geiger dysf

"In condizioni di emergenza un governo nazionale farĂ  del suo meglio con censura, spettacolo e indorature mediatiche - "il sistema militare e di intrattenimento" - ma all'esterno del suo lotto di proprietĂ  tutti gli altri se la rideranno" (Bruce Sterling)
martedì, 12 febbraio 2008

Guerre culturali: Boicottare la Fiera del Libro di Torino?

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 Prima ancora che scoppiasse il polverone mediatico sulla ormai famosa "lista di proscrizione antisemita"  erano già scoppiate furibonde polemiche sulla Fiera del Libro di Torino (8-12 maggio) che quest'anno , secondo accordi precedenti, doveva avere come ospite d'onore l'Egitto, sostituito da Israele in occasione del 60° anniversario della nascita dello Stato d'Israele (la "nakba" o "disastro" per i palestinesi). Nel tentativo di ricostruire la polemica ho visitato i siti o i blog più coinvolti. La polemica è diventata così ingarbugliata e "trasversale" che non è facile offrirne una sintesi. Ho preferito quindi riproporre, per chi lo volesse, alcuni dei post più importanti, dai quali ognuno può orientarsi in merito. A mio avviso, comunque, questa polemica, che segue di poco quella relativa alla prevista Lectio ratzingeriana alla Sapienza di Roma, dimostra come sia in corso, da parte di stati, chiese e poteri forti, che si tratti di cattolici, massoni, neo-con, filo-israeliani, etc., un furibondo "assalto alla diligenza"  di quel che resta della cultura pubblica e delle sue istituzioni. Con tanti saluti al "dialogo fra i popoli" del Mediterraneo.


1. forumpalestina

 

Dibattito sul boicottaggio della Fiera del libro di Torino dedicata a Israele

Un documento esplosivo e rivelatore sull'edizione 2008 della Fiera del Libro di Torino

 

La Fiera del Libro di Torino del 2008 doveva essere dedicata all'Egitto ed invece è stata dedicata a Israele per dare rilievo alle celebrazioni del sessantesimo anno della sua nascita come Stato (e dunque della Nakba contro la popolazione palestinese).

Un documento ufficiale siglato dal segretario generale della Fiera del Libro Picchioni nel gennaio del 2007 (vedi la parte evidenziata in rosso) prevedeva che l'edizione del 2007 fosse dedicata ad Egitto. Le pressioni e le riunioni che l'ambasciata israeliana ha fatto con gli enti locali di Torino e del Piemonte, ha fatto modificare il programma originario e rivedere l'accordo con l'Egitto.

Colpisce e sorprende il silenzio di molti scrittori, intellettuali, giornalisti italiani presenti alla Fiera del Libro del cairo nel 2007 e che continuano a stare zitti. Vergognoso!!

 

Qui di seguito la documentazione:

 

 

SI CHIUDE OGGI

LA FIERA DEL LIBRO DEL CAIRO

CHE HA PUNTATO I RIFLETTORI

SULL’ITALIA, OSPITE D’ONORE

DI QUESTA 39ª EDIZIONE

Oltre un milione e mezzo di visitatori, 650 editori rappresentativi di oltre 35 paesi: si chiude oggi il più importante evento editoriale del mondo arabo, la 39ª Fiera Internazionale del Libro del Cairo che quest’anno ha visto l’Italia protagonista nella veste di ospite d’onore con una partecipazione imponente, complessa e articolata promossa dalla Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) con l’Istituto per il Libro, insieme alla Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale (Ministero degli Affari Esteri) con l’Ambasciata d’Italia al Cairo e l’Istituto Italiano di Cultura del Cairo, d’intesa con la Commissione Beni e Attività culturali della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, con l’AIE-Associazione Italiana Editori e in collaborazione con il Sindacato Nazionale Scrittori.

 Serrato e proficuo il dibattito sui media e tra giornalisti dei due Paesi per analizzare i limiti dell’informazione e per superare i pregiudizi reciproci: un esame sul ruolo dei media nella società contemporanea, la loro funzione di diffusione della percezione dell’”altro” e l’ipotesi di una rinnovata cooperazione tra gli organi di informazione dei Paesi Euro-Mediterranei,

 E, ancora, dialoghi costruttivi mirati ad alleanze concrete e cooperazioni virtuose anche tra editori) e tra biblioteche...Significativa, inoltre, della volontà di imprimere una direzione nuova al rapporto di scambi e traduzioni tra Italia e mondo arabo

 

. E ancora, su questa scia, un altro importante accordo quello siglato proprio in questi giorni al Cairo da Rolando Picchioni, segretario generale della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura per avere l’Egitto come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Torino nel 2008.

 

Importante, infine, la partecipazione delle Regioni italiane alla Fiera, nella consapevolezza che è il tessuto culturale sul territorio che da una parte è la migliore rappresentazione di un’identità nazionale contraddistinta da infinite peculiarità culturali e paesaggistiche e dall’altra è la soglia concreta sulla quale le culture “migranti” si incontrano nella quotidianità. Per questo Basilicata, Campania, Lazio, Piemonte e Puglia hanno voluto essere presenti da protagoniste alla Fiera del Libro del Cairo proponendo un percorso attraverso la presentazione del proprio patrimonio culturale ed editoriale. (...)

Infine, la Puglia che oltre a proiettare il video Puglia, tesori infiniti, con l'Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce ha illustrato l'attività della Biblioteca del Mediterraneo che collabora con la BibliotecaLa Penna Palestinese” di Gerusalemme e ha presentato l’iniziativa della traduzione in italiano di viaggiatori arabi.

 

 

“La vivace collaborazione e il profondo accordo tra tutti i principali soggetti che nel nostro Paese hanno un ruolo nella promozione della cultura italiana sul piano della cooperazione internazionale” dichiara il direttore dell’Istituto per il Libro Vitaliana Vitale “hanno permesso che la presenza d’onore dell’Italia al Cairo superasse ogni aspettativa facilitando l’obiettivo di stringere alleanze intellettuali e arricchire rapporti professionali e istituzionali. 

Il Cairo, domenica 4 febbraio 2007

 

2. LIA HARAMLIK

Sono un po’ di corsa, ma ho letto grazie ad Antonio questa lettera inviata al Manifesto da Isabella Camera D’Afflitto e ho pensato di postarla anche qui, ché mi pare sensata. (Lia Haramlik)

Le polemiche di questi giorni sulla Fiera del Libro di Torino mi inducono a intervenire, dal momento che sono stata invitata anch’io a presentare il mio libro appena uscito dall’editore Carocci, proprio sulla cultura palestinese. Inizialmente avevo accolto l’invito con molto piacere, ma aver saputo che l’ospite d’onore non era più l’Egitto, così com’era stato annunciato, ma Israele, mi ha lasciato perplessa. Quindi ho scritto a Ernesto Ferrero una prima lettera il 17 dicembre 2007, chiedendogli se per par condicio ci sarebbe stato anche «uno spazio sostanzioso dedicato alla Palestina, visto che Israele e Palestina sono due realtà sullo stesso territorio». Avevo anche suggerito i nomi di alcuni scrittori e poeti arabi da invitare, nella speranza che prevalesse la linea della mediazione tra le persone che stavano chiedendo un ripensamento e i dirigenti della Fiera. Ma visto che queste richieste non sono state accolte, e intanto scrittori invitati come Ibrahim Nasrallah facevano sapere che non ritenevano di poter partecipare in quelle condizioni, il 19 gennaio 2008 ho espresso la mia chiara posizione in merito, e cioè che anche se ritenevo «più utile per la Palestina essere presente, sempre che ci fosse stato uno spazio più che dignitoso per i palestinesi», se avesse prevalso la linea della non partecipazione, avrei assunto la stessa posizione dei palestinesi.
Non può sfuggire il significato politico più che culturale della manifestazione. Mi domando: c’è ancora lo spazio per una mediazione? Forse la Fiera potrebbe avere un ripensamento e invitare come ospiti d’onore entrambe le culture, la palestinese e l’israeliana, e non farne una questione di stati, tanto più che quello palestinese è inesistente. Si potrebbe così dialogare e confrontarsi civilmente, com’è giusto che si faccia in un salone storico e prestigioso come quello di Torino.
Isabella Camera d’Afflitto
Facoltà di Studi orientali La Sapienza università di Roma

(Qui il post a proposito dell’accordo firmato con l’Egitto. Qui il documento conclusivo della Fiera del Cairo con la notizia dell’accordo firmato da Rolando Picchioni, segretario generale della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura, per avere l’Egitto come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Torino nel 2008. Il sito (www.ilpianetalibro.it) è quello dell’Istituto per il Libro, del nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali | Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore.)

Come la pensi io, sul tema “Boicottare la Fiera del Libro di Torino“, è presto detto: personalmente, mi sentirei male ad andarci. “Celebrare il 60esimo anniversario” dall’inizio di una guerra che ha fatto, direttamente e indirettamente, milioni di morti, seminando dolore e distruzione in una tragedia che non finisce e non accenna a finire, mi pare folle o, almeno, superficiale in modo agghiacciante. Tanto più che questa celebrazione viene proposta mentre a Gaza la situazione è quella che sappiamo e via discorrendo. Diverso sarebbe stato se, come chiedeva Isabella Camera D’Afflitto, l’organizzazione della Fiera avesse riconosciuto la complessità della ricorrenza prevedendo “uno spazio sostanzioso dedicato alla Palestina”. Saremmo stati di fronte a un evento importante, in quel caso, e lo avrei seguito grata per l’occasione di incontro e di conoscenza proposta, e colma di aspettative. Peccato che non siamo un paese da cui ci si possano aspettare queste cose.

Mi astengo, tuttavia, dal chiamare “boicottaggio” la mia personale intenzione di proteggermi da un malessere, e per i saggi motivi osservati da Leonardo in tempi non sospetti: per allergia nei confronti dell’effetto-Ratzinger. Lo abbiamo appena visto succedere, dai. Lo sappiamo, come funziona. Come ha scritto Enrico Bonatti, a proposito del caso-Sapienza:

Di tutte gli improperi che ci hanno gettato addosso, personalmente mi sento costretto ad accettarne uno: quello di “CRETINI” affibbiatoci da Cacciari. L’Italia è il Paese dei furbi, e chi non è furbo è cretino.
Col senno di poi, vista la conclusione della vicenda, dobbiamo ammettere che i 67 firmatari sono stati poco furbi. Il Rettore ha avuto il suo evento mediatico alla grande. Il Papa ha colto la palla al balzo e, rinunciando all’ultimo momento ad intervenire, ha conquistato l’alone di martire dell’oscurantismo e dell’intolleranza di un gruppetto di scienziati della Sapienza […]

Che dal caso della Fiera di Torino sarebbe venuto fuori un caso-Sapienza-bis, era scontato.

L’aria che tira non permette di discutere perché le discussioni non vertono su ciò che viene detto, dalle nostre parti, ma sulla versione caricaturizzata di ciò che si vorrebbe dibattere. E quindi tocca venire offesi a livello personale da appelli come quello di Montanari che, senza entrare minimamente nel merito delle ragioni di quanti non si riconoscono nel comportamento tenuto da chi gestisce la Fiera di Torino, ti piazza lì l’accusa di volere aggredire la cultura ebraica. Nientedimeno.

Ma si sapeva, appunto.

Non credo sia possibile, in queste condizioni, stare a spiegare che criticare gli organizzatori della Fiera di Torino vuol dire questo: criticare gli organizzatori della Fiera di Torino. Non la cultura ebraica. Gli organizzatori della Fiera di Torino. Lo si può dire, urlare, sillabare (gli-or-ga-niz-za-to-ri-del-la-Fie-ra-di-To-ri-no) ma non serve a nulla. E’ fiato sprecato.

Quando ti vengono a dire (e te lo dicono degli scrittori, non Nino Strano in Senato) che qua si esprime “una solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del Libro di Torino” e che lo si fa in modo “apartitico, e politico solo nell’accezione più alta e radicale del termine“, tu che dici?

Non sono dei bambini, quelli che si esprimono così. Non possono non vedere quanto c’è di politico, e non di culturale, in come Rolando Picchioni ha gestito questa vicenda. E Rolando Picchioni è un politico, appunto. Non un candido uomo di lettere avulso dalle brutture del mondo.

Deputato nelle file della Democrazia Cristiana dal 1972 al 1983, è stato sottosegretario ai beni culturali dal 1979 al 1981, nei governi Cossiga I e II e nel governo Forlani. Nel 1990 è stato eletto nel Consiglio regionale del Piemonte, dove ha ricoperto l’incarico di capogruppo della DC. Coinvolto nel cosiddetto scandalo petroli, ma assolto. È stato membro della loggia massonica P2 con la tessera numero 2095.

Nel 1995 è stato rieletto nelle file del CDU, ed è successivamente divenuto Presidente del Consiglio regionale del Piemonte (1995-98). In seguito è entrato nel Partito Popolare Italiano, poi nell’Udeur e quindi nella Margherita. È tra gli organizzatori della Fiera Internazionale del Libro di Torino, prima in veste di segretario generale della Fondazione per il libro, la musica e la cultura (dal 1999), e poi di presidente (dal 2005). Nel 2007 ha aderito al Partito Democratico, candidato alle primarie per l’assemblea costituente regionale.

Un boicottaggio è un’azione politica, appunto, e in queste condizioni c’è poco da esprimersi in senso politico. Ci si dà all’esilio interiore, in mancanza di quello effettivo, e amen.

Adesso è uscito un documento, sul sito della Fiera, in cui si dice che non è che fosse proprio-proprio il paese ospite del 2008, l’Egitto, e che ricostruisce la vicenda così (le sottolineature sono mie):

Il 15 novembre 2006 il presidente della Fondazione per il Libro Rolando Picchioni si incontrò a Roma con l’ambasciatore egiziano in Italia Ashraf Rashed. A fine gennaio 2007 Picchioni e il direttore della Fiera Ernesto Ferrero si recarono in visita alla Fiera del Libro del Cairo, dov’ebbero modo di incontrare fra gli altri il presidente della Fiera locale, dottor Nasser El Ansary.
In tale occasione Picchioni consegnò alle autorità egiziane una lettera a firma del presidente della Fondazione per il Museo Egizio, Alain Elkann, con la quale si segnalava l’interesse da parte di Torino ad organizzare intorno alla possibile presenza egiziana un programma di eventi di ampio spettro che coinvolgesse Fiera del Libro, Museo Egizio e altre istituzioni culturali piemontesi, nella prospettiva di poter ospitare a Torino la grande mostra Tesori sommersi d’Egitto, già esposta dal 9 dicembre 2006 al 16 marzo 2007 al Grand Palais di Parigi, dal 5 aprile 2007 al 28 gennaio 2008 a Bonn e in seguito al museo Reina Sofía di Madrid.
Registrato il forte interesse da parte di un main sponsor privato - la Compagnia di San Paolo - e il consenso delle istituzioni torinesi e piemontesi a portare questa mostra nella primavera 2009 negli spazi recuperati della Reggia di Venaria in contemporanea con due altri grandi eventi legati al mondo egizio (una mostra dedicata ad Akhenaton a Palazzo Bricherasio e l’esposizione dei progetti di riallestimento del nuovo Museo Egizio di Torino), la Fondazione per il Libro ha quindi comunicato ufficialmente in data 20 aprile 2007 all’ambasciata d’Egitto l’opportunità di spostare al 2009 la presenza del proprio Paese in Fiera, invitando comunque l’ambasciatore e le altre istituzioni culturali egiziane a intervenire alla Fiera 2007 per un primo incontro organizzativo, poi tenutosi negli uffici del Lingotto l’11 maggio 2007.
La candidatura di Israele quale Paese ospite interviene solo successivamente, nell’estate (luglio-agosto) 2007, attraverso esponenti della società civile torinese vicini alla realtà ebraica, che hanno prospettato ai vertici della Fondazione tale possibilità e offrendo di farsi da tramite con le autorità israeliane.

Ricapitolando: questi qui dicono di essere andati “in visita” al Cairo a gennaio 2007 manco stessero lì per vedere le piramidi. Ricordare che erano lì perché l’Italia era l’Ospite d’Onore della Fiera Internazionale del Cairo sarebbe stato più gentile, diciamocelo.

Inoltre, mettiamola così, devono essersi spiegati male. Perché il documento che riporto qui sopra misura molto le parole, mi pare, e parla vagamente di “eventi di ampio spettro”, mentre sul sito istituzionale del Libro egiziano scrivevano, poveretti:

The Turin Fair (Torino)
Dr. Nasir al-Ansari, GEBO chairman, heading a delegation including Ahmad Salah, head of the Central Administration for Fair Affairs, and Dr. Ahmad Mugahid, President of the National Centre for Children’s Culture, visited Turin, Italy, to discuss preparations for the participation of Egypt as a guest of honour in the Turin Book Fair 2008. The Egyptian Pavilion at the said Fair has been reserved (an area of 800 m2). Apart from books, covering all branches of knowledge to be presented, the Fair will host cultural seminars and artistic soirées.
It is noteworthy that Turin hosts the second largest Museum of Egyptian antiquities, after the Egyptian Museum in Cairo; such are the close relations between the two countries.

E, a dimostrazione che non è che si fossero sbronzati di tè alla mente, gli egiziani, il sito dell’Istituto per il Libro del nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali scriveva, a gennaio 2007:

E ancora, su questa scia, un altro importante accordo quello siglato proprio in questi giorni al Cairo da Rolando Picchioni, segretario generale della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura per avere l’Egitto come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Torino nel 2008.

Ma vabbe’, piccoli malintesi. Viene voglia di conoscerli da vicino, però, gli organizzatori del tutto. Perché ’sta benedetta Fiera, a quanto pare, è rimasta senza sapere chi invitare da aprile ad agosto del 2007 quando, provvidenzialmente, dei cittadini torinesi vicini ad Israele gli hanno detto: “Ehi, ma visto che siete senza ospite d’onore, che ne direste di invitare Israele?

E loro: “Caspita, idea geniale!

Senza manco farsi venire in mente che, casualmente, questo era l’anno del 60esimo anniversario del più grande casino che il Medio Oriente ricordi, altrimenti detto Nabka, oltre che della nascita di Israele.

Giuro, non me lo invento.

Perché il documento apparso sul sito della Fiera, e di cui riporto uno stralcio qui sopra, si conclude così:

La coincidenza dell’inaugurazione della Fiera 2008 con le celebrazioni del 60° anniversario della fondazione dello Stato di Israele viene ad essere pertanto un’evidente, assoluta casualità.

Be’, che dire. Io ci ero rimasta male perché credevo fosse una cosa importante, la Fiera di Torino, e che la sua organizzazione fosse gestita con criterio. A giudicare dalla loro ricostruzione dei fatti, posso solo pensare che avevo sopravvalutato il tutto. L’impressione è quella di un evento di provincia, gestito male e organizzato come capita e quasi per sbaglio. Non valeva manco la pena di stare a concentrarcisi.

Qualcuno si è chiesto come mai ci si fosse dispiaciuti qui in Italia, per il bidone preso dall’Egitto, quando non pare che il governo egiziano abbia protestato. Io posso solo dire che la stampa egiziana non circola, da queste parti, quindi nessuno sa veramente come l’abbiano presa da quelle parti. Gli intellettuali egiziani, a quanto ci è dato sapere, hanno manifestato solidarietà ai palestinesi, più che concentrarsi su questo aspetto della vicenda. Ho chiesto a gente che sta al Cairo di raccontarmi come è andata, vista da lì, e non mancherò di raccontarlo a mia volta.

Va detto, però, che non è che abbia un grandissimo potere contrattuale, l’Egitto, e tantomeno in queste cose. L’unico che aveva, ovvero offrire all’Italia il ruolo di ospite d’onore nella loro fiera, lo hanno già speso. Mi pare ragionevole pensare che le loro autorità abbiano abbozzato per non compromettere il 2009, a questo punto. Quello che poi pensa la gente, come quello che pensano gli scrittori e gli intellettuali in generale, in Egitto non è, come dire, importantissimo.

Sono certa che i nostri Picchioni e compagnia, uomini di mondo, abbiano saputo trovare gli argomenti giusti per rabbonire le persone giuste.

(Per una visione d’insieme su come l’argomento viene analizzato in rete, rimando a questo post di Georgiamada.)

 

3. GEORGIAMADA

Salone del Libro
Israele o Egitto
logo del salone


Spesso mi sono trovata d’accordo con quanto scrive Carla Benedetti.
Anche stavolta mi posso trovare pienamente in sintonia.
Si parla tanto del salone del libro di Torino e della scelta, nei sessanta anni dalla fondazione dello Stato di Israele, di invitare, come stato ospite, proprio Israele.
Sull’invito fatto a Israele io sono d’accordo, e sono pure d’accordo che venga invitata appunto come Stato, visto che sempre così accade e che non sarebbe possibile fare un’eccezione. Chi propone un invito ai soli scrittori fa un escamotage e che puzza veramente un po’ troppo di furbata. Considerando poi che se si dovessero invitare solo gli stati puri e senza macchia il salone non avrebbe mai ospiti, e forse neppure libri degli italiani.
La purezza, naturalmente non fa mai parte della letteratura, pretenderla da qualcuno è una forma di sotterranea censura. Detto questo sono profondamente contraria che si inviti uno Stato in occasione di una sua ricorrenza nazionalistica (come platealmente accade stavolta). Per invitare Israele quest’anno, e proprio quest’anno, è poi stato addirittura posposto al prossimo anno l’invito, sembra da tempo deciso, all’Egitto.
La presenza di Israele in una importante fiera letteraria poteva essere occasione di inviti anche a molti scrittori palestinesi (soprattutto quelli nati nel territorio dove oggi sorge lo stato di Israele), sia scrittori in lingua araba, cittadini israeliani, che scrittori esuli all'estero, come il poeta Mamud Darwish, che appartengono a pieno diritto, se di cultura e letteratura si parla, anche alla cultura dello Stato di Israele. Poteva essere un’occasione unica, ma certo non si può chiedere ad intellettuali palestinesi di venire a celebrare un evento che se per Israele, e per i suoi scrittori, è motivo di orgoglio, per i palestinesi e per i loro scrittori è motivo di disperazione, evento che loro chiamano nakbah, catastrofe.

Fuori da questa data simbolica questo incontro avrebbe invece potuto essere una realtà stimolante per tutti.

Poteva succedere. Magari anche facendo un appello, noi della rete, agli organizzatori della fiera, un appello che sarebbe stato più libero intellettualmente di quello che invece circola ora e che appare, purtroppo, assai conformista e affrettato. La libertà culturale non può essere esaltata (magari dietro consigli di ambasciate e ministeri) in date che, se da una parte hanno dato uno Stato a un popolo, dall'altra, ne hanno privato un’altro popolo.
Anche ad essere cinico e realista un intellettuale che si definisce libero non può essere insensibile ad avvenimenti di tale portata.

Anche Nazione indiana pubblica l’appello che riceve una caterva di aderisco acritici.
Nazione indiana ha poi pubblicato altri post: 
- Fiera del libro, dietro le quinte c’è la Palestina, articolo di Stefa no Sarfati Nahmad, apparso su il Manifesto il 19 gennaio 2008.
- Domande scomode di Andrea Inglese dove viene anche segnalata l’intervista al poeta israeliano Aharon Shabtai (Manifesto 5 febbraio)
- Alcune ragioni per non firmare gli appelli di Giorgio Manganelli.
- Perché ho firmato l’appello, di Gianni Biondillo.
- Vengo anch’io? No, tu no, di Marco Rovelli che ha scritto anche nel suo blog 
-A cui risponde Lorenzo Galbiati che pubblica la lettera di Isabella Camera d'Afflitto.
Lorenzo ha fatto svariati post sull'argomento nel suo blog.
- La lettera di Isabella Camera d'Afflitto è stata postata inizialmente da Lia, di haramlik, che per tempo aveva dato la notizia della sostituzione dell’Egitto con Israele, proprio per via della ricorrenza nazionalista. Leggere QUI. E soprattutto il documento donclusivo, datato 4 febbraio 2007, della Fiera del libro del Cairo dove è scritto che :
E ancora, su questa scia, un altro importante accordo quello siglato proprio in questi giorni al Cairo da Rolando Picchioni, segretario generale della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura per avere l’Egitto come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Torino nel 2008.
Leggere sempre Lia QUI dove spiegava benissimo con documenti e link. Postando anche molti link utili fra cui la protesta degli scrittori arabi e dove dava la notizia dell’esclusione dell’Egitto dal salone. E' un post del  29 gennaio  2008 ore 14:24, quindi abbastanza in tempo perché i veloci aderitori dell’appello evitassero almeno di scrivere “solidarietà senza riserve” con una incredibile sequela di aderisco che sono piovuti sulla rete, e anche sui giornali, senza un minimo di ragionamento che rendesse almeno chiaro cosa signficasse quel loro senza riserve. Non c’è niente di peggio per un intellettuale che aderire senza riserve a qualcosa, se le riserve sono d’obbligo, e soprattutto se non ci si è neppure presa la briga di esaminarle.
Vi posto l'articolo di Carla Benedetti (georgia)

4. Perché non ho firmato l'appello per la Fiera del libro
Carla Benedetti

Penso anch'io che la cultura ebraica sia importante e che sia tutt'altra cosa dall'attuale politica del governo d'Israele. Credo anche che la Fiera del libro di Torino abbia il diritto di invitare Israele come paese ospite. Ma pur condividendo queste cose che sono scritte nell'appello pubblicato contemporaneamente qui e su altri blog, mi è stato impossibile firmarlo. 
Provo a spiegarne le ragioni sperando possano servire da  spunto di riflessione su quanto siano nocive le semplificazioni.
Il problema sta per me sta solo nel testo dell'appello, nel come è formulato.  
1. E' troppo generico, nel senso che glissa su alcuni punti, e proprio su quelli più difficili da toccare. 
2. Semplifica e parodizza le ragioni dei "boicottatori", e getta implicitamente su di loro il sospetto di "antisemitismo". 
3. Trasforma una questione  particolare in una questione di principio talmente generale da permettere a tutti di essere d'accordo senza entrare nel "merito doloroso" della questione.
Spiego punto per punto cosa intendo.
Su cosa glissa il testo dell'appello? Per esempio sul fatto che il 2008 è il sessantesimo anniversario dello stato d'Israele, e che pe questo la scelta degli organizzatori della Fiera di Torino è potuta apparire ad alcuni  come un appoggio indiretto al governo israeliano, e non semplicemente come un omaggio alla cultura ebraica. Probabilmente questa è una valutazione sbagliata, ma perché allora non parlarne nel testo dell'appello, mostrando una maggiore consapevolezza delle ragioni della controparte?
Tanto più che circola la notizia, non so quanto fondata (ma mi sarebbe piaciuto che chi ha proposto l'appello la smentisse, se non era vera) che inizialmente doveva essere l'Egitto  il paese ospite, ma che poi la direzione della Fiera avrebbe cambiato idea. Forse sotto pressione di Israele? - sospettano i boicottatori. Forse perché l'evento si sarebbe così inserito in un festeggiamento internazionale, godendo di una maggiore eco, e quindi anche di maggiori finanziamenti? Non lo sappiamo, e forse non è nemmeno importante saperlo. Però questo è ciò che pensano i "boicottatori", ciò che li spinge a sostenere che la scelta degli organizzatori della Fiera sia ingiusta o quanto meno politicamente inopportuna. Quindi da un appello in favore degli organizzatori della Fiera io mi aspetto, per poterlo firmare, che mi chiarisca questi punti in modo da convincermi razionalmente. Altrimenti a cosa fa appello? Solo a un principio?, che è talmente giusto che non c'è nemmeno da discutere? 
Come dicevo, mi pare che il testo dell'appello semplifichi e  parodizzi le ragioni dei "boicottatori". Infatti non nomina, neppure per smentirli, i loro argomenti. Questo è forse il vuoto più grave dell'appello, perché in questo modo lascia a chi legge la "libertà" di attribuire loro i peggiori pregiudizi, ivi compreso un antisemitismo strisciante, inconsapevole. Lo scrittore Beppe Sebaste, uno dei firmatari dell'appello, ha infatti esplicitato il sospetto, che nell'appello restava invece solo implicito: "Penso con estrema amarezza che l'antisemitismo sia cresciuto con gli stessi luoghi comuni di sempre all'interno della sinistra, e mi amareggia sconfinatamene".
Ma non è possibile che qualcuno ritenga politicamente inopportuna la scelta di Israele come paese ospite proprio nel sessantesimo anniversario della sua nascita, temere che essa rischi di celebrare indirettamente il governo di Israele e la sua agghiacciante politica di guerra, senza per questo essere antisemita? E' possibile sposare una posizione del genere senza avere in sé neanche una briciola di antisemitismo? Se pensate che sia possibile, provate a immaginare quanto possa essere insultante il pensiero che il testo dell'appello non fa nulla per impedire, e che uno dei suoi firmatari esplicita!
Io ho sempre pensato che le semplificazioni siano nocive. E che a volte vengano anche fatte ad arte per mettere a tacere altri modi di pensare e di immaginare vie alternative all'esistente.  E che in genere esse funzionino come un ricatto. Lo si è visto tante volte. Ricordo che all'indomani dell'11 settembre un ministro israeliano dichiarò che bisognava fare nel mondo un'opera di divisione, come nei ristoranti dove ci sono stanze per fumatori e per non fumatori, così bisognava chiedere a ogni stato di schierarsi: o contro il terrorismo, o a favore. So bene che la vicenda di cui stiamo parlando è tutt'altra cosa, ma lo schema mentale che la sottende non è poi tanto diverso. Ciò che il testo dell'appello rischia di suggerire, per troppa genericità,  è appunto un aut aut di questo tipo.  O sei con l'organizzazione della Fiera di Torino oppure sei antisemita. O canti in questo coro oppure vai a unire la tua voce a quell'altro coro. 
Io sono convinta che l'appello sia stato scritto con le migliori intenzioni. Si sente che è dettato dalla spontaneità e da una giusta indignazione. Però non posso firmarlo finché resta così generico da assomigliare a una stanza per non fumatori, dove tutti si possono trovare bene pur evitando di interrogarsi troppo sulle ragioni di una tragedia che dura da decenni:  evitando soprattutto di inventare qualcosa di diverso da una semplice celebrazione, che faccia davvero pesare la cultura ebraica in direzione di una fratellanza, di una rigenerazione dei tessuti lacerati, in Israele e in Palestina.
Pubblicato da c.benedetti il 08-02-08 in Il primo amore.

Postato da: georgiamada a 14:21 | link | commenti (107)
libri, letteratura, resistenze, precisazioni

 

5. Suad Amiry: Fiera del Libro di Torino 2008. "Festeggiare con Israele ma che cosa?"

Tratto da “La Stampa”, 1 febbraio 2008

Quand’ero piccola mio padre ha fatto in modo che io, le mie due sorelle e mio fratello imparassimo a distinguere tra un ebreo e l’altro: c’erano gli ebrei che il nazismo aveva trasformato nelle sue principali vittime e c’erano i coloni israeliani che occupavano il mio paese. Mi lasciano tuttora stupefatta la confusione “intenzionale” e il conseguente ricatto emotivo per cui qualsiasi critica nei confronti dell’occupante è spudoratamente e di proposito presa per antisemitismo. Da brava figlia di mio padre, ho imparato anche a non lasciarmi intimidire.

Invitando Israele come “Paese ospite d’onore” in occasione del sessantesimo anniversario della sua indipendenza, la Fiera del Libro di Torino 2008 è sfortunatamente partita con il piede sbagliato.
Mi domando se l’indipendenza dello stato di Israele o, quanto a ciò, l’indipendenza di qualsiasi altro stato, vada considerata un evento politico o un evento culturale. Perché dunque un’organizzazione culturale illustre e stimata come la Fiera del Libro di Torino dovrebbe fare l’errore di infilarsi – imponendo ad altri (personaggi della cultura, scrittori, politici, partiti, editori e l’intero pubblico) di fare altrettanto – in un arroventato dibattito politico, e sentirsi obbligata a prendere posizione su quello che a me non sembra affatto un evento culturale, bensì un avvenimento politico spinoso e controverso.
Non siamo tutti consapevoli che il “sessantesimo anniversario dell’indipendenza di Israele” è, guarda caso, anche il sessantesimo anniversario della Nakba (catastrofe) per i palestinesi?

Nel 1948, sessant’anni fa, Israele cacciò circa 850.000 palestinesi dalla loro terra e la mia famiglia, originaria di Jaffa, ebbe la sorte di essere tra loro. E ci si aspetta che mi unisca ai festeggiamenti per il giorno dell’indipendenza di Israele?
L’invito a celebrare l’indipendenza di Israele e non a commemorare la Nakba palestinese è stato, da parte degli organizzatori della Fiera del Libro, un gesto piuttosto infelice. Che reazione al “dialogo culturale”avrebbero avuto gli scrittori israeliani, se fossero stati invitati a una fiera del libro intitolata ai “sessant’anni della Nakba palestinese”? Si sarebbero, a differenza di noi, dimostrati disponibili?
Naturalmente avrei anche potuto suggerire alla Fiera del Libro di essere imparziale e di invitare noi palestinesi a celebrare a nostra volta il “giorno dell’indipendenza” che sogniamo. Purtroppo, però, e come risultato di quarant’anni di occupazione israeliana e dell’appoggio che Israele continua a ricevere grazie alla celebrazione della sua indipendenza, quel giorno non vedrà la luce. Non a breve.
La Fiera del libro di Torino non si è limitata a scegliere come ospite d’onore l’occupante, ma ha invitato l’occupato (persone come me) a partecipare alla celebrazione del giorno della sua indipendenza. Come se non bastasse siamo stati ingiustamente accusati di essere “contro la cultura” e “contro il dialogo”.

Infine voglio dire la mia sull’espressione “ospite d’onore”. Per l’amor del cielo, ma di quale onore stiamo parlando? Fermatevi un istante, accendete la televisione e date un’occhiata a quel che l’ospite d’onore sta facendo nella Striscia di Gaza: “boicotta” cibo e combustibile (oggi a Ramallah nevica) per un milione e mezzo di civili palestinesi. È questo l’ospite d’onore che la fiera vuole?
E qual è l’Israele di cui si celebra l’indipendenza? L’Israele del piano di partizione approvato dalle Nazioni Unite nel 1947 (che sarei lieta di celebrare insieme a voi, perché allora ci sarebbe anche uno stato palestinese) o l’Israele che ha occupato altra terra durante la sua “Guerra di indipendenza” del 1948? Oppure il Grande Israele che include anche la Cisgiordania e la Striscia di Gaza , occupate nel 1967, e da cui ha finora rifiutato di ritirarsi?
Purtroppo gli organizzatori della Fiera del Libro di Torino sono, di proposito o nel migliore dei casi per sbaglio, partiti col piede sinistro, mettendo se stessi e gli altri (scrittori, case editrici e pubblico) in una posizione politica molto difficile e polarizzata. Così facendo, hanno causato un grosso danno a qualsiasi relazione di lavoro. Se il loro è stato un “errore” involontario, hanno ancora quattro mesi per ripensarci, se non per scusarsi. Mio padre ci diceva sempre: “Meglio chiedere scusa per l’errore fatto che continuare a fare bestialità”.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli scrittori e gli intellettuali israeliani che hanno declinato l’invito. Perché la divisione non è tra arabi e ebrei, ma tra chi dice “basta con l’occupazione”, e in Israele sono in molti a dirlo, e chi vocifera sull’argomento, e in Europa sono in tanti a farlo.
Invito una delle più stimate fiere del libro d’Italia e del mondo a essere abbastanza coraggiosa da lasciar perdere tutto, “Indipendenza” e “Nakba”, e celebrare un’autentica attività culturale di cui tutti possiamo fare parte.
Quest’anno non c’è bisogno di ospiti d’onore.


Suad Amiry_ 29 gennaio 2008

Traduzione dall’inglese di Maria Nadotti

 

6.  Perchè non parteciperò alla fiera del libro di Torino 2008 di Tariq Ali

Giovedì 7 febbraio 2008

[ versione per la stampa ]

traduzione a cura di ISM-Italia

Quando ho accettato di partecipare alla Fiera del Libro di Torino, come ho fatto altre volte, io non sapevo che ‘l’ospite d’onore’ sarebbe stato Israele nel 60° anno della sua costituzione. Ma questo è anche il 60° anniversario di quello che i palestinesi chiamano la ‘nakba’... il disastro che accadde loro quell’anno, quando furono espulsi dai loro villaggi, uccisi in molti, e alcune donne stuprate dai colonizzatori. Questi fatti non sono più in discussione. Allora perché la fiera del libro di Torino non invita i palestinesi in ugual numero? 30 scrittori israeliani e 30 palestinesi (e vi assicuro che ce ne sono e sono eccellenti poeti e romanzieri) avrebbero potuto essere visti come un segno positivo e di pace e si sarebbe potuto svolgere un dibattito costruttivo. Una versione letteraria dell’orchestra Diwan di Daniel Barenboim, metà israeliani, metà palestinesi. Una tale iniziativa avrebbe messo le persone insieme, ma no. I commissari culturali sanno che cosa è meglio fare. Io ho discusso con vigore con alcuni scrittori israeliani in visita alla fiera in altre occasioni e avrei fatto volentieri lo stesso di nuovo se le condizioni fossero state differenti.

Quello che hanno deciso di fare è una brutta provocazione.

Apparirà che la cultura è sempre di più legata alle priorità politiche di USA/EU. L’occidente è cieco alle sofferenze dei palestinesi. La guerra israeliana in Libano, i rapporti giornalieri dal ghetto di Gaza non smuovono l’Europa ufficiale. In Francia, sappiamo, è praticamente impossibile criticare Israele. Anche in Germania, per ragioni particolari. Sarebbe triste se l’Italia scegliesse la stessa strada. Quante volte dobbiamo sottolineare che criticare le politiche coloniali di Israele non è anti-semitismo? Accettare questo significa diventare vittime spontanee del ricatto che l’establishment israeliano usa per mettere a tacere i suoi critici. Ci sono critici israeliani coraggiosi come Aharon Shabtai, Amira Hass, Yitzhak Laor e altri che non permettono che le loro voci siano soffocate in questo modo. Shabtai ha rifiutato di partecipare a questa fiera. Come potrei io fare diversamente?

Una cosa è sostenere il diritto di Israele a esistere, che io faccio e ho sempre fatto. Ma da questo estrapolare che questo diritto a esistere significhi che Israele ha un assegno in bianco per fare ciò che vuole a coloro che ha espulso e a coloro che tratta come Untermenschen (subumani) è inaccettabile. Personalmente io sono in favore di un unico stato Israele/Palestina nel quale tutti i cittadini siano uguali. Mi si dice che è una utopia. Può essere, ma è la sola soluzione a lungo termine. A causa del contenuto dei miei romanzi mi si chiede spesso (più recentemente in Madison, Wisconsin) se sia possibile ricreare i bei tempi della Andalusia e della Sicilia dove tre culture hanno coesistito per lungo tempo. La mia risposta è la stessa: l’unico posto in cui oggi si potrebbero ricreare quei tempi è Israele/Palestina.

Noi viviamo in un mondo di double standards (doppi standard), ma non è necessario accettarli. Capita alcune volte che individui e gruppi ai quali è stato fatto del male, lo infliggano a loro volta. Ma il primo non giustifica il secondo. E’ stato l’anti-semitismo europeo che ha tollerato il genocidio ebraico della seconda guerra mondiale del quale i palestinesi sono ora diventati le vittime indirette. Molti israeliani sono consci di questo fatto, ma preferiscono non pensarci. Molti europei considerano i palestinesi e i mussulmani come una volta hanno considerato gli ebrei. Questa è l’evidente ironia nei commenti della stampa e nelle trasmissioni televisive praticamente in ogni paese europeo.

E’ un peccato che la burocrazia della Fiera del Libro di Torino abbia deciso di fare da mezzano ai nuovi pregiudizi che spazzano il continente.

Speriamo che il loro esempio non sia seguito altrove.

5 February, 2008

7. ISM- Italia
info@ism-italia.it
www.ism-italia.it under construction

“Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”

ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell’ISM.

L’International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta. Fondato da un piccolo gruppo di attivisti nel 2001, ISM ha l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare assicurando al popolo palestinese la protezione internazionale e una voce con la quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana di occupazione.

8. WU MING GIAP newsletter: POSTILLA SU UNA COMMEDIA DEGLI ERRORI

Israele alla Fiera del Libro

...e quale miglior esempio di rattrappimento e provincialismo del modo in cui si è affrontato, nei giorni scorsi, l'argomento "Israele ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino"?
Una disfatta per tutti, una Caporetto della capacità di comunicare. Decisioni prese senza raziocinio. Opinioni espresse senza cognizione di causa....E poi gli scrittori.
Gli scrittori egiziani, invitati linknero su linkbianco (*) e poi... "rimpiazzati", pigliati a pesci in faccia con sventatezza e arroganza stile cumenda in Africa (**), per giunta in una fase delicata dei rapporti tra Egitto e Israele.
Gli scrittori israeliani, strattonati per la giacca e omogeneizzati, etichettati in blocco, dipinti come falchi o colombe a seconda delle convenienze, usati come scudi umani o foglie di fico.
Gli scrittori palestinesi, evocati come presenze misteriose, pesati su una bilancia immateriale, venduti e comprati un tot al chilo in una piazza immaginaria.
E, ahinoi, gli scrittori italiani. Gli scrittori italiani...In definitiva, un'esagitata masturbazione in cerchio, con eiaculazioni egoiche all'insegna del "Ne schizzo un po' anch'io!".
Cosa resta? Uno strato appiccicoso di petizioni, contro-petizioni, appelli, comunicati e in genere: menzogne (versioni distorte di eventi accaduti); leggende urbane (passaparola su eventi non accaduti); simulacri (parodie di testi che non esistono).
Ci ha amareggiato quasi tutto, di questa vicenda, e ci siamo ritrovati a criticare aspramente cari amici e collaboratori (senza per questo rompere né amicizia né collaborazione).

Più in generale, troviamo sempre meno sopportabile la coazione a dividere la letteratura per stati, nazioni, etnie et similia. In un'epoca in cui c'è disperato bisogno di un nuovo cosmopolitismo, è davvero inadeguato ragionare in termini di frontiere riguardo alla letteratura, che per sua natura tocca i comuni denominatori dell'esperienza umana ed è quindi universale. Preferiamo pensare in termini di scene letterarie, piccole o vaste comunità di scrittori, koinè culturali, "cittadinanze" senza eserciti alle spalle. I confini tra stati sono netti e presidiati con le armi. Quelli tra koinè sono fluidi, relativi, mutano forma. Soprattutto, permettono fusioni, sintesi, meticciati, non soltanto "incontri ufficiali".
Per ora ci fermiamo qui.

* Il primo link porta al sito ufficiale della Fiera del Libro del Cairo, dove - in data 11/02/2008 - l'Egitto figura ancora come ospite d'onore a Torino ...

Il secondo link permette di scaricare un comunicato ufficiale dell'Istituto per il Libro, ente del nostro Ministero della Cultura, datato 4 febbraio 2007, più di un anno fa. Contiene questo passaggio: "Un altro importante accordo quello siglato proprio in questi giorni al Cairo da Rolando Picchioni, segretario generale della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura per avere l’Egitto come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Torino nel 2008."
Grazie a linkLia per la doppia segnalazione.

** Cfr. l'episodio "Sì, buana" del film Dove vai in vacanza?, 1978, con Paolo Villaggio e Anna Maria Rizzoli.

postato da doktorgeiger alle ore febbraio 12, 2008 23:59 | link | commenti
categorie: viaggi, politica, news, letteratura, internet, informazione, attualitĂ 
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