geiger dysf

"Se osserviamo l'immagine del mondo in quello specchio che è il giornale, vedremo che il progresso in realtà è il metodo più rapido per farci apprendere tutte le arretratezze che vanno avanti nel nostro vasto mondo." (Karl Kraus 22 marzo 1909)
giovedì, 28 febbraio 2008

Ciccio e Tore, la Gravina della Giustizia

ciccio(4)

Gravina, e nella casa dell'orrore
torna la pista della disgrazia

 

   Confesso che a volte vorrei dedicare qualche post a temi più leggiadri, per così dire,
viaggi, amori, paesaggi, giochi, arte, poesia, gastronomia, piaceri della vita piccoli e grandi,
come un normalissimo abitante di questo piccolo-grande-bello-terribile pianeta chiamato Terra. Ma poi inesorabilmente la cronaca nera-politica-bellica-etc. risucchia la mia attenzione come una grande idrovora. Lasciarsi prendere sempre dalla cronaca può diventare un gioco pericoloso o stupido, primo perché le priorità vengono dettate da altri secondo scalette non innocue, poi perché la cronaca è una grande divoratrice di notizie, e l’ultima caccia via nel dimenticatoio la precedente, in una corsa affannosa che annulla qualsiasi senso e riflessione. Allo stesso tempo, noi viventi di quest’epoca, non possiamo sottrarci spocchiosamente al nostro ambiente mediatico e culturale per ritirarci sulla torre d’avorio. E inoltre,  la cronaca mediatica e mediatizzata è il nostro racconto quotidiano, per cui , parafrasando il sociologo francese Jean Baudrillard (Il delitto perfetto, Lo scambio simbolico e la morte, etc.), sono in molti ad affermare che ormai è la realtà che imita la fiction, o il cinema anticipa la realtà: la rappresentazione precede l’evento.

“Le immagini, rappresentano il mondo e talvolta influiscono sulle circostanze o suggeriscono un modo di interpretare gli eventi. In una parola, esse elaborano l’evoluzione storica, “fanno” la storia, dei giorni che corrono così come quella scritta dagli storici” (Pierre Sorlin).

   Non è quindi un caso che la realtà, trattata ad abundantiam e con tutti i mezzi come cronaca e come comunicazione, possa essere interpretata, ad esempio, come un film dell’horror o un B-Movie, o qualsiasi altra forma drammatica o comica vi venga in mente.

   Riflettevo su questo, ieri sera, mentre guardavo Blob che ritrasmetteva alcune scene del film di Gabriele Salvatores Io non ho paura (tratto dal noto romanzo di Niccolò Ammaniti). Un ragazzo è stato rapito e nascosto sottoterra, e viene scoperto casualmente da un altro ragazzino che era andato lì a giocare con altri bambini. Il romanzo e il film sono ambientati in un assolatissimo Sud, che potrebbe stare fra il Tavoliere e l’Irpinia, fate voi. La citazione di Blob è riferita, ovviamente, al ritrovamento casuale e drammatico dei due ragazzini di Gravina di Puglia, Ciccio e Tore, in fondo a una cisterna di un palazzo diroccato, dopo due anni di inutili indagini, e con la grave accusa di omicidio a carico del padre, Filippo Pappalardi. E, colpo di scena, adesso è proprio la cosiddetta “conduzione delle indagini” a venir messa in discussione da quello stesso circo mediatico che finora non aveva fatto altro che prestar il fianco a tutte le romanzesche ipotesi e “piste” prodotte dall’ensemble Questura-inquirenti-Chi-l’ha-visto. Il Pappalardi, descritto con ampiezza di dettagli come il mostro da crocifiggere, il padre-padrone, il turpe schiavista, potrebbe venir riabilitato, a sonora rivincita del partito degli innocentisti, mentre nelle forche caudine dei meccanismi accusatori ed espiatori potrebbero precipitare gli stessi inquisitori. E viene quindi il dubbio che le stesse Forze dell’Ordine, la stessa Giustizia, imitino, che so, “La Squadra” (1-2-3-etc.), che cioè in sostanza i meccanismi e le procedure d’indagine e di accusa interagiscono assai più profondamente di quanto si creda  con la fiction, cioè con la necessità di “drammatizzare” e di “sceneggiare” gli eventi. Non dico nulla di nuovo, perché la Giustizia è sempre stata considerata come una forma di Teatro, e ogni delitto ha la sua scena. E basti pensare la ricchissima tradizione, letteraria e cinematografica, del genere poliziesco e giudiziario, da Edgar Allan Poe in poi.

   Le polemiche, naturalmente, verranno presto dimenticate, e la cronaca si occuperà d’altro, e i giornalisti del resto “devono mangiare” e in Questura devono comunque tornare. Epperò, secondo me, sono proprio questi momenti critici ad illuminare, ad aprire spiragli sui meccanismi di fondo della Giustizia e della Polizia, o meglio, di tutta la connection Questura-giornalisti-Protezione Civile e chilhavisti del lunedì. E così per una volta, e per alcune ore, gli indagatori saranno indagati. Ma è l’eccezione che conferma la regola. Perché, se il complesso delle procedure ha fatto tilt su un punto, potete essere certi che recupereranno alla grande. Almeno fino al prossimo “buco nero”.

 

   E, come esempio di quello che dico, leggetevi l’articolo su “Repubblica” dell’ottimo Attilio Bolzoni. E poi, “riparliamone”.

 

 pappalardi e rosa carlucci

Indizi fragili, suggestioni, false piste: i buchi neri di un'indagine
che adesso rischia di sgretolarsi. Tra intercettazioni e microspie

 

 

La caccia al colpevole perfetto
e l'inchiesta è finita in un pantano

dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI

 

 

GRAVINA IN PUGLIA (Bari) - L'inchiesta ha tanti buchi quanti ce ne sono nel ventre di Gravina in Puglia. Il padre era il colpevole perfetto e sembra proprio un brutto pasticcio giudiziario quello che si sta per rivelare intorno alla morte di Francesco e Salvatore, i fratellini ritrovati in fondo a una caverna. Errori, passi falsi, incertezze investigative.

Il "caso" è raccontato soprattutto da una frase, due righe scritte da quei magistrati di Bari che hanno deciso l'arresto del padre per l'omicidio dei suoi figli. È alla pagina 165 dell'ordinanza di custodia cautelare contro Filippo Pappalardi: "Sarà sua cura, se lo vorrà, spiegare a questa Autorità Giudiziaria dove li abbia portati e, soprattutto, dove gli stessi siano attualmente". I procuratori hanno praticamente chiesto all'imputato di fornire le prove che loro non avevano trovato. È la sintesi di un'investigazione, il riassunto di diciassette mesi di ricerche.

È la fine del novembre del 2007, il padre violento è appena finito in carcere per avere ammazzato i due bimbi, l'inchiesta è chiusa e con una rapidità sorprendente - 15 minuti è il conto che fa Angela Aliani, l'avvocato di Pappalardi - il Tribunale del riesame conferma l'impianto accusatorio che indica nel violento autotrasportatore l'assassino di Salvatore e Francesco.

"Filippo Pappalardi non può confessare quello che non ha fatto, è incredibile, i procuratori dicono che è stato lui a uccidere i suoi figli senza però dimostrarlo con gli atti", accusa sempre l'avvocato Aliani dopo aver letto le carte sull'arresto del padre padrone. E denuncia, dopo il Tribunale del riesame: "Quei giudici sono senza pudore, poco più di un quarto d'ora per decidere su una situazione così complessa, significa che sapevano già come sarebbe andata a finire prima di entrare in camera di consiglio: scandaloso".

Bisogna cominciare dalla fine per ricostruire questa inchiesta che vacilla sempre di più dopo la scoperta dei corpicini, la loro posizione in fondo al pozzo (erano distanti uno dall'altro, segno inequivocabile che erano ancora vivi, che uno dei due si è spostato di almeno quindici metri), il luogo inaccessibile senza essere visti da qualcuno, la frattura del femore del bambino più grande. Bisogna cominciare da quell'ordinanza di custodia cautelare quando i magistrati arrivano all'assassino. Interpretando malamente parole intercettate. Credendo frettolosamente a una tardiva testimonianza. Lasciandosi trasportare da suggestioni per azzardare ipotesi che oggi sembrano smentite dai fatti.


Per esempio. Nell'atto di accusa i magistrati scrivevano ancora: "Solo la perfetta conoscenza del territorio, l'indagato ha fatto anche il pastore, poteva agevolare l'occultamento dei cadaveri rendendo vane le ricerche fin qui operate in un luogo impervio come quello della Murgia ricca di gravine e pozzi".

Il pozzo della morte non era così lontano, appena cinquecento metri dalla piazza Quattro Fontane, il centro di Gravina in Puglia, l'ultimo posto dove - secondo l'accusa - avevano avvistato Francesco e Salvatore. Era stato controllato quel pozzo ma distrattamente, qualcuno si era avventurato sul precipizio di quella "bocca" sul terrazzino del caseggiato abbandonato, aveva gettato un'occhiata in fondo e poi se n'era andato. Non aveva visto niente. È stato un controllo scrupoloso? E come si fa un controllo scrupoloso dentro un pozzo quando si cercano i cadaveri di due bambini? Con una torcia? Con i vigili del fuoco? Scendendo con le corde nei sotterranei?

Quello che sappiamo di sicuro è che i "soccorsi" di lì sono passati, hanno lasciato una freccia di vernice rossa e se ne sono andati. Francesco e Salvatore c'erano ma non li hanno trovati. I soccorsi? Quali soccorsi? "Le ricerche sono scattate solo il giorno dopo la scomparsa dei bambini", ricorda l'avvocato Aliani.

In verità la ricostruzione della polizia è un po' diversa. Alle 23,50 del 5 giugno 2006, Filippo Pappalardi e la sua compagna Rosa Ricupero si sono presentati al commissariato. Parlano con un poliziotto, raccontano che Francesco e Salvatore si sono allontanati "e comunque non sporgono una formale denuncia di scomparsa". Un paio di ore dopo, "esattamente all'1,40 del mattino del 6 giugno, il Pappalardi si portava nuovamente presso il commissariato senza entrarvi, citofonicamente, comunicava di non avere ricevuto più notizia dei suoi figli".

Alle 7 il padre è contattato telefonicamente dai poliziotti del commissariato di Gravina, gli chiedono se ha trovato Francesco e Salvatore, lui risponde di no. Invitato a tornare in commissariato, dice che non può, sta lavorando. È in quel momento che, a torto o a ragione, nasce il primo sospetto sul padre "assassino".

Il resto dell'indagine sono quasi due anni all'inseguimento di un indizio. La pista "romena", le sette sataniche, i pedofili. E di voci captate ai telefoni o dalle microspie. Quella del padre più di tutte. Una mattina è con suo cognato Giuseppe, sono in campagna per dar da mangiare ai cani. Filippo dice al cognato: "È da sabato o da domenica che non vengo qua, dovessero pure morire i cani qua". È una tipica espressione dialettale ma quelle sono parole che lo inchiodano, quel "pure" porta Filippo Pappalardi in galera. Anche se le ruspe scavano e scavano in quel terreno ma non trovano niente.

Un'altra telefonata intercettata, un altro indizio contro il padre: "Mai successa la morte di due fratelli, eh". Filippo Pappalardi "dava per scontato" che i suoi figli non ci fossero più. Quindi sapeva, lo sapeva soltanto lui, perché lui li aveva uccisi. Il profilo dell'indiziato si adattava ai sospetti: prepotente e manesco. Anche la sua miserabile vita era quella ideale per un assassino.

La sua tragica storia familiare, la sua provenienza sociale, i suoi modi selvatici, la sua strafottenza nei confronti dei magistrati che l'avevano interrogato per due volte. L'identikit di un omicida perfetto. Un colpevole "a tutti i costi". La giustizia, si sa, è uguale per tutti.


(28 febbraio 2008)

postato da doktorgeiger alle ore febbraio 28, 2008 16:26 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni, cinema, news, giornalismo, informazione, morte, attualità, capri espiatori
commenti (4)

Chi sono

Blogger: doktorgeiger

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami





Earth From Above


Visioni

Industrial Steampunk Animation 2.0


Ah Pook


Dr.Steel - Back and Forth





click here to learn more


ALTRI POST RECENTI
Good Rockin Tonight- Le origini oscene del Rock'n'Roll
Wikipedia no grazie (ma c'è Wikiscanner)
Non si accettano mediazioni - Qiu Ju e la politica estera
Circolazioni - London by Night
Il rebus caucasico
Commentando la blogosfera
Le case discografiche hanno fatto il loro tempo
The Power To Be Different (Lancia Delta Buddha Age)
Ma dove ha visto BH Levy le cose che dice di aver visto in Georgia?
Holographic Interfaces - Ringo


LINKS
Suoni e Visioni
Voyages Extraordinaires
blackmailmag
Il Teatro dei Vampiri
buoncinema
Tomobiki Marchenland
...ma sono vivo e non ho più paura!
Francesco Dimitri
amosgitai cinema&viaggi

Internet
gandalf
Il Disinformatico
Punto Informatico
neural
infowars.net

Scrittori e Grafomani
carmilla
nazione indiana
aitanblog
il primo amore
wuming foundation
marco rovelli
giuseppe genna
iQuindici news


Satire & Umori Vari
le malvestite
umarells uotching


Informatija & Disinformatija
gennaro carotenuto
fuoriluogo
altre storie
comedonchisciotte
eddyburg
afrikara
free gaza>
Lacio Drom
latinoamerica
Rom, Sinti & Politica
rekombinant
sergio bontempelli
indymedia napoli
indymedia roma
indymedia emilia-romagna
InfoPal





POST PRECEDENTI
Ce n'est qu'une Mascarade!
The Pirate Bay - Censura e Phishing
Pirate Bay - Caccia all'IP
17 agosto 1969, si conclude il Woodstock Music Festival
Apocalypse Culture - Una nuova Guerra Fredda?
Gordon, il primo topo-robot
Manuale sulla Cina Online
Ghost Town Tour
Ma quanti sono i blog in Italia?
Coprifuoco nelle città-fortezza
Ospitalità e ostilità
Chiuso Colombo-bt.org
WALL-E e l'emergenza rifiuti
Music for Geiger Counters
Mediaset vs YouTube
Server in the Sky with Diamonds
Tutti i periodi storici hanno fine
Mosquito Teen Buzz
Mosquito Wars
Funny Games 1 & 2
Psicopolitica del godimento
Tecno controllo e sicurezza
Tolleranza 0 contro i Graffiti







gaza_black_ribbon



un dito per maroni

www.kilombo.org

Partecipano

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte

Add to Technorati Favorites Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator