Nonostante le cronache (nere) siano piene di delitti e incidenti per tutti i gusti, gli sciacalli della politica non hanno trovato di meglio che scatenare un'indecorosa campagna razzista e xenofoba, con decreti improvvisati, dichiarazioni di stampo fascista e ruspe. Mi sembra giusto continuare a pubblicare le reazioni allarmate di chi continua a opporsi al "sonno della ragione" che sembra aver colpito questo miserabile Paese.

Lello Voce, poeta
Concordo, letteralmente ‘parola per parola’ sia con l'editoriale di Evangelisti che con le glosse di Wu Ming.
In 50 anni ho viaggiato parecchio, qui e là, nel mondo. Da un solo paese sono scappato. La Romania. Per vergogna. Vergogna di essere connazionale di quei signori benvestiti che ho visto con i miei occhi, nel parcheggio del miglior hotel di Timisoara prendere a calci (a calci) ragazzini di 10 anni perchè avevano lavato male le loro belle macchine nordestine, dopo avargli fatto la guardia per tutta la notte dormendo all’addiaccio sul cofano. Vergogna di avere lo stesso passaporto di quei tronfi panzuti 50enni che vedevo entrare nell’hotel seguiti da 3 o 4 sedicenni rumene. Vergogna che qualcuno potesse pensare che anch’io ero lì per quello, che anch’io venivo dalla ricca Italia per comprare Romania ‘tutta Romania, donne, bambini tutto’ come mi diceva Mario che aveva 10 anni, aveva imparato l’italiano in orfanotrofio grazie a una vecchia copia del Devoto Oli finito lì chissà come e che si stupiva che io lo avessi fatto dormire nella mia auto, dentro, e che dopo averlo pagato, lo avessi anche ringraziato. Mario ha parlato con me per quasi 3 ore, senza sbagliare un solo congiuntivo. Mario aveva i capelli rasati a zero e forse avrei dovuto rapirlo e portarlo via con me.
In Romania da quel giorno non ho avuto più voglia nè coraggio di andarci. parlo italiano…. non è un bel modo di presentarsi.
Nevio Galeati, giornalista
Le sfaccettature del degrado etico e morale di questo stato-stivale sempre più rattoppato sono, purtroppo, numerosissime. E non si può aggiungere altro alla disgustata analisi di Valerio Evangelisti sul 'caso Romania'. Salvo piccole note aggiuntive, forse ininfluenti. Chi ha innescato l'ennesima ondata di razzismo, chiedendo 'leggi speciali' (la definizione fa rabbrividire), dimentica o finge di farlo (ed è in ogni caso gravissimo) come esista la 'Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri'. Si chiama proprio così e recita, fra l'altro: "Il cittadino dell'Unione o un suo familiare possono essere allontanati dal territorio dello Stato membro per ragioni di ordine pubblico, di sicurezza pubblica o sanità pubblica. In nessun caso la decisione può essere dettata da ragioni economiche. Tutti i provvedimenti relativi alla libertà di circolazione e di soggiorno devono rispettare il principio della proporzionalità e basarsi esclusivamente sul comportamento personale dell'interessato. L'esistenza di condanne penali non può automaticamente giustificare tale provvedimento".
Non è sufficiente coniugare queste prescrizioni, decisamente chiare, con il Codice penale italiano, per affrontare il problema? Ah, già, quale problema? Un uomo, casualmente rumeno, ha violentato e assassinato una donna. In un quartiere degradato della capitale. Qualcuno ha violentato e assassinato a Perugia una studentessa inglese; sono indagati un congolese, un'americana e un italiano. Fin qui nessuno ha minacciato purghe nei confronti della nazione africana o dell’Impero stellare. E, in tutta onestà, cane non mangia cane, quindi per l’italiano dovrebbe essere, in ogni caso, una passeggiata. L'elenco di troppe donne calpestate, poi, è purtroppo lunghissimo. Siamo di fronte al tema della concezione dei rapporti fra i sessi che, in questo paese che esala già un pungente odore di marcio, è regredita a epoche che si speravano archiviate. Ma, per chiudere parzialmente il cerchio, si deve tornare alle 'leggi speciali'.
Dimenticano, Lorsignori (come scriveva Fortebraccio) che i sindacati di polizia stanno protestando da mesi? Per che cosa? Protestano perché la Finanziaria che sta per essere approvata non prevede alcun fondo per rinnovare il contratto dei lavoratori della polizia; dispone un taglio del 10 per cento della spesa per gli straordinari. Certo, fornisce fondi per assumere 1.300 poliziotti, e se ne vanta; ma non 'ricorda' che mancano 5.700 uomini per coprire l'organico previsto di 107.000 unità. Senza contare come l'anno prossimo 1.300 persone andranno in pensione. Insomma, un banale turn over che non sana le difficoltà. Inutile dunque continuare, anche perché poi si pensa di usare forze così sottodimensionate per nobilissimi scopi: arrestare i lavavetri, dare la caccia ai senza lavoro, rincorrere i graffitari o i senegalesi che vendono paccottiglia e, certo, griffes false, sulle spiagge della riviera adriatica. Il tutto quando non si riesce, oggettivamente, materialmente, a fare prevenzione. Ma qualcuno vuole davvero che i reati si ‘prevengano’? O si preferisce la repressione? L’assassino di Giovanna Reggiani deve essere punito. Come quelli di Meredith Kercher e di Chiara Poggi. A prescindere da nazionalità, religione, residenza e numero di scarpe. Quando, potendo far rispettare le leggi e impegnandosi per riportare la cultura di questa nazione a livelli almeno decenti, si poteva pensare di prevenire quegli omicidi.
Valerio Evangelisti, scrittore
Adesso lasciatemi sghignazzare un pochino. Casini, Fini, Berlusconi, un buon numero di redattori de Il Giornale dimostrano reverenza postuma verso Bettino Craxi, fiero baluardo contro il comunismo. Ebbene, la dittatura di Ceausescu ebbe pochi amici tanto fedeli quanto il PSI craxiano. Al punto che - correvano gli anni '80 - presso le edizioni SugarCo, notoriamente legate ai socialisti, uscì in pura perdita un centone incomprensibile sulle macromolecole, dovuto alla penna di Madame Ceausescu. Di chi era la prefazione? Di Bettino Craxi, ovviamente. Il quale ne sapeva di macromolecole quanto me e, suppongo, la moglie del dittatore. Il trattato era venduto, tanto per spacciarne qualche copia, nelle sezioni del PSI, tra militanti tremendamente interessati alle macromolecole... Signori liberals, lasciatevelo dire in bolognese: andé a caghèr.
