geiger dysf

"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
sabato, 10 maggio 2008

Montecchi e Capuleti (exit music for a film)

 

   Verona è, e resterà sempre, nell'immaginario, la città di Romeo e Giulietta, di Montecchi e Capuleti; le rivalità non possono  ricomporsi che nella morte per procura, per transfert, come ricorda un'altra canzone, "Join Me (in death)" degli HIM (His Infernal Majesty), che però mi pare un po' troppo leziosa e MTV per i miei gusti (ma forse è un po' il destino di quest'opera di Shakespeare oscillare fra commedia e tragedia).Il cupio dissolvi delle accese rivalità si incanala su due vittime predestinate, perchè osano infrangere gli steccati, i divieti, i tabù e gli odi pretestuosi magistralmente espressi da Mercuzio nel breve brano che ripropongo. Non vi è possibilità di ricongiungimento che nella morte (e nell'esilio dal "mondo", cioè dalla Verona delle fazioni rivali). Romeo e Giulietta si ribellano alle proprie famiglie, cioè ai vincoli feudali di sangue, ma la forza di quei vincoli si rovescia su di loro in maniera distruttiva.

BENVOLIO - Ti prego, buon Mercuzio, andiamo a casa. Fa molto caldo oggi, e i Capuleti sono in giro: dovessimo incontrarli, non potremo evitare d’azzuffarci. Il sangue, in questi giorni di calura, fa il matto e bolle più del necessario.

MERCUZIO - Tu mi somigli a un di quei compari che, come sono entrati in una bettola, ti sbattono la spada sopra un tavolo, gridandole: “Dio voglia, non sia mai, ch’abbia a usar di te!”; e poco dopo, al secondo bicchiere, come niente,

ci infilzano lo stesso taverniere.

 

BENVOLIO - Davvero ch’io somiglio a un tal compare?

 

MERCUZIO - Va’, va’, che con quel tuo caratterino, quando t’arrabbi sei così focoso che non ce n’è l’eguale in tutta Italia: pronto a farti eccitare dalla collera,

e andare in collera per eccitarti.

 

BENVOLIO - E avanti, poi, che altro?

 

MERCUZIO - Che se ad esser così come sei tu, foste in due, ci vedremmo presto privi d’entrambi perché vi sopprimereste l’uno con l’altro. Perché tu sei uno che attaccheresti lite con chiunque, sol perché la sua barba ha un pelo in meno o in più di quella tua; o con chi fosse intento a schiacciar noci, solo perché tu hai gli occhi color nocciola.

Quale occhio se non il tuo saprebbe scorgere in quello un pretesto

per far questioni e menare la mani?

La tua testa è stipata come un uovo di questioni, ed a forza di litigi

s’è imputridita come un uovo marcio.

Hai preso a male parole un povero cristiano che tossiva per strada,

col pretesto che quel suo scarracchiare svegliava quella bestia del tuo cane

che dormiva sdraiato sotto il sole.

E non hai litigato con quel sarto, perché portava il suo giubbotto nuovo

prima di Pasqua? E ancora con un altro perché allacciava le sue scarpe nuove

con vecchie striglie? E adesso proprio tu mi vieni a predicare che non si deve

attaccar briga!

 

BENVOLIO - S’io fossi litigioso come te, chiunque comprerebbe tutto il feudo

della mia vita per un’ora e un quarto di quella sua.

 

MERCUZIO - “Il feudo…”. Oh, sempliciotto!

 

BENVOLIO - Per la mia testa, ecco i Capuleti!

 

MERCUZIO - Chi se ne frega, per i miei calcagni!

(William Shakespeare, Romeo e Giulietta, Atto Terzo, Prima scena)

postato da doktorgeiger alle ore maggio 10, 2008 07:28 | link | commenti
categorie: musica, teatro, video, morte, attualitĂ 
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