
(Ho appena scoperto il blog passionipoststoria.com/ del prof. Luciano De Fiore, attratto in verità da questa copertina di Alan Moore. Il prof De Fiore tiene un corso di filosofia alla Sapienza di Roma, dedicato principalmente al tema delle “passioni nella post-storia”, e ha avuto la bella pensata di riportare le lezioni sul suo blog. Le ultime lezioni sono dedicate alla fine della storia, alla vendetta e alla memoria. Tutto ciò ha qualcosa a che fare col mio blog? In parte direi proprio di sì, anche se non frequento filosofia, e il linguaggio non è esattamente divulgativo. Ma con un po’ di attenzione i nessi ci sono. E poi il prof De Fiore ama corredare le lezioni-post con immagini tratte dal cinema o dai media. Comunque ci tornerò su, appena avrò letto qualche post in più).
MEMORIA OBLIO VENDETTA
Parlando della necessità di una de-drammatizzazione post-storica, Sloterdijk introduce una riflessione classica e complessa, nuovamente centrata sul rapporto tra ira e tempo. O meglio, sul rapporto tra il tempo e quel nuovo ospite fisso dell’Occidente che è lo spirito della vendetta. La vendetta ha ovviamente a che fare con la memoria. Con il vissuto sedimentato e “fissato”, inciso nella memoria; il vissuto in quanto engramma, potremmo dire, nell’accezione warburghiana del termine, cioè in quanto segno impresso nella memoria culturale collettiva e individuale. Nel nostro codice culturale elementare, l’engramma “vendetta” sembra potentemente inciso, divenendo anzi uno dei più formidabili engrammi mnemoattivi (come li definisce Sloterdijk) [1] a disposizione della politica e delle tre grandi religioni monoteistiche che insistono sulla nostra cultura. In questo caso, si potrebbe pensare anche all’engramma originario, definito da Richard Semon nel 1904 come traccia mnestica che conserva gli effetti dell’esperienza nel tempo.
Anche per l’insistenza di queste tracce, se coltivate e dissodate periodicamente dal culto del passato, questo - il passato - sembra talvolta non voler passare e l’intera esistenza umana appare come la cima di una memoria cumulativa. Il passato che non passa offre materiali fondamentali per il processo d’identificazione personale e di gruppo, ma anche al rancore ed allo spirito di vendetta: “L’atto di ricordare è collegato anche ad una funzione di salvataggio che permette il ritorno su temi e scene non attuali. Infine è anche un risultato di intrecci con cui il presente, di volta in volta nuovo, s’infila, coattivamente e volutamente, nei più vecchi nodi di dolore”. Ed è così che conserviamo, nelle nostre memorie collettive, una serie di sconfitte e di perdite. Consacriamo loro anche culti, ricorrenze e date: c’è il Giorno della Shoah, che tramanda il ricordo dell’olocausto; c’è l’11 settembre per gli Stati Uniti ed i Paesi alleati, o il 16 ottobre che tramanda la razzìa nel ghetto di Roma...
continua a leggere: passionipoststoria.com/2008/11/18/memroia-oblio-vendetta/
1. In psicologia, oggi l’engramma è quella traccia mnemonica depositaria di un certo contenuto informativo e conservata nel tessuto nervoso, che alcuni studiosi ipotizzano per spiegare proprio il fenomeno della memoria.
Una segnalazione cinematografica:
Il regista coreano Park Chan-Wook ha dedicato alla vendetta una trilogia: Mr. Vendetta, Old boy, Lady Vendetta.
In particolare Old Boy (che nel