Cyberspazio. “Un’allucinazione consensuale condivisa ogni giorno da miliardi di operatori legittimi, in ogni nazione, insegnando ai bambini concetti matematici [...] Una rappresentazione grafica di dati ricavati dalle memorie di qualsiasi computer e inviata al “sistema uomo”. Impensabile complessità. Linee di luce distribuite nel non-spazio della mente, ammassi stellari e costellazioni di dati. Come luci di città che si allontanano” (W.Gibson, Neuromante)
L’uscita di Neuromancer diretto da Joseph Kahn è stata annunciata per il 2009, e questo è (o sarebbe) il primo poster del film scovato da Quiet Earth.

Le opere di William Gibson, in particolar modo quelle del ciclo dello Sprawl, non sono nuove alle trasposizioni cinematografiche, prima con Johnny Mnemonic di Robert Longo, nel 1995, seguito da New Rose Hotel diretto da Abel Ferrara. Giù nel cyberspazio invece è rimasto nel cassetto (avrebbe dovuto essere diretto da Michael Mann per
Il tentativo del britannico Chris Cunningham di portare Neuromante sugli schermi con il coinvolgimento diretto di William Gibson (vedi il post precedente) si è poi risolto in un nulla di fatto a causa del venir meno dei finanziatori. Ad ogni modo la collaborazione già avviata fra i due sembrava ottimale, sia sul piano creativo che umano, al punto che lo stesso Gibson aveva dichiarato che nessuno avrebbe potuto fare un lavoro migliore di Cunningham (e in rete sembrano in tanti a concordare su questo).
All’inizio dell’estate 2007 la rivista Variety aveva lasciato trapelare il coinvolgimento del produttore indipendente Peter Hoffman in un progetto da 70 milioni di dollari, appunto diretto dal regista di origini coreane Joseph Kahn. Anche Kahn viene dalla regia di videoclip e commercial, una lunga lista che va dal pluripremiato “Without Me” di Eminem a “Toxic” di Britney Spears, passando per Public Enemy, Chemical Brothers, Mariah Carey, U2, etc. Come esperienza in fatto di lungometraggi l’unico film è Torque (Circuiti di fuoco), un film del 2004 ambientato nel mondo dei motociclisti e non molto apprezzato dai fans di fantascienza. Tutte le apprensioni si sono quindi rivolte verso la sceneggiatura, e l’eventuale apporto di William Gibson.
C’è chi si è divertito a cercare tutti i video di Kahn disponibili su YouTube e altro, per tentare di rassicurarsi sulla bontà del suo Neuromante, per esempio un videoclip di Spahn Ranch "Locusts" (1995), oppure Faith No More. Ne verrà fuori un prodotto molto d'azione?
Chris Cunningham (Reading 1970) è un regista inglese che ha realizzato celebri e premiatissimi videoclip, installazioni video, mostre, collaborazioni cinematografiche, spot pubblicitari. Vive e lavora a Londra.
it.wikipedia.org/wiki/Chris_Cunningham
Alcuni anni fa si vociferava di due progetti cinematografici ambiziosi, Neuromancer, dal romanzo di William Gibson, e Ranx (o Happy Birthday, Lubna), ispirato al celebre fumetto Ranxerox di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore, per il quale avrebbe ottenuto un finanziamento di 95.300 sterline dall’UK Film Council, sceneggiato insieme a Gordy Hoffman e prodotto da Fernando Sulichin e Jim Wilson per
Transbiomorfosi, androidi, clonazioni, scenari da science-fiction parossistica commentati dalla migliore ‘braindance music’ del nuovo millennio. La macchina da presa di Cunningham scandaglia nel buio fino ad annullare ballardianamente gli ordini di umano e artificiale. È una macchina che cerca ectoplasmi, estremità virtuali, l’imprevedibilità generata da un’epoca in cui tutto è esposto agli occhi, ogni cosa è visibile. Corpo e tecnologia, membra e oggetti carichi di elettricità: il linguaggio è forte, sfrutta il desiderio e l’angoscia, le nuove sociopatologie ma anche un’ironia gelidamente british che ha di sicuro un antecedente nelle visioni di Terry Gilliam” (Nino G.D’Attis, blackmailmag.com)
Bjork "All Is Full Of Love"
Aphex Twin "Come To Daddy"
"Rubber Johnny" (original long version)
(Rubber Johnny is a six-minute experimental short film and music video directed by Chris Cunningham in 2005, using music composed by Aphex Twin. The name Rubber Johnny is drawn from a British slang for "condom" as well as a description of the main character, which explains the title sequence.)

(ma non doveva essere il 2008 l'anno del computer quantistico? mah, forse meglio...rallentare un po'!)
Il prossimo decennio potrebbe dare alla luce il primo computer quantistico. Ci separa - giurano alcuni studiosi - soltanto una manciata d’anni da una delle più grandi rivoluzioni informatiche e globali. Merito di un nuovo passo appena compiuto: le ultimissime scoperte sugli anyoni.
Spiega Alessandro Braggio dell’Infm-Cnr: «Se qualcuno, negli Anni 50, si fosse chiesto che cosa avrebbe comportato il passaggio dalle valvole ai transistor si sarebbe immaginato al massimo radio miniaturizzate e amplificatori maneggevoli». E invece oggi siamo sommersi da computer, cellulari, satelliti, microspie, chirurgia laser e, naturalmente, da Internet. A pensarci adesso è una rivoluzione stupefacente.
«Ma quando la “quantocomputazione” si trasformerà in realtà - aggiunge - il salto tecnologico per l’umanità sarà di centinaia e centinaia di volte superiore». Il calcolo basato sui fenomeni quantistici permetterà di trattare ed elaborare le informazioni a velocità immensamente superiori a quelle tradizionali. Invece di misurare i dati in bit, si sfutteranno le proprietà quantistiche delle particelle subatomiche con una «unità di misura» tutta nuova: il «qubit», oltre che discernere alternativamente tra due possibilità come il bit, sarà capace di sovrapporle in contemporanea. Di computazione quantistica, in realtà, si parla già dal 1982, da quando, per primo, a esporre l’idea fu uno dei fisici più eccentrici e geniali del XX secolo, l’americano Richard Feynman. Ma adesso, se la teoria si trasformerà in realtà, lo si dovrà un po’ anche a un team made in Italy.
Tra bosoni e fermioni
I laboratori «Lamia» («Laboratory of innovative and artificial materials») dell’Infm-Cnr, dell’Infn e del Dipartimento di Fisica dell’Università di Genova, infatti, hanno appena pubblicato sulla «Physical Review Letters» uno studio che è già considerato fondamentale. Il contributo dei ricercatori chiarisce il comportamento degli anyoni, le più probabili componenti elementari delle super-macchine futuribili: gli anyioni sono «quasi-particelle», vale a dire - spiega il team - «particelle a statistica frazionaria e a carica inferiore a quella dell’elettrone».
Cercando di tradurre, si tratta di oggetti microscopici dalle proprietà intermedie tra bosoni e fermioni, i due grandi gruppi fondamentali in cui si dividono le particelle subatomiche, vale a dire i mattoni ultimi della materia.
Ma che cosa hanno scoperto i ricercatori di Genova? «L’immagine di ciò che abbiamo raccontato finora con formule e gergo da fisici - continua Braggio - è un piccolo circuito elettrico. Ma, e qui sta la novità, è molto particolare: è immerso in un campo magnetico, a temperature prossime allo zero assoluto e presenta una sorta di “strozzatura”, un restringimento». È in queste condizioni che gli elettroni, fatti scorrere nel circuito, si comportano come in un mondo a due dimensioni e sono descrivibili come se fossero anyoni.
Le precedenti teorie predicevano che il passaggio degli anyoni attraverso la «strozzatura» di un circuito elettrico avvenisse in modo indipendente, una particella alla volta. Questa scoperta, al contrario, dimostra che - contro ogni aspettativa - il passaggio avviene per agglomerati. «La novità, quindi, consiste nell’aver compreso come gli anyoni possano essere indirizzati, e quindi utilizzati, per costruire nuovi dispositivi che generino calcoli: dispositivi così sofisticati da mantenere queste particelle negli stati opportuni per l’esecuzione di operazioni velocissime». Si tratta - spiegano gli studiosi - di condizioni esotiche della materia. Ma che cosa c’è di meglio della meccanica quantistica per rappresentare le crescenti sovrapposizioni tra scienza e fantascienza? Se la scienza è sinonimo di rigore e riproducibilità, la teoria dei quanti è il regno della probabilità e dell’indeterminazione, mandando all’aria la visione del mondo come un insieme lineare di cause ed effetti. Una realtà parallela, che irritò addirittura Albert Einstein e che in una lettera a Niels Bohr sulla meccanica quantistica sbottò nella famosa e abusata frase: «Dio non gioca a dadi con l’Universo!».
Ma a 80 anni da quella lettera, forse, dalla teoria ci si sta avvicinando alle applicazioni. Braggio, del team genovese, è prudente sui tempi, salvo lasciarsi scappare un lapsus: «Chissà che già tra un decennio un calcolatore quantistico non sia realtà!». Lapsus o meno, il resto del mondo ci crede, perché investe tempo e denaro a pieno ritmo. «
La Difesa Usa
Molti fondi stanno arrivando anche dal dipartimento della Difesa americano. Un utilizzo - spiegano all’Infm e al Cnr - legato agli straordinari progressi che il calcolo quantistico offrirà nei campi della decodifica e del criptaggio delle informazioni. Ma non solo. Qualsiasi operazione di calcolo sarà velocizzata. «E’ come passare senza soluzioni di continuità dalla carrozza a cavalli a un Boeing»: a essere trasformati saranno i modelli delle previsioni atmosferiche e le simulazioni finanziarie e del rischio in generale, oltre alle bioapplicazioni, da quelle chirurgiche fino a quelle che analizzano le ricerche sui fenomeni evolutivi.
Insomma, parafrasando il senso fisico di «quanto», si potranno avere informazioni alla velocità della luce. «Nessuno vuole farsi sfuggire l’opportunità di avere una fetta della torta». È questa la ragione degli investimenti crescenti in un settore che, comunque, è uno dei più avanzati e difficili. «E’ probabile che l’Italia pagherà lo scotto di non avere i mezzi economici sufficienti per conquistare un ruolo centrale e la conseguenza sarà inevitabile: diventeremo una “colonia tecnologica”. Dai noi le idee, dagli altri le applicazioni».
Il futuro si colora di tinte un po’ fosche, ma intanto, nel nostro Paese, restano alcuni forti «presìdi» di computazione quantistica: tra i più attivi il gruppo di Genova, un team all’Università di Catania e quelli a Pisa e a Milano.
(La Stampa 19 novembre 2008)
Il futuro dell'elaborazione dei dati è nella costruzione dei computer quantistici, macchine rapidissime in cui transistor e “fili” saranno strutturati con anyoni. Un passo in avanti verso la loro realizzazione lo hanno compiuto i ricercatori italiani del laboratorio LAMIA di INFM-CNR, dell’INFN e del Dipartimento di Fisica dell'Università di Genova, che hanno pubblicato i loro risultati sul numero di ottobre di Physical Review Letters.
Lo studio dei ricercatori chiarisce il comportamento degli anyoni, le più probabili componenti elementari di queste macchine futuribili, i cui studi vengono già oggi direttamente finanziati da governi e industrie private. Si tratta di quasi-particelle a statistica frazionaria e a carica inferiore a quella dell'elettrone. Sono oggetti dalle proprietà intermedie tra i due grandi gruppi dei bosoni e dei fermioni, che esistono solo confinati in spazi a due dimensioni e a temperature prossime allo zero assoluto. Poco più che una curiosità fisica alla loro scoperta, sono oggi seguiti con grande attenzione, perché si pensa saranno l'elemento cardine con cui realizzare la variante più avanzata degli elaboratori quantistici tra quelle attualmente proposte.
La teoria elaborata da Alessandro Braggio, Matteo Merlo e Maura Sassetti del laboratorio LAMIA di INFM-CNR e università di Genova, Nicodemo Magnoli e Dario Ferraro di INFN e università di Genova, spiega e prevede il comportamento di queste quasi-particelle. Inoltre è in grado di fornire le leggi del moto degli anyoni all'interno di un conduttore elettrico, e di spiegare come essi attraversano barriere fisiche in un mezzo immerso in un campo magnetico.
Il gruppo italiano ha infatti mostrato e spiegato per la prima volta la reale dinamica di queste quasi-particelle a temperature prossime allo zero assoluto. Le precedenti teorie predicevano che il passaggio degli anyoni per una "strozzatura" di un circuito elettrico avvenisse in modo indipendente, anyone per anyone. La recente scoperta italiana mostra al contrario che gli anyoni passano inaspettatamente per gruppi la cui carica elettrica complessiva rimane comunque inferiore a quella dell'elettrone. A questo particolare raggruppamento corrispondono inoltre proprietà diverse da quelle del singolo anyone.
È allora la prima volta che un modello teorico riesce a spiegare l'inusuale dinamica di queste quasi-particelle a bassissima temperatura. Questa preferenza per l'agglomerazione, e il modello che la spiega, riescono a interpretare un vasto campo di osservazioni, mentre l'individuazione e la spiegazione di questo moto contribuiscono a chiarire quali dovranno essere le caratteristiche fondamentali e i limiti dei dispositivi elettronici creati per mezzo degli anyoni, avvicinandoci ai computer quantistici del prossimo futuro.
A cura di Redazione Torinoscienza 5 novembre 2008

(mentre fuori piove, le scuole fatiscenti crollano, la vecchia economia giurassica implode, qualcuno studia e lavora per il futuro: X lo Strano Attrattore, ci illustra brillantemente le nuove frontiere spaziali di Internet in questo recentissimo articolo su fantascienza.com)
Abbiamo già affrontato l’argomento delle possibili evoluzioni future della rete, presentando gli studi che ne interessano funzionalità, organizzazione e modalità di accesso e recupero delle informazioni (in Semantica delle immagini) e l’interazione con l’utente e l’ambiente (Anytime, Anywhere e La Rete, il futuro). Ma cosa possiamo dire sulla sua infrastruttura?
Di sicuro la transizione che tutti noi auspichiamo verso lafrontiera spaziale, che se si compirà non potrà prescindere da un utilizzo pervasivo della tecnologia (e per pervasivo intendo tanto al livello della manipolazione biologica quanto dell’integrazione cibernetica), porterà a ricadute non trascurabili sulla concezione stessa della rete. Assodato che il vincolo ultimo alla trasmissione dei dati è rappresentato dalla velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche (la luce nel vuoto viaggia a poco meno di 300.000 km/s), la sensazione di istantaneità che oggi sperimentiamo in un qualsiasi collegamento (connessione permettendo) non sarà più replicabile sulla scala dei link interplanetari o comunque spaziali: per colmare la distanza che separa
Lo spazio solleva problematiche anche (anzi, soprattutto) dal punto di vista della trasmissione delle informazioni, non solo delle attività commerciali. Citando il professorRonald N. Bracewell da una epigrafe de Gli Ascoltatori di James E. Gunn, “gli articoli più interessanti che si possono trasferire da stella a stella sono le informazioni e un tale scambio si può realizzare attraverso le onde radio“. E la ricerca sembra che si stia orientando verso soluzioni che richiamano alla mente scenari non alieni all’appassionato di fantascienza: la cosiddetta Internet Interplanetaria, una rete di internet basata su connessioni wireless e modalità store and forward nell’invio dei dati. Qualcuno ricorderà le sfere-dati planetarie ideate da Dan Simmons nei suoi Hyperion Cantos: nodi di una rete policentrica che abbraccia tutti i mondi dell’uomo. Ma i precedenti, è il caso di dirlo, si sprecano. Un progetto congiunto della NASA e diGoogle, con una partecipazione della famigerata DARPA, ha dato ieri i suoi primi frutti. L’approccio fa capo alle cosiddette Delay Tolerant Network (o Disruption-Tolerant Network), reti concepite per tollerare i ritardi nella trasmissione dell’informazione e interruzioni dell’ordine di diversi minuti dovute alle cause più disparate: rumore, occultamento dei nodi, interferenze...(continua)


o, non è il Doktor Geiger radioattivizzato da troppa internautica, esaurito dai troppi commentatori, distrutto dai troll. E' quello che sicuramente Herr Doktor diverrà entro due mesi, nel funesto tentativo di completare la stesura di un libro di cui l'umanità non sentiva alcun bisogno. Ma Herr Verleger, l'Editore, questa volta è stato impietoso: o chiudi sto cacchio di libro per il quale ti ho già versato lauti e faraonici anticipi, o ti faccio fare un giro in Mongolfiera per il resto della tua vita, che manco Giulio Verne...
Ricordatemi nelle vostre preghiere, prima di andare a letto.
Sigh!

La marea sale. L’onda cresce. Imbracciamo le tavole. Siamo l’esercito del surf.
via www.uniriot.org/
Siamo quelli che credevate assopiti. Quelli disposti a tutto per un posto nel mondo.Che credevate timorosi, impauriti, docili a ogni riforma. Bamboccioni, fuori corso, perditempo, inetti. E invece eccoci qui, a fare surf nelle piazze, nelle scuole, nelle stazioni, nelle università. A fare surf sulle riforme, sul ministro, sulla crisi, sui ricatti, sul nostro presente e il vostro futuro.Facciamo surf sull’anti-politica, perché l’unica politica possibile è il nostro surf. Facciamo surf sui percorsi formativi, sugli avviamenti professionali, sui muretti delle discipline, sugli steccati delle conoscenze. Sulla miseria di oggi, sulla precarietà di domani. Abbiamo imbracciato le tavole e abitiamo le pieghe dell’onda
Internazionale surfista
L'esercito del surf
La rivolta degli studenti e le sue vere ragioni
pagg. 72
€5
€978-88-89969-65-2

(Ho appena scoperto il blog passionipoststoria.com/ del prof. Luciano De Fiore, attratto in verità da questa copertina di Alan Moore. Il prof De Fiore tiene un corso di filosofia alla Sapienza di Roma, dedicato principalmente al tema delle “passioni nella post-storia”, e ha avuto la bella pensata di riportare le lezioni sul suo blog. Le ultime lezioni sono dedicate alla fine della storia, alla vendetta e alla memoria. Tutto ciò ha qualcosa a che fare col mio blog? In parte direi proprio di sì, anche se non frequento filosofia, e il linguaggio non è esattamente divulgativo. Ma con un po’ di attenzione i nessi ci sono. E poi il prof De Fiore ama corredare le lezioni-post con immagini tratte dal cinema o dai media. Comunque ci tornerò su, appena avrò letto qualche post in più).
MEMORIA OBLIO VENDETTA
Parlando della necessità di una de-drammatizzazione post-storica, Sloterdijk introduce una riflessione classica e complessa, nuovamente centrata sul rapporto tra ira e tempo. O meglio, sul rapporto tra il tempo e quel nuovo ospite fisso dell’Occidente che è lo spirito della vendetta. La vendetta ha ovviamente a che fare con la memoria. Con il vissuto sedimentato e “fissato”, inciso nella memoria; il vissuto in quanto engramma, potremmo dire, nell’accezione warburghiana del termine, cioè in quanto segno impresso nella memoria culturale collettiva e individuale. Nel nostro codice culturale elementare, l’engramma “vendetta” sembra potentemente inciso, divenendo anzi uno dei più formidabili engrammi mnemoattivi (come li definisce Sloterdijk) [1] a disposizione della politica e delle tre grandi religioni monoteistiche che insistono sulla nostra cultura. In questo caso, si potrebbe pensare anche all’engramma originario, definito da Richard Semon nel 1904 come traccia mnestica che conserva gli effetti dell’esperienza nel tempo.
Anche per l’insistenza di queste tracce, se coltivate e dissodate periodicamente dal culto del passato, questo - il passato - sembra talvolta non voler passare e l’intera esistenza umana appare come la cima di una memoria cumulativa. Il passato che non passa offre materiali fondamentali per il processo d’identificazione personale e di gruppo, ma anche al rancore ed allo spirito di vendetta: “L’atto di ricordare è collegato anche ad una funzione di salvataggio che permette il ritorno su temi e scene non attuali. Infine è anche un risultato di intrecci con cui il presente, di volta in volta nuovo, s’infila, coattivamente e volutamente, nei più vecchi nodi di dolore”. Ed è così che conserviamo, nelle nostre memorie collettive, una serie di sconfitte e di perdite. Consacriamo loro anche culti, ricorrenze e date: c’è il Giorno della Shoah, che tramanda il ricordo dell’olocausto; c’è l’11 settembre per gli Stati Uniti ed i Paesi alleati, o il 16 ottobre che tramanda la razzìa nel ghetto di Roma...
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1. In psicologia, oggi l’engramma è quella traccia mnemonica depositaria di un certo contenuto informativo e conservata nel tessuto nervoso, che alcuni studiosi ipotizzano per spiegare proprio il fenomeno della memoria.
Una segnalazione cinematografica:
Il regista coreano Park Chan-Wook ha dedicato alla vendetta una trilogia: Mr. Vendetta, Old boy, Lady Vendetta.
In particolare Old Boy (che nel