
Nell’ormai famigerato pacchetto sicurezza di maggio, il governo ha dichiarato
E’ facile immaginare quanti Bros siano adesso a rischio quotidiano. Anche in questo, come per le altre “emergenze”, all’avanguardia della Tolleranza Zero vi sono da tempo le Amministrazioni Comunali, in modi contraddittori, con l’obiettivo cioè di distinguere “tra espressione estetica” (con muri e luoghi adibiti allo scopo, legalmente) e “vandalismo puro” (da reprimere). Sul fronte, diciamo così, del “dialogo”, sembrano esserci Torino (“Murarte”, concessione di muri, patentini per i writer, privati che offrono capannoni da dipingere ), e in parte anche Roma (“cROMiAe”, “Roma magistra artis”).

Sul fronte più apertamente repressivo, le città capofila sono Bologna e soprattutto Milano. A Bologna lo sceriffo Cofferati è uno dei primi ad aver minacciato il ricorso al codice penale. Milano è la capitale della Tolleranza Zero, con squadre speciali di vigili che danno la caccia ai writers, in collaborazione con una “Associazione nazionale antigraffiti”. Senza dimenticare, ipocritamente, di essere la capitale del design italiano: infatti ha organizzato la più grande mostra italiana sul graffitismo, Sweet art, street art. Ma un po’ per tutti gli Assessori al decoro urbano un conto è

Sulla reale efficacia della Tolleranza Zero di fronte a un fenomeno così esteso e proliferante, anche gli esperti (oltre che condomini e amministratori, per ragioni economiche) nutrono seri dubbi. Infatti il rischio incentiverebbe, piuttosto che disincentivare, l’emulazione dei writers. Inutile dire che per qualsiasi writer la condanna di un anno di carcere per un graffito è uno sproposito, specie se commisurato ad altri reati. E comunque è un provvedimento cieco e inutile, che provocherebbe l’esatto contrario. Ma quel che conta, per Comuni e Governo, è riaffermare la priorità del paradigma Sicurezza: non si tratta di prevenire/reprimere, ma di affermare un modello di controllo emergenziale che gestisca il disordine, non l’ordine. Non a caso le varie Tolleranze Zero, a partire dalla tanto celebrata "War on Drugs", non hanno fatto altro che moltiplicare a dismisura l'emergenza.
(*) Il disegno di legge in tema di sicurezza pubblica prevede una modifica dell’art. 639 cod. pen., che incrimina il deturpamento e l’imbrattamento di cose altrui. Viene estesa la punibilità relativa ai danni di cose di interesse storico o artistico o su immobili compresi nel perimetro del centro storico anche ai casi in cui si deturpino o si imbrattino “immobili sottoposti a risanamento edilizio o ambientale o [su] ogni altro immobile, quando al fatto consegue un pregiudizio al decoro urbano”. Questo non basta a Assoedilizia (Associazione milanese della proprietà edilizia – “
Per Assoedilizia gli “sgorbi sui muri” di Milano, oltre che essere “trasgressivi”, “accentuano l'immagine del disordine” e “acuiscono la percezione della insicurezza nella città”. L’equazione graffito = insicurezza è un bel salto logico e giuridico, nel quale traspare tutto l’odio bigotto contro gli “sgorbi” che rappresentano “l'espressione di una latente, diffusa e non controllata trasgressività suscettibile di generare atti di emulazione”.