Yosuke Ueno via www.mondobizzarro.net/gallery/index.php
Vi sono polemiche e scenari culturali che in Italia sono destinati a restare underground, a causa dell’asfittico panorama editoriale, appena ravvivato da piccole coraggiose iniziative, che però restano sempre di nicchia. Altrove, per esempio in Francia, sono gli intellettuali e gli scrittori a lanciare veri e propri manifesti politici, da un Michel Houellebecq a un Alain Badiou, da un Bernard-Henry Levy a un Serge Latouche.
In Italia no. Per le ragioni strutturali spiegate in maniera sintetica ed efficace dall’articolo odierno di Ilvo Diamanti su Repubblica.it.html, “il regime mediocratico” italiano ha attribuito a giornalisti e comici quel ruolo che competeva a scrittori, filosofi e intellettuali. Infatti le querelles culturali nell’ex Belpaese sono suscitate dai giornalisti o dai comici: da Roberto Saviano a Giuliano Ferrara, da Magdi Allam a Gian Antonio Stella, da Beppe Grillo a Sabina Guzzanti. Sfido a dirmi quanti conoscono Alessandro Dal Lago o Giorgio Agamben, Adriano Prosperi o Erri De Luca. La solita nicchia di ultra-lettori, immagino, da cercare col lanternino, anche in rete.
Tutto ciò ha infatti un’ampia ricaduta sui temi predominanti trattati nella bloggopalla ritenuta a torto indipendente e avanguardistica. La maggior parte dei bloggers, compresi molti di “sinistra”, vanno troppo spesso a rimorchio, per “stare sulla notizia”, senza aggiungere molto al già detto e al già visto. Quando proprio si vuol dare un tocco di “cultura” al post, allora ci si dovrà rifare all’immancabile Pasolini. Il quale, almeno, non può rispondere con un post o un commento.
(in compenso, devo dire, che come Dio ha creato mosche e zanzare, Microsoft ha creato il correttore automatico di Word, che implacabilmente trasforma Pasolini in Pisolini, Guzzanti in Guzzini, Calimera in Calmiera, e io a “ripristinare” come un coglione…)
PS sullo stesso argomento, o quasi, mi sembra interessante questo articolo pubblicato ieri su www.senzasoste.it/, "La morte di Funari, avanguardia della tv spazzatura".
