geiger dysf

" Non esiste mondo fuor dalle mura di Verona; ma solo purgatorio, tortura, inferno. Chi è bandito di qui, è bandito dal mondo e l'esilio dal mondo è morte... " (William Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto III, scena III)
giovedì, 08 maggio 2008

4th Reich'n'Roll

    Come spesso è accaduto anche in passato, i fascisti si sono appropriati di una cultura e di una simbologia a loro opposta, come quella Skinheads e OI!, stravolgendola ai propri fini di reclutamento in ciò favoriti dai media che hanno associato nazi e skin, e dal perbenismo di sinistra. Vi segnalo un post di klochov+ "non fare di tutti gli skin un fascio", che in maniera pacata e articolata ripristina la storia della cultura skinhead e delle organizzazione anti-razziste come la SHARP/Skinhead against racial prejudice. E questo articolo sempre attuale di WU MING sui gruppi OI!

Oi!

da Il Mucchio Selvaggio EXTRA, trimestrale di approfondimento
musicale n.7, autunno 2002

The Cockney Kids Are Innocent!
Lo "street punk" britannico dal 1978 al 1982.
L'ultima volta in cui il rock'n'roll fu effettivamente sovversivo

 

di *Wu Ming 1* & *Wu Ming 5*


A Tiziano Ansaldi


 1. Shit From An Old Note Book

(Copertina Strength Thru Oi!)

Non sarà sufficiente "spezzare una lancia": qui si tratta di affrontare
un'intera falange macedone, compiere un'impresa titanica, sfidare quel
Pensiero Unico sul punk che sin qui ha impedito di riprendere in
considerazione il sotto-genere più frainteso, criminalizzato, rimosso
della storia del rock'n'roll.
Proprio nel momento in cui il Venticinquennale riporta in libreria le
solite noiose e McLaren-centriche ricostruzioni e testimonianze, noi
veniamo a fare l'elogio di Sham 69, Angelic Upstarts, Cockney Rejects,
Cock Sparrer, Slaughter & The Dogs, The 4 Skins, Blitz, The Business,
The Menace, The Last Resort, Infa Riot, Peter & The Test Tube Babies,
Gonads, Oppressed, Blaggers
e tante altre bands che dopo la "rock'n'roll
swindle" - che truffa fu davvero, ma le vere vittime furono i kids, non
certo l'industria discografica - salvarono il punk.
Sì, lo salvarono, riportandolo nelle strade di Londra e altre città
britanniche. L'influsso sotterraneo di queste bands sulla successiva
evoluzione del punk (e in genere del Rock'n'Roll) è stato per troppo
tempo ignorato e ben pochi hanno avuto il coraggio di riconoscerlo (tra
questi i Rancid, per questo scherniti dagli imbecilli di NME).
A partire dal 1978 una musica rovente e incazzosa cominciò ad
affacciarsi nelle classifiche di vendita e a influenzare decine e decine
di bands in tutto il Regno Unito. Il gruppo più importante e visibile
erano senz'altro gli Sham 69 di Jimmy Pursey. In mancanza di meglio, si
parlò genericamente di "New Punk", "street punk" etc. ma nel corso dei
mesi si cominciarono a individuare i confini di un vero e proprio
sotto-genere, e nel 1980 il giornalista di Sounds Garry Bushell - su
suggerimento di Micky Geggus dei Cockney Rejects - propose di
battezzarlo "Oi!" (pronuncia cockney di "Hey!").
Era un punk rock esplicitamente incazzoso e classista. Scrive Stewart
Home nel suo Cranked Up Really High:

"I gruppi Oi!, aumentando intenzionalmente la quantità di retorica
basata su una nozione ideologica di classe operaia, trasformarono
qualitativamente il Punk Rock. In quel modo riuscirono a proteggere la
loro musica dai critici trendy e scoreggioni, che altrimenti avrebbero
tentato di appropriarsene, di sofisticarla e incorporarla nel discorso
della cultura alta [...] Le qualità tragressive dell'Oi! sono la sua
unica difesa contro una simile calamità. Tali qualità sono definite
"cattivo gusto" da quei burocrati e borghesi che sono bravissimi a
inculare la gente ma detestano che i conflitti sociali interferiscano
con la loro amministrazione dell'oppressione"

Esattamente per questi motivi, ben presto l'Oi! subì una massiccia
campagna diffamatoria e repressiva, più o meno concertata tra tabloid,
polizia, sinistra salottiera, estrema destra e semplici teste di cazzo.
In poco più di un anno, la criminalizzazione finì per soffocare le
potenzialità di quella musica, seppellendo anche gli sforzi promozionali
e mitopoietici di Bushell sotto le macerie della Hamborough Tavern di
Southall, West London, luogo-simbolo della più grande e vergognosa
calunnia mai fabbricata su una sottocultura giovanile (vedi paragrafo 4).
Sì, forse usiamo troppi superlativi relativi, ma qui si parla di cose
che eccedono.
The Mirror, credendo di dare alle stampe un insulto, definì l'Oi! "the
lowest denominator of pop". George Marshall, ben conscio di dare alle
stampe un complimento, lo ha definito "sottile come una mazza da
baseball che ti arriva in piena faccia" .

L'Oi! era "rozzo"?
Forse. Eppure si andava sviluppando all'incrocio di molteplici
influenze: ascoltandolo senza pregiudizi, vi si trovano brandelli di
skiffle, folk, marcette militari, e in certi pezzi c'è anche l'assolo
FM-rock (es. "Joys of Oi!" dei Gonads e molte canzoni dei Business).
Scendendo nei dettagli, l'Oi! riproponeva i riff di Bo Diddley e Chuck
Berry ("Borstal Breakout" degli Sham 69, "Two Pints Of Lager And A
Packet Of Crisps Please" degli Splodgenessabounds, "Police Car" dei
Cockney Rejects, "Teenage Heart" dei Cock Sparrer...) e quelli del
garage rock (per il tramite dei Ramones) su basi ritmiche primeve e
senza fronzoli: thump-thump-thud-thump. I refrain erano cori da
stadio da cantare tutti insieme - musicisti e pubblico - ma capitò anche
che i Cock Sparrer usassero "Land Of Hope And Glory" di Elgar (l'ode per
l'incoronazione dei sovrani britannici) come base per il ritornello di
"England Belongs To Me".

   Quanto ai testi  qualche volta erano indifendibili (ad esempio quando
la si menava, davvero un po' troppo, con la Union Jack), sovente si
limitavano a far cagare, ma altrettanto spesso raccontavano la vita di
strada avvolgendola di epos e di grezzo humour.
L'Oi! aveva un potenziale di comunicazione universale ("If the kids are
united..."), se per "universo" si intende quello dei giovani spossessati
allo sbando nell'Inghilterra proto-thatcheriana. Dal palco Jimmy Pursey
sbraitava la domanda: "Che cosa abbiamo?" e il pubblico rispondeva
all'unisono: "FUCK ALL!", Un-Cazzo-Di-Niente.

   Non era musica per soli skinhead e tantomeno per nazisti (è un infame
paralogismo a identificare i primi coi secondi). La maggior parte delle
bands NON era formata da skins. Il pubblico era misto: punk, mod, skin,
bianchi, neri, donne, uomini. Bands come gli Angelic Upstarts erano - e
sono - inequivocabilmente antifasciste, tanto da aver subito diverse
aggressioni (tranquilli: le hanno prese ma ne hanno anche date).
Per quanto scomoda possa essere, la verità è che la degenerazione
culminata col "white power rock'n'roll" (Skrewdriver-seconda-fase &
compagnia brutta) fu successiva alla demonizzazione da parte dei media
(e purtroppo ci misero del loro anche i benpensanti di Rock Against
Racism)
. Fu soprattutto la propaganda avversa a stimolare la risposta
(invero molto punk) "noi-contro-di-voi" e ad avvicinare diversi kids al
National Front e ad altri gruppi fascisti. Pure in quel frangente, molte
bands rimasero lucide e cercarono di fermare la deriva. La SHARP (Skin
Heads Against Racial Prejudice
) fu promossa in Europa proprio da un
musicista e produttore Oi!, Roddy Moreno dei gallesi Oppressed.
Anche nel pesante clima di censura e di concerti annullati, con la
maggior parte delle bands costrette all'autoproduzione, i mancuniani
Blitz riuscirono a portare un proprio LP al n.27 delle classifiche di
vendita. Chissà che sarebbe potuto succedere, in condizioni normali.
Nonostante tutto, negli ultimi vent'anni l'Oi! è sopravvissuto, ha
esteso la propria influenza, si è contaminato con l'hardcore (un suo
fratello minore) o con lo ska (un amico di famiglia) e poi è tornato
alle radici, ma solo per cambiare ancora. Gli sforzi di Roddy Moreno e
di molte altre persone non sono stati vani: a dispetto dei tentativi
delle bands naziste di intorbidare le acque infilando la parola "Oi!" in
ogni strofa delle loro canzoni, oggi in molti paesi i milieux Oi! e
quelli "white power rock'n'roll" sono ben distinti, estranei e ostili
gli uni agli altri.

   Esistono gruppi Oi! in moltissimi paesi, persino in Cina (i devastanti
Wuliao Contingent di Pechino). Ma qui vogliamo parlare del periodo
"classico": è tempo di "riscattare" quelle bands, per troppo tempo
costrette a mangiare merda, e consigliare le loro canzoni, elencare
dischi e siti, dire che un bel pezzo Oi! può regalarvi due minuti
esaltanti (d'altro canto un brutto pezzo Oi! ha l'effetto di un calcio
nei coglioni). Vogliamo affermare talebanamente che non si può non
amare "The Sun Says" dei Cock Sparrer o "I'm An Upstart " degli Angelic
Upstarts
o "War On The Terraces" dei Cockney Rejects o...


2. Do You Want New Wave Or Do You Want The Truth?

Sham 69. Londra, 1969. Oppure 1978.
Boots Doc Martens, rossi, otto buchi. Lacci rossi. Jeans Levi's 501,
risvolto di un pollice, tagliato e cucito in modo che i Doc possano
brillare di luce propria, lucidati fino all?ossessione. Camicia Ben
Sherman a scacchetti bianchi-blu, "button down" con ulteriore, maniacale
bottoncino sul retro del colletto, spacchi a V sulle mezze maniche.
Bretelle bianche, sottili. Harrington rosso fuoco, maniche con tutta
probabilità tirate su in modo da rivelare tatuaggi: una pantera nera, i
martelli incrociati del West Ham, due rondini, un cuore eccetera.
"Number two crop": la testa rasata, ma mai a zero, troneggia minacciosa
su una "catena semiotica" (ooops! ci scappa il sociologhese) precisa e
affilata come una rasoiata. Il tuo aspetto riflette la tua estrazione.
L'una e l'altra cosa ti configurano per quel che sei. Un bel problema.

   Arrogantemente proletario. "Una parodia dell?operaio modello",
sentenziano i sociologi di Birmingham. Ma gli operai modello non
ricostruiscono "simulacri simbolici di comunità operaia", qualunque cosa
voglia dire, adottando tagli di capelli, vestiti, gergo e musica dei
giovani delinquenti di una comunità immigrata di recente. Sei un /hard
mod/ che ha ibridato le proprie ossessioni con quelle dei ragazzi
dall?altra parte dell?oceano: non degli Stati Uniti, ma dell'impoverita
e periferica Giamaica, forte solo della musica e dello stile dei suoi
profeti musicali. Sei un bel problema, ragazzo.

"Turn on, tune in and drop out" significano meno di zero, per te. La ganja andava bene per
tuo fratello maggiore, mod, quando ballava lo ska al Roaring Twenties,
in Carnaby Street. Ora, là fuori, è pieno di hippies. La loro realtà non
è la tua realtà. La loro utopia cozza con la durezza della vita
quotidiana. Tu fai la coda al collocamento, oppure perdi il tuo tempo in
lavori senza sbocco, e il tuo orizzonte è quello nuvoloso di un paese in
recessione & decadenza. Niente amore cosmico, India o altre stronzate.
Hai deciso di trasformare tutto questo in un arma: la tua irriducibilità
ti rende il bersaglio preferito, da subito, di giornalisti, sbirri e
poliziotti vari. Sei un problema, caro Harry, o James, o John. Il tuo
nome di battesimo, con tutta probabilità, è fuori moda. Sei uno
skinhead. Sei un negro bianco. Hai scelto di vivere una parte nel libro
che Dickens non ha mai scritto. Sei Oliver Twist: chiedi altra zuppa.
Se sei uno skinhead, nel 1978, la tua band è Sham 69, punto. Si,
esistono anche altre bands relativamente decenti: i Menace, ad esempio,
oppure gli Skrewdriver (ma non ti fidi di loro: ricordi troppo bene
quando sono arrivati dalla campagna conciati come rockers di terza
categoria). I Cock Sparrer, anche. Musicalmente sono forse i migliori,
ma troppo schivi e modesti per arrivare allo stardom. Su al nord, a
Manchester, ci sono Slaughter and the Dogs. Divertenti, certo. Ma gli
Sham, loro sono tre spanne sopra tutti gli altri. E' stata la
personalità carismatica del leader Jimmy Pursey a convincere una nuova
generazione di skins, dieci anni dopo la nascita dello stile, dieci anni
dopo il reggae e i giorni del culto originario, che il punk rock poteva
essere qualcosa di buono e di diverso da una menata di art school bands,
ex-hippies e posers felici di apparire sui tabloid con spille da balia
piantate nel naso o sulla guancia. Ti ha convinto che il punk rock è
davvero proletario, è suonato davvero da "ragazzi come tu e me", che può
essere usato davvero come un'arma, che non tutti sono in vendita e che
c'è chi non ha paura di sporcarsi le mani con la realtà. Se sei uno
skinhead, nella Londra del 1978, probabilmente gli Sham 69 sono la tua
unica speranza.

   Eppure gli Sham non sono skinheads. Il nocciolo duro del pubblico sarà
sì rappresentato dagli skins della Sham Army, ma il loro appeal è
generale. Gli Sham 69 sono una delle band punk che ha venduto più dischi
(tre singoli nei top 30 in un anno solo, il 1978), le loro storie di
frustrazione e riscatto coinvolgono skins, punks, ragazzi da stadio, la
gente delle periferie dormitorio e di sicuro lasciano perplessi i
critici. Una specie di rozzo rock'n'Roll con cori da stadio e uscite da
vaudeville - una parodia del punk à la Mc Laren di qualche mese
prima. E cosa ci può essere di buono in un gruppo amato dagli skinheads?
Il giudizio di Jon Savage, autore di una monumentale nonché parziale
storia del Punk, liquida la pratica Sham in poche righe: "Dominarono per
breve tempo il contrafforto realista. Fondono efficaci giri armonici,
colossali ritmi di batteria e commenti sociali trasparentemente
imbecilli."

 
   Gli Sham (il nome deriva da una scritta sul muro del quartiere
d'origine, Hersham), cominciarono la regolare routine di prove in garage
o in cantina durante il 1976. Fuori la retorica del punk rock incendiava
gli animi, ma la pretesa "grande ribellione" agli occhi dei kids
dell'East End assomigliava piuttosto a una sceneggiata buona per
distrarre gli studenti delle art schools durante i week end. Spille da
balia indossate ben lontano dagli occhi ansiosi di mamma e papà, questo
genere di cose: Jimmy Pursey, che era stato skinhead da giovanissimo,
aveva altre idee su cosa sarebbe dovuto essere il punk. Idee pericolose:
Jimmy Pursey, piccola statura e bocca esageratemente grande, parlava di
inclusione, di unità, di uno "street level point of view" che prima di
diventare uno slogan nei giorni dell'Oi! costituì una grande, minacciosa
novità.
La bocca larga di Jimmy era non solo il punto di forza della band ma
anche un bel problema. D'altro canto, Jimmy era solo un kid dell'East
End, non un politicante, e non era certo laureato in filosofia, come fa
notare George Marshall nel citato Spirit of '69.
   Innalzato in pochi mesi al rango di capopopolo, Jimmy cercò di fare del
suo meglio. Suonò concerti per RAR (Rock Against Racism). Ribadì che la band era al di fuori di qualsiasi schematizzazione politica. Difese gli skin dalle accuse
della stampa. Sognò una comunità in cui i kids fossero uniti, avessero
qualcosa da fare e abbastanza arroganza e determinazione per rivendicare
e pretendere qualcosa di meglio della fila all'ufficio di collocamento o
delle quotidiani vessazioni della polizia. Era un messaggio che non si
fermava a quelli in bretelle e scarponi. Riguardava tutti i kids "come
tu e me."
La band lasciò dietro di sé tre buoni album (i primi tre, "Tell Us The
Truth" su tutti, Polydor 1978), 45" di successo come "If The Kids Are
United" o "Hurry Up Harry" e un grande, grande rimpianto.


3. The Original Artists That Changed The World Forever

Cockney Rejects.

Ci sono i nomi di tantissime/ bands, sulle copertine
delle raccolte Oi!, dalla seminale e molto fraintesa "Strength Thru Oi!"
(parodia, NON riproposizione dello slogan nazista "Forza attraverso la
gioia") al box di 3 CD "Oi! This Is England" (Dressed To
Kill 1999) dalla cui copertina prendiamo il titolo di questo paragrafo
(!). Alcune bands durarono il tempo di una singola
incisione, altre sono ancora in attività. Noi ci soffermeremo (e
brevemente) su tre di queste ultime: Cockney Rejects, Cock Sparrer e
Angelic Upstarts. La selezione è arbitraria e brutale, e molti ce la
contesteranno, ma a nostro avviso queste tre bands sono quelle che più
si stagliano contro il fondale, sono potenzialmente meno "di nicchia"
(da pronunciare alla rodigina) e in qualche modo trascendono la scena
che li ha originati.

   I reietti cockney: ex-pugili, tifosi del West Ham facili alla rissa,
headbangers interessati al metal (fecero una cover di "Motorhead" in
anticipo di tre lustri sui Primal Scream di Kowalski) e molto altro.
Suggerirono a Garry Bushell l'icastico nome del sotto-genere e tra il
'79 e l'81 incisero una lunga sequenza di capolavori, tra cui "Oi! Oi!
Oi!" (appunto), "Flares And Slippers", "Badman","I'm Not A Fool", "Join
The Rejects", "The Greatest Cockney Rip-off"... Tutti pezzi
im-pre-scin-di-bi-li, contenuti nei loro primi tre LP, che s'intitolano
rispettivamente "Greatest Hits-Volume 1" (EMI 1980), "Greatest
Hits-Volume 2" (EMI 1980) e "Greatest Hits-Volume 3" (EMI 1981)!

   Quando gli Sham mandarono in pezzi il vaso di Pandora dello street punk,
i Cock Sparrer ("gallo da combattimento") erano in attività già da
diversi anni (almeno dal '74). Scrive Stewart Home:

"i Cock Sparrer difficilmente rientrano in una qualunque definizione di
punk rock: i loro arrangiamenti e il modo di suonare erano troppo
articolati e troppo vicini al rock mainstream per rientrare nel
genere, furono i loro testi e la loro immagine a farli etichettare punk
rock e Oi! "

   I Cock Sparrer hanno scritto pezzi che è oggettivamente molto
difficile sminuire: "Where Are They Now" è un'invettiva contro McLaren
& Co. e un invito ai kids a non fidarsi mai più di simili personaggi;
"Out On An Island" è una canzone utopica e pacifista che nessuno mai si
aspetterebbe da una Oi! Band. Consigliamo senz'altro la compilation
"England Belongs To Me" (The Harry May Company, 1997) e il loro sito
<
http://www.sparrer.freeserve.co.uk/>

Angelic Upstarts

Gli Angelic Upstarts sono tra le bands che hanno avuto più problemi con la polizia
(anche perché nei testi non ci sono mai andati molto leggeri) e coi
nazi. Ancora oggi, raramente a un loro concerto fila proprio tutto
liscio dall'inizio alla fine, e ci si perdoni l'understatement. Nel '97,
all'Astoria di Londra, assistemmo personalmente all'invettiva dal palco
del cantante Mensi contro uno spettatore che indossava una T-Shirt degli
Skrewdriver: "Se appoggi gli Skrewdriver allora non appoggi noi!
Toglitela, se non vuoi tornare a casa in una fottuta ambulanza!". Fu
senz'altro uno dei gigs più tranquilli della loro carriera, perché il
tizio non se ne andò in ambulanza. Una band che sa fare incursioni nel
reggae ("I Understand"), tende ad essere molto "folk" ("Murder Of Liddle
Towers, Brigthon Bomb...") ed epica, quell'epica da
working-class-che-non-si-piega la quale, chissà perché, a loro riesce
meglio che a Pezzotta. Procuratevi "Two Million Voices" (1981,
ripubblicato in CD negli anni Novanta da Dojo e Captain Oi!).
Peccato che il loro sito sia alquanto brutto:
<
http://www.angelicupstarts.co.uk/>


4. One Law For Us And One Law For Them

"One Law For Us And One Law For Them."

Così i 4 Skins, tra le band più amate del periodo, tirarono le somme riguardo a quello che successe dopo l'"incidente" di Southall. La copertina del 45 ritrae un gruppo di
nobili in tight e cilindro che assiste a qualche fottuto gran premio
ippico. L'Inghilterra è un paese socialmente diviso in due.
L'Inghilterra è un posto lontanissimo da qui.
Southall, Hamborough Tavern. Ma cosa successe veramente quella sera?
La serata sembrava doversi svolgere come ogni evento precedente. Da
quando gli Sham avevano lasciato le scene, l'attività del NF (National Front) ai concerti
era scesa a zero. L'Oi! (così veniva definito ormai lo street punk)
sembrava potersi trasformare in qualcosa di importante. "Street level
point of view": esattamente quello di cui i giornalisti e critici
musicali sono privi. Il linguaggio dell'Oi! era così semplice che doveva
esserci qualcosa sotto. L'interesse per queste nuove band proletarie e
arroganti era preoccupante. Che fine aveva fatto il buon gusto? E
l'"arte"? Quella musica non "distraeva" i kids. Sembrava destinata a
renderli sempre più consapevoli e quindi più scontenti.
Alcune band all'interno dell'Oi! erano formate da skinheads e avevano un
seguito prevalentemente skinhead. Queste erano le uniche band che
facevano notizia, vista la pretesa contiguità tra skins e estrema
destra. Southall, d'altro canto, è un quartiere asiatico. La serata era
stata organizzata da skinheads appartenenti alla locale comunità
asiatica. All'interno del pub, dove dovevano esibirsi The Business, The
Last Resort
e The 4 Skins, c'erano un migliaio di persone. Circa
cinquecento erano skinheads. Di ogni convinzione politica, anche se i
disgustati dalla politica in quanto tale dovevano essere la maggioranza.
Poi punks, herberts, famiglie con figli eccetera. Nel seguito dei Last
Resort
(per il fatto di avere una line-up completamente skin erano tra i
più osteggiati dalla stampa) erano numerose le teste rasate di origine
indo-occidentale. Il proprietario dell'impianto aveva incatenato casse e
casse spia al pavimento per paura che gli skins o qualche membro delle
bands potesse portarsi via qualcosa. All'interno c'erano alcuni
rockabilly. Queste le note di colore che risultano dalle testimonianze
dei presenti.
La situazione attorno al locale era tesa da ore. Allertati dalla
campagna stampa anti-skinhead che imperversava sui quotidiani all'epoca,
membri di formazioni locali di autodifesa (Southall era stato epicentro
nel 1979 di gravi scontri razziali) appartenenti alla comunità asiatica
scambiarono un concerto di punk rock per un raduno razzista.
Mentre i 4 Skins eseguivano "Chaos", il loro anthem più popolare,
molto appropriatamente le finestre del locale andarono in frantumi.
Bombe Molotov. Gli asiatici locali detestavano i nazisti, e a ragione.
Ma il modo per risolvere la questione era un po' grossolano, visto che
all'interno i membri del NF o del BM erano dieci o quindici (provate a
pensare a quanti fascisti ci sono in un locale medio in una serata media
nella nostra bella Italia. Sicuramente più di quanti fascisti ci siano
mai stati a Southall quella sera).
Dopo si scatenò una caccia all'uomo che durò diverse ore. La preda umana
erano gli skinheads che uscivano dal locale in fiamme.
Il peggio doveva ancora accadere. Il giorno dopo i quotidiani comparvero
pieni di resoconti su come un raduno neonazista fosse stato attaccato
dagli esasperati membri della comunità locale dopo ore e ore di pesanti
provocazioni razziste (Pare che uno skin quindicenne avesse chiesto a un
commerciante locale quante rupie ci volessero per un "fish & chips!
" Davvero intollerabile). Skinheads che marciavano al passo dell'oca e
stronzate simili. Skinheads che avevano avuto quello che si meritavano.
Bands che avevano rivelato il proprio vero volto: i Last Resort avevano
suonato con l'Union Jack alle spalle! (Anche i Jam lo facevano. O gli
Who, o i Whitesnake, se è per questo). Sembrava un film completamente
diverso eppure era la stessa Southall, la stessa notte e la stessa
rivolta etnica.
Il rogo dell'Hamborough Tavern levò di torno provvidenzialmente tutta
una generazione di bands che avevano le carte in regola per riscuotere
un grande successo commerciale. Sporcarsi le mani con la realtà non
paga: meglio continuare con la paccottiglia dorata del rock'n'roll
istituzionale, con le band "intelligenti" e "innovative" e che,
soprattutto, "non pongono problemi". Il rogo dell'Hamborough Tavern
segnò anche il debutto dello skin nazista come stereotipo mediatico.
Buffo che proprio quella volta gli skins fossero le vittime e non i
carnefici.
Vi diremo un segreto. I giornali mentono.


5. Oi! siamo tu e io vincenti

Sempre a proposito dell'Oi!, George Marshall ha scritto: "Probabilmente
per la prima volta, chi stava sul palco e chi stava tra il pubblico
"erano la stessa gente".
Tanto per autocitarci, "le storie sono asce di guerra da disseppellire",
e forse la storia dell'Oi! ha molto da insegnarci: un'intera scena è
stata spinta con violenza lontano dal successo (anche commerciale) che
meritava, per questioni che sconfinano nella pura e semplice
discriminazione di classe. Tuttavia è sopravvissuta, riuscendo a
radicarsi grazie al passaparola, alla cultura orale, ai concerti dal
vivo, ai banchetti di dischi, alle autoproduzioni e a Internet. In poche
parole, una sfera solidale.
Una vicenda paradigmatica. Oggi le grandi case discografiche (le stesse
che dopo Southall non avrebbero toccato l'Oi! nemmeno con una pertica)
piangono miseria, si scagliano con violenza contro "la pirateria", il
peer-to-peer, i masterizzatori e gli MP3, vedono drasticamente ridotti
i loro margini di profitto. "The times they are a-changin' again", le
bolle di sapone scoppiano, si ridimensionano fenomeni di parassitismo
che avevano assunto proporzioni ridicole (guitti che si ritrovano
miliardari solo perché da trent'anni nei piano-bar si suona la loro
unica canzone di successo, la SIAE che estorce soldi grazie a balzani
cavilli legali e li divide tra le Grandi Famiglie che l'amministrano
etc.). La fruizione della musica (e non solo) sta cambiando, come quando
la cultura popolare diventò "cultura di massa": standardizzazione
dell'offerta, grandi numeri, proprietà intellettuale etc.
Ora la "cultura di massa" lascia il posto a una nuova forma di cultura
"popolare", in cui contano sempre di più le esibizioni dal vivo, le reti
solidali, la condivisione, il DIY, e in fin dei conti importerà poco
sapere chi ha scritto che cosa. L'artista sarà sempre meno Divo (o
Autore) e sempre più cantastorie, menestrello, bardo, griot. Non è
molto "punk" tutto questo?
In questo processo solo i parassiti di cui sopra hanno qualcosa da
perdere, non certo Noi, vasta, eterogenea e ancora inconsapevole
comunità di produttori e fruitori e commentatori di musica (e non solo),
il cui orizzonte spazia da Mike Stax che colleziona oscuri 7' dei
Sixties all'ultimo ragazzino col computer pieno zeppo di MP3.
Per ora ci fermiamo qui, sperando di aver saturato di pulci le orecchie
di chi legge.

postato da doktorgeiger alle ore maggio 08, 2008 21:27 | link | commenti (7)
categorie: musica, politica, cinema, movimenti, guerra, video, attualitĂ , immigrati, emergenza
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