“Or chi tu se’ che vuoi sedere a scranna
Per giudicar da lungi mille miglia
Con la veduta corta d’una spanna?”
(Dante, Paradiso XIX, 79)

Ho come l’impressione che lo scranno del Presidente della Camera abbia qualcosa di demonico, che trasmuta alchemicamente la merda in oro, un impiegato in un principe, una cozza in una sirena, un fattorino in uno squalo della finanza internazionale. Prendete ad esempio:
- Irene Pivetti, da vendicativa integralista-leghista-crociata-vandeana a vendicativa maitresse del sesso estremo, molto ricercata dai soci dell’Elefantino (“Ogni giorno ad Arcore Berlusconi e Dell'Utri gli p...addosso, Previti lo c...in bocca e
- Pierferdy Casini, passato dalla Famiglia (Cristiana) alle Famiglie (Caltagirone)(come regalo di nozze il principe Uolter gli regalò il quadrante Est, o Ovest?, de Roma capoccia e cacciò li zingari infami extra moenia a ramingar nel mondo de sotto, prima di bruciacchiarli)
- il mai tanto compianto compagno Fausto (sic) Berty-Not-In-My-Name, colui che pronunciò la fatidica frase “
- il camerata A' Gianfra’ Fini, che avendo scambiato
Ringraziamo dunque il fine pisicologo Gianfra' per aver coraggiosamente sollevato il problema di quel che si può dire e di quel che non si può dire, certi che la Terza Repubblica Penitenziale saprà dare corso alle sue preziose in-dicazioni.