uno non fa in tempo ad aprire un blogghetto, manipolare template, inserire link, video, mp3, consultare le "soluzioni" (quando ci sono), che si ritrova con un disegno legge che lo equipara a una "testata giornalistica". Polemiche furibonde del web incazzato. Poi arriva una che seraficamente scrive "a che vi serve il blog?", e giù una valanga di commenti inviperiti. Per fortuna il ministro Gentiloni ci ha messo una pezza, perchè formulato maluccio un po' lo era, questo disegno. Quanto alla "libertà di blog" sono sicuro che tutto questo hype prima o poi si sgonfierà, ci sarà una gran scremata, i primi cento blog saranno promossi a "testate giornalistiche" o verranno cooptati dagli editori quelli veri, o crereanno altri network, gli altri sopravviveranno come possono, ci sarà l'ennesima mutazione, aumenteranno a valanga le stripbloggers, cose di questo genere, per qualche commento in più. Come se non bastasse il blogger è stato ormai elevato allo status di categoria esistenzial-sacrifical-metafisica cui dedicare tesi di laurea e dotti saggi, fra cui questo pubblicato, pare, proprio da Splinder...finalmente i poveri blogger saranno risarciti delle loro pene e frustrazioni, Come dice Viscontessa
Finalmente insomma, un'opera seria e approfondita che tramite la testimonianza diretta di chi vive la condizione di blogger, è in grado di introdurre anche il pubblico più disattento alle gioie, alle soddisfazioni e ai tormenti del magico mondo della blogsfera.
Un'operazione di sensibilizzazione dell'opinione pubblica che con semplicità e delicatezza affronta un tema ancora ostile per molti e offre in contemporanea la possibilità a chiunque di capire il perché alcuni affrontano una scelta di vita così estrema.