
Una componente fondamentale delle edizioni originali dei Voyages Extraordinaires di Jules Verne, spesso ignorata anche dai critici e dai fans di SF, furono le illustrazioni, oltre 4000 per una media di circa

Anche le illustrazioni contribuirono pertanto al successo popolare dei romans scientifiques, grazie agli artisti e incisori che lavorarono interagendo strettamente con lo stesso Verne e con l’editore Hetzel, seguendo allo stesso tempo l’evoluzione tecnologica di quest’arte fra il 1860 e il 1919. La stretta correlazione fra testo e immagini fu tale che esse vengono riproposte anche nelle edizioni moderne dei Voyages. Senza contare quanto esse furono importanti come materiale iconografico per il cinema, da Méliès in poi.

Di fatto questi artisti, pittori, illustratori e incisori, lavoravano spesso anche per le riviste illustrate popolari, e le immagini dovevano avere un alto contenuto informativo, soprattutto riguardo le nuove scoperte e le nuove tecnologie. E ancora oggi tramandano lo spirito dell’ambiente storico-sociale in cui si muoveva Verne, evocandone il lontano senso esotico e futuristico allo stesso tempo.

Le illustrazioni sono state catalogate da Arthur Evans in 4 categorie:

Per saperne di più: Arthur Evans - The Illustrators of J.Verne's Voyages Extraordinaires
Non credo che Filippo Scòzzari abbia bisogno di molte presentazioni, e comunque lo sciagurato ci pensa da solo. Ho trovato questo video e lo ripropongo. Più qualche altra amenità. Gli faccio un po' di pubblicità, non si sa mai, di questi tempi. Bye
L’isterico a metano
Fantaromanzo giovane e sinergico di Filippo Scòzzari + Nipote
PARTE PRIMA
Chi, e come, e quando. Il perché non c’è.
Diciamo che Barozzi Vanes nasce a Sassuolo (MO) trentacinque anni fa da Barozzi Widmer, capo operaio in una fabbrica di sigarette.
Ha contribuito Minguzzi Mirca, cartolaia.
Evidentemente.
PARTE SECONDA
Dove
Sassuolo è una ridente cittadina della provincia modenese, caratterizzata da un’economia molto florida (ecco perché cittad. ridente. Anzi, bisognerebbe proprio dirla gongolante). Lì, e nei dintorni, e anche tutt’intorno, per non parlare dei paraggi, prosperano ceramiche e mortadelle, e mortadelle e ceramiche; la disoccupazione è pressoché sconosciuta e ne consegue che il tenore di vita è piuttosto alto. Pochi hanno una laurea, chiunque una Ferrari Rossa, due cellulari, braccialetti e catene d’oro, una o più fidanzate bionde con pelliccia, minigonna, cellulare, cellulite, tacchi a spillo, passato con calli.
Avendo il tenore alto, con bella logica i vecchi stravedono per tenori rasoterra obesi antipatici con sciarpetta bianca; i giovani invece, che la logica l’hanno orrenda, accendono gli accendini ad artisti rock afoni, birraioli e zuccherosi. Vanno matti pure per le fotine degli dei degli stadi con la colla dietro, e le appiccicano dappertutto, anche sui panini americani, behavior tribalsociologico studiatissimo ma scarsamente compreso.
In effetti, qui non esiste il perché preciso di nulla. Si dica Sassuolo, si dica Modena, si dica Bassa, si dica come si vuole, basti accettare che in queste plaghe la logica risiede tutta nelle piastrelle e nelle cosce dei maiali morti. Da lì si parte e lì si arriva, e le cosce delle maiale vive, endemiche, sono solo un burroso fringe benefit della suesposta filosofia.
Per comunicare tra loro gli indigeni sono prodighi di un emiliano strascicatissimo, spalmabile, di cui i forestieri capiscono una parola su tre: i vocaboli, intercalati dalla locuzione chiave tìo bò (dio buono), vengono troncati nella parte finale. Chi è straniero deve farsi ripetere le frasi sei volte prima di capire qualcosa, e non è sempre detta. L’uso indiscriminato dell’esshe shchifosa, poi, fa sì che per i visitatori sia un vero pain in the ass transitare da queste parti ed ottenere informazioni intelligibili. Quasi peggio che a Bergamo, altra cittadina ridente con segnaletica semantica problematica.
Il mio primo approccio coi quadri della pittrice e scenografa belga Denyse Willem è stato grazie a una copertina di un LP dei CRAWLING CHAOS, una band inglese post punk (da non confondere con l’omonimo gruppo death metal italiano), nome ripreso da un racconto di H.P.Lovecraft in cui il narratore descrive gli effetti dell’oppio e delle sue visioni fantastiche.

I colori, i dettagli, le allegorie, le figurazioni surreali suggerivano un effetto straniante e conturbante assai in sintonia con la musica, ma con un segno marcatamente indipendente, che metteva in luce una pittrice di talento in grado di giocare con gli stereotipi del mito, del fantastico e dell'erotismo.

"Ho acceso una candela per osservare i vostri quadri, non credo che la luce del giorno convenga loro realmente - o allora occorrerebbe una luce d' un giallo molto pallido, come quella che si riflette sulle foglie secche d' un vecchio giardino.
Non sono le forme che appaiono prima, non si vedono queste donne, questi uccelli. Si vedono soltanto colori, molto morbidi, lontani, colori di crepuscolo. Sono essi che attirano, come se si guardasse fuori, la notte attraverso una finestra stretta. Nei colori, nella dolcezza, c’è qualcosa d' inquietante: i blu stridenti, le malve, gli scarlatti. Si sente che accade qualcosa, là, là fuori precisamente, un teatro notturno, da cui non si può staccare lo sguardo, e che distilla una minaccia sottile, subdola.”

"Teatro immobile, poiché le figure che si distinguono ora (dopo aver atteso che la pupilla dilatata s' abituasse a questo penombra) sono solidificate nelle loro pose inquietanti. Cosa fanno, queste donne dal corpo troppo bianco, ferme, là, sul bordo di queste finestre, per esere guardate? La loro bellezza apparente non era che un'esca, poiché i loro visi gonfi sono maschere che nascondono desideri distruttivi, intenzioni tragiche. O, false streghe, giocano con i vostri desideri, per forzarvi a riconoscere i vostri segreti."

"Ma regnano nel loro universo d' acquario, leggere, inaccessibili, lanciando come incanti aloni di colori stridenti. I loro gesti non hanno altre ragioni che questa: ammaliare. Danno, quindi riprendono, ed ogni colore del loro corpo, ogni immagine gelata della loro scena lontana, è un legame che va fino in fondo a voi stessi e vi lega con il dolore. Non c'è piacere senza crudeltà, non c’è bellezza senza la presenza, in fondo al suo nascondiglio indeciso, della morte. Queste streghe, queste dee, queste donne, apparse molto delicatamente nel loro paesaggio senza sole, sarà difficile separarsene, impossibile dimenticarle.
Anche quando la candela si è spenta, continuano ad apparire, immobili, belle e senza lingua, dinanzi al rettangolo della vostra finestra.
Grazie d’avermi permesso di incontrarle,
Cordiali saluti,
JMG Le Clézio"
“L’artista più misterioso, più decadente e più surreale dell’Italia post-unitaria; quello che più si svolge sotto i segni della carne, della morte e del diavolo infine pervenendo ... alle visioni della vita di Cristo e della vita della Vergine; quello che dall’art nouveau ... ha saputo cogliere e sviluppare il seme del surrealismo”. (Leonardo Sciascia, pres. de L’opera grafica di Alberto Martini, SugarCo, Milano 1975)
“L’artista è fra i pochi italiani cui la menzione di surrealista non corrisponde soltanto al vago uso di un fortunato aggettivo accordato ad ogni sorta di stranezza. Negli anni parigini, infatti, Martini del surrealismo propriamente detto fu appartato avventore, e ancora nel
(Carlo Romano, Alberto Martini surrealista, ne Il secolo XIX, 18 novembre 2004)
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" The macabre/comical dream of Wilhelm II "
Alberto Martini (Oderzo 1876- Milano 1954) fu pittore, incisore, litografo , illustratore e graphic designer (ex libris, biglietti da visita). Il suo primo maestro di disegno fu il padre Giorgio, che riproduceva gli antichi maestri e insegnava all’ Istituto Tecnico di Treviso. Nel 1897, all’età di 21 anni, partecipò per la prima volta alla Biennale di Venezia con il ciclo di disegni "La corte dei miracoli", ispirato a "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo. Durante il 1898 si stabilì a Monaco dove ebbe l’occasione di lavorare per le riviste Jugend e Dekorative Kunst. Illustrò molti libri, fra cui i Racconti di Edgar A.Poe, Dante e Shakespeare, e produsse numerose serie di cartoline. Durante Con la sua sensibilità rivolta al grottesco e al macabro, i suoi lavori sembrano più tedeschi che italiani. Negli ultimi anni si concentrò di più sulla pittura, e con le sue tele si avvicinò al Movimento Surrealista, pur non facendone parte. Le illustrazioni ai racconti di Poe sono state raccolte in un ricco volume pubblicato da Franco Maria Ricci nel 1984, con testi di Julio Cortazar e Roberto Tassi (nella serie “I segni dell’uomo” n.33). (Fonte: Giovanni Fanelli & Ezio Godoli , Art Nouveau Postcards,. Rizzoli USA 1987) Danza Macabra Europea è una collezione di cartoline suddivisa in 5 serie da 12, ad eccezione della IV con 6, numerate da via Propaganda Postcards of the Great War
" Conference for Peace " |

via www.flickr.com/photos/oldtasty/collections
www.flickr.com/photos/wuji9981
Molto interessanti e suggestive queste immagini del'era della Rivoluzione Culturale, tratte da riviste, quotidiani e copertine di dischi, raccolte su flickr da oldtasty, un grande curioso di cultura cinese. Immagini che dovevano essere, sotto il rapido incalzare degli eventi, molto stilizzate, ma anche molto efficaci e intense. E naturalmente sempre orientate al successo e alla vittoria nell'azione.

Un mese fa la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Beijing 2008, che ha impressionato tutto il mondo per la grandiosità delle sue coreografie. Quattro ore di danze, canti, balletti, fuochi artificiali. Qualcuno si è chiesto, forse distrattamente, perché non vi sia stato alcun cenno al più recente periodo storico, Mao e

via Stefan Landsberger's Chinese Propaganda Poster Pages
La collezione on line di manifesti e posters raccolta da Stefan Landsberger è davvero straordinaria, sia dal punto di vista grafico che culturale, un approccio unico alla complessità della storia cinese come al suo perenne slancio epico.


Se vi è piaciuta la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, potete trovare delle bellissime immagini qui: www.boston.com/bigpicture/
