Pere Ubu, storica band sperimental-industrial-punk di Cleveland (Ohio) negli anni ’70, ha prodotto per la sua label indie RADAR un celebre EP, Datapanik in the Year Zero (1978), evidentemente ispirato ai film catastrofici e ai documentari di guerra (vedi brani come 30 Seconds Over Tokyo, Heart of Darkness, Cloud 149, Final Solution).
Le città nemiche distrutte dalla guerra (Tokyo e Berlino in particolare) fanno da referente emotivo ad altre “città distrutte”, ma per altre ragioni, come Los Angeles o Cleveland negli anni ’70, città rasa al suolo e poi ricostruita, da cui sono venuti fuori gruppi proto-punk come gli Electric Eels, Mirrors, Rockets from the Tombs, Pere Ubu e Dead Boys : “Ma adesso è tutto finito. La città è stata rivitalizzata: stanno demolendo tutte quelle vecchie e bellissime aree abbandonate per erigere palazzi condominiali…” (David Thomas dei Pere Ubu, in J.Savage, Punk!, p.133). L’immaginario metropolitano come immaginario catastrofico.
Guerra e mobilitazione:
“un’industria di guerra che si riconverte, dopo il primo conflitto mondiale, in produzione di mezzi di comunicazione e di trasporto, in commercializzazione dello spazio aereo…Si crea subito un’industria di massa che tratta direttamente il realismo del mondo con l’accelerazione cinematica, un cinema che riposa sul deragliamento psicotropo, la perturbazione cronologica. Questo nuovo cinema s’indirizza specialmente a dei gruppi di spettatori sempre più estesi che, dopo esser stati sradicati dalla vita sedentaria, erano stati votati alla mobilitazione militare, all’esilio dell’emigrazione, alla proletarizzazione nelle nuove metropoli industriali, alla rivoluzione…Con la guerra, tutti circolano, anche i morti…”. “mouvoir c’est produire”
(P.Virilio, Logistique de la perception, p.36)