Attrition, come già ricordato nel precedente post, ha pubblicato in maggio un album, “All Mine Enemys Whispers”, dedicato alla storia di Mary Ann Cotton, la più famosa serial killer dell'Inghilterra vittoriana, accusata di aver ucciso 21 persone fra figli, mariti e amanti, avvelenati con l’arsenico, un veleno facilmente disponibile nell’800 come veleno per topi o insetti, ma anche, in piccole dosi, come una sorta di Viagra ante litteram con funzioni tonificanti. Difficilmente riconoscibile se mescolato ai cibi o alle bevande, potente ed efficace nel breve e nel lungo periodo, esso uccideva rapidamente, oppure nell’arco di mesi, a seconda delle modalità con cui veniva somministrato. Esso dava nausea, diarrea e febbre gastrica. Era, in breve, la sostanza ideale per simulare diverse modalità di “morte naturale” causata da malattìe mortali molto diffuse all’epoca.
Mary Ann Cotton venne dipinta come un mostro diabolico e spietato, disposta a uccidere figli, partners e chiunque intralciasse i suoi piani, pur di accumulare denaro ed eredità. La personalità della Cotton divenne un caso paradigmatico sotto il profilo criminologico, cioè quello di una personalità spietatamente votata, attraverso il crimine ripetuto, ad un fine ben determinato. Nella progressione della sua “carriera” criminale la Cotton imparò ad estendere la gamma delle sue azioni delittuose, finendo per caratterizzarsi con un suo “marchio di fabbrica”.
O perlomeno questa fu la ricostruzione degli inquirenti. Messa in dubbio da Arthur Appleton nel suo saggio Mary Ann Cotton: Her Story and Trial (1973), nel quale sostiene che in realtà in epoca vittoriana gli indici di mortalità fra le classi inferiori, e fra i bambini in particolare, erano assai elevati a causa delle cattive condizioni igieniche e di preparazione dei cibi, per cui molte delle presunte vittime della Cotton erano in realtà morte a causa delle malattie contratte e assai diffuse (nel 1880 ¼ di tutti i bimbi morì nel primo anno di vita, metà popolazione sarebbe morta prima dei vent’anni, e il 75% entro i 40). Secondo l’ipotesi di Appleton,Mary Ann Cotton fu quindi la vittima espiatoria dei pettegolezzi e delle invidie dei suoi concittadini, in un contesto sociale drammatico.
Nel marzo del 1873 la Cotton venne processata e impiccata. E qui la storia si fonde con la leggenda, e con il disco di Attrition. Prima di morire,Mary Ann regalò alla giovane Louisa McCutcheon, figlia del sergente Tom McCutcheon, che aveva arrestato l’assassina,la sua preziosa scatola per il cucito. E Louisa McCutcheon altro non era che una lontana prozia dello stesso Martin Bowes, fondatore e leader degli Attrition, venuto in possesso, tramite il padre, della fatidica scatoletta (non chiedetemi naturalmente di verificare tutte queste notiziole, lasciamo loro l’alone di mistero e leggenda!). E per essere in tema, all’interno del CD Bowes ha aggiunto un suo regalo, quattro adesivi con le etichette dei principali veleni disponibili nelle farmacie vittoriane (vabbe’, non è la stessa cosa dei veleni medesimi, ma il suggerimento è quello).
E la musica? Dire che il disco “è dedicato a”, o che si rifà alle “atmosfere”, o che vuol essere la “soundtrack di”,forse è eccessivamente limitato. E’ un concept album strutturato attorno alle ultime fasi dell’arresto, del processo e dell’esecuzione della Cotton (“Trial & Verdict” è il nome della tournée attuale della band). Con Martin Bowes collaborano Ned Kirby degli Stromkern al pianoforte, Laurie Reade degli High Blue Star e Pigface alla voce, Erica Mulkey dei Rasputina al violoncello, Ute Mansell al sax, e infine Emilie Autumn voce e violino in “The Gates Of Eternity”.
Il primo brano, "What Shall I Sing?", si apre con le rime infantili recitate da Naomi Bowes e rievocano il racconto macabro del percorso criminale di Mary Ann. Con "The Burial Club", dominato dal violoncello di Erica Mulkey, siamo già alla riesumazione delle vittime, e il seguente "The Reinsch Test", sottolineato dal sax della Mansell, ci trasporta nel laboratorio che proverà la colpevolezza dell’assassina. "The Trial", il processo si apre coi rumori e i mormorii di sottofondo che alludono anche ai pettegolezzi che hanno portato la Cotton all’incriminazione, e si conclude con il dialogo fra il giudice (violoncello) e Mary Ann (piano). In "The Gates Of Eternity" è Emilie Autumn a prevalere con violino e voce, a ricordarci l’esecuzione e la richiesta di perdono. Il brano finale, "Heaven Is My Home", suggerisce che Mary Ann è morta e la sua anima ha ottenuto il perdono di Dio e la “liberazione”. Una “discesa agli inferi” riscattata dalla musica. Seguendo insieme la musica e il booklet allegato al CD, il significato dei brani strumentali e il ruolo dei singoli strumenti infatti si esplicita chiaramente, quasi come disporre di un classico “libretto”.