For 100 years the Aboriginal Peoples have resisted the invasion of their lands by white settlers.
Now, a special law, The Aborigenes Act, controls their lives in every detail
Mr A.O.Neville, the Chief Protector of Aborigenes,
is the legal guardian of every Aborigene
in the State of
He has the power
to remove any half-caste child
“from their family, from anywhere within the State”
Mr.Neville was Chief Protector of Aborigenes in
He retired in 1940.
Aboriginal children were forcibly removed from their families throughout
Today many of these Aboriginal peoples continue to suffer
from this destruction of identity, family life and culture.
We call them the Stolen Generations.
Il film Rabbit-Proof Fence (lett. “il recinto impenetrabile ai conigli”, tit.it. La generazione rubata) è un film del regista australiano Phillip Noyce del 2002, con musiche di Peter Gabriel, tratto dal libro "Follow the Rabbit-Proof fence", di Doris Pilkington Garimara. Tratta la storia vera di tre bambine, Molly, Gracie e Daisy Craig, strappate alle mamme su ordine del Protettorato degli Aborigeni (l’equivalente del “Commissariato dei Rom”) nell’ambito del programma di “rieducazione” alla civiltà dei Bianchi colonizzatori. Le tre bambine “mezzosangue”, guidate dalla più grande, Molly, la più intelligente e “impenetrabile”, fuggono dal dormitorio del Native Settlement , e compiono un lunghissimo viaggio di ritorno verso casa, lungo il “recinto dei conigli”, inseguiti dalla polizia e dalla guida Moodoo, mentre il loro caso finisce su tutti i giornali. 
Il film è del 2002, e dunque non ne farò una recensione, consideratelo un invito alla visione (per chi non l’avesse visto). Vi sono comunque 3 o 4 elementi simbolici che lo caratterizzano fortemente, e su cui vale la pena spendere qualche parola.
Il primo è già incluso nel titolo, ed è non a caso ambiguo – il recinto si riferisce sia ai conigli che agli aborigeni; tanto al contenimento della straordinaria riproduttività dei conigli, importati dal colonizzatore europeo (oltre la varicella e il raffreddore) per impedire loro di razziare le terre coltivate, quanto al programma di sterminio e di “purificazione della razza” aborigena.
Entrambi questi aspetti costituiscono per il governo australiano, e per lo specifico Protettorato per gli Aborigeni, una ossessione e una “emergenza”. Tra la fine dell'800 e l'inizio degli anni '60 almeno 100 mila bambini aborigeni o meticci vennero sottratti con la forza alle loro famiglie e fatti crescere sotto la custodia dello stato, delle missioni cattoliche o affidati a genitori adottivi bianchi per una loro “più adeguata protezione morale". In definitiva, per essere assimilati forzatamente alla civiltà dei bianchi. Il regista sottolinea ampiamente la contrapposizione fra i vasti spazi australiani e le recinzioni: la recinzione come fondamento della civiltà ocidentale.

Il secondo elemento è costituito dal dispositivo di rieducazione dei”mezzosangue” messo in atto dal Protettorato, fra corpi di polizia e rieducatori che devono imporre brutalmente l’adattamento e l’istruzione. L’ideologia ufficiale è ammantata per intero di razzismo eugenetico, “il sangue aborigeno deve essere semplicemente eliminato”, biologicamente e culturalmente. Nei “campi di rieducazione” i bambini rubati venivano "preparati alla loro nuova vita nella società dei bianchi" e purificati razzialmente, naturalmente per la loro “protezione” (da se stessi): “perciò loro malgrado i nativi devono essere aiutati”.
Come, l’abbiamo visto: il dormitorio, con i suoi orari, le sue preghiere, la disciplina da caserma; il lavoro obbligatorio, i maltrattamenti fisici e le punizioni, gli stupri (“praticati su quasi il 90 per cento delle ragazze aborigene uscite dalle missioni”), l’asservimento e l’obbedienza, il divieto di usare la propria lingua (“non si usa il dialetto qui”), la doccia, i regolamenti, la delimitazione stessa del campo di rieducazione. Sorvegliare e punire: istruzione, chiesa e mazzate.
Il terzo elemento possiamo chiamarlo la fuga e la caccia, un elemento direi canonico della storia del cinema. La minaccia delle punizioni non ferma la voglia di scappare delle bambine da quel luogo orrido e triste. Dirigendosi lungo il “recinto dei conigli”, incontrano altri personaggi ai margini della civiltà che forniscono loro un aiuto per proseguire. Nel frattempo il Dipartimento degli Aborigeni, con i suoi Protettori locali, è scatenato nella caccia, almeno finchè ci sono fondi: “devono essere protetti, specialmente da loro stessi, se soltanto essi capissero quello che stiamo cercando di fare per loro”. Nelle parole di Mr Neville“ il diavolo”, il funzionario addetto al "programma" di "tutela degli aborigeni”, non riecheggia forse qualcosa di appena sentito in questi giorni di emergenza Rom?
L’ultimo elemento di riflessione è proprio questo: queste pratiche, queste istituzioni,andate avanti apparentemente fino agli anni ’70, possono considerarsi relegate al passato, e quindi assolte con le scuse dei vari governi (e quindi riassorbite nel cinema, nel racconto, nella storia), oppure sono destinate a riemergere, riciclate e travestite sotto nuove insegne?
