Officina Zoè - Tributo a Pino Zimba
Da oggi comincia il festival itinerante della Notte della Taranta che, come l'anno scorso, comincia da Corigliano d'Otranto per terminare il 23 a Melpignano. Cliccando sul nome dell'artista sarete linkati alla sua scheda pubblicata dal sito ufficiale del festival. I concerti iniziano a partire dale 21.30. Buon ascolto e bellissime serate!
|
giovedì, 7 |
|
|
|
venerdì, 8 Stella Grande e Anime Bianche |
A metà anni ’60 i fasti e le illusioni della dolce vita e del boom economico volgono al termine. Il regista Antonio Pietrangeli (Adua e le compagne, La parmigiana, La visita), già esperto in ritratti di donne emarginate o umiliate, gira quello che viene considerato unanimemente uno dei capolavori del cinema italiano, Io la conoscevo bene (1965), sicuramente un film bellissimo, ben costruito in ogni sua parte, e di grande attualità. Il film racconta i fuochi fatui di un’aspirante stellina cinematografica, Adriana, interpretata da una giovanissima e bellissima Stefania Sandrelli nei panni di una ragazza di provincia trasferitasi a Roma alla ricerca del facile successo. Pietrangeli ne fa il ritratto stesso della vanità, malinconica e ingenua allo stesso tempo nel suo consumare le euforie e le illusioni del tempo, fino al suicidio finale. Il film si apre con la radiolina accesa sulla spiaggia di Ostia, e si conclude con l’ultimo calcio dato al giradischi gracchiante. Ultimo giro, ultima canzone. Adriana si toglie la parrucca, il trucco del viso si scioglie in una maschera di lacrime posticce, e la vita va via così com’era venuta.
Pietrangeli (e insieme a lui, come sceneggiatori, Ruggero Maccari e Ettore Scola) mostra grande sensibilità e compassione nel ritratto di questa ragazza ingenua e sfuggente, ammaliata dalle vanità ma non senza una indefinibile ricerca d’amore, un amore fittizio, raccontato dalle moltissime canzoni (Mina, Peppino di Capri, Sergio Endrigo, Millie, Gilbert Bécaud etc.) e dai tanti balli nuovi (twist e surf in particolare) che costituiscono il vero intreccio del film, insieme agli oggetti-feticcio e di moda. Ma la grande abilità di Pietrangeli e dei suoi collaboratori consiste nel prestare a questa vanità e fatuità, che altrimenti evaporerebbe nell’inconsistenza, una sostanza, una pseudo-realtà forse anch’essa “spiritica” o “spiritata”, attraverso (e attraversata da) una incredibile serie di scene scoppiettanti che si susseguono e svaniscono l’una nell’altra, tutte ugualmente perfette e vitalizzate da personaggi memorabili, spesso strepitosi, viveurs, pseudo press-agent, amanti occasionali, attori, imbroglioni, interpretati dagli ottimi Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Enrico Maria Salerno, etc. Io la conoscevo bene è una perfetta coincidenza di cosa e come, di intenzione e di realizzazione.
Adriana attraversa questa galleria impressionante di scene, di canzoni, di personaggi, con la sua fugacità, con la sua evanescenza e i suoi presentimenti di caducità, che la porteranno a dissolvere ogni illusione in una lenta ma inesorabile agonia. Il mio attimo passò, e tu dicesti no:
“ragazza bella e eccitante, una come tante altre...il fatto è che le va bene tutto, è sempre contenta, non desidera mai niente, non invidia nessuno, è senza curiosità, non si sorprende mai, le umiliazioni non le sente eppure povera figlia, dico io, gliene capitano di tutti i colori tutti i giorni, le scivola tutto addosso senza lasciare tracce come se fosse impermeabilizzata, ambizioni zero, morale nessuna, neppure quella dei soldi perché non è nemmeno una puttana, per lei ieri e domani non esistono, non vive neanche giorno per giorno, perché questo la costringerebbe a programmi troppo complicati, perciò vive minuto per minuto, prendere il sole, sentire i dischi, ballare sono le sue uniche attività, per il resto è volubile, incostante, ha sempre bisogno di incontri nuovi e brevi, non importa con chi, con se stessa mai…”
“Milena sono io, vero…sono così, una specie di deficiente?”
“ma no al contrario, forse sei tu la più saggia di tutti”.

PS Nel demi-monde di questo film, costituito da aspiranti attricette, sedicenti fotografi e press-agent (alla Corona?), playboys all’amatriciana, scrittori, attori rampanti o sul viale del tramonto, commendatori a caccia di gallinelle, non c’è ancora posto per politici e cocaina. Il cinema mantiene una sua relativa autonomia rispetto al ceto politico, almeno in apparenza. E il cinema di Cinecittà è ancora il mito predominante per le aspiranti stelline. Vi sono soltanto due canali TV della RAI, in bianco e nero e con orari limitati. La svolta per la televisione si ha nella seconda metà degli anni Settanta (colore, terza rete RAI, orari prolungati, TV private, pubblicità, etc.), mentre il primato del cinema comincia a declinare. Lungo tutti gli anni ’80 il demi-monde si è trasferito perciò verso i nuovi centri di attrazione della TV, della pubblicità e della moda: “edonismo reaganiano”, “made in Italy”, “Milano-da-bere”, yuppies, fashion, cultura come stile-di-vita, etc. Presentatori e presentatrici, soubrette e vallette, veline e attricette, modelle e pin-ups, si sono trasferite in massa verso il nuovo e più eccitante Eldorado della TV commerciale. Allo stesso tempo, a partire dal presidente Ronald Reagan, la politica si è sempre più assimilata allo spettacolo e al linguaggio televisivo in particolare. Il resto è venuto di conseguenza. Le cortigiane allevate nei “salotti televisivi” sono state elevate al rango di ministre o di sottosegretarie, mentre quelle dei salotti più tradizionali via via hanno perduto la loro importanza.
La distanza fra il tocco delicato, ironico e rispettoso, ma non per questo meno drammatico, di Io la conoscevo bene, e la spregiudicatezza dell’attuale gossip, come nel caso Sabina Guzzanti-Mara Carfagna, è comunque abissale, in parallelo alla transizione fra erotismo e pornografia.
Trailer promozionale della nuova edizione del leggendario film erotic horror-fantasy di Jaromil Jires
via atrocityexhibition.splinder.com/
