geiger dysf

""Scusi se la disturbo.", come disse l'assassino gettando la vecchia nel fuoco." (C.Dickens, Il circolo Pickwick)
venerdì, 29 agosto 2008

Commentando la blogosfera

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   Nella blogosfera, la parte che funziona meno rispetto alle aspettative iniziali, come ricordavo  qui,  è quella relativa ai commenti, cioè quella nata con lo scopo di far interagire blogger e visitatore. Secondo una ricerca della California University di Irvine presentata in aprile a Firenze al convegno internazionale Computer Human-Interaction a Firenze , la maggior parte dei frequentatori di blog lo fa per abitudine, come parte di un rituale, alla ricerca di qualcosa che valga la pena esser letto su 4-5 blog di riferimento. E raramente lascia un commento, se non come forma di cortesia: “basta leggere per sentirsi partecipe”. Altri si sentono in dovere di commentare, soprattutto se si tratta di blog di amici, o di post che scatenano una reazione legata a un’attualità scottante.

 

   Secondo Luca Conti di Pandemia “i lettori scrivono solo se hanno qualcosa da aggiungere”, mentre di solito sfogliano il blog come fosse un giornale, per abitudine o per fidelizzazione. Le ragioni possono essere molteplici: disponibilità di tempo, necessità di approfondimento, competenza e conoscenza della materia. Nei casi di fidelizzazione tende a formarsi nel tempo, all’interno dei frequentatori, una cerchia più ristretta legata a specifici interessi e argomenti.

 

   Nel tentativo di comprendere qualcosa di più della “nebulosa informativa partecipativa”, certamente non facile da decifrare,

Gennaro Carotenuto cita questo studio pubblicato da blog.fav.or.it il 9 agosto, secondo il quale la stragrande maggioranza dei frequentatori di blog (l’85%) commenterebbe una volta sola, per lasciare una sorta di epitaffio. Raramente si sviluppa qualcosa come un dialogo. Oppure questo si anima in occasione di qualche rissa verbale: il post dà l’input e poi via alla rissa, alla defilippi. La stragrande maggioranza dei frequentatori di Internet infatti tramanda abitudini e schemi televisivi, e la “partecipazione”, povera di contenuti, consisterebbe soprattutto nel “me-too”, nella presenza narcisistica. meglio se condita di insulti e invettive. In questo tipo di comunicazione, tipica del modello top-down (e che riguarda i blog giornalistici e professionali, o i loro imitatori), la forma-blog “soffre di una simmetria nativa tra il suo creatore, manutentore, controllore e animatore, e il resto degli utenti, che possono sì contribuire ma mai o quasi sullo stesso piano del Blogger” (Flavio).

 

   A volte il commentario si trasforma in un vero e proprio forum, animato da presenze fisse e competenti,  o diventa il prolungamento narrativo del post., con cui s'intreccia strettamente  In alcuni casi infatti il blog diventa uno strumento di racconto, un nuovo genere letterario, "il genere della tessitura quotidiana del contemporaneo, dinamico, esplorativo e connettivo", come afferma postcrazia.

 

     In altri termini, la “partecipazione” che si costituisce tramite i commenti o è di tipo generalista, e quindi non apporta nulla in termini di interattività, oppure  è molto motivata, e allora tende a costituire cerchie più ristrette, nicchie o masse parallele, che a loro volta si intersecano con altre piattaforme.

 

postato da doktorgeiger alle ore agosto 29, 2008 15:09 | link | commenti (1)
categorie: tecnologia, internet, comunicazione, giornalismo, informazione
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