Le oche di Lorenz e “i nuovi barbari”
Durante una recente passeggiata in campagna con alcuni amici siamo stati aggrediti da un paio di oche particolarmente vivaci. In particolare una di esse, seguita dall’altra, si ostinava a inseguire uno di noi, fra le risate generali.
L’etologo Konrad Lorenz (L’aggressività) ha scoperto che “quando due oche avvicinandosi mostrano segnali di ostilità, il più delle volte convogliano la loro aggressività reciproca contro un oggetto terzo”. L’evoluzione ha cristallizzato questa schermaglia in una sequenza comportamentale tipica che serve a creare un legame. Alcuni comportamenti aggressivo-rituali degli animali, come le oche, abbozzano infatti quello che presso le comunità umane, diverrà un vero e proprio meccanismo vittimario. Scaricando l’aggressività interindividuale su terzi si forma un forte legame empatico tra gli esseri umani che sacrificano un comune capro espiatorio. 
In altri termini, l’atto di convogliare l’aggressività interspecifica di un dato gruppo contro un elemento esterno (o un elemento interno percepito come esterno) crea una forte coesione nel gruppo stesso: ”l’aggressività discriminatoria verso gli estranei e il vincolo tra i membri di un gruppo si intensificano a vicenda” (KL).
Una forma innocua di vittimizzazione è la risata umana, che appare allo stesso Lorenz come un modo innocuo per ridirezionare l’aggressività. Se più persone in un gruppo ridono di una terza persona esterna al gruppo, si sentirà immediatamente il crearsi di una sorta di catena di empatia, un legame con gli altri individui interni al gruppo. Assumere un comune capro espiatorio, simbolico o reale, è un sistema infallibile per creare vincoli di solidarietà e amicizia.
Ironia, sarcasmo, cinismo, luoghi comuni, gossip, avanspettacolo, dominano lo scenario mediatico e politico, al punto che si può parlare di “comportamentismo” dei media, una stretta relazione fra lo studio del comportamento animale e umano con le nuove tecnologie di comunicazione di massa.
Un esempio, offerto da un indagine del Censis su “giovani e media”, è costituito dagli SMS. Secondo questa indagine, mentre i giovani fra i 25 e i 30 anni usano il cellulare “per stretta necessità”, cioè per “telefonare”, gli adolescenti fra i 14 e i 18 anni lo usano sostanzialmente per mandare “messaggini”, rivelando una diversa modalità di comunicazione e di linguaggio, e quindi di relazionarsi. Per gli adulti “nei messaggini, si scrivono soltanto cavolate». Ma per un etologo, non sarebbe altro che “un verso delle oche” umano. Cercando di decifrare i versi delle oche, Lorenz concluse che il contenuto del verso era fondamentalmente un semplice attestato, un'estrinsecazione di esistenza, come a dire: «Io ci sono...e tu ci sei?». Il contenuto viene dopo, o è indifferente, ma sempre subordinato a questo richiamo "cifrato". La trama comunicativa degli adolescenti, le nostre oche, si svolgerebbe dunque sulla stesura dei 160 caratteri dell’SMS in quanto “messaggio nella bottiglia”: «Io ci sono...e tu ci sei?». Il medium è il messaggio, o il “massaggio”.

Non diversamente accade con l’ancora più semplice “squillino”, “un attestato di esistenza puro e semplice”, così descritto dal Censis: «Chiunque abbia a che fare con gli adolescenti, sa che il telefonino di ciascuno di loro spesso squilla solo perché qualcuno vuole fargli sapere che lo sta pensando: si controlla a chi appartiene il numero da cui è arrivata la "chiamata persa" e si è contenti per il pensiero». E se la persona a cui si fa lo squillo non fa altrettanto? “Allora subentra una specie di ansia da abbandono, che spinge l'adolescente a mandare ai suoi coetanei prima richieste di funzionamento del canale, poi appelli alla risposta”.
Però conosco un sacco di adulti che fanno la stessa cosa. E mi chiedo se in fondo lo stesso modello di trama comunicativa non valga anche per Internet, per i blog, le chat, i forum, etc, fatte le dovute eccezioni. In una società dominata dalla pervasività delle tecnologie di comunicazione di massa, il comico, il cabarettista, l’attore di avanspettacolo, lo sceneggiatore interpretano più facilmente o più direttamente i “versi delle oche” della massa. Ma, allo stesso tempo, queste forme di aggregazione “virtuale”, anche quando riprodotte “in piazza” (la piazza “reale” come semplice estensione di quella “virtuale”) non rischiano di riproporre “geneticamente” modelli di comportamento e di aggregazione di “gruppo” aggressivi come quelli delle oche di Lorenz?
Analoghe considerazioni, ma di tipo antropologico, spingono Elias Canetti ad analizzare forme di associazione come il branco, le mute (di caccia, di guerra, etc.), l'orda e le masse:
“ La vittima è lo scopo; ma essa è anche il punto di massima concentrazione: essa riunisce in sé le azioni di tutti. Scopo e concentrazione coincidono…Si deve aggiungere che la minaccia della morte, cui sottostanno tutti gli uomini e che è sempre viva sotto molteplici maschere, sebbene non stia continuamente dinnanzi agli occhi, crea il bisogno di deviare la morte su altri. La formazione di masse aizzate viene incontro a quel bisogno…
Fra le specie di morte decretate contro un singolo da un’orda o da un popolo, possiamo distinguere due forme principali, una delle quali è l’espulsione...
L’altra forma è quella dell’uccisione collettiva…Nelle religioni che prevedono un inferno si aggiunge qualcosa d’altro: alla morte collettiva per fuoco, che è un simbolo della massa, si ricollega l’idea dell’espulsione: cioè l’espulsione nell’inferno, la consegna ai nemici infernali…”
(Massa e potere, Adelphi, p.58-60, trad. di Furio Jesi, 1981)
Yosuke Ueno via www.mondobizzarro.net/gallery/index.php
Vi sono polemiche e scenari culturali che in Italia sono destinati a restare underground, a causa dell’asfittico panorama editoriale, appena ravvivato da piccole coraggiose iniziative, che però restano sempre di nicchia. Altrove, per esempio in Francia, sono gli intellettuali e gli scrittori a lanciare veri e propri manifesti politici, da un Michel Houellebecq a un Alain Badiou, da un Bernard-Henry Levy a un Serge Latouche.
In Italia no. Per le ragioni strutturali spiegate in maniera sintetica ed efficace dall’articolo odierno di Ilvo Diamanti su Repubblica.it.html, “il regime mediocratico” italiano ha attribuito a giornalisti e comici quel ruolo che competeva a scrittori, filosofi e intellettuali. Infatti le querelles culturali nell’ex Belpaese sono suscitate dai giornalisti o dai comici: da Roberto Saviano a Giuliano Ferrara, da Magdi Allam a Gian Antonio Stella, da Beppe Grillo a Sabina Guzzanti. Sfido a dirmi quanti conoscono Alessandro Dal Lago o Giorgio Agamben, Adriano Prosperi o Erri De Luca. La solita nicchia di ultra-lettori, immagino, da cercare col lanternino, anche in rete.
Tutto ciò ha infatti un’ampia ricaduta sui temi predominanti trattati nella bloggopalla ritenuta a torto indipendente e avanguardistica. La maggior parte dei bloggers, compresi molti di “sinistra”, vanno troppo spesso a rimorchio, per “stare sulla notizia”, senza aggiungere molto al già detto e al già visto. Quando proprio si vuol dare un tocco di “cultura” al post, allora ci si dovrà rifare all’immancabile Pasolini. Il quale, almeno, non può rispondere con un post o un commento.
(in compenso, devo dire, che come Dio ha creato mosche e zanzare, Microsoft ha creato il correttore automatico di Word, che implacabilmente trasforma Pasolini in Pisolini, Guzzanti in Guzzini, Calimera in Calmiera, e io a “ripristinare” come un coglione…)
PS sullo stesso argomento, o quasi, mi sembra interessante questo articolo pubblicato ieri su www.senzasoste.it/, "La morte di Funari, avanguardia della tv spazzatura".
“Or chi tu se’ che vuoi sedere a scranna
Per giudicar da lungi mille miglia
Con la veduta corta d’una spanna?”
(Dante, Paradiso XIX, 79)

Ho come l’impressione che lo scranno del Presidente della Camera abbia qualcosa di demonico, che trasmuta alchemicamente la merda in oro, un impiegato in un principe, una cozza in una sirena, un fattorino in uno squalo della finanza internazionale. Prendete ad esempio:
- Irene Pivetti, da vendicativa integralista-leghista-crociata-vandeana a vendicativa maitresse del sesso estremo, molto ricercata dai soci dell’Elefantino (“Ogni giorno ad Arcore Berlusconi e Dell'Utri gli p...addosso, Previti lo c...in bocca e
- Pierferdy Casini, passato dalla Famiglia (Cristiana) alle Famiglie (Caltagirone)(come regalo di nozze il principe Uolter gli regalò il quadrante Est, o Ovest?, de Roma capoccia e cacciò li zingari infami extra moenia a ramingar nel mondo de sotto, prima di bruciacchiarli)
- il mai tanto compianto compagno Fausto (sic) Berty-Not-In-My-Name, colui che pronunciò la fatidica frase “
- il camerata A' Gianfra’ Fini, che avendo scambiato
Ringraziamo dunque il fine pisicologo Gianfra' per aver coraggiosamente sollevato il problema di quel che si può dire e di quel che non si può dire, certi che la Terza Repubblica Penitenziale saprà dare corso alle sue preziose in-dicazioni.