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lunedì, 10 novembre 2008

Alphaville, Capitale del Dolore

alphaville cover  

LA TRAMA  

   L'agente segreto Lemmy Caution (Eddie Constantine) viene inviato in missione ad Alphaville,  una città tecnocratica del futuro situata su un'altra galassia, per riportare a terra il professor Von Braun (o Nosferatu) e far luce sulla scomparsa degli agenti che l'hanno preceduto. Presentatosi  come Ivan Johnson, giornalista del «Figaro-Pravda» e riuscito a stento a liberarsi di alcuni individui che tentavano di ucciderlo,  scopre, con l'aiuto di Natacha (Anna Karina), figlia di Von Braun, che Alphaville è governata e programmata dittatorialmente da un cervello elettronico, Alpha 60, in base ad una ferrea logica di formule che toglie agli abitanti qualsiasi autonomia di giudizio, di sentimento e di azione sotto pena di morte, e bandisce ogni comportamento illogico e ogni forma di creatività individuale. La parola «amore» è sconosciuta, ma vi sono Seduttrici professionali burocraticamente inquadrate; i responsabili di comportamenti irrazionali vengono eliminati a raffiche di mitra nel corso di ricevimenti di gala. L'agente ritrova, in un albergo cadente, cosí diverso dagli altri edifici della città, l'agente che lo ha preceduto: si chiama Henry Dickson e come il suo predecessore Dick Tracy ha fallito la sua missione. Incapace di integrarsi in questa civiltà è divenuto uno straccione alcolizzato, e morirà farneticando di «coscienza», «tenerezza» e di altri ricordi che ad Alphaville sono rigorosamente proibiti. Prima di morire consegna a Lemmy un libro, Capitale de la douleur di Paul Eluard (la capitale del dolore  non essendo altro che la Parigi moderna degli anni’60, coi suoi Boulevards e i suoi edifici modernisti). Natacha, pur non provando ancora alcun sentimento, comincia a “riumanizzarsi” nel tentativo di rivedere Lemmy, il quale avvicina Von Braun e, al suo rifiuto di seguirlo, lo uccide e fa saltare i circuiti di Alpha 60. Privato del suo inventore e guida, Alphaville piomba nel caos e gli abitanti  muoiono o rimangono privati d'ogni capacità d'azione. L'agente fugge da Alphaville portando con sé Natacha; la ragazza riesce a salvarsi pronunciando le vecchie parole poetiche proibite ad Alphaville, come “ti amo”, e lentamente ritrova in se stessa quei valori sentimentali e morali che le permetteranno di vivere in un mondo libero.

                                                                 *     *    *    *   *   *

alphaville6 

 

   Come ho già fatto notare in un precedente post, fra Time Machine (1960) e Zardoz (1974) intercorrono alcuni films di fantascienza colta e nouvelle vague, fra i quali uno dei più noti è Alphaville di Jean-Luc Godard (1965), film che cita apparentemente (a  parole, è forse il caso di dire) il cinema di genere (fantascienza distopica, noir, horror) senza essere nessuno dei tre. Per chi ama la gourmandise della fantasia e dell’immaginazione il film potrebbe risultare piuttosto irritante, nel suo ostentato intellettualismo e moralismo. Non a caso è un film asceticamente e luddisticamente in bianco e nero, in cui il tema di fondo, trattato in maniera molto schematica, è allo stesso tempo pretesto per una ricerca sulle componenti materiali del cinema, luce  e suono, e sulla de-costruzione del linguaggio (parole, segnali, icone).

alphaville

   Lemmy Caution è l’agente terrestre incaricato di distruggere il mondo del futuro qui, adesso, nel suo farsi, senza residui, finchè si è ancora in tempo. Il futuro distopico è dato dal controllo totale esercitato dal grande “cervello elettronico” Alpha 60 sulla vita completamente spersonalizzata degli abitanti di Alphaville. Lemmy, distruggendo Alpha 60 e uccidendo il suo creatore, il professor Nosferatu, permette alla vita e all’amore di risorgere. Il suo gesto è una sorta di “terrorismo linguistico” o di insurrezione dei segni, un gesto di rivolta distruttiva contro la dittatura di un mondo oppressivamente logico e autoritario (e del cinema come ideologia del consenso).

 

   Non quindi un film di o sulla fantascienza, ma contro la fantascienza. Pare del resto che Godard volesse intitolarlo Tarzan contro IBM. Anche come ambientazione il film ha ben poco di fantascientifico: gli eventi si svolgono nel XX° secolo,  nella Parigi modernista degli anni ’60, di cui si esalta, nel bianco/nero fotografico, la dimensione alienante, asettica e spersonalizzata di quartieri e interni. Un film parodistico, dove lo stesso Lemmy Caution recita la parodìa del suo personaggio di celluloide. La decostruzione del linguaggio lascia parzialmente intatta la possibilità che ancora di film, e di fiction, si tratti, sia pure a un livello didascalico, di morale vitalistica, cosa che ne ha facilitato a suo tempo la visione in TV e cineforum parrocchiali: l’esaltazione dei sentimenti, dell’amore, della poesia, dell’irrazionalità, contro la dittatura impersonale della tecnocrazia e della Macchina, “una specie di mito di Orfeo nel quale l'uomo riporta alla vita (e alla fantasia) una ragazza (e la gioventù) liberandola da un mondo oppressivamente logico”(da Fantafilm.net).

alphaville3

 

   Questo film si trova significativamente in linea con alcune delle tipiche tematiche “sessantottine” e marcusiane in particolare (alienazione, uomo a una dimensione, rapporto fra eros & civiltà,etc.) esaltando la rivolta contro l’apatia, la repressione dei sentimenti, delle emozioni, delle coscienze, contro l’Ordine e l’Efficienza imposti dalla Macchina Funzionale. Rivolta qui e ora, per smantellare la realtà presente. Ed è anche significativo che questo tema si ritrovi, da Time Machine a Zardoz con poche variazioni di fondo (gli Apatici, gli Immortali, il Vortex, la Distruzione del Computer o delle Macchine, l’anti-eroe noir che distrugge come un virus mortalmente contagioso il super-computer che controlla e governa una società perfettamente organizzata, la ragazza risvegliata all’amore). Siamo al di qua della nascita dei personal computer, oltre che di Internet e degli hackers, la dimensione (o la paura) è quella di una società completamente programmata da un unico mega-cervello elettronico (IBM, of course) che trasforma gli individui in zombies asserviti prodotti in serie. Lo scompaginamento di questa “società perfetta” può essere provocato soltanto dall’esterno, dall’intrusione di un Viaggiatore del Tempo proveniente dal XIX secolo, da  Tarzan  o dallo Sterminatore, talmente eccessivo e non-assimilabile da provocarne la fine.

postato da doktorgeiger alle ore novembre 10, 2008 17:39 | link | commenti (2)
categorie: cinema, tecnologia, filosofia, scienza, fantascienza, controllo, tirannia
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