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"In condizioni di emergenza un governo nazionale farà del suo meglio con censura, spettacolo e indorature mediatiche - "il sistema militare e di intrattenimento" - ma all'esterno del suo lotto di proprietà tutti gli altri se la rideranno" (Bruce Sterling)
sabato, 19 luglio 2008

Tecno Controllo e Sicurezza del Territorio

   impronte2Uno degli aspetti più drammatici dello stato di emergenza permanente è la crescita esponenziale del ruolo e dell’importanza strategica del business della sicurezza e della paura, e quindi delle tecnologie di controllo e sorveglianza. Coloro che si affannano a richiamare le forze dell’ordine alla moderazione nell’uso di armi da fuoco o il governo nell’uso delle impronte digitali,  senza mettere in discussione il paradigma della Sicurezza, assomigliano a coloro che vogliono spegnere un grande incendio con qualche secchiata d’acqua. Ingenui, subalterni, o complici.

  

   In realtà l’allarme sicurezza sta già moltiplicando a dismisura la domanda del bene-sicurezza, sia nell’acquisto di armi o dispositivi elettronici, sia nella proliferazione di corpi di polizia privati. Va da sé che i businessmen della paura hanno tutto l’interesse a far crescere il mercato, facendo lievitare la domanda. Per esserci un business della sicurezza ci deve essere anche allarme, paura, emergenza permanente, distillata quotidianamente, in forma psicotica: la “percezione” di insicurezza, l’”intenzione” di reato.  Fino alla paura dei “rumori”, dei graffiti o dei vicini.

  

   Dopo il 9/11, il fatturato del settore della Homeland Security (la Sicurezza del Territorio, composto da aziende di piccole-medie dimensioni in grado di offrire prodotti e sistemi che integrano tecnologie complesse), è letteralmente esploso. Grandi gruppi come General Electric, Honeywell e United Technologies si sono buttati nel business in crescita . Ma il mercato della Sicurezza è assai più variegato e in evoluzione continua. Che si tratti di videosorveglianza, Internet, e-mail, telefonate, rilevamenti biometrici, il problema non è catturare miliardi di informazioni inutilizzabili, quanto rilevare e selezionare i dati più importanti (per i clienti pubblici o privati). Aziende come Nice Systems (sistemi video e audio), Verint Systems (controllo dati), OSI Systems (monitoraggio e scanning, metal detector, raggi X) propongono continuamente prodotti di nuova generazione, come ad esempio il Pulsed Fast Neutron Analysis, in grado di analizzare la composizione atomica di contenuti di camion, navi o edifici.impronte

  

   Un settore in grande crescita è quello delle apparecchiature per «tracciare» persone o cose. A questo proposito i sistemi di rilevamento delle impronte digitali sono già preistoria rispetto ad altri sistemi di identificazione biometrica (l’iride, i tratti del volto: Iditex, ID Systems). La tendenza generale è far ricadere a pioggia sul “mercato”, e sulla società civile, tecnologie squisitamente militari. La dinamicità del settore sfrutta il vuoto legislativo in materia, imponendo gli automatismi di mercato come urgenza, emergenza, eccezione. Questo spiega perché i Pacchetti Sicurezza vengono rinnovati a go-go, con l’incalzare di sempre nuove “urgenze”.

 

   Ha ragione Cassandra Crossing-(Biometria, ideologia, incompetenza ed idiozia/p.aspx) quando sostiene che in Italia il problema della raccolta delle impronte digitali sui documenti di identità (e dei dati biometrici in generale) viene tuttora visto come “dibattito ideologico” piuttosto che come problema giuridico, costituzionale, per non dire tecnico e pratico. Per questo il “cittadino medio italiano” si comporta come un’”incompetente” e un “idiota”, pronto a farsi schedare volontariamente, quasi con orgoglio. “Tanto siamo tutti schedati!”.

 

   Quel che non convince dell’articolo è che, di fronte all’offensiva tecno-autoritaria  delle politiche governative (bipartisan), secondo l’autore basterebbe solo un po’ di buon senso e di “competenza”  per modernizzare i documenti d’identità, la CIE (Carta di Identità Elettronica).  senza i rischi connessi di tecnocontrollo e di derive autoritarie, dovuti alla memorizzazione delle impronte in un database centralizzato. Perché, si chiede CC, realizzare un database “abusabile e quindi pericoloso, quando esistono alternative che permettono di ottenere gli stessi scopi dichiarati con invasività e pericolosità molto minori?”.  Vi sono scopi “non dichiarati e non dichiarabili”? Davvero credete che questo sistema sia necessario, efficace e sicuro?

 ragazze rom manif

   Ora, io non credo che CC sia un ingenuo. E’ un esperto di sicurezza e privacy informatica, quindi fa il suo mestiere. Fa delle domande retoriche, invitando forse a risposte altrettanto scontate. Ci spiega bene come ci sia stata una deroga “sperimentale” al regolamento tecnico della legge istitutiva della CIE che non prevedeva alcuna memorizzazione da nessuna parte delle impronte digitali. CC non mette in discussione i principi ispiratori della CIE. ma vorrebbe limitarne e prevenirne rischi e abusi.

 

   Ma, alla luce di quanto detto prima sul mercato della sicurezza, la difesa della privacy contro l’invasività del tecno-controllo autoritario appare subito una battaglia di retroguardia superata dai fatti stessi. Buona per metterci a posto con la nostra coscienza “democratica” e “legalitaria”.  Non molto dissimile dai richiami e dalle lamentazioni dei garanti della privacy (come Rodotà o Pizzetti) cui s’ispira. Ma del tutto subalterna e mistificatoria rispetto alle reale portata della guerra in corso, come vedremo nei prossimi post.

 

postato da doktorgeiger alle ore luglio 19, 2008 09:10 | link | commenti
categorie: politica, tecnologia, economia, diritto, guerra, analisi, informazione, controllo, emergenza, tirannia
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