geiger dysf

"Se osserviamo l'immagine del mondo in quello specchio che è il giornale, vedremo che il progresso in realtà è il metodo più rapido per farci apprendere tutte le arretratezze che vanno avanti nel nostro vasto mondo." (Karl Kraus 22 marzo 1909)
venerdì, 26 ottobre 2007

The Screamers - Paura e Disgusto

screamers slashlogo


 


 


 

Fear at your door

 la citta si difende 320x240

 

 

 

“L’ansia, la frustrazione, la rabbia. E’ là sopra che bisogna lavorare, è questo che bisogna costantemente accentuare.  E’ questo che la gente vuole anche: essere colpita in modo fortissimo, in una maniera o nell’altra. Utilizzare la musica per creare uno stato d’animo, è quello che mi interessa di più” (T.Gear)

 

“Io sono l’illustrazione umana della lotta, dell’ansia e della paura” (Tomata Du Plenty)

 centralhigh

Il corpo umano come l’ultimo dei media possibili.  Si ritrova questo andamento, molto concentrato, definito dai primi accordi, spesso di una intensità quasi insopportabile, proprio di quei generi come le sigle di telefilm, che vogliono qualificare immediatamente uno stato d’animo e predisporre alla tensione che circolerà all’interno delle sequenze.

 

   I brani degli Screamers sono pensati come indissolubili da un evento visivo, stabilendo un’ideale affinità con Bernard Herrmann, ma anche con Nino Rota o i Goblin. In loro non c’è ribellione né residui sociologici, ma una tensione programmata fino all’esaurimento di ogni possibilità di performance audio-visive. Spettacolarizzazione di un contatto con il pubblico sempre più ritualizzato. E in quanto utilizzano se stessi come oggetti desiderio, l’ennesimo riferimento è la body-art; Terry Fox, Valie Export, Vito Acconci, Oppenheimer, ma soprattutto Chris Burden. (Shooting Piece, Deadman), “un gioco del-tutto-serio con la morte. Simili atti sfida alla morte furono ripetuti ad intervalli regolari, i dolorosi esercizi di Burden erano destinati a trascendere la realtà fisica...presentati in condizioni semi-controllate sperava che avrebbero modificato la percezione della violenza della gente..."

 

    “La capacità di fulminare con poche battute, ma timbricamente qualificate, una situazione...spinsero presto Herrmann verso il film di suspense, quelle opere più di intrigo e angoscianti, dove la scelta dello strumento appropriato può essere spesso decisiva per la caratterizzazione di una sequenza” (Roberto Pugliese)

 

122 Hours Of Fear
(Taken from a headline in the Los Angeles Herald-Examiner.)

"Be quiet or be killed!"
he said.
In front of you and in front of me.
He made the pilot get on his knees.
Made him crawl, made him whimper,
Made him cry out for his mother.

Wow! What a show!
122 Hours Of Fear.
Wow! What a show!
122 Hours Of Fear.
122 Hours Of Fear. (x2)
122. (x4)

"You better shut up and listen!"
he said.
Danger, danger, danger, Mr. Schumann
We are in a hurry, Mr. Schumann
What are the odds, dear Jorgen?
Am I disturbing You?

Wow! What a show!
122 Hours Of Fear.
Wow! What a show!
122 Hours Of Fear.
122 Hours Of Fear.
(x2)
122. (x4)

Suicide. L’esibizione in scena.

 RW-this_gun_for_hire

 

“Chris Burden mi influenza ancora un po’ semplicemente perché il suo trucco è la manipolazione; quello che gli interessa è la reazione della gente. Anche a noi” (KK)

 

  Corpi come segni, fotogrammi viventi del contrasto fra lotta e rassegnazione, fra stasi e movimento.Ogni set degli SCREAMERS ha l’intensità di un rituale di violenza, del dono irreversibile, con la superiore freddezza della performance iperdeterminata.

 

 

“La musica è solo un sacco di rumori. Lavoriamo più sulla dinamica di un set, per esempio, a volte si scrive tutto un set, si fa un grafico tenendo conto dell’ansia provocata alle persone”  (KK)

 

Sulla scena Tomata Du Plenty è la vittima/killer di una mise-en-scène mortalmente autoseducente, feticizata, miniatura di un processo di isolamento glaciale.

 


 narrow

 

   “Molti fra quelli che lavorano col corpo e sul corpo ripropongono le situazioni archetipiche della condizione psicologica collettiva: amore-odio aggressività-riparazione... Tutte queste opere sono vissute nella condizione emotiva dell’ansia. Il bisogno inappagato, la continua tensione dell’esistere stesso, l’assillo della nostra dipendenza portano inevitabilmente all’angoscia dell’essere al mondo, al dolore per l’impossibilità di mettersi in reale rapporto con esso” (Lea Vergine)

    

postato da doktorgeiger alle ore ottobre 26, 2007 22:11 | link | commenti
categorie: musica, cinema, controllo
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