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"In condizioni di emergenza un governo nazionale farà del suo meglio con censura, spettacolo e indorature mediatiche - "il sistema militare e di intrattenimento" - ma all'esterno del suo lotto di proprietà tutti gli altri se la rideranno" (Bruce Sterling)
domenica, 23 settembre 2007

Di fronte all'orrore dell'infezione, capisco la furia del vento

"L'Alzheimer non è malattia da ridere"
Grillo fa arrabbiare medici e famiglie

Il neurologo: "Utilizzare una patologia così invalidante per delle schermaglie politiche è una mancanza totale di rispetto per le persone che hanno questo problema. ".

 

ALZHEIMER COME METAFORA


davanti al dolore degli altri

Le moderne metafore delle malattie sono troppo facili. Le persone che in realtà ne soffrono non vengono certo aiutate dal sentire in continuazione che il nome della loro malattia è citato come epitome del male. Solo in un’accezione molto limitata un’ evento o un problema storico è simile a una malattia. E la metafora del cancro è particolarmente grossolana. E’ invariabilmente un incoraggiamento a semplificare ciò che è complesso e un invito alla ipocrisia, se non al fanatismo   (Susan Sontag, Malattia come metafora, 1977, Einaudi, p.68)

 

  

    Susan Sontag era malata di cancro, quando scrisse di getto questo ormai classico pamphlet contro l’uso metaforico delle malattie,

il cancro e la tbc in primo luogo,  nella lotta politica (e anti-politica). Giudicava la metafora del cancro come la più radicale,  “una metafora eccellente per i paranoici, per quelli che sentono il bisogno di trasformare le campagne in crociate”, per coloro che amano le iperboli militaristiche, l’uso spregiudicato di metafore mediche e terapeutiche come metafore militari di una guerra aggressiva. E concludeva auspicando che l’uso politico di queste metafore sarebbe divenuto presto obsoleto, assai prima che arrivino a soluzione i problemi, politici e sociali, da esso strumentalmente rispecchiati. Dieci anni dopo, tuttavia, la Sontag dovette constatare che una nuova malattia, un’intera situazione clinica, era venuta a sostituire il cancro come peste contemporanea, l’AIDS ( L’AIDS e le sue metafore, 1988, Einaudi).

   Dopo altri due decenni, è la volta dell’Alzheimer.  Le metafore, gli insulti, si rinnovano, perché inseguono delle priorità, delle attualità: essere dementi e smemorati nell’epoca della Rete e della Memoria, esaltata perché “superiore ai vecchi media”, equivale né più né meno che ad essere degli zombies, dei morti viventi. Pugili suonati  (altra allusione impietosa).

  E come fa uno zombie, un pugile suonato, uno psico-nano, un paralitico, un handicappatp mentale,  un malato d’Alzheimer ad essere a capo di un Governo,  in una società votata al salutismo, al vitalismo, all’iper-attivismo, all’ideologia della prestazione? Non a caso Sarkozy usa pesantemente metafore militari fortemente mobilitanti (e s’intende, guerra dentro e fuori). E anche sull’ex presidente Chirac non si sprecarono certo le allusioni al vetriolo.

   “La malattia equivale alla morte” – scrive la Sontag. Non va curata, va aggredita.

Già Victor Hugo faceva dire a Gauvain:  “Di fronte all’orrore dell’infezione, capisco la furia del vento” (Il Novantatre, 1874). Furono poi i movimenti totalitari, di destra e di sinistra, a mostrare particolare predilezione per le immagini di malattia (sifilide, cancro, colera). Affinché la metafora fosse il più possibile penetrante, si usavano soltanto immagini di malattie mortali, la cui diffusione era da attribuire alla colpa di intere fasce di popolazione da punire. Usare questo tipo di metafore, continua la Sontag, non solo aumenta enormemente in partenza il peso del discorso, in termini emotivi e irrazionali, ma equivale a dire che la situazione è irrimediabilmente malvagia.

Con il ricorso alle metafore del cancro i nazisti potevano prescrivere un trattamento radicale, opposto al trattamento morbido che si riteneva più appropriato per la tbc: l’intervento chirurgico (ricorda qualcosa?), cioè i forni crematori, piuttosto che il sanatorio (l’esilio). L’uso delle metafore mediche e terapeutiche non è mai innocente:

 

   “Definire cancro un fenomeno è un incitamento alla violenza. L’uso del cancro nel discorso politico favorisce il fatalismo e giustifica provvedimenti “severi”, oltre a rafforzare notevolmente la convinzione diffusa che la malattia sia necessariamente mortale.

Il concetto di malattia non è mai innocente. Ma si potrebbe sostenere che le metafore del cancro sono tali da incitare implicitamente al genocidio. Nessuna ideologia politica ha, a quanto pare, il monopolio di questa metafora” (idem, p.67).

 

   Infatti, morte le grandi ideologie politiche del Novecento, il loro posto è stato preso dalle piccole ideologie sostitutive dell’antipolitica, “né di destra né di sinistra”, leggere, soft, aggiornate, pronte a proporsi come salvatrici della patria in pericolo. 

 

   “La prospettiva davanti a me...è assai tetra. Il mio paese è in gravi difficoltà e ha pochissime ragioni di speranza...Il corpo del popolo sembra logorato dalle lotte e la venalità, il servilismo e la prostituzione divorano e si estendono come un cancro” (dal diario di John Adams, secondo presidente degli Stati Uniti, 1772).

postato da doktorgeiger alle ore settembre 23, 2007 14:45 | link | commenti
categorie: politica, capri espiatori
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