
mentre in Italia lo scenario politico è di uno squallore e di un grigiore inqualificabile, c’è anche chi festeggia successi elettorali di ben altra dimensione
KATHMANDU - Sta crescendo il vantaggio degli ex ribelli maoisti in Nepal, anche se non sono ancora definitivi i risultati delle elezioni, svoltesi giovedì scorso, per la formazione di un'Assemblea costituente che dovrebbe trasformare la monarchia in Repubblica.
E il capo maoista, che per oltre dieci anni ha condotto una sanguinosa guerra civile, tanto da guadagnarsi una taglia sulla propria testa, diventerà forse il primo presidente del Nepal. Infatti Prachanda, nome di battaglia che significa 'feroce' o 'terribile' (il vero nome è Chhabilal Dahal), ex insegnante, a capo dell'insurrezione che è costata la vita a oltre 13.000 persone, ha mostrato un'ottima capacità di organizzazione, ed è riuscito a garantire la fedeltà assoluta e la disciplina dei propri seguaci.
Nel novembre 2006 i maoisti hanno siglato un trattato di pace che ha posto fine alla guerra civile, e da allora hanno fatto un uso più moderato della retorica maoista e marxista...
E dunque Prachanda sarà forse il primo presidente del Nepal, dopo una monarchia durata 240 anni. Ai maoisti sono stati già assegnati 109 seggi. Gli analisti avevano previsto per gli ex ribelli un modesto terzo posto...
La vittoria dei maoisti è vista dagli Stati Uniti, che li considerano dei terroristi, come una minaccia. Eppure la nuova formazione politica ha un programma che potrebbe sicuramente risollevare l'economia del Paese, tra i più poveri del mondo.
Infatti i maoisti hanno in programma una radicale riforma agraria a favore dei piccoli coltivatori, che è vista con favore in un Paese dove finora ha imperato la corruzione. "Gli altri partiti politici non hanno capito le esigenze della gente e non hanno mantenuto le promesse fatte in passato - spiega alla Reuters Ram Kumar Khadayat, uno studente universitario di 25 anni - E così la gente ha pensato di dare una possibilità ai maoisti. Vediamo cosa faranno".
La fine della monarchia è in cima al programma dei maoisti. "Devono lasciare il palazzo immediatamente", ha detto uno dei leader del partito, Baburam Bhattarai, al Kathmandu Post, riferendosi a re Gyanendra, al potere dal 2005.
(La Repubblica 14 aprile 2008)

240 anni di monarchia possono bastare
"E’ stato il giorno del giudizio per 17milioni e 600mila nepalesi che nell’antico regno himalayano hanno mandato in archivio 240 anni di monarchia indù. Le elezioni per l’Assemblea costituente si sono infatti rivelate un vero e proprio referendum epocale, dal momento che hanno sancito l’inizio di una nuova era di gestione politica e istituzionale. Alle spalle resta quell’accordo di pace firmato nel 2006 con la guerriglia maoista che ha praticamente chiuso 10 anni di guerra civile e segnato la trasformazione dei ribelli in un partito politico. I nepalesi hanno dovuto scegliere 601 rappresentanti che riscriveranno la Costituzione e governeranno il Paese in attesa delle elezioni legislative. Si tratta delle prime elezioni libere dal 1999. L'obiettivo della Costituente sarà ora quello di trasformare l'antico paese in una repubblica. Per conoscere i risultati definitivi dello scrutinio bisognerà però attendere la fine di aprile o i primi di maggio."
Grandi sono ora le aspettative di cambiamento tra la popolazione, anche se gli analisti notano che una reale svolta richiederà tempo. “Le giornate dopo il voto saranno difficili e pericolose - avverte l'International Crisis Group - il comportamento dei perdenti più potenti determinerà la fase post elettorale”. Uno dei perdenti più noti è quel re Gyanendra - l’ultimo monarca hindu - che ha cercato di ottenere un potere assoluto, ma che fu costretto a rinunciare al suo trono, due anni fa tra le proteste di piazza. Contro di lui si scatenò, infatti, il partito comunista nepalese che per oltre un decennio lottò per creare una repubblica comunista. E nel conflitto, divampato nel 1996, morirono oltre 13mila persone.
Il voto attuale è stato sancito ufficialmente, pur se la campagna elettorale è stata accompagnata da gravi scontri. Almeno 12 persone sono state uccise in violenze a sfondo politico nelle ultime settimane. Negli scontri sono morti due candidati ed anche sette militanti del Partito comunista marxista. Si è anche appreso - grazie a notizie apparse in alcuni media locali - che in vari seggi provinciali il voto era stato sospeso, dopo che i maoisti avevano cercato di sottrarre delle schede e intimidire gli scrutatori. E mentre si registrano queste notizie c’è chi ricorda che il costo totale del conflitto in Nepal, nel solo biennio 2001-2003, fu di 119 miliardi di rupie nepalesi (Nrp), pari a 1,7 miliardi di dollari.
(...)
Ecco, quindi, che si guarda al nuovo futuro di questo Paese, considerato a livello del turismo mondiale come un’idilliaca regione montuosa, una sorta di Shangri-La ideale per il trekking e l’alpinismo e per esperienze mistiche a buon mercato. La verità è che questo è sempre stato uno stereotipo. Il Nepal è stato un paese oppressivo e diviso durante l’intera dinastia Shah, un regime feudale, aristocratico, monolitico, fondato su uno Stato chiuso e accentratore. Ecco ora che con la nuova fase costituente - post monarchica - bisognerà cominciare ad immaginare quale nuovo regime si instaurerà a Kathmandu, per scongiurare il rischio che il Nepal precipiti nuovamente nel caos.
(Elena Ferrara, in
http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=38425

