
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di Luca Guglielminetti.
foto: Mario Giacomelli (Senigallia 1925-2000), "Zingari" (1958)
La nuova musica zingara: il Jazz dei Balcani
"Dotati di un senso musicale d'incredibile profondità, certamente sconosciuto a qualsiasi altro popolo" ha scritto Franz Liszt a proposito degli zingari, in un saggio del
E' certamente un popolo strano quello che designa il ieri e il domani con la stessa parola, che non ha un verbo per tradurre il termine "avere" (bisogna comporlo con un "a me è, a te è...). Un popolo nel quale non esiste il concetto di eredità. Ogni zingaro deve costruirsi il suo patrimonio da solo. Gli zingari sono, come gli ebrei, un popolo in costante diaspora, senza precisa dislocazione geografica: un popolo senza patria, l'unico popolo del mondo senza patria - e quindi anche l'unico popolo al mondo che non abbia mai combattuto una guerra.

Anche questi pochi dati esemplificativi sono in relazione con tutta la musica che conosciamo e apprezziamo in forma indiretta, attraverso le "rielaborazioni" di classici come Brahms o in forma diretta ad esempio attraverso i film di Emir Kusturica Underground e Le Temps des Gitanes con la musica della Banda per matrimoni e funerali di Goran Bregovic'?
Sappiamo che gli zingari utilizzano con grande passione e capacità il linguaggio musicale basando la costruzione dei brani su due elementi di fondo: l'apprendimento, come per la lingua parlata, di arie e melodie popolari dai luoghi di passaggio e l'estro individuale particolarmente esaltato dalla pratica molto frequente dell'improvvisazione.
È difficile individuare una musica originale zingara. Si possono riconoscere però stili diversi, come fra i gitani e gli tzigani, dove però l'elemento comune rimane l'utilizzo di un filo conduttore prescelto su cui poi avviare fioriture, cesellature, arabeschi.Se si ricercano elementi di continuità nella presenza dei loro canti, si può verificare che la cultura slava ha dato un contributo determinante con la sua forte influenza sui principali ceppi linguistici zingari immigrati in Europa da est.
Nella tradizione esiste una netta distinzione fra canto ed esecuzione strumentale, il primo rimane rivolto all'ambito ristretto della comunità ed è puramente sentimentale, mentre l'esecuzione di motivi strumentali per violino, chitarra, ottoni, viene fatta per professione, cioè dietro pagamento.Oggi lo stato dell'arte della musica degli zingari è leggermente diverso: si sono sviluppate formazioni che coprono entrambi i versanti vocale e strumentale (i Bratch o gli Ando Drom) ed altre come Bregovic' che restano fedeli alla tradizione strumentale o i Kaly Jag che, viceversa, restano fedeli alla tradizione vocale segnata al massimo da una sottile linea strumentale di accompagnamento ritmico o di controcanto.

Nel caso della banda di Goran Bregovic' troviamo l'influenza dello stile delle bande militari dell'impero ottomano: siamo di fronte ad una musica ibrida ai confini del mondo in un cocktail irresistibile di musiche balcaniche ricche di echi arabi, turchi e mediorientali in un turbinio di ritmi che le forniscono un certo "groove" che la rende sempre riconoscibilissima. E' difficile non percepire un parentela con l'influenza delle bande militari della Luisiana sull'origine della Jazz band in un confine del mondo come era New Orleans. Anche quelle bande, dove si formarono King Oliver e Louis Amstrong, entravano in servizio in occasione di funerali e matrimoni. "Groove", del resto, definisce un ritmo trascinante e 'sporco', cui sono specializzati gli ottoni con i loro reiterati 'riff' a velocità e volume crescente.
Se il dato primario degli zingari è la capacità (necessità) di adattarsi a contesti sociali sempre nuovi, cui prestare attenzione per percepire quanto serve per sopravvivere, è ben possibile che, come per i neri americani, prestando orecchio a quanto le tradizioni musicali popolari fornivano nei contesti dei luoghi nei quali si aggiravano abbiano condotto a queste strepitose "sintesi" o "rivitalizzazioni" di tradizionali arie in forme dotate di una autonoma cifra stilistica.
Del resto, sia col jazz che con la musica zingara strumentale siamo di fronte alla funzione di far danzare da parte di popoli sradicati, emarginati, quando non perseguitati. Così come il carattere profondamente nostalgico del blues e della musica zingara vocale copre la funzione sentimentale. Le similitudine finiscono qui però, in quanto discorsi analoghi potrebbero valere per la musica Klezmer degli ebrei, per il Fado portoghese e molta musica folk in generale.
Concludiamo dicendo che per la musica zingara, sia vocale che strumentale, vale certamente un dato di precarietà sociale eccezionale che si riflette in quella profondità di cui scriveva Liszt un secolo e mezzo fa, e che la rende ancora oggi di una forza unica. Una forza della disperazione, forse, della precarietà della vita che il nomade percepisce ad una potenza diversa rispetto a noi sedentari, sicuramente.
Ma quando ascoltiamo al meglio la loro musica di oggi, probabilmente qualche eco del nostro passato comune al loro riusciamo a sentirlo: brani e canzoni dei Kaly Jag come di Bregovic' e di tanti altri artisti zingari riescono a creare brecce nel frastuono delle nostre metropoli, nella massiccia produzione commerciale di musiche da ballare sempre più come degli automi o che ci rimanda a sentimenti sempre più vuoti.
Luca Guglielminetti
Le immagini parlano chiaro, si è trattato di una carica premeditata. Dai blog Chiaiano senza censura e Chiaiano discarica le immagini, i video le testimonianze degli ultimi 3 giorni di scontri. (via saledelmondo blog.libero.it/joiyce/4763252.html)
per gli aggiornamenti e gli approfondimenti: napoli.indymedia.org/; www.infoaut.org/index.php

Battute a Alemanno. «Ho visto che c'erano anche dei centurioni e così oggi mi è venuto da pensare: siamo noi la nuova falange romana». (Il Tempo 29 aprile).
Infatti ieri a Roma i centurioni si sono scatenati.
“La tradizione degli oppressi ci insegna che lo “stato di emergenza” in cui viviamo è la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo fatto. Avremo allora di fronte, come nostro compito, la creazione del vero stato di emergenza, e ciò migliorerà la nostra posizione nella lotta contro il fascismo” (W.Benjamin, Tesi di filosofia della storia,

“Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino” (articolo, proposto ma non inserito, della Costituzione italiana, simile all’art.20 della Costituzione della Repubblica federale tedesca:
”Contro chiunque tenti di abolire
Il lavoro che uccide e il lavoro che serve
Il lavoro rende servi. E' il caso dei migranti, che in Italia verranno messi in servitù bella e buona. Non ho tempo di articolare un discorso compiuto (sarebbe troppo lungo), ma le misure proposte da Maroni sono incredibili - e soprattutto, serviranno a rendere ancor più servile il lavoro migrante e clandestino (questo articolo di Repubblica sintetizza efficacemente i termini più elementari della questione). Ci rivediamo fra cinque anni, dite? No - perché qui si tratta di vigilare, giorno per giorno. Chi vuole ripercorrere la storia dei CPT e del dibattito in materia, un ottimo dossier lo si trova qui/, nel sito di Sergio Bontempelli di Africa Insieme di Pisa. (Marco Rovelli, www.alderano.splinder.com/)

"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra".
"Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare".
"Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".
Elisa Di Guida
(docente di Storia e Filosofia - Napoli)
(24 maggio 2008)
Mentre i giullari di corte provano a convincerci che non esiste altra soluzione al problema rifiuti, oltre a discariche ed inceneritori, un'agenzia ANSA del 21 maggio ci racconta che i rifiuti campani spediti in Germania sono stati riciclati mediante impianti di trattamento meccanico biologico. Solo una parte minore è stata conferita all'incenerimento.
E l'italia è uno dei paesi che fa maggior uso di materie prime secondarie, ottenute dal riciclo.
Qualcuno è in grado di spiegare perchè in Italia, per questi stessi rifiuti, non vi sia altra alternativa che l'incenerimento?
Perchè da noi non si vuole ricorrere a differenziata ed impianti di vagliatura del tal quale residuo, come ad esempio l'ArrowBio di Tel-Aviv, e le soluzioni a recupero totale del rifiuto, come avviene a Vedelago (dove l'impianto serve un milione di cittadini)?
Quali irriferibili connivenze industriali e malavitose hanno condotto alla disastrosa situazione attuale della Campania, con la devastazione di interi territori trasformati in discariche a cielo aperto, anche quando le valutazioni idreogeologiche sconsigliavano vivamente l'operazione? (da www.peacelink.it/ecologia/a/26220.html)
from Tangent Artifact