
Il “cliente” è, etimologicamente, chi ossequia e rispetta “colui di cui si ode” ("colui di cui tutti parlano", il "rinomato", ll famoso, la celebrità, il glorioso).
Come anche i recenti fatti di cronaca ci insegnano, dai coniugi Mastella indagati per tentata concussione e altri reati , ai cannoli del presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro, dagli ultimi arresti in Calabria alla spazzatura connection lombarda (che vede coinvolti fra gli altri Berluschino e Formigoni), l’istituto del clientelismo è sempre in grande spolvero. Non c’è Tangentopoli che tenga: il clientelismo si è ri-trasmesso come un virus dalla Prima alla cosiddetta Seconda Repubblica, al punto di ritenere che sia esso stesso LA istituzione politica per eccellenza, non dichiarata ma effettiva, mentre la democrazia rappresentativa non ne è che la cornice apparente.
Le clientele politiche s’intrecciano allegramente con le clientele economiche e con le clientele mafiose, rendendosi garanti del controllo politico territoriale.
Molto spesso le clientele attuali sono eredi in particolare di quelle democristiane e socialiste del tempo che fu, e in esse possiamo annoverare tutti i politici cosiddetti “moderati” e “di centro”. Ma il morbo del clientelismo vige anche a sinistra, come ben sappiamo. Il tessuto sociale è profondamente intriso di clientelismo, lo riproduce sempre. La magistratura, che sembra voler porre un argine al fenomeno, interviene tardivamente, solo a cose fatte. Né può essere sostitutiva o suppletiva dell’azione politica: il clientelismo NON è una deviazione del sistema giusto in sé (per cui basterebbe la magistratura). NON è un fatto occasionale o accidentale, ma strutturale.
E’, peraltro, un’istituzione senza tempo, che risale all’antica Roma, che attraversa i regimi e i sistemi economici più diversi, riproducendosi in forme nuove di vassallaggio e sudditanza, di notabilato e patroni. Come le mafie, si modernizza, diventa tecnocratica, saccheggia e divora, sfrutta qualsiasi merce e risorsa, distrugge la cosa pubblica. Intercetta tutti i traffici fra global e local, vende se stessa come garante del controllo, del dominio, dell’Autorità.
La globalizzazione passa necessariamente attraverso queste istituzioni feudali ma sicure, fedeli, in una versione moderna del sistema del vassallaggio. Ma la ri-feudalizzazione è anche un processo regressivo che segna l’incapacità del capitalismo di evolvere oltre sé stesso.
Una vera riforma politica dovrebbe partire dall’abolizione del clientelismo, il che però allo stato attuale è come chiedere di fare una rivoluzione globale contro ogni sorta di schiavitù e servilismo, (sociale ed economico), di “favori” e di “notabili”, di “protettori” e di “carriere di successo”.
Sullo stesso argomento:
Ladri, sfruttatori di bambini, amanti delle roulotte nel fango. Questi gli stereotipi sui rom, il muro che impedisce una reale integrazione. Persino il Porrajmos patito dagli zingari, circa 500mila morti durante la persecuzione nazifascista, viene sistematicamente dimenticato dalle celebrazioni del giorno della memoria che cade il 27 gennaio.
«Il nostro Olocausto non è ancora finito» assicura il musicista e docente universitario Alexian Santino Spinelli: «i nostri bambini muoiono a causa del freddo e degli incendi nei campi nomadi che sono il vero apartheid».
Ha scelto la vigilia del Giorno della Memoria il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero per presentare il suo libro sull"immigrazione all’Università di Roma,
Ministro Ferrero, è passato mezzo secolo da quel 27 gennaio 1945, giorno in cui l’Armata Rossa liberò il campo di sterminio di Auschwitz. E’ vero che oggi esiste un nuovo germe dell’odio?
La crisi sociale acuta si coniuga quasi sempre con l’individuazione di un capro espiatorio. E’ stato questo il vero punto forte, la principale caratterizzazione dei regimi nazisti e fascisti. Oggi non siamo di fronte a quegli scenari, ma è evidente che ci potrebbero essere punti di contatto. Per questo io credo che è necessario agire per prevenire l’esplodere del razzismo. E’ cioè necessario agire sulle cause che determinano i fenomeni.
Che cosa è necessario fare?
Per prima cosa è necessario tenere viva la memoria. Sta qui l’importanza del ricordo e della Giornata della memoria che celebriamo. Non bisogna mai dimenticare quello che è successo. Ma è necessario ricordare bene tutto.
Allora le cause del razzismo sono da cercare nelle condizioni economiche e nelle diseguaglianze?
Le condizioni sociali e la diseguaglianza sono sicuramente tra gli elementi fondamentali, anche se non sono gli unici. Oggi si vive una paura diffusa per il futuro, una sorta di spaesamento collettivo e questo sicuramente ha molto a che vedere anche con la crisi politica e ideale della sinistra. Per questo penso sia fondamentale la costruzione di una cultura positiva per uscire dalla situazione attuale in cui si tende a schiacciare ognuno di noi su un unico elemento della sua identità. Non si può giudicare una persona dal colore della sua pelle o dalla lingua che parla. La costruzione di una cultura positiva si deve basare quindi su una pluralità di elementi. Molto dipende ancora da noi.

Le immagini della breccia nel Muro di Gaza ci hanno mostrato centinaia di migliaia di persone disperate che attraversano i varchi prodotti dalle esplosioni per rifornirsi di cibo e altri rifornimenti essenziali, dopo la chiusura dei valichi decretata da Israele. Per un milione e mezzo di abitanti Gaza è praticamente un lager a cielo aperto, questo è il risultato della politica di apartheid razzista sostenuta da Israele e dagli USA.
"Non ci sono piu' parole.
Gaza e' assediata, chiusa, sigillata.
Gli israeliani bombardano da terra, dal cielo e dal mare.
Uccidono sistematicamente ogni giorno, con le loro bombe, con i carri armati, con il blocco dei valichi applicato anche ai malati.
Ma questo non bastava: nei giorni scorsi siamo arrivati al taglio del carburante per mettere al buio
Ai bombardamenti, agli omicidi mirati come a quelli indiscriminati, si aggiungono i rapimenti di decine e decine di persone durante i quotidiani raid dell'esercito israeliano.
Le cifre globali ci parlano ormai di un massacro in corso, mentre mille storie individuali e familiari ci dicono quanto sia grande il dramma dei palestinesi rinchiusi a Gaza.
Queste cifre, queste storie sono ormai note e conosciute all'opinione pubblica italiana ed europea. La gravita' della situazione ha portato alla rottura del muro del silenzio che regnava qualche tempo fa. Ma se il silenzio e' rotto, la risposta e' del tutto insufficiente.
Di fronte al dramma che si sta svolgendo non vi sono grandi mobilitazioni: tace la politica, tace la cultura, tace lo stesso movimento contro la guerra.
Eppure Gaza e' davanti a noi ed e' il luogo dove oggi si consuma l'oppressione più grande, l'ingiustizia più manifesta; ma anche il luogo dove in questo momento si concentra simbolicamente la guerra infinita americano-sionista.
E' possibile non vederlo?
Noi pensiamo di no.
E' per questo che chiediamo a tutti di venire a Firenze domenica 27 gennaio: per rilanciare la campagna contro l'embargo, per unire tutte le forze disponibili, per fare tutto quanto e' possibile per dare sostegno alla resistenza del popolo palestinese.
LA CAMPAGNA CONTRO L'EMBARGO CONTINUA
per decidere insieme le prossime iniziative
DOMENICA 27 GENNAIO, ore 10
Ex Scuola Elsa Morante, via Gian Paolo Orsini 44 - FIRENZE
Assemblea nazionale”
PROPOSTA
trasferire il Vaticano a Milano, vicino alla Moratti, al Formigoni, ai Celti al Bossi a li maroni e a quel che resta della Mal Pensa, lì sì che sarà compreso AMEN
(e che Ceppaloni venga rasa al suolo, affinchè per mille e diecimila e centomila anni nessuna mastella possa ricrescere)
mastella = vaso da notte; orinale; sorta di largo vaso per lo più fatto in tondo con doghe di legno, delle quali due ai lati sporgenti in fuori in maniera da farci passare attraverso una stanga, al fine di alzarlo e trasportarlo in due