Il "comune" è qui la proprietà dell'appartenenza; l'altero è il venir meno proprio di questa proprietà, vale a dire il non appartenere.

 

Ciò che qui emerge, allora, è l'assenza di comunità, poiché niente è (più) veramente in comune, al di fuori della proprietà dell'appartenenza. La comunità territoriale è, dunque, una rappresentazione ideologica che, come tutte le rappresentazioni ideologiche, ha il carattere della falsità. L'essere in comune di cui qui si discute è quell'essere di cui per primo ha parlato J.-L. Nancy: la comunanza di differenze incolmabili ed extraterritoriali. Ora, la comunità d'amore e/o la comunità elettiva è esattamente la comunità delle differenze. L'approccio comunitario e neo comunitario è qui confutato e superato in radice.

 

Ma è la comunità delle differenze designabile propriamente come l'essere singolare plurale, così come sostiene ancora Nancy? Per meglio dire: possono le infinite singolarità essere la pluralità?

 
postato da doktorgeiger alle ore dicembre 22, 2007 08:25 | link | commenti (1)
categorie: politica, tecnologia, economia
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venerdì, 21 dicembre 2007

Nojo volevons savoir


   Anche se sono un anti-elettoralista quasi per nascita e vocazione, io il mio bravo voticino per il rinnovo della spettabile redazione di Kilombo l’ho dato, per rispetto a questo amabile consesso. Allora qualcuno mi vuol spiegare perché i votanti sono soltanto 94 su 557, cioè il 16,7 % ? E gli altri 463 kilombisti dov’erano? Nn hanno avuto 5 minuti per farsi un giro fra gli eleggibili? Fosse per me questa elezione sarebbe da rifare, stabilendo che una votazione è regolare se vi partecipano almeno i 2/3 dell’elettorato. O forse questo non è previsto nella Carta?

(preciso che il mio candidato è stato eletto)


(se sbalio corigèteme)

totopeppinomalafemminavigile
postato da doktorgeiger alle ore dicembre 21, 2007 14:56 | link | commenti (5)
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giovedì, 20 dicembre 2007

Ho fatto un sogno

E a proposito di Zygmunt Bauman vorrei riproporre questo breve intervento già apparso in rete sulla crisi della “società liquida” e su come uscirne. Si può essere o meno d’accordo, in tutto o in parte, ma è innegabile che Bauman riesce a spiegare temi contemporanei complessi in maniera chiara e semplice. In ogni caso, hic rhodus hic salta...

 

 

Ho fatto un sogno,  vivere nel socialismo dell'armonia

di Zygmunt Bauman

 

 

   Guardo il mondo globalizzato. È pieno di uomini costantemente in cerca di qualcosa d'altro. Sembra che corrano e invece sono fermi, in una condizione di angosciante staticità. Credono di intercettare, di interpretare il cambiamento. Stanno bene solo quando arrivano prima degli altri, e questo indipendentemente da quale sia la meta. Ma pensiamoci un attimo: in realtà non progrediscono mai. Inseguono qualcosa che è fuori da sé, un modello che non esiste e che non possono raggiungere, perché non ha radici nella propria identità: un nuovo taglio o un nuovo colore di capelli, una nuova macchina, un nuovo lavoro, un nuovo corpo, una casa nuova. Una volta conquistati, sono già vecchi. E la corsa non finisce mai. È un movimento circolare, un falso progresso che non produce nulla, perché non poggia su nulla. Il risultato è il trionfo dell'individualismo, che ha generato relazioni interpersonali in frantumi, rituali religiosi ridotti a parate carnascialesche. Un polverone di contraddizioni. Crescono l'ansia, la paura, l'inquietudine, e nascono dalla consapevolezza dell'impermanenza. Il disagio è capillare, diffuso. Le ragioni di questa crisi sono varie. Troppo lungo e difficile enumerarle tutte insieme. Certamente, la fisionomia effimera che ha assunto il mondo ha spiazzato tutti quanti. La velocità di cambiamento che investe l'economia e informa di sé ogni aspetto della realtà ha creato nella gente una condizione di continua incertezza, il terrore di essere sempre colti alla sprovvista e di rimanere indietro. È il trionfo della società liquida.

 

   "Una società può essere definita liquido-moderna se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma, o di tenersi in rotta a lungo" (Zygmunt Bauman, La vita liquida, Laterza, 2006). Mi accorgo che siamo di fronte al declino dell'Occidente, del suo senso di competitività esasperato, del suo liberismo selvaggio, del suo progressivo ridimensionamento delle strutture sociali. E penso che il mito del cambiamento e della velocità, che pure ha causato una crisi di valori senza precedenti, porta con sé gli anticorpi che serviranno a ricomporre il mondo. Sono un ottimista e credo che proprio adesso ci sia spazio per una rivoluzione in cui la sociologia si riapproprierà di un ruolo centrale: guidare chi sta cercando una nuova morale. L'individualismo, il culto di se stessi, la ricerca esasperata della felicità sono le ragioni della crisi, ma insieme offrono opportunità straordinarie. L'idea che l'altro è solo un oggetto funzionale alla nostra auto-realizzazione andrà in frantumi. Tutto questo inseguire la realizzazione dell'io ci ha alienati ma anche responsabilizzati. E a questa nuova consapevolezza della responsabilità individuale, che pian piano stiamo introiettando, potrà nascere una nuova morale, adatta ai nostri tempi.

 

   Il mio collega britannico Anthony Giddens ha cercato di tratteggiare un possibile percorso di rinnovamento etico e spirituale. E per primo ha parlato di relazioni pure, non più cioè contraddistinte da rapporti gerarchici e da patti di convenienza, ma basate sul rispetto reciproco e su una comunicazione emozionale. È un ragionamento che lui ha applicato alla famiglia, ma che vale anche per la società nel suo complesso. Una comunità che insegue il culto dell'io è decadente, ma è anche capace di valorizzare una consapevolezza nuova, e di notevole portata etica. Se io sono il fine, sono anche il mezzo, lo strumento del cambiamento. Ecco, il mio sogno è che tutto ciò pian piano si strutturi nella mente. Nelle aspirazioni di ognuno di noi. Siamo chiamati in causa tutti quanti. Oggi più che mai è importante capire che la frammentarietà della realtà ha una potenza creativa di notevole portata. Fin qui è accaduto che, abbattuti dogmi e valori, piuttosto che liberarci ci siamo conformati a modelli culturali da spot. L'individualismo è stata una falsa liberazione: ha solo alimentato il conformismo. Ma, partendo da questo individualismo, potremo abbattere il conformismo. Bisogna solo agganciare e sviluppare in senso positivo il culto della responsabilità individuale. Ecco perché credo che ancora oggi si debba lavorare per dar vita a un nuovo socialismo. Non quello delle dittature, certamente, ma quello che traccia le linee guida di una società eticamente sana. Contro il consumismo ossessivo, i legami fragili e mutevoli, lo stress e la paura che tutto ciò genera, c'è l'antidoto.

 

    Proviamo a riflettere su un concetto semplice: la globalizzazione ci ha alienati ma ci ha fornito anche conoscenze fino a qualche anno fa insospettabili. E la conoscenza è di per se stessa libertà. Le nostre possibilità di scelta sono cresciute a dismisura. Adesso tocca capitalizzare questa libertà: invece di uniformarci a comportamenti sociali stereotipati abbiamo tutte le carte in regola per trovare una morale fatta di solidarietà e capacità di comprendere che ciascuno gioca un ruolo insostituibile. Il meccanismo della delega a autorità sociali e religiose altre, da noi è crollato? Bene, fatta tabula rasa di tutto ciò, possiamo dare alla modernità una valenza positiva. Non sta nei diktat eterodiretti la nostra possibilità di riscatto, né in una religiosità da hooligans, capaci di dichiararsi cristiani e devoti di Giovanni Paolo II e anche di uccidere, ma in un nuovo socialismo. Abbiamo inseguito il mito dell'io. Non dimentichiamo che la portata etica di una società si misura nella sua capacità di offrire a tutti pari opportunità di scelta e pari libertà, di proteggere i deboli, gli emarginati.

 

    Io ce l'ho un sogno, è quello di perseguire l'ideale rinascimentale di armonia. Per Leon Battista Alberti la bellezza era strettamente connessa all'equilibrio fra le parti. La centralità dell'individuo è una risorsa. Felicità non è correre e poi fermarsi di botto. Ma saper star fermi, progredire, lentamente, consapevolmente. È una felicità solo all'apparenza più difficile da perseguire. In realtà sta lì, alla nostra portata. E riguarda tutti.

 

(Testo raccolto da Chiara Dino)

postato da doktorgeiger alle ore dicembre 20, 2007 17:11 | link | commenti (1)
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