
Nella blogosfera, la parte che funziona meno rispetto alle aspettative iniziali, come ricordavo qui, è quella relativa ai commenti, cioè quella nata con lo scopo di far interagire blogger e visitatore. Secondo una ricerca della California University di Irvine presentata in aprile a Firenze al convegno internazionale Computer Human-Interaction a Firenze , la maggior parte dei frequentatori di blog lo fa per abitudine, come parte di un rituale, alla ricerca di qualcosa che valga la pena esser letto su 4-5 blog di riferimento. E raramente lascia un commento, se non come forma di cortesia: “basta leggere per sentirsi partecipe”. Altri si sentono in dovere di commentare, soprattutto se si tratta di blog di amici, o di post che scatenano una reazione legata a un’attualità scottante.
Secondo Luca Conti di Pandemia “i lettori scrivono solo se hanno qualcosa da aggiungere”, mentre di solito sfogliano il blog come fosse un giornale, per abitudine o per fidelizzazione. Le ragioni possono essere molteplici: disponibilità di tempo, necessità di approfondimento, competenza e conoscenza della materia. Nei casi di fidelizzazione tende a formarsi nel tempo, all’interno dei frequentatori, una cerchia più ristretta legata a specifici interessi e argomenti.
Nel tentativo di comprendere qualcosa di più della “nebulosa informativa partecipativa”, certamente non facile da decifrare,
Gennaro Carotenuto cita questo studio pubblicato da blog.fav.or.it il 9 agosto, secondo il quale la stragrande maggioranza dei frequentatori di blog (l’85%) commenterebbe una volta sola, per lasciare una sorta di epitaffio. Raramente si sviluppa qualcosa come un dialogo. Oppure questo si anima in occasione di qualche rissa verbale: il post dà l’input e poi via alla rissa, alla defilippi. La stragrande maggioranza dei frequentatori di Internet infatti tramanda abitudini e schemi televisivi, e la “partecipazione”, povera di contenuti, consisterebbe soprattutto nel “me-too”, nella presenza narcisistica. meglio se condita di insulti e invettive. In questo tipo di comunicazione, tipica del modello top-down (e che riguarda i blog giornalistici e professionali, o i loro imitatori), la forma-blog “soffre di una simmetria nativa tra il suo creatore, manutentore, controllore e animatore, e il resto degli utenti, che possono sì contribuire ma mai o quasi sullo stesso piano del Blogger” (Flavio).
A volte il commentario si trasforma in un vero e proprio forum, animato da presenze fisse e competenti,
In altri termini, la “partecipazione” che si costituisce tramite i commenti o è di tipo generalista, e quindi non apporta nulla in termini di interattività, oppure è molto motivata, e allora tende a costituire cerchie più ristrette, nicchie o masse parallele, che a loro volta si intersecano con altre piattaforme.