“Ogni giorno si apprendono storie tremende, e tante di esse hanno a che fare con “forze dell’ordine” che, certe di un’impunità ormai pluridecennale, si permettono ogni tipo di crudeltà su persone indifese. Del resto è di questi giorni la sentenza per le torture nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001…Non voglio generalizzare. Esiste un manipolo di poliziotti (ho il piacere di conoscerne alcuni) e anche di carabinieri spaventati dai progressi che il fascismo, inteso come ideologia della sopraffazione su chi non si può difendere, fa tra i loro colleghi, specialmente se in posti di comando. La piaga che sta avvelenando la società italiana si manifesta anche in quell’ambiente, è ovvio. Con la differenza che parliamo di persone autorizzate a portare armi, e a usarle” (Valerio Evangelisti).
Quando parliamo di stato d’emergenza, paranoia securitaria, controllo, tendenze autoritarie e/o totalitarie, di solito ne parliamo per linee molto generali, per tendenze che cerchiamo di decifrare, ma che potrebbero successivamente venir contraddette, modificate, soppiantate, superate (uso il noi perché ovviamente non sono né il solo né il primo a farlo, e c’è chi lo fa molto meglio di me). Nel passaggio dalle decisioni politiche all’attuazione pratica, succede di tutto, spesso i presunti fini vanno a farsi benedire, mentre intanto i mezzi, la macchina operativa messa in moto va avanti per conto suo combinando sfracelli imprevedibili. Il fine giustifica sì i mezzi, ma nel senso che sono i mezzi a farla da padroni, senza curarsi se poi gli ingranaggi nel frattempo hanno procurato un po’ di “danni collaterali”. L’esempio più clamoroso è la guerra in Irak, già data per vinta dopo un mese di guerra aerea, e che è ancora lì, incerta se continuare per un altro decennio a macinare morti.
Non bisogna dimenticare che, a fare le spese dello stato d’emergenza e del crescente clima di aggressività e di sopraffazione, sono persone concrete, in carne e ossa, col loro vissuto, con le loro attese, gioie, speranze, debolezze. Come tutti. Come Andrea Tartari, accoltellato domenica a Ravenna a quanto pare da due camionisti. Un episodio che può capitare a chiunque, per una banale lite di traffico o di sguardi storti. Ma può capitare, sempre a Ravenna, una cittadina un po’ “nervosetta” ultimamente, che a fare le spese dell’aggressività generale e dell’eccesso di zelo della polizia municipale, siano tre nigeriani, come ci racconta lo scrittore e giornalista de Il Resto del Carlino Nevio Galeati, nel suo blog intitolato a Luca Corsini, l’”investigatore di provincia” protagonista dei suoi romanzi polizieschi. 
Certamente uno dei tanti episodi in un paese rapidamente divenuto il paese più razzista e pistolero d’Europa. Accade più o meno come in Momodou, il racconto di Wu Ming inserito nell'antologia Crimini italiani (Einaudi, 2008), che potete trovare qui: momodou.pdf. E alle pistolettate non sfuggono neppure i cervi, abbattuti così, tanto per, in pieno centro a Bolzano. La notizia viene poi costruita o ricostruita come meglio aggrada alle “forze dell’ordine” (che non sono sempre così, naturalmente, ma ultimamente lo sono spesso) e ai loro giornalisti embedded. E quando ci sono delle vittime, come nel caso di Federico Aldrovandi, di Riccardo Rasman, o di Aldo Bianzino, per parenti e amici diventa un calvario riuscire a ripristinare almeno in parte la verità e la dignità calpestati dalla certezza d’impunità di chi dovrebbe tutelare l’”ordine” e la “sicurezza”.

Nell’ormai famigerato pacchetto sicurezza di maggio, il governo ha dichiarato
E’ facile immaginare quanti Bros siano adesso a rischio quotidiano. Anche in questo, come per le altre “emergenze”, all’avanguardia della Tolleranza Zero vi sono da tempo le Amministrazioni Comunali, in modi contraddittori, con l’obiettivo cioè di distinguere “tra espressione estetica” (con muri e luoghi adibiti allo scopo, legalmente) e “vandalismo puro” (da reprimere). Sul fronte, diciamo così, del “dialogo”, sembrano esserci Torino (“Murarte”, concessione di muri, patentini per i writer, privati che offrono capannoni da dipingere ), e in parte anche Roma (“cROMiAe”, “Roma magistra artis”).

Sul fronte più apertamente repressivo, le città capofila sono Bologna e soprattutto Milano. A Bologna lo sceriffo Cofferati è uno dei primi ad aver minacciato il ricorso al codice penale. Milano è la capitale della Tolleranza Zero, con squadre speciali di vigili che danno la caccia ai writers, in collaborazione con una “Associazione nazionale antigraffiti”. Senza dimenticare, ipocritamente, di essere la capitale del design italiano: infatti ha organizzato la più grande mostra italiana sul graffitismo, Sweet art, street art. Ma un po’ per tutti gli Assessori al decoro urbano un conto è

Sulla reale efficacia della Tolleranza Zero di fronte a un fenomeno così esteso e proliferante, anche gli esperti (oltre che condomini e amministratori, per ragioni economiche) nutrono seri dubbi. Infatti il rischio incentiverebbe, piuttosto che disincentivare, l’emulazione dei writers. Inutile dire che per qualsiasi writer la condanna di un anno di carcere per un graffito è uno sproposito, specie se commisurato ad altri reati. E comunque è un provvedimento cieco e inutile, che provocherebbe l’esatto contrario. Ma quel che conta, per Comuni e Governo, è riaffermare la priorità del paradigma Sicurezza: non si tratta di prevenire/reprimere, ma di affermare un modello di controllo emergenziale che gestisca il disordine, non l’ordine. Non a caso le varie Tolleranze Zero, a partire dalla tanto celebrata "War on Drugs", non hanno fatto altro che moltiplicare a dismisura l'emergenza.
(*) Il disegno di legge in tema di sicurezza pubblica prevede una modifica dell’art. 639 cod. pen., che incrimina il deturpamento e l’imbrattamento di cose altrui. Viene estesa la punibilità relativa ai danni di cose di interesse storico o artistico o su immobili compresi nel perimetro del centro storico anche ai casi in cui si deturpino o si imbrattino “immobili sottoposti a risanamento edilizio o ambientale o [su] ogni altro immobile, quando al fatto consegue un pregiudizio al decoro urbano”. Questo non basta a Assoedilizia (Associazione milanese della proprietà edilizia – “
Per Assoedilizia gli “sgorbi sui muri” di Milano, oltre che essere “trasgressivi”, “accentuano l'immagine del disordine” e “acuiscono la percezione della insicurezza nella città”. L’equazione graffito = insicurezza è un bel salto logico e giuridico, nel quale traspare tutto l’odio bigotto contro gli “sgorbi” che rappresentano “l'espressione di una latente, diffusa e non controllata trasgressività suscettibile di generare atti di emulazione”.
Siamo tutti Rom!
Be’, piace o spiace dirlo, ma l’avevamo detto!
Dal 2010 le impronte digitali diverranno obbligatorie per tutti. Questo è quanto previsto da un emendamento che ha ottenuto il sì bipartisan dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera.
Il PD è contento: dal momento che le impronte verranno prese a tutti, la questione Rom “è disinnescata” (Antonio Misiani) (e noi che ce ne preoccupavamo invano e davamo la colpa a quel pazzo di Maroni). Giulio Calvisi (sempre PD) ci rassicura, perché tutto ciò sarebbe previsto da una “direttiva comunitaria” e "i nuovi documenti sono già predisposti" (eh l’Europa se non ci fosse bisognerebbe inventarla!)(*).
I Rom sentitamente ringraziano per essere in tanta compagnia. Adesso potranno essere schedati, razziati e pogromizzati “democraticamente” e senza tutte queste lagne sulla xenofobia. Anzi, visto che adesso “siamo tutti Rom”, mi viene il sospetto che l’oggetto di tanta dedizione fossero gli “autoctoni” e le loro propensioni delinquenziali e/o nomadiche (io l’avevo detto che tutti i cittadini sono dei criminali in potenza!)…
SCIENZA DI POLIZIA:
“il discorso attuale sulla Sicurezza non è volto a prevenire attentati terroristici o altri disordini; esso ha in realtà funzioni di controllo a posteriori…Le misure biometriche, come il controllo della retina introdotto alle frontiere degli Stati Uniti del quale ora si propone l’inasprimento, ereditano funzione e tipologia di pratiche introdotte nell’Ottocento per impedire la recidiva dei criminali: dalle foto segnaletiche alle impronte digitali. I governi sembrano considerare tutti i cittadini, insomma, come terroristi in potenza…
Una democrazia che si riduca ad avere come unici paradigmi lo Stato di eccezione e
“Le limitazioni della libertà che è disposto ad accettare oggi il cittadino dei paesi cosiddetti democratici sono incredibilmente più ampie di quelle che avrebbe accettato solo vent’anni fa. Prendiamo il progetto di un archivio del DNA: una delle cose più aberranti, ma anche più irresponsabili, di questo famoso pacchetto Sicurezza. Fu l’accumulo di dati anagrafici a permettere ai nazisti, nei paesi occupati, di identificare e deportare gli ebrei. Possibile che non ci si chieda che cosa avverrà il giorno che un dittatore potrà disporre di un archivio genetico universale? Ma basta pensare a come sia passata l’idea che gli spazi pubblici siano costantemente monitorati da telecamere. Un ambiente simile non è una città, è l’interno di una prigione! Le ditte che fabbricano i dispositivi biometrici suggeriscono di istallarli nelle scuole elementari e nelle mense studentesche, in modo da abituare sin dall’infanzia a questo tipo di controlli. L’obiettivo è formare cittadini completamente privi di libertà e, ciò che è peggio, che non se ne rendono affatto conto”
“Come le guerre vengono presentate come operazioni di polizia, così la democrazia diventa sinonimo di una mera pratica di governo dell’economia e della sicurezza. È quella che nel ‘700 si chiamava "scienza di polizia" per distinguerla dalla politica. Sempre più si afferma l’idea, equivalente a un vero e proprio suicidio del diritto, che sia possibile normare giuridicamente tutto, compreso ciò che riguarda l’etica, la religione e la sessualità. Una parte importante viene svolta dai media che, perdendo ogni funzione critica, sono sempre più a loro volta organo di governo». (Giorgio Agamben).
L'Udc vorrebbe estendere la schedatura anche ai «nostri bambini», ma su base volontaria. Cadrebbe così il razzismo?
Ciò dimostra una cosa: ogni volta che si approva una misura cosiddetta emergenziale diretta ad una minoranza, inevitabilmente questa misura viene estesa anche ad una parte degli autoctoni. Non dimentichiamoci che tra le tante sciagurate decisioni del centrosinistra esiste anche la carta di identità con dati biometrici. Eppure nessuno ha mai sollevato obiezioni al fatto che siamo tutti iperschedati” (Salvatore Palidda)
Intervista a Giorgio Agamben
Le statistiche dicono che i delitti effettivamente perpetrati diminuiscono eppure nell’opinione pubblica cresce un senso di insicurezza. Perché la questione sicurezza è oggi la più sentita?
«Come già lo Stato di eccezione, oggi
Tanto più inefficaci di fronte a un kamikaze. Che per definizione agisce una volta sola!
«Una democrazia che si riduca ad avere come unici paradigmi lo Stato di eccezione e
Il delitto Reggiani a Roma ha avuto come conseguenza l’abbattimento di campi Rom e, di fatto, la messa in discussione del principio della libera circolazione delle persone, che è tra i fondamenti dell’Unione Europea, di cui 
«Il dato di fatto più preoccupante, di fronte a misure che violano i più elementari principi di diritto, è il silenzio dei giuristi. All’interno del pacchetto sulla Sicurezza annunciato ci sono disposizioni - come quelle nei confronti della pedofilia on line - che di fatto istituiscono il reato d’intenzione. Ma nella storia del diritto l’intenzione può costituire un’aggravante; non può essere mai un crimine in sé. È solo un esempio della barbarie giuridica cui siamo di fronte: abbiamo assistito a dibattiti sull’opportunità o meno di praticare la tortura. Se uno storico confrontasse i dispositivi di legge esistenti durante il Fascismo e quelli in vigore oggi, ho paura che dovrebbe concludere a sfavore del presente. Sono ancora vigenti leggi, emanate durante i cosiddetti anni di piombo, che vietano di ospitare una persona in casa propria senza denunciarne la presenza all’autorità di polizia entro ventiquattro ore. Norma che nessuno applica, e della quale la maggior parte delle persone neppure è a conoscenza; ma che punisce tale comportamento con un minimo di sei mesi di reclusione!»
Questo stato di cose deforma anche la nostra percezione del tempo. Sia i controlli proposti come preventivi e invece tardivi, sia l’intenzione sessuale che al contrario punisce reati non ancora commessi (così realizzando un racconto di Philip K. Dick portato al cinema da Spielberg), istituiscono un falso presente. Non crede sia entrato in crisi l’unico fra i valori della Rivoluzione francese che sembrava ancora avere un qualche appeal, e cioè quello della Libertà?
«Questo in larga misura è già un dato di fatto. Le limitazioni della libertà che è disposto ad accettare oggi il cittadino dei paesi cosiddetti democratici sono incredibilmente più ampie di quelle che avrebbe accettato solo vent’anni fa. Prendiamo il progetto di un archivio del DNA: una delle cose più aberranti, ma anche più irresponsabili, di questo famoso pacchetto Sicurezza. Fu l’accumulo di dati anagrafici a permettere ai nazisti, nei paesi occupati, di identificare e deportare gli ebrei. Possibile che non ci si chieda che cosa avverrà il giorno che un dittatore potrà disporre di un archivio genetico universale? Ma basta pensare a come sia passata l’idea che gli spazi pubblici siano costantemente monitorati da telecamere. Un ambiente simile non è una città, è l’interno di una prigione! Le ditte che fabbricano i dispositivi biometrici suggeriscono di istallarli nelle scuole elementari e nelle mense studentesche, in modo da abituare sin dall’infanzia a questo tipo di controlli. L’obiettivo è formare cittadini completamente privi di libertà e, ciò che è peggio, che non se ne rendono affatto conto.»
Tutto ciò in nome della democrazia. Mistificazione anzitutto linguistica, proprio come quella del 1984 di Orwell: Guerra è Pace, Schiavitù è Libertà. Parla chiaro la storia linguistica delle pratiche di guerra condotte negli ultimi quindici anni. In questo modo non le pare che la politica, intesa come dibattito delle opinioni, non abbia più alcuno spazio?
«Come le guerre vengono presentate come operazioni di polizia, così la democrazia diventa sinonimo di una mera pratica di governo dell’economia e della sicurezza. È quella che nel ‘700 si chiamava "scienza di polizia" per distinguerla dalla politica. Sempre più si afferma l’idea, equivalente a un vero e proprio suicidio del diritto, che sia possibile normare giuridicamente tutto, compreso ciò che riguarda l’etica, la religione e la sessualità. Una parte importante viene svolta dai media che, perdendo ogni funzione critica, sono sempre più a loro volta organo di governo».
CHI E'
Il filosofo Giorgio Agamben è nato a Roma nel 1942. Laureatosi in legge nel 1965 con una tesi su Simone Weil, ha scritto numerosi saggi sui rapporti tra filosofia e politica, fra cui Homo sacer - Il potere sovrano e la nuda vita e Stato di eccezione. Ha insegnato al Collège International de philosophie di Parigi e in numerose università americane. Ora è all'Istituto Universitario di Architettura (IUAV) di Venezia.
Credits.
Nella foto grande, Antonin Artaud nel ruolo di Marat in "Napoléon" di Abel Gance (1925).
Nella foto piccola, Giorgio Agamben interpreta l'apostolo Filippo in "Il Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini (1964).
Intervista pubblicata su La Stampa, 27.11.2007, all'epoca del "Pacchetto Sicurezza" del ministro Amato.
For 100 years the Aboriginal Peoples have resisted the invasion of their lands by white settlers.
Now, a special law, The Aborigenes Act, controls their lives in every detail
Mr A.O.Neville, the Chief Protector of Aborigenes,
is the legal guardian of every Aborigene
in the State of
He has the power
to remove any half-caste child
“from their family, from anywhere within the State”
Mr.Neville was Chief Protector of Aborigenes in
He retired in 1940.
Aboriginal children were forcibly removed from their families throughout
Today many of these Aboriginal peoples continue to suffer
from this destruction of identity, family life and culture.
We call them the Stolen Generations.
Il film Rabbit-Proof Fence (lett. “il recinto impenetrabile ai conigli”, tit.it. La generazione rubata) è un film del regista australiano Phillip Noyce del 2002, con musiche di Peter Gabriel, tratto dal libro "Follow the Rabbit-Proof fence", di Doris Pilkington Garimara. Tratta la storia vera di tre bambine, Molly, Gracie e Daisy Craig, strappate alle mamme su ordine del Protettorato degli Aborigeni (l’equivalente del “Commissariato dei Rom”) nell’ambito del programma di “rieducazione” alla civiltà dei Bianchi colonizzatori. Le tre bambine “mezzosangue”, guidate dalla più grande, Molly, la più intelligente e “impenetrabile”, fuggono dal dormitorio del Native Settlement , e compiono un lunghissimo viaggio di ritorno verso casa, lungo il “recinto dei conigli”, inseguiti dalla polizia e dalla guida Moodoo, mentre il loro caso finisce su tutti i giornali. 
Il film è del 2002, e dunque non ne farò una recensione, consideratelo un invito alla visione (per chi non l’avesse visto). Vi sono comunque 3 o 4 elementi simbolici che lo caratterizzano fortemente, e su cui vale la pena spendere qualche parola.
Il primo è già incluso nel titolo, ed è non a caso ambiguo – il recinto si riferisce sia ai conigli che agli aborigeni; tanto al contenimento della straordinaria riproduttività dei conigli, importati dal colonizzatore europeo (oltre la varicella e il raffreddore) per impedire loro di razziare le terre coltivate, quanto al programma di sterminio e di “purificazione della razza” aborigena.
Entrambi questi aspetti costituiscono per il governo australiano, e per lo specifico Protettorato per gli Aborigeni, una ossessione e una “emergenza”. Tra la fine dell'800 e l'inizio degli anni '60 almeno 100 mila bambini aborigeni o meticci vennero sottratti con la forza alle loro famiglie e fatti crescere sotto la custodia dello stato, delle missioni cattoliche o affidati a genitori adottivi bianchi per una loro “più adeguata protezione morale". In definitiva, per essere assimilati forzatamente alla civiltà dei bianchi. Il regista sottolinea ampiamente la contrapposizione fra i vasti spazi australiani e le recinzioni: la recinzione come fondamento della civiltà ocidentale.

Il secondo elemento è costituito dal dispositivo di rieducazione dei”mezzosangue” messo in atto dal Protettorato, fra corpi di polizia e rieducatori che devono imporre brutalmente l’adattamento e l’istruzione. L’ideologia ufficiale è ammantata per intero di razzismo eugenetico, “il sangue aborigeno deve essere semplicemente eliminato”, biologicamente e culturalmente. Nei “campi di rieducazione” i bambini rubati venivano "preparati alla loro nuova vita nella società dei bianchi" e purificati razzialmente, naturalmente per la loro “protezione” (da se stessi): “perciò loro malgrado i nativi devono essere aiutati”.
Come, l’abbiamo visto: il dormitorio, con i suoi orari, le sue preghiere, la disciplina da caserma; il lavoro obbligatorio, i maltrattamenti fisici e le punizioni, gli stupri (“praticati su quasi il 90 per cento delle ragazze aborigene uscite dalle missioni”), l’asservimento e l’obbedienza, il divieto di usare la propria lingua (“non si usa il dialetto qui”), la doccia, i regolamenti, la delimitazione stessa del campo di rieducazione. Sorvegliare e punire: istruzione, chiesa e mazzate.
Il terzo elemento possiamo chiamarlo la fuga e la caccia, un elemento direi canonico della storia del cinema. La minaccia delle punizioni non ferma la voglia di scappare delle bambine da quel luogo orrido e triste. Dirigendosi lungo il “recinto dei conigli”, incontrano altri personaggi ai margini della civiltà che forniscono loro un aiuto per proseguire. Nel frattempo il Dipartimento degli Aborigeni, con i suoi Protettori locali, è scatenato nella caccia, almeno finchè ci sono fondi: “devono essere protetti, specialmente da loro stessi, se soltanto essi capissero quello che stiamo cercando di fare per loro”. Nelle parole di Mr Neville“ il diavolo”, il funzionario addetto al "programma" di "tutela degli aborigeni”, non riecheggia forse qualcosa di appena sentito in questi giorni di emergenza Rom?
L’ultimo elemento di riflessione è proprio questo: queste pratiche, queste istituzioni,andate avanti apparentemente fino agli anni ’70, possono considerarsi relegate al passato, e quindi assolte con le scuse dei vari governi (e quindi riassorbite nel cinema, nel racconto, nella storia), oppure sono destinate a riemergere, riciclate e travestite sotto nuove insegne?


www.anarca-bolo.ch/a-rivista/aforzadiesserevento/index.htm
Kinder der Landstrasse: l’Inseminator di Mario Cavatore (romanzo)
Mario Cavatore, Il seminatore, Einaudi, 2004
L’inseminator di Mario Cavatore prende lo spunto dall’operazione di pulizia eugenetica scatenata in Svizzera nel periodo fra le due guerre mondiali del secolo scorso, condotta dalla famigerata Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (Kinder der Landstrasse) diretta dal dr. Alfred Siegfried. Cavatore si è direttamente ispirato all’articolo di Laurence Jourdan sull’eugenetica in Europa (“Le Monde Diplomatique”), di cui ho già parlato nel post Ladri di bambini.
Da buon cronista, storico e memorialista, prende una vicenda reale della pulizia etnica elvetica e la sviluppa fino al parossismo. Lubo Reinhardt è uno zingaro naturalizzato che sta prestando il servizio militare obbligatorio, quando riceve la notizia che gli sovvertirà la vita: i suoi due bambini sono stati presi dalla polizia per essere estirpati dalla cultura rom ed “educati nella civiltà”, e la moglie, che ha tentato invano di opporsi, è stata uccisa.
Ciò accade nella Svizzera del 1939 dove da tempo è attiva l'Opera “Bambini della Strada Maestra”, un'organizzazione "umanitaria" che usa mezzi tutt'altro che umanitari per sradicare la “piaga” del nomadismo e annichilire la presenza zingara in Svizzera allontanando i figli dai genitori.
Lubo, straziato da quella brutale prevaricazione ammantata di legalità , decide di vendicarsi. La sua vendetta è meditata ma viscerale, implacabile, a suo modo rigorosa ed epica: due figli zingari gli sono stati tolti, duecento nuovi figli zingari egli diffonderà, con il suo seme, in Svizzera. Cambia identità e si trasforma in un Don Giovanni fascinoso e inseminatore. Il suo piano inverso è inseminare il maggior numero possibile di donne svizzere, per rispondere alla politica eugenetica con un gesto uguale e contrario, d’immensa portata simbolica. Il seme del male si propaga all’infinito, generando nuova violenza.
Il male dato ritorna, ingigantito. La follìa eugenetica naufraga in un succedersi continuo di nuove tragedie. Se non fosse un romanzo storico, scarno e asciutto, avrebbe potuto essere la trama di un film horror, condito eventualmente dalla sagace ironia di un Emir Kusturica.
Intervista al Professor Salvatore Palidda, docente di sociologia delle migrazioni, della devianza e del controllo sociale all’Università di Genova (*) (Liberazione 27 giugno)
Professor Palidda, che cosa ne pensa delle impronte digitali prese ai bambini rom?
E' grave che nessuna alta autorità intervenga per fermare questa misura, a cominciare dal Presidente Giorgio Napolitano. E' vergognoso quello che sta accadendo in Italia, queste pratiche cominciarono un tempo a danno degli ebrei e degli stessi rom. E' chiaramente una schedatura razzista e fascistoide, fatta con l'intento di terrorizzare i rom e soddisfare la minoranza rumorosa e razzista. Perché sono convinto che soltanto una piccola parte degli italiani approva tutto questo. Peraltro già il centrosinistra aveva fatto la sua parte contro i rom, è chiaro che la destra deve superarlo.
Per il ministro Maroni c'è bisogno comunque di un censimento dei rom. E' così?
La scusa del censimento è falsa. Da vent'anni gli immigrati, i rom e i marginali sono le persone più schedate del Paese. Il 95% degli schedati dalla polizia italiana sono loro. E poi non diciamo fesserie, non confondiamo la schedatura con il censimento. Il censimento va fatto dall'Istat o dagli enti locali utilizzando personale civile, non in divisa.
Secondo il centrodestra, la schedatura servirà a proteggere i bambini dall'accattonaggio. Come risolvere questo problema?
Si tratta di una copertura demagogica, anche i fascisti dicevano che volevano proteggere gli ebrei.
Esistono comunque migliaia di rom senza documenti e senza diritti. Come trovare una via di uscita?
Di certo non è colpa dei rom ma dello Stato italiano che non ha mai garantito questo diritto. Se ogni regione creasse dei campi regolari, i rom avrebbero risolto il problema dei documenti.
Moltissimi rom, però, non vogliono vivere nei campi. Non può esserci una alternativa?
Ci dimentichiamo che molti rom sono perfettamente integrati e che però alcuni preferiscono ancora vivere nelle case mobili, come la famiglia del sinti Giorgio Bezzecchi a Milano. Ciò che chiedono è la libertà di movimento, come peraltro garantito dalle norme europee, mai applicate in Italia. Dobbiamo capire dove fanno a finire i fondi che l'Unione Europea stanzia per l'integrazione dei rom, temo che vengano utilizzati per la sicurezza e cioè contro i rom stessi. E dobbiamo insistere per avere la certezza del diritto: le leggi italiane sull'immigrazione, invece, fanno di tutto per dare incertezza.
L'Udc vorrebbe estendere la schedatura anche ai «nostri bambini», ma su base volontaria. Cadrebbe così il razzismo?
Ciò dimostra una cosa: ogni volta che si approva una misura cosiddetta emergenziale diretta ad una minoranza, inevitabilmente questa misura viene estesa anche ad una parte degli autoctoni. Non dimentichiamoci che tra le tante sciagurate decisioni del centrosinistra esiste anche la carta di identità con dati biometrici. Eppure nessuno ha mai sollevato obiezioni al fatto che siamo tutti iperschedati.
(*) Il prof.Palidda è autore del saggio Polizia postmoderna - Etnografia del nuovo controllo sociale, Feltrinelli, 2000: Mobilità umane - Introduzione alla sociologia delle migrazioni, Cortina Raffaello, 2008.
Piccolo aggiornamento narcisistico: oggi su NetMonitor di Repubblica viene segnalato anche il Doktor qui presente (il recensore ha scritto geyger, confondendo forse geiger con geyser!) . E una decina di altri blog che seguono con molta partecipazione quanto sta accadendo ai Rom. Intanto anche il Commissario alla Giustizia dell'Unione Europea, Jacques Barrot, boccia il provvedimento di Maroni di prendere le impronte digitali ai nomadi (www.repubblica.it/impronte-ue.html ). La schedatura dei gruppi etnici non è compatibile con le normative comunitarie. E Napolitano, che dice?
Abbiamo costruito decine di aquiloni. I bambini correvano. Correvano per vedere i loro aquiloni alzarsi in cielo. Ci guardavano con occhioni brillanti (…) Su un aquilone c’era scritto: “Forza Roma. Italiani coioni”. In quella scritta c’è tutto. C’è quanto si sentano profondamente italiani questi bambini che pestano la nostra terra da quando sono nati. C’è il naturale frutto di tutto il disprezzo che si bevono ogni giorno (..). C’è chi è andato in un grande campo rom, Casilino
Pensate ai vostri, di figli - Ma sono i blog di donne a lanciare l’allarme più forte, come Sorelle d’Italia: Ma come può venire in mente a qualcuno di schedare in maniera preventiva dei bambini. Fate come se fossero i vostri figli… Come Femminismo a Sud : Se almeno questi immigrati si lavassero bene, tanto da perdere qualche tono di nero. Dici che i Rom non sono neri? Che importa. Sono sporchi. Non è vero? Allora sono opachi. Bisogna ripassarli con un po’ di lucido brillante.E’ questo il tono anche della vignetta disegnata da