geiger dysf

"Si può vivere soltanto se, con una certa frequenza, non si fa quello che ci si propone. L'arte consiste nel proporsi la cosa giusta da non fare" (Elias Canetti)
martedì, 30 settembre 2008

Donne difficili - Sylvia Plath

Sylvia Plath, "Daddy"


                                 

“Every woman adores a fascist”

   La poetessa americana  Sylvia Plath (1932-1963) fu una donna "complicata", una “difficult women”, che decise di farla finita all’età di 31 anni. In un poema dedicato al padre, “Daddy“, ella scrisse che “ogni donna adora un fascista” (“Every woman adores a fascist”),  l’inverso di “ogni uomo adora una femme fatale o una cattiva ragazza” .

 

   In letteratura le più famose e archetipiche “difficult women” sono Madame Bovary e Anna Karenina,  entrambe avide di  fiction, ed entrambe suicide. Molte persone definite “difficili” hanno in realtà delle  personalità “complicate” o complesse, l’opposto della “semplicità”. Molte “donne difficili” sono anche delle “donne forti” (“strong women”) , ed è una delle ragioni per cui gli uomini se ne innamorano intrecciando relazioni complicate di amore-odio (love them and hate them). Altri archetipi di “donna difficile” sono la femme fatale e la bad girl. Al contrario delle donne comuni, molte donne “difficili” hanno una vita infelice, spinta fino al suicidio.

 

   Difficult Women è anche uno spettacolo cabarettistico rappresentato internazionalmente e creato in Australia nel 1992 da Lin Van Hek and Joe Dolce, dedicato a donne visionarie come  Virginia Woolf, Sylvia Plath, Frida Kahlo, Memphis Minnie, Sonya Tolstoi, Gertrude Stein, Alice B. Toklas, Camille Claudel, Katherine Mansfield and Louisa Lawson. Il termine “difficult women” risale alla famosa caccia alle streghe di Salem (Massachusetts)  (Salem Witch Trials, 1692), col quale venivano identificate le donne condannate a venir bruciate sul rogo.


vedi: Daddy,

      il testo inglese

      la traduzione italiana

        Fascinating_Fascism

 


 

postato da doktorgeiger alle ore settembre 30, 2008 17:39 | link | commenti
categorie: video, culture
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lunedì, 29 settembre 2008

Interbike Expo di Las Vegas

 

  Mentre pian pianino la febbre decresce, aumenta la voglia di una bella passeggiata, magari in bici. Spero però che non piova come in queste scene del film di Vittorio De Sica!

   Eppure sembra che a queste scene forse torneremo ad abituarci. Infatti mai come adesso, per la concomitanza della crisi economica, del surriscaldamento globale e dell’obesità, il business delle biciclette è in rapida crescita. Gli americani, che in queste cose sono sempre lesti a trasformare un disastro in un’opportunità, si sono già accorti del fenomeno, al punto di dedicare un’importante Interbike Expo a Las Vegas proprio in questi giorni. La nazione può essere spaventata dal collasso delle banche e dall’economia di guerra, ma la crisi non colpisce il settore. Le persone lasciano l’auto per la bici un po’ a causa dei prezzi della benzina, un po’ per consumismo eco-consapevole, e salutismo.

   “Il prezzo crescente della benzina è la cosa migliore che potesse accadere al mondo della bicicletta”, dice un espositore. “E’ davvero un buon periodo per noi. Questa fiera si svolge nel segno dell’ottimismo rispetto ad altri settori”.

   L’aumento di interesse è cresciuto in particolare da giugno in poi, raddoppiando il giro d’affari. E i venditori non riescono a stare dietro alla domanda. La bici è utile per recarsi al lavoro o al supermercato. E intanto vengono rispolverate le vecchie biciclette. C’è sempre stato un business delle bici da ricreazione, ma adesso è il momento di quelle da trasporto vero e proprio. Numerose aziende stanno quindi migliorando le bici elettriche, per renderle facili da usare ed economiche, dotandole di batterie leggere e facilmente ricaricabili.

   Alcune regioni italiane dovrebbero essere già pronte a questa contro-rivoluzione. Già, dove finiscono i miti della Alta Altissima velocità? Saremo inondati di bici e scooter come in Cina? Comunque, congiuntura economica  o meno, sicuramente i mezzi di trasporto dovranno integrarsi diversamente. In fondo Amsterdam è una buona dimostrazione che, almeno in centro, si può fare a meno o quasi delle auto. Sperando che non piova…

Interbike Expo di Las Vegas, 24-26 settembre

Interbike Blog

  

 


postato da doktorgeiger alle ore settembre 29, 2008 11:02 | link | commenti
categorie: cinema, economia, video
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domenica, 28 settembre 2008

Paul Newman 1925-2008

Paris Blues (1961)

 Nonostante un bel febbrone ieri sera ho rivisto in TV Lassù qualcuno mi ama quasi fino alla fine.Ottimo fra l'altro il bianco e nero di Little Italy, anche se molto studiato. Comunque, in considerazione del volume di commemorazioni che prolifereranno in rete, non aggiungerò molto, giusto questo breve ricordo. Mi ha anche colpito che un personaggio così sia rimasto legato alla stessa donna, Joanne Woodward, durante 50 anni di matrimonio, una vera e propria leggenda hollywoodiana.

 Joanne mi ha sempre dato il supporto incondizionato in tutte le mie scelte ed attività, inclusa la guida della mia macchina da corsa, che deplora. Per me, questo è amore

Perché uscire per un hamburger quando hai la bistecca in casa?

 

Dovreste vederci quando torniamo in camera da letto


   I due attori si incontrarono a Broadway nel 1953 mentre recitavano insieme in Picnic. Newman era già sposato all’epoca con due bambini avuti dalla sua prima moglie, ma fu inesorabilmente attratto dalla Woodward. Cinque anni dopo  lavorarono insieme nel primo adattamento per lo schermo di The Long, Hot Summer di William Faulkner. Volarono scintille e Newman decise di chiedere il divorzio, sposando Joanne a Las Vegas nel 1958.


   Dopo lo sposalizio si trasferirono in  Connecticut ed ebbero tre figlie. Apparvero insieme in più di 10 pellicole, fra cui The Long, Hot Summer (1958), From the Terrace (1960), Paris Blues (1961), A New Kind of Love (1963) and The Drowning Pool (1975).


   Paris Blues venne diretto da Martin Ritt, come altri film con Newman, The Long, Hot Summer (1958), Hud (1963), e Hombre (1967). Paul Newman e Sidney Poitier recitano il ruolo di musicisti jazz americani che vivono a Parigi,  le cui vite vengono messe sottosopra quando due belle turiste (Joanne Woodward e Diahann Carroll) visitano la Ville Lumière per una vacanza di due settimane.


   E l’intensità della relazione fra Newman e la Woodward si avverte anche sullo schermo. Paris Blues uscì lo stesso anno di A bout de souffle (Fino all’ultimo respiro) di J.L.Godard, e, al di là delle differenze, questo si avverte nel tema razziale che stava allora divorando l’America, sottolineato dalla presenza dei musicisti jazz afro-americani e dai contributi di Louis Armstrong e Duke Ellington.

 

 

 

Paul Newman 2

 

postato da doktorgeiger alle ore settembre 28, 2008 10:09 | link | commenti (2)
categorie: cinema, morte
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sabato, 27 settembre 2008

Il Teatro dello Shock di Ghoulardi

 

Ghoulardi fu, a metà anni Sessanta (1963-1966), lo strano presentatore di uno strano programma TV-horror  intitolato “Shock Theater”, su Channel 8 di Cleveland, Ohio. Ghoulardi era interpretato dal dj Ernie Anderson, appassionato di rock’n’roll, jazz e rhythm’n’blues, che successivamente divenne presentatore su ABC. In “Shock Theater” Ghoulardi presentava film di serie B, fantascienza e horror, intervallando commenti irriverenti e pose istrioniche Le sue prese in giro non risparmiavano le comunità di quartieri-dormitorio come Parma, che rappresentavano la sua audience, oltre a musicisti e personaggi televisivi . L’influenza del programma e del personaggio andò ben oltre gli anni Sessanta, fino ad influenzare lo stile di bands psychobilly come The Cramps (Stay Sick), o art-rock come i Pere Ubu di David Thomas, e altre bands di Cleveland o Akron (Electric Eels, Racket From The Tombs, fino ai Devo). David Thomas ha dichiarato che “eravamo tutti Ghoulardi kids”. E attualmente bands psychobilly o horror punk come The Creepshow, Zombie Ghost Train, Calabrese, sono ovviamente molto devote al culto di Ghoulardi…



cramps3

Dall'intervista di Lux Interior (Cramps) a gravyzine


I noticed your last album was dedicated to Goulardi…He just past away, right?


Lux: Yup.


Out here Zacherly is pretty much THE Horror Host. Can you explain to our readers the difference between the two, I don’t think most people are too familiar with the horror hosts and that whole phenomenon.


Lux: They were different people, Zacharly and Goulardi. To say they were just Horror Hosts, they were much more than that, they were somewhere between a horror host and Hitler. Goulardi, he was just way out of control, always causing trouble, always in trouble but he was so powerful that he could get away with it. Kind of like Elvis Presley shaking his hips on television, he was so powerful he could get away with it, everyone was upset about it but they couldn’t do anything about it because it was bringing in too much money. When Goulardi was on TV in the 60’s crime just plummeted because no one was out, they were all watching Goulardi. He was just a totally rebellious character. A good model for young people and was one of the forerunners of what later became youth counterculture type thing.


They had a lot of audiences based on television more than let’s say the movies themselves.


Lux: Yeah,oh yeah. The movies were, of course those movies were great and everything and that’s part of it, but the part where they played music it was like a party, just the chance to go nuts, the music like Goulardi played "Poppa Ooh Mao Mao" by the Revingtons, wild great rock’n’roll records that he played during the time that he was on. He would blow up things. He was just a role model.

 

L'intera intervista su:   gravyzine


postato da doktorgeiger alle ore settembre 27, 2008 18:00 | link | commenti
categorie: musica, video
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sabato, 27 settembre 2008

Pere Ubu, Final Solution

Pere Ubu, storica band sperimental-industrial-punk di Cleveland (Ohio) negli anni ’70, ha prodotto per la sua label indie RADAR un celebre EP, Datapanik in the Year Zero (1978), evidentemente ispirato ai film catastrofici e ai documentari di guerra (vedi brani come 30 Seconds Over Tokyo, Heart of Darkness, Cloud 149, Final Solution).



 Le città nemiche distrutte dalla guerra (Tokyo e Berlino in particolare) fanno da referente emotivo ad altre “città distrutte”, ma per altre ragioni, come Los Angeles o Cleveland negli anni ’70, città rasa al suolo e poi ricostruita, da cui sono venuti fuori gruppi proto-punk come gli Electric Eels, Mirrors, Rockets from the Tombs, Pere Ubu e Dead Boys : “Ma adesso è tutto finito. La città è stata rivitalizzata: stanno demolendo tutte quelle vecchie e bellissime aree abbandonate per erigere palazzi condominiali…” (David Thomas dei Pere Ubu, in J.Savage, Punk!, p.133). L’immaginario metropolitano come immaginario catastrofico.

Guerra e mobilitazione:
“un’industria di guerra che si riconverte, dopo il primo conflitto mondiale, in produzione di mezzi di comunicazione e di trasporto, in commercializzazione dello spazio aereo…Si crea subito un’industria di massa che tratta direttamente il realismo del mondo con l’accelerazione cinematica, un cinema che riposa sul deragliamento psicotropo, la perturbazione cronologica. Questo nuovo cinema s’indirizza specialmente a dei gruppi di spettatori sempre più estesi che, dopo esser stati sradicati dalla vita sedentaria, erano stati votati alla mobilitazione militare, all’esilio dell’emigrazione, alla proletarizzazione nelle nuove metropoli industriali, alla rivoluzione…Con la guerra, tutti circolano, anche i morti…”. “mouvoir c’est produire”
(P.Virilio, Logistique de la perception, p.36)

postato da doktorgeiger alle ore settembre 27, 2008 08:50 | link | commenti
categorie: musica, media, video, culture, post apocalisse
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venerdì, 26 settembre 2008

Il teatro notturno di Denyse Willem

  

   Il mio primo approccio coi quadri della pittrice e scenografa belga Denyse Willem è stato grazie a una copertina di un LP dei CRAWLING CHAOS, una band inglese post punk (da non confondere con l’omonimo gruppo death metal italiano), nome ripreso da un racconto di H.P.Lovecraft in cui il narratore descrive gli effetti dell’oppio e delle sue visioni fantastiche.


 

crawling chaos the gas chair bn006


   I colori, i dettagli, le allegorie, le figurazioni surreali  suggerivano un effetto straniante e conturbante assai in sintonia con la musica, ma con un segno marcatamente indipendente, che metteva in luce una pittrice di talento in grado di giocare con gli stereotipi del mito, del fantastico e dell'erotismo.


denyse willem je suis libertin


   "Ho acceso una candela per osservare i vostri quadri, non credo che la luce del giorno convenga loro realmente - o allora occorrerebbe una luce d' un giallo molto pallido, come quella che si riflette sulle foglie secche d' un vecchio giardino.

 

Non sono le forme che appaiono prima, non si vedono queste donne, questi uccelli. Si vedono soltanto colori, molto morbidi, lontani, colori di crepuscolo. Sono essi che attirano, come se si guardasse fuori, la notte attraverso una finestra stretta. Nei colori, nella dolcezza, c’è qualcosa d' inquietante: i blu stridenti, le malve, gli scarlatti. Si sente che accade qualcosa, là, là fuori precisamente, un teatro notturno, da cui non si può staccare lo sguardo, e che distilla una minaccia sottile, subdola.”


denyse willem le bal des débutantes


"Teatro immobile, poiché le figure che si distinguono ora (dopo aver atteso che la pupilla dilatata s' abituasse a questo penombra) sono solidificate nelle loro pose inquietanti. Cosa fanno, queste donne dal corpo troppo bianco, ferme, là, sul bordo di queste finestre, per esere guardate? La loro bellezza apparente non era che un'esca, poiché i loro visi gonfi sono maschere che nascondono desideri distruttivi, intenzioni tragiche. O, false streghe, giocano con i vostri desideri, per forzarvi a riconoscere i vostri segreti."


denyse-willem la sourcière


   "Ma regnano nel loro universo d' acquario, leggere, inaccessibili, lanciando come incanti aloni di colori stridenti. I loro gesti  non hanno altre ragioni che questa: ammaliare. Danno, quindi riprendono, ed ogni colore del loro corpo, ogni immagine gelata della loro scena lontana, è un legame che va fino in fondo a voi stessi e vi lega con il dolore. Non c'è piacere senza crudeltà, non c’è bellezza senza la presenza, in fondo al suo nascondiglio indeciso, della morte. Queste streghe, queste dee, queste donne, apparse molto delicatamente nel loro paesaggio senza sole, sarà difficile separarsene, impossibile dimenticarle.

 

Anche quando la candela si è spenta, continuano ad apparire, immobili, belle e senza lingua, dinanzi al rettangolo della vostra finestra.

 

Grazie d’avermi permesso di incontrarle,

 

Cordiali saluti,

 

JMG Le Clézio"

 

NOTA. Denyse Willem, nata nel 1943 a Blégny, Belgio, studia pittura monumentale, disegno ed incisione all’Accademia delle Belle Arti di Liège. Ha la sua prima esposizione personale nel 1965 alla Galérie Apollinaire di Stavelot. Seguono numerose mostre personali e collettive in Belgio ed in altri paesi europei. Lavora anche come  scenografa e come illustratrice per diverse testate di fama internazionale. Le opere di Denyse Willem si trovano  oggi in numerose collezioni private ed in musei europei

postato da doktorgeiger alle ore settembre 26, 2008 17:53 | link | commenti
categorie: musica, grafica, arte
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giovedì, 25 settembre 2008

Gil Scott-Heron, The Revolution Will Not Be Televised

 

"You will not be able to stay home, brother.

You will not be able to plug in, turn on and cop out.

You will not be able to lose yourself on skag and skip,

Skip out for beer during commercials,

Because the revolution will not be televised"


"The Revolution Will Not Be Televised" è una canzone di protesta e uno dei primi esempi di  rapping, scritta da Gil Scott-Heron nel 1970 e inserita nel suo album Small Talk at 125th and Lenox . E’ una critica della televisione: “The revolution will be live”. Fra tutti i mezzi di comunicazione, la TV è quanto di più estraneo al concetto di rivoluzione. Come big network è necessariamente un’infrastruttura del consenso. Il suo avvento nel secondo dopoguerra coincide gradualmente con la fine delle vecchie rivoluzioni. Ma di fatto, proprio per la sua estraneità, essa non impedisce i movimenti di protesta degli anni ’60 e ’70, i cui protagonisti la trattano come radicalmente antagonista. Al di sotto della superficie lustrini e paillettes, infatti, la società resta un magma ribollente, e gli antagonisti si avvalgono di tutti gli altri mezzi di espressione, dalla musica alla grafica, dalla stampa al cinema, per sovvertirne l’apparente ottimismo ufficiale.


La canzone è stata in seguito citata e rifatta da molti altri musicisti. Per le numerose citazioni del testo, vedi anche

 www.artandpopularculture.com/The_Revolution_Will_Not_Be_Televised

 

 

postato da doktorgeiger alle ore settembre 25, 2008 08:48 | link | commenti
categorie: musica, media, movimenti, comunicazione, video, informazione
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