Ladri, sfruttatori di bambini, amanti delle roulotte nel fango. Questi gli stereotipi sui rom, il muro che impedisce una reale integrazione. Persino il Porrajmos patito dagli zingari, circa 500mila morti durante la persecuzione nazifascista, viene sistematicamente dimenticato dalle celebrazioni del giorno della memoria che cade il 27 gennaio.
«Il nostro Olocausto non è ancora finito» assicura il musicista e docente universitario Alexian Santino Spinelli: «i nostri bambini muoiono a causa del freddo e degli incendi nei campi nomadi che sono il vero apartheid».
Ha scelto la vigilia del Giorno della Memoria il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero per presentare il suo libro sull"immigrazione all’Università di Roma,
Ministro Ferrero, è passato mezzo secolo da quel 27 gennaio 1945, giorno in cui l’Armata Rossa liberò il campo di sterminio di Auschwitz. E’ vero che oggi esiste un nuovo germe dell’odio?
La crisi sociale acuta si coniuga quasi sempre con l’individuazione di un capro espiatorio. E’ stato questo il vero punto forte, la principale caratterizzazione dei regimi nazisti e fascisti. Oggi non siamo di fronte a quegli scenari, ma è evidente che ci potrebbero essere punti di contatto. Per questo io credo che è necessario agire per prevenire l’esplodere del razzismo. E’ cioè necessario agire sulle cause che determinano i fenomeni.
Che cosa è necessario fare?
Per prima cosa è necessario tenere viva la memoria. Sta qui l’importanza del ricordo e della Giornata della memoria che celebriamo. Non bisogna mai dimenticare quello che è successo. Ma è necessario ricordare bene tutto.
Allora le cause del razzismo sono da cercare nelle condizioni economiche e nelle diseguaglianze?
Le condizioni sociali e la diseguaglianza sono sicuramente tra gli elementi fondamentali, anche se non sono gli unici. Oggi si vive una paura diffusa per il futuro, una sorta di spaesamento collettivo e questo sicuramente ha molto a che vedere anche con la crisi politica e ideale della sinistra. Per questo penso sia fondamentale la costruzione di una cultura positiva per uscire dalla situazione attuale in cui si tende a schiacciare ognuno di noi su un unico elemento della sua identità. Non si può giudicare una persona dal colore della sua pelle o dalla lingua che parla. La costruzione di una cultura positiva si deve basare quindi su una pluralità di elementi. Molto dipende ancora da noi.
