Prima barzelletta su Chernobyl
Racconto di Natasha Bondarenko

(questo racconto della scrittrice di origine ucraina Natasha Bondarenko mi ha ricordato vagamente il film Panic in Year Zero! (Il giorno dopo la fine del mondo) diretto e interpretato da Ray Milland nel
Natasha Bondarenko racconta, con immediatezza e humour le disavventure della protagonista e della sua scalcinata troupe teatrale impegnata in una tournée catastrofica in Kazakhistan, senza disdegnare il grottesco e il surreale. I suoi personaggi sbalzano vividi, nelle loro passioni e debolezze, sullo sfondo di una tragedia che si dilata per vox populi ancor più che a causa delle radiazioni. In questo voyage à l’enfer la scrittrice ci accompagna con la sicurezza di chi sa come catturare la nostra attenzione di lettori, con uno stile ben costruito e brillante allo stesso tempo.
Nata a Kiev la Bondarenko si è poi trasferita a Minsk (Bielorussia), dove si è laureata ed è divenuta cantante lirica. Trasferitasi in Italia, è divenuta pittrice astratta e scrittrice, e risiede attualmente a Udine. I suoi racconti verranno presto pubblicati sotto forma di romanzo.)
Per altri racconti e maggiori informazioni potete visitare il suo blog:
come pittrice: bondarenkonatasha.splinder.com/
Fine di giugno del 1996
Ero arrabbiata con mia madre che mi chiese, anzi, mi vietò di andare a trascorrere le ferie d’agosto da lei, perché, sempre secondo lei, non si poteva fare il bagno nel fiume Dnepr che attraversava la città: le radiazioni si erano mescolate con le acque del fiume e scendevano giù, verso il Mar Nero, contagiando tutto sul suo percorso. E, secondo lei, senza quel fiume io non avevo niente da fare a casa sua.
“La gente sta scappando da Kiev!” – gridava dall'altra parte del telefono con una agitazione da panico come sapeva fare solo lei, togliendomi qualsiasi voglia di cercare di convincerla che le cose non stavano proprio così. O non stavano così per me. A Minsk non si diceva mai niente, non si chiacchierava di nulla, non si immaginava proprio un bel niente. La vita continuava il suo percorso usuale fino a quando fu interrotta da una telefonata interurbana a mia madre, che così scaricò su di me tutto il suo fardello informativo: che per evacuare la gente gli autisti di autobus si rifiutavano di andare lì e così si cercava di convincerli con la vodka, ubriacandoli per spazzare via qualsiasi dubbio;

che le donne di Chernobyl in attesa di partorire erano ricoverate in ospedale con la forza per abortire; che la gente voleva andare via e li fucilavano appena attraversavano il posto di blocco; che i cadaveri dei morti durante l'incendio, per non lasciare tracce, li buttavano nelle acque del Dnepr. E poi, che lei non beveva più acqua perché l’acqua che usciva dai tubi era completamente radioattiva e non si potevano mangiare più patate perché la stessa acqua, piena di radiazioni, finiva sui campi fertili della regione di Poltava; che i girasoli sui campi erano di colore arancio-scuro e nella città non c’erano più zanzare perché, chiaramente, erano morte per le radiazioni…
“Mamma, un giorno morirai solo di informazioni” – dissi un po’ delusa dalle sue fobie e prevedendo una vacanza assai blanda nel convitto e senza sole, - “Devi ascoltare un po’ meno le stronzate che si dicono. Sei figlia di una scienziata….E dai! “
Lei dall'altra parte del telefono si arrabbiava ancora di più.
“Ma se dobbiamo morire – moriremo lo stesso” – gridai anch’io - “non puoi ripetere le fesserie degli altri … cadaveri.. e dai! Quelli che sono morti per le radiazioni e quegli altri come te per …!” Pensai davvero di:
Due cadaveri, che galleggiano sulle onde del Dnepr, scendendo giù, verso il Mar Nero, un cadavere chiede ad un altro:
“Tu perché sei morto?”
“Io? Per le radiazioni! E tu?”
“Ed io per informazioni”.
Questa barzelletta non la escogitò il KGB per calmare gli spiriti bollenti come pensavano molti. Questa barzelletta la inventai io, uscendo dal centro telefonico per conversazioni interurbane, sbattendo la porta della cabina dopo aver parlato con mia madre.
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