geiger dysf

"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
mercoledì, 23 luglio 2008

Ogni giorno si apprendono storie tremende

film-noir

 

   Ogni giorno si apprendono storie tremende, e tante di esse hanno a che fare con “forze dell’ordine” che, certe di un’impunità ormai pluridecennale, si permettono ogni tipo di crudeltà su persone indifese. Del resto è di questi giorni la sentenza per le torture nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001…Non voglio generalizzare. Esiste un manipolo di poliziotti (ho il piacere di conoscerne alcuni) e anche di carabinieri spaventati dai progressi che il fascismo, inteso come ideologia della sopraffazione su chi non si può difendere, fa tra i loro colleghi, specialmente se in posti di comando. La piaga che sta avvelenando la società italiana si manifesta anche in quell’ambiente, è ovvio. Con la differenza che parliamo di persone autorizzate a portare armi, e a usarle” (Valerio Evangelisti).

 

   Quando parliamo di stato d’emergenza, paranoia securitaria, controllo, tendenze autoritarie e/o totalitarie, di solito ne parliamo per linee molto generali, per tendenze che cerchiamo di decifrare, ma che potrebbero successivamente venir contraddette, modificate, soppiantate, superate (uso il noi perché ovviamente non sono né il solo né il primo a farlo, e c’è chi lo fa molto meglio di me). Nel passaggio dalle decisioni politiche all’attuazione pratica, succede di tutto, spesso i presunti fini vanno a farsi benedire, mentre intanto i mezzi, la macchina operativa messa in moto va avanti per conto suo combinando sfracelli imprevedibili. Il fine giustifica sì i mezzi, ma nel senso che sono i mezzi a farla da padroni, senza curarsi se poi gli ingranaggi nel frattempo hanno procurato un po’ di “danni collaterali”. L’esempio più clamoroso è la guerra in Irak, già data per vinta dopo un mese di guerra aerea, e che è ancora lì, incerta se continuare per un altro decennio a macinare morti.

federico aldrovandi2 

  Non bisogna dimenticare che, a fare le spese dello stato d’emergenza e del crescente clima di aggressività e di sopraffazione, sono persone concrete, in carne e ossa, col loro vissuto, con le loro attese, gioie, speranze, debolezze. Come tutti. Come Andrea Tartari, accoltellato domenica a Ravenna a quanto pare da due camionisti. Un episodio che può capitare a chiunque, per una banale lite di traffico o di sguardi storti. Ma può capitare, sempre a Ravenna, una cittadina un po’ “nervosetta” ultimamente, che a fare le spese dell’aggressività generale e dell’eccesso di zelo della polizia municipale, siano tre nigeriani, come ci racconta lo scrittore e giornalista de Il Resto del Carlino Nevio Galeati, nel suo blog intitolato a Luca Corsini, l’”investigatore di provincia” protagonista dei suoi romanzi polizieschi. AldoBianzino

   Certamente uno dei tanti episodi in un paese rapidamente divenuto il paese più razzista e pistolero d’Europa.  Accade più o meno come in Momodou, il racconto di Wu Ming inserito nell'antologia Crimini italiani  (Einaudi, 2008), che potete trovare qui: momodou.pdf. E alle pistolettate non sfuggono neppure i cervi, abbattuti così, tanto per, in pieno centro a Bolzano. La notizia viene poi costruita o ricostruita come meglio aggrada alle “forze dell’ordine” (che non sono sempre così, naturalmente, ma ultimamente lo sono spesso) e ai loro giornalisti embedded. E quando ci sono delle vittime, come nel caso di Federico Aldrovandi, di Riccardo Rasman, o di Aldo Bianzino, per parenti e amici diventa un calvario riuscire a ripristinare almeno in parte la verità e la dignità calpestati dalla certezza d’impunità di chi dovrebbe tutelare l’”ordine” e la “sicurezza”.

 

   Sulla morte di Aldo Bianzino potete leggere l'articolo di Valerio Evangelisti su Carmilla, Aldo Bianzino, ucciso/6, e visitare il sito a lui dedicato, veritaperaldo.noblogs.org/

   Su Riccardo Rasman: L'uccisione di Riccardo Rasman/3.

   Sui tre nigeriani arrestati a Ravenna: www.lucacorsini.com/

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martedì, 22 luglio 2008

Mattatoio

Caccia al cervo in centro
feriti due passanti

L'animale, impaurito per un improvviso temporale, è sceso a valle e ha scorrazzato per le vie di Bolzano, ferendo in modo non grave due persone. Dopo essere stato inseguito da vigili del fuoco e polizia, il cervo è stato abbattuto con tre colpi di fucile perché ritenuto pericoloso

 

 cervo bz5

(a volte i commenti possono più di qualsiasi articolo; questi sono tratti dall'edizione on line di "Alto Adige")
Chi Ha Ucciso Bambi?

, MAIALI !

 

un gesto ignobile ,chi l ha commesso andrebbe punito .si poteva sedare

 

·                                                                                                                                                        l'uccisione del cervo nel centro di Bolzano è stato un gesto ignobile e incivile!!! Perchè è stato ucciso, il cervo era spaventato e disorientato lo si poteva narcotizzare.Chi sono gli stupidi scellerati che hanno condotto le operazioni per rendere il cervo inoffensivo?Devono essere puniti per la loro inettitudine e non uso parole pesanti perchè sono una persona civile a differenza di chi a ucciso il cervo.Vergogna,Vergogna!!!

·                                                                                                                                                        orripilanti le scene viste in tv. non si poteva sparargli una dose di sonnifero??? in alto adige dove sono sempre cosi' attenti....mi meraviglio molto.

·                                                                                                                                                        non ho parole questo è un paese incivile e ,quello che è successo offende gli abitanti di Bolzano e tutte le persone civili .Non voglio dire altro chi ha abbattuto il cervo si commenta da solo. Che schifo vergogna!!!!!! Lorenzo e Sharon

 

·                                                                                                                                                        Ma nel 2008 non esisono i PROIETTILI ANESTETIZZANTI? Le guardie forestali non li hanno forse in dotazione? C'era davvero bisogno di abbatterlo? Sinceramente nutro forti dubbi a riguardo...

postato da doktorgeiger alle ore luglio 22, 2008 04:52 | link | commenti (6)
categorie: news, deliri, cronaca, violenza, morte, idiozia, storie di ordinaria barbarie
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giovedì, 10 luglio 2008

Macaroni de merde!

Macaroni de merde!grosso8yh

   Stanchi di giocare ai “piccoli razzisti” soltanto in Italia, adesso i “nostri”, o ex-nostri,  hanno deciso di menarsi anche all’estero. E si sa, di migranti italiani all’estero, clandestini criminali o “naturalizzati”, ce ne sono mi pare 40-50 milioni (*), altro che Rom e “rumeni”! A farne le spese sarebbe nientemeno che il nostro beniamino, il difensore della Nazionale Fabio Grosso, nato a Chieti, il quale gioca Oltralpe nell’Olympique di Lyon.

 

  Dunque la notizia sarebbe questa. Durante la scorsa stagione calcistica in Ligue 1, il 19 aprile, alla fine di un incontro perso in casa contro il Lyon , l’allenatore del RC Strasbourg aveva accusato Grosso di simulazione, aggiungendo: “Non si può dire che l’Italiano abbia rinnegato i suoi geni o la sua razza”, dandogli del “macaroni de merde”. La cosa assurda o divertente, fate voi, è che l’allenatore dello Strasburgo si chiama Jean-Marc…Furlan. La LICRA (Ligue Internationale Contre le Racisme et l’Antisémitisme) aveva duramente condannate come xenofobe le dichiarazioni di Mr.Furlan, spiegandogli che “per gli scienziati, le razze umane non esistono. A sentire Jean-Marc Furlan, allenatore del RC Strasbourg, la falsa teoria del “razzismo” continua a fare il suo cammino. L’Associazione è sorpresa dallo scarso clamore suscitato dalle dichiarazioni di Jean-Marc Furlan, sintomatiche della banalizzazione di questo tipo di discorsi, e chiede alla Ligue di sollecitare senza attendere un’inchiesta su questo affaire”.

 

    Furlan veniva sospeso per tre gare “per ingiurie razziste” dal Consiglio Nazionale dell’Etica. In seguito, a fine giugno, le tre gare di sospensione venivano confermate ma con il beneficio della condizionale, dopo che l’allenatore si era scusato pubblicamente e aveva ricordato le sue origini…italiane! Il Consiglio Nazionale dell’Etica ha ritenuto che Monsieur Furlan fosse “in buona fede” quando ha espresso quegli insulti, e quindi viene sollevato da qualsiasi sospetto di razzismo al riguardo.


   Non si conoscono al momento le reazioni della LICRA.



(*) Mi riferisco ovviamente alle "persone di origine italiana, compresi i discendenti". Oggi quanti sono gli Italiani all'estero? In base ai dati presenti nel "Rapporto sugli Italiani nel Mondo", promosso dalla Fondazione Migrantes, se ne contano più di 3 milioni (per essere precisi, 3.106.251); "ma se si considerano tutte le persone di origine italiana, compresi i discendenti, si superano i 60 milioni di persone. Se si va più nel dettaglio, si scopre che il continente con il maggior numero di Italiani è l'Europa (1.864.579 persone, circa il 60% del totale); a seguire l'America (1.069.282 residenti; 34,4%, di cui il 24,3% nell'America centro-meridionale) e l'Oceania (110.305; 3,6%); sono invece molto distanziate Africa (41.040; 1,3%) e Asia (21.045; 0,7%)”.

postato da doktorgeiger alle ore luglio 10, 2008 08:46 | link | commenti
categorie: sport, cronaca, razzismo, italian macaroni
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mercoledì, 02 luglio 2008

Il grande sonno (della ragione)

bigsleepx

   Questo blog non si occupa normalmente di cronaca nera e giudiziaria (anche se la cosa potrebbe avere un suo interesse, ma ahimè non ne ho il tempo). Per questo vi sono legali, giornalisti, associazioni, siti specializzati. Anche quando si tratta di reati commessi da Rom, come nel caso degli otto Rom croati arrestati ieri. A me preme mettere in rilievo una tendenza (ormai “vincente”, salvo sorprese) verso lo stato d’eccezione, che in parole povere significa sospensione delle garanzie costituzionali e della ordinaria amministrazione della Giustizia,  verso la dichiarazione dello stato d’emergenza permanente. L’emergenza (in questo caso relativa ai Rom) prevarica e sospende il diritto.

   Una volta realizzato, lo stato d’eccezione può applicarsi a chiunque e a qualsiasi processo. Lo si è visto nel caso dei fratellini Ciccio e Tore di Gravina di Puglia, dove Filippo Pappalardi è stato accusato dalla Procura a prescindere (stigmatizzato a priori), e si è salvato soltanto grazie al casuale ritrovamento dei corpi dei due bambini in fondo a una cisterna nei pressi della piazza in cui abitualmente giocavano, dopo anni di inutili ricerche per grotte e gravine. Oltre alla determinazione dell’avvocatessa e del Gip (vedi il post Auguste Dupin a Gravina).

   Nel caso degli otto Rom arrestati ieri, il sospetto di una operazione premeditata e pianificata ad orologeria, c’era tutto. Qui non entro nel merito dei reati, ma sul come e da chi è stata costruita a tavolino questa operazione, e per quali finalità. Se si parte dal presupposto dell’”emergenza”, la legge va a farsi fottere, tutti i teoremi sono possibili, nessuno è più al sicuro. Può accadere agli odiati “zingari”, ma il vero obiettivo è che può accadere, senza contrasto, a tutti, a chiunque di voi/noi, come stava per accadere a Filippo Pappalardi. Sul come si può poi costruire una montatura, rimando alla lettura di Momodou di Wu Ming.  Il Gip di Verona, Giorgio Piziali, che suppongo non sia un eroe ma ha soltanto seguito la deontologia professionale, ha chiarito senza mezzi termini quanto sta accadendo. Chi vuole intendere, intenda.

 

Subito scarcerati due degli otto rom croati arrestati ieri
perché accusati di costringere i figli ad andare a rubare

Verona, il gip libera due nomadi
"Incarcerati ingiustamente"

 

"Il delicato istituto del fermo è stato piegato ad altri fini, che non sono di interesse di questo giudice, ma che si individuano sullo sfondo di questa scelta , tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale" scrive il gip di Verona Giorgio Piziali nell'ordinanza con cui ha rigettato la richiesta di convalida del fermo.

il fermo non può essere utilizzato né dagli organi di pg, né dal pubblico ministero per finalità diverse da quelle sue proprie, che consistono esclusivamente nell'intervento di urgenza motivato da un concreto e comprovato pericolo di fuga".

 

Il pm e gli organi di polizia, infatti - secondo il gip - in questo modo "scelgono i tempi dell'intervento giurisdizionale con il rischio che vi sia l'attenzione a finalità diverse da quelle del mero corretto esercizio della giurisdizione, del quale è presidio il giudice".

 

A suo parere "non sfugge come l'intervento cada in concomitanza con un generalizzato interesse pubblico proprio per vicende" come quella al centro dell'inchiesta.

 

In parole più semplici, su questa operazione c’è stata la pressione diretta del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Per il Gip, pm e organi di polizia "scelgono il giudice competente per la misura nel giudice di turno invece che in quello già incaricato del procedimento" e "costringono il giudice della misura a compiere le complesse e ampie valutazioni connesse alla posizione di sette persone per 25 capi d'imputazione nel termine massimo di 48 ore". Ecco perché secondo il gip, il fermo si presenta "all'evidenza del tutto e gravemente illegittimo". Se il Pm dipende dal potere politico, questo si chiama “stato di polizia”.

 

(da la Repubblica 3 luglio 2008)

postato da doktorgeiger alle ore luglio 02, 2008 16:00 | link | commenti
categorie: cronaca, diritto, razzismo, attualità, emergenza, tirannia, capri espiatori
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martedì, 10 giugno 2008

Vietato Respirare - Appello da Chiaiano



Napoli gennaio 2008. Da Milano a Pianura, per vedere da vicino l’emergenza rifiuti in Campania. Nel documentario “Vietato Respirare “ di Riccardo Farina,Pietro Menditto,Diego Fabricio,interviste di Piero Ricca, affiora la tragedia di una terra stremata, tra cumuli di immondizia non raccolta e discariche abusive altamente tossiche. A Pianura la diossina e gli altri veleni mietono vittime per malattie tipicamente industriali. A Taverna del Re i contadini coltivano a ridosso dei depositi di ecoballe. A Monteruscello i bambini giocano in mezzo ai topi e sognano di vivere in un paese senza una carta per terra. Intanto cresce la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni e spesso si trasforma in disperate manifestazioni di protesta, anche nei confronti di Gianni De Gennaro, l’ultimo di una serie di commissari straordinari. Le voci della società civile come quella di don Alex Zanotelli cercano di scuotere dall’indifferenza. E intanto nella terra più gioiosa e feconda di Italia ora si fa fatica a respirare… Una produzione Chisciotte Dv 31min. col. 16/9 Info : ricky.farina@yahoo.it pietroreporter@hotmail.com«

Appello da Chiaiano

antoniabasura@gmail.com

Sono trascorsi alcuni giorni dalle cariche di polizia, dalla tregua stipulata con il sottosegretario Bertolaso e dall’entrata dei tecnici nelle cave per verificarne l’idoneità a ospitare una discarica da 700mila tonnellate. Nell’attesa, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa. Nei capannelli che si formano tra i gazebo all’ingresso delle cave, le persone ripercorrono a mente fredda gli ultimi avvenimenti, analizzando il resoconto fatto dai media degli eventi di cui sono state protagoniste. E in quei racconti, nessuno si riconosce.

Nei giorni di fuoco della protesta i cronisti di radio, giornali e televisioni hanno descritto chi si opponeva alla discarica come una folla di strani e sconsiderati personaggi, inventando storie di armi, droga e camorra per screditare i più giovani e attivi; insinuando come gli uomini sacrificassero senza scrupoli madri, mogli e figli sulla prima linea delle barricate; diffondendo notizie palesemente false come quella delle bombole del gas legate a un petardo, non confermata neanche dalle forze dell’ordine.

continua a leggere in loredanalipperini./da-chiaiano/

 

Sull'emergenza rifiuti napoletana segnalo alcuni articoli da Nazione Indiana e Carmilla:

Gabriella Gribaudi, Forse cercavi monnezza - Il dibattito, in www.nazioneindiana.com//#more-6082

Stefano Palmisano, Gomorra o Dell'agenda dei delitti e delle pene, in www.nazioneindiana.com/gomorra-o-dellagenda-dei-delitti-e-delle-pene/

 Maurizio Braucci, Breve storia dell'emergenza rifiuti in Campania, in www.nazioneindiana.com//breve-storia-dell'emergenza-rifiuti-in-campania/

Helena Janeczek, A partire dalla monnezza, in www.nazioneindiana.com//a-partire-dalla-munnezza/

Carlo Loiodice, Chiaiano e i media, in www.carmillaonline.com/archives/2008/06/002671.html#002671

 

postato da doktorgeiger alle ore giugno 10, 2008 23:53 | link | commenti (1)
categorie: news, cronaca, video, attualità, emergenza
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venerdì, 06 giugno 2008

L'Italia non è più il Paese delle Meraviglie

Riceviamo e pubblichiamo

(uno dei tanti episodi che stanno devastando il nostro Paese, da Mestre a Milano  a Torino. Mi sa che "qualcuno" ha perso la testa...)

 Torino, 04 giugno 2008

Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri. Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o a lavoro, è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.

Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro. Tutto l’episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : “non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana” , “è finita la pacchia”, “l’Italia non è più il Paese delle meraviglie”. 

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venerdì, 23 maggio 2008

Il Paese Semplificato

Un intervento di Luca Stamati

(pangeablu.blogspot.com.html)

 

Dov’è la novità?

   “Entro trenta mesi tutto il ciclo sarà a regime” ha detto il presidente del consiglio Berlusconi durante la conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri di Napoli, riferendosi all’emergenza rifiuti.
Il presidente Bassolino e il Presidente Prodi avevano detto la stessa cosa.
Dov’è la novità?
Apriremo nuove discariche e faremo 4 termovalorizzatori “(solo in Italia vengono chiamati così, l’unione europea li chiama inceneritori e negli Usa vengono chiamati waste inceneritor)di cui uno a Napoli.
Discariche e 3 termovalorizzatori fanno parte dei piani sui rifiuti della regione e dei commissariati straordinari da 14 anni.
Dov’è la novità?
Nel fatto che se ne vuole costruire uno a Salerno?
Già Prodi aveva dato l’ok e aveva nominato il sindaco De Luca commissario ad hoc.
Nel fatto che se ne vuole costruire uno anche a Napoli?
Lo aveva già detto la Iervolino durante la campagna elettorale per l’elezione a sindaco.
I trenta giorni di tempo ai sindaci per avviare la raccolta differenziata?
Lo aveva già fatto ill governo Prodi solo che nel suo decreto il termine era di 60.
Nel fatto che è stato nominato sottosegretario con delega ai rifiuti Bertolaso?
Lo aveva fatto anche Prodi e Bertolaso aveva fallito.
Non una parola sulla riduzione dei rifiuti a monte (imballaggi), non una sul recupero e il riciclaggio dei materiali(come avviene negli Usa, in Germania e negli altri paesi europei) non una sugli impianti di Trattamento Meccanico Biologico, non un aparola sul Thor (inventato dal nostro Cnr e in sperimentazione in Sicilia).
Dov’è la novità rispetto al passato?
Imporre pena il commissariamento la raccolta differenziata spinta ai comuni?
E a che serve fare una raccolta differenziata spinta se si costruiscono 4 inceneritori? Cosa bruceranno quegli impianti?
È forse la soluzione per consentire alla Fibe di smaltire le ecoballe giacenti e alle banche di incamerare i soldi che avevano anticipato?
Secondo alcuni commentatori la novità consiste nel fatto che con l’uso dell’esercito a presidio dei siti individuati per le discariche e gli impianti e l’arresto per chi protesta dimostra che “lo Stato c’è”.
Dichiarare quelli per i rifiuti siti di rilevanza strategica per la nazione e sotto protezione dell’esercito e ridurre il problema delle legittime e pacifiche manifestazioni di dissenso dei cittadini a un problema di ordine pubblico contro le “minoranze organizzate” è la vera novità.
Nel senso che per la prima volta nella storia della repubblica democratica si reintroduce il reato di “adunata sediziosa” in riferimento a cittadini che manifestano il diritto costituzionalmente garantito al proprio dissenso.
La vera novità è che dopo il pogrom(definizione non mia ma del rappresentante degli ebrei italiani)dei rom di ponticelli si introduce l’arresto per chi manifesta il proprio dissenso nel silenzio fragoroso dell’opposizione presente in Parlamento e con il plauso del presidente onorario di legambiente.
Lo stato cè?
La vicenda del rifiuto di fittare casa all’autore di Gomorra da parte di cittadini del Vomero dimostra che a Napoli la gente percepisce che non c’è lo stato ma la camorra(queste ultime tre righe sono state tagliate- non da noi- dal pezzo apparso sul quotidiano ndr)..

(da Repubblica ed.Napoli 23 maggio)

BERLINO, 21 MAG - I rifiuti campani già smaltiti in Sassonia non sono stati bruciati nei termovalorizzatori tedeschi, ma sono stati riciclati per ricavarne materie prime secondarie e composti organici che verranno venduti all´industria. Il ´percorsò dell´immondizia italiana in Germania lo ha spiegato all´ANSA una portavoce del Ministero dell´Ambiente della Sassonia, sottolineando che niente è finito in discarica.«Questi rifiuti non sono stati bruciati» negli inceneritori, ha detto la portavoce. Anzitutto, ha spiegato sono stati separati i rifiuti organici da quelli solidi, che diventeranno poi materie prime secondarie (plastica, metallo, etc.). Il resto, «una parte minore - ha
proseguito - è stato trattato in un impianto meccanico-biologico e verrà venduto alle industrie», le quali bruciano questo materiale trasformandolo così in energia. Ma il grosso dei rifiuti campani diventa materia prima secondaria. E l´Italia, oltre a fornire l´immondizia, svolge anche un ruolo importante nella fase successiva del percorso di quest´ultima. Il Paese, infatti, è al terzo posto, con 2,01 milioni di tonnellate, della graduatoria degli acquirenti di materie prime secondarie. (ANSA).

postato da doktorgeiger alle ore maggio 23, 2008 17:57 | link | commenti (2)
categorie: politica, cronaca, interventi, informazione, attualità, emergenza, tirannia, capri espiatori
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martedì, 20 maggio 2008

non si affitta ai meridionali

«Dobbiamo evitare che succeda anche altrove ciò che è successo in Italia perché è importante discutere di ciò che succede ai rom in Europa, ma avendo ben presente ciò che sta accadendo in Italia»(Martin Schultz)
 «Non ho mai visto nulla del genere in nessun paese europeo» (Viktoria Mohacsi)

Gherardo Colombo, fra gli altri, ha detto una cosa quasi sottovoce che m’ha fatto rabbrividire: sembra quasi ci sia, se non un progetto, un orizzonte d’intenti che voglia delegittimare l’umanità di queste persone, per meglio odiarle, senza complessi di colpa, in funzione di una prossima catastrofe. Un po’ come si faceva con gli ebrei prima della guerra. Ho avuto paura” (gianni biondillo)

(questo blog è nato a settembre del 2007 in un clima impressionante di crescente razzismo, assolutamente bipartisan, che lasciava intravedere gli esiti attuali: infatti il primo post si intitolava "L'assedio razzista di Pavia". Poi, nella prima metà di novembre, ci fu, in relazione all'omicidio di Giovanna Reggiani a Roma, quella che Wu Ming già stigmatizzava come "atmosfera da pogrom", contro la quale venne redatto  l'appello "Il triangolo nero" . A ripercorrere tutti i post di quel periodo, può apparire sorprendente constatare come tutto ciò che allora poteva ancora venir ipotizzato come tendenza, adesso venga tranquillamente perpetrato, senza che da parte di alcuna delle massime autorità dello Stato venga detto alcunchè in contrario. Si è ormai "realizzata" quella "lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni" di cui parlava Primo Levi. Il post che ripropongo è del 16 novembre, e vuole essere un invito a riguardarsi anche gli altri post di novembre)

francia

«non si affitta ai meridionali»

 

   Quanti anni sono passati da cartelli come questi, affissi con particolare dedizione nelle città dell’allora “triangolo industriale”? Neppure l’altro ieri, anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, decine di milioni di italiani emigravano non soltanto all’estero, ma anche verso le fabbriche del Nord o verso la Capitale. Dal Sud, dal Centro, e anche dalle aree arretrate del Nord (il Nord Est). Diversamente dalle nazioni del Nord Europa, pochissimi erano gli immigrati dall’estero, in prevalenza dalle ex colonie (Etiopia, Eritrea, Somalia) o dalle Filippine. “Gli italiani non sono razzisti” si raccontava allegramente sui giornali o nelle chiacchiere da bar. Erano occupati a disprezzarsi fra di loro, e a sentirsi “Italiani” in occasione delle partite della Nazionale.

    E’ bastato un primo afflusso, neppure straordinario, di “stranieri” (fin dai tempi dei primi sbarchi di albanesi), per scatenare tutto il peggio della fogna razzista e fascista o del “piccolo uomo della strada”. La “memoria”, in tempi di tanto celebrata Internet, si è rivelata corta, cortissima, quasi inesistente, fatta eccezione per una minoranza pressocchè ignorata. Ci si può chiedere allora a cosa serva Internet, se al contrario del cosiddetto “immaginario collettivo” d’un tempo, non serve ad assorbire e a riflettere le tensioni sociali, non serve a elaborare un sapere collettivo che integri i “nuovi” e il “nuovo”.

    Per esempio, Enzo Rava in un suo libro del 1987, Roma in cronaca nera, ora riedito da manifestolibri, ci spiega bene come proprio la cronaca nera,  ai tempi in cui Roma si riempiva di diverse centinaia di migliaia di immigrati, in buona parte contadini dal centro-sud o dal Veneto, abbia fortemente contribuito alla loro assimilazione e acculturazione urbana. La stessa cultura romana, ancora molto “provinciale” e “paesana”, si stava trasformando in quella di una grande città moderna. Questa trasformazione veniva raccontata, assimilata e diffusa più dai “fattacci” di cronaca che non dagli editoriali di politica, che certo non venivano letti da contadini semi-analfabeti, e perfino più dello sport. La cronaca nera forniva un percorso di conoscenza, appartenenza e assimilazione della città, un patrimonio di “leggende originarie” che diventava “storia orale” della città: p.es., l’uxoricidio di Fiuggi, i «delitti del lago», il caso Montesi, il rag. Fenaroli ( nel 2003/4 Rai Educational, il canale culturale della Rai diretto da Giovanni Minoli, mandò in onda una decina di questi «casi», non semplicemente raccontando le vicende ma considerandole appunto come ”picchetti del percorso” della storia cittadina).

    Naturalmente questo fu un processo estremamente contraddittorio e conflittuale. Gli stessi cronisti di nera venivano considerati dai colleghi nient’altro che bassa forza, “schiavi ai remi”. Però erano giornalisti “duri”, abituati a correre sempre sul “luogo del delitto”, non a trascrivere alla men peggio lanci di agenzia  (e qui il parallelo con un certo stile Internet è d’obbligo).

   Finchè, come dice Rava nella prefazione, “nel pieno di questa Roma in cronaca nera, Franco Ferrarotti pubblicò quel Roma da capitale a periferia che resta un testo storico: perché rivelava come Roma fosse accerchiata da un «immenso ghetto» di borgate, borghetti, baracche, come paradossalmente la «capitale» (dice meglio la maligna espressione «il Palazzo»), fosse polo di attrazione di centinaia di migliaia di persone alle quali non riusciva a dare un lavoro preciso e stabile, sicché «a cento anni alla breccia di Porta Pia, Roma è un paradosso socio-economico e politico»; Giorgio Bocca, drastico, riduceva tutto a «marciume eterno della Città Eterna»...A quel buon «terzo» di Roma che erano le borgate...la cultura accademica guardò come alla periferia di Beirut o alle favelas di Rio” (a parte lo stesso Ferrarotti o Pier Paolo Pasolini).

    Dal ’68 iniziò un periodo di lotte per la casa e per i servizi sociali, condotte spesso autonomamente dagli stessi baraccati e borgatari. Nell’immaginario collettivo la cronaca nera passò in second’ordine, e la stessa malavita romana divenne più organizzata e imprenditoriale. La circolazione delle lotte sul territorio romano, dal Celio alla Magliana, da Cinecittà al Tiburtino, unificò davvero per la prima volta Roma come metropoli moderna (sia pure con tanti limiti: “Roma infine divenne anch’essa grande città, anche se certo non «metropoli del Ventesimo Secolo», che è tutt’altra cosa”).

    Fino allora c’era stato il “paesone” esotico del centro storico con le sue dependances terziarie da un lato, e la “terra incognita” dall’altro, là dove vivevano i “barbari”, accampati lungo le vie consiliari, presso gli acquedotti, nelle borgate e nei borghetti. Questa unificazione metropolitana ha poi sbattuto contro nuovi problemi, che hanno messo in crisi la sua presunta “modernità”, per non parlare della crisi verticale della capacità di gestire i conflitti sociali (e quindi di narrarli).

    Riuscirà allora questo disgraziatissimo Paese (nel senso dell’Italia, rimasto per certi versi anch’esso al “paesone”) a raccontarsi nuovamente, a parlarsi, a discutere, dopo il feroce blitz mediatico, politico e militare, a suon di ruspe, dei giorni scorsi?

    Scrive Giuseppe Mantovani, professore di psicologia all’Università di Padova, in una lettera aperta ai suoi studenti:

 

   “Non ricordo di aver visto nel nostro paese una campagna di odio così sfrenata e mi chiedo come mai la nostra magistratura non senta la necessità di intervenire nei confronti di chi eccita l’ostilità fra gruppi “etnici” o nazionali. Il secondo crimine è quello commesso da “la politica”. I due schieramenti contrapposti (ma non su questo tema) si sono esibiti al meglio: richieste di deportazioni di massa, deplorazione del fatto che le deportazioni non si potessero fare perchè “la comunità europea non le permetterebbe”, lamenti contro i forestieri criminali. Si è creato un serio incidente diplomatico con un paese amico. Sono stati eccitati i peggiori istinti xenofobi, peraltro già da tempo attivi nel nostro paese e concretizzati in ronde, spedizioni punitive e – talvolta – in roghi di campi di baracche con morti e feriti...Cari studenti, dopo questo vergognoso processo sommario mediatico e politico ad un’“etnia” forestiera e marginale, imbastito per nome e per conto nostro (purtroppo) dai “nostri” media e dai “nostri” politici, ci resta il compito di iniziare a costruire sulle macerie morali. Incominciando con il ricordare quando gli emigrati, poveri e spesso criminali eravamo “noi”: venticinque milioni di italiani tra il 1870 e il 1970 emigrarono nel Nuovo Mondo per sfuggire alla fame. E proseguendo poi con lo sforzo di capire come si possa vivere civilmente in un mondo che sarà sempre più “interculturale” e che non perdonerà facilmente altre sceneggiate di questo tipo”.

postato da doktorgeiger alle ore maggio 20, 2008 20:23 | link | commenti (2)
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domenica, 18 maggio 2008

La manifestazione di Verona

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Sulla manifestazione antifascista di Verona di ieri 17

(riporto alcuni stralci di articoli sulla manifestazione di Verona, ripresi da Liberazione e l'Unità, e un comunicato di Alessandro Squizzato, coord.reg della FGCI veneta; altri quotidiani riportano all'incirca le stesse notizie, sottolineando eventualmente, come fa Repubblica, una vetrina rotta o le scritte sui muri)

 

10.000 in corteo a Verona per ricordare Nicola

«Nicola è ognuno di noi» è lo striscione che ha aperto la manifestazione veronese. Il ricordo di Nicola Tommasoli, picchiato a morte la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, e la richiesta di non minimizzare i troppi atti di violenza che avvengono in città.


 

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Maurizio Pagliassotti – Liberazione:

In tanti e tante hanno attraversato le vie della città per ricordare il giovane ucciso e per ribadire il valore dell’antifascismo. All’inizio del corteo un gruppo ha rotto una vetrina. Ma è stato subito isolato

Pioveva a Verona ieri pomeriggio, un tempaccio. E poi c’era la diffusa fretta di dimenticare, la voglia di normalizzare, di dire: «E’ stata una ragazzata finita male». Per questo forse gli organizzatori della manifestazione non si aspettavano una grande partecipazione al corteo in ricordo di Nicola Tommaselli, morto ammazzato di botte da un branco di neonazisti. Negli ultimi giorni, non ne parlava più nessuno di quell’episodio se non i giornali di sinistra.
E invece è andato tutto in maniera diversa, perché una folla di diecimila persone ha camminato per le vie della città. Per dare un’idea di cosa significhi questa cifra basta citare la battuta di un’anziana signora che, disgustata, guardava i manifestanti: «Erano 40 anni che non vedevo una cosa del genere!».
Alla testa del corteo un gruppo di cittadini veronesi, amici e conoscenti del ragazzo ucciso, portavano uno striscione che recava la scritta: “Nicola è uno di noi”. «Perché Verona è diventata una città razzista e fascista dove chiunque rischia di finire ammazzato perché non omologato all’ormai dilagante pensiero della destra», così ha spiegato il significato dello striscione una signora che lo sorreggeva insieme ad altre venti persone. Dietro di loro un po’ tutta la sinistra che per bocca di molti manifestanti sembrava quasi sorpresa dell’affluenza: «Siamo fuori dal parlamento di Berlusconi e Veltroni, ma siamo dentro le piazze, dove loro mancano. Questo è un ottimo punto per la ripartenza» commentava Livio arrivato da Roma.

Un centinaio le realtà che hanno aderito al corteo promosso dall’Assemblea cittadina: tra gli altri i centri sociali Pink e La Chimica, Fiom, Arcigay e Arcilesbica, circoli Anpi, Emergency, collettivi universitari, Prc, Sinistra critica, Pdci, Sd veronese.
Il Prc era al gran completo: Russo Spena, Gennaro Migliore, Alfio Nicotra, Graziella Mascia, accompagnati da Giorgio Cremaschi. «La sinistra non arretra quando si tratta di difendere i diritti di migranti e lavoratori. E ovviamente non dimentica la battaglia antifascista. E’ un momento difficile per il paese, non solo per la sinistra…» così Gennaro Migliore. Loretta, una ricercatrice di Torino iscritta a Rifondazione dice: «Questo è il posto dove il partito deve stare in questo momento: nella piazza, vicino al suo popolo che si è sentito tradito da un’esperienza di governo che ha lasciato da parte i valori per cui stiamo manifestando qua oggi. Forse otterremo più così che seduti in parlamento». Dietro il Prc, Sinistra Critica, che commenta per voce di Flavia D’Angeli: «Il successo di questa manifestazione dice che vi è una diffusa richiesta di costruire una sinistra antifascista e anticapitalista, in netta opposizione alle politiche del Pdl e del Pd».
La marcia si è conclusa a due passi dalla centrale piazza delle Erbe sotto gli occhi vigili della statua di Dante Alighieri. Molti gli interventi che con toni piuttosto accesi hanno sottolineato l’urgenza «di una sveglia per tutto il paese e in particolare per il Nord che vive con il cervello annebbiato dal delirio berlusconiano leghista».



Marco Filippetti: l'Unità

In 10mila a Verona per Nicola, ucciso dai neonazi

Una Verona blindata, plumbea, ha accolto le tante migliaia di giovani arrivati da tutta Italia e in special modo da Roma e dal Centro-Nord, in ricordo di Nicola Tommasoli, il giovane ucciso di botte da cinque neonazisti la notte del primo maggio. Tanti, non tantissimi, ma tanti: 10mila secondo gli organizzatori (oltre tremila per la Questura) hanno sfilato per le strade di Verona fino a piazza delle Erbe, dove la manifestazione si è chiusa con comizi volanti dagli altoparlanti montati su un camioncino.

Il corteo “antifà” (antifascista, come si dice ora) è stato promosso dall’Assemblea cittadina «Per sconfiggere l’intolleranza, il razzismo», che riunisce molti centri sociali e varie sigle della sinistra e vuole essere una risposta politica al pestaggio nazista. E si è chiuso senza oratori ufficiali o palco.

In testa al corteo e a chiudere con gli interventi finali sono stati gli amici del ragazzo ucciso e i giovani del centro sociale Chimica , e altre associazioni e collettivi veronesi.

Dietro lo striscione di che apriva il corteo – con la scritta «Nicola è ognuno di noi»- molti studenti universitari e delle scuole superiori di Verona. Subito dietro una nutrita pattuglia di “No Vat”, gay e lesbiche che avevano in programma una manifestazione a Venezia per la giornata mondiale contro l’omofobia e hanno spostato l’appuntamento a Verona legando la questione della discriminazione sessuale a una comune battaglia contro l’intolleranza. Tra loro anche cartelli del movimento “No Dal Molin” contro la realizzazione della nuova base americana di Vicenza e dei “No Tav”.