geiger dysf

"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
martedì, 22 luglio 2008

Mattatoio

Caccia al cervo in centro
feriti due passanti

L'animale, impaurito per un improvviso temporale, è sceso a valle e ha scorrazzato per le vie di Bolzano, ferendo in modo non grave due persone. Dopo essere stato inseguito da vigili del fuoco e polizia, il cervo è stato abbattuto con tre colpi di fucile perché ritenuto pericoloso

 

 cervo bz5

(a volte i commenti possono più di qualsiasi articolo; questi sono tratti dall'edizione on line di "Alto Adige")
Chi Ha Ucciso Bambi?

, MAIALI !

 

un gesto ignobile ,chi l ha commesso andrebbe punito .si poteva sedare

 

·                                                                                                                                                        l'uccisione del cervo nel centro di Bolzano è stato un gesto ignobile e incivile!!! Perchè è stato ucciso, il cervo era spaventato e disorientato lo si poteva narcotizzare.Chi sono gli stupidi scellerati che hanno condotto le operazioni per rendere il cervo inoffensivo?Devono essere puniti per la loro inettitudine e non uso parole pesanti perchè sono una persona civile a differenza di chi a ucciso il cervo.Vergogna,Vergogna!!!

·                                                                                                                                                        orripilanti le scene viste in tv. non si poteva sparargli una dose di sonnifero??? in alto adige dove sono sempre cosi' attenti....mi meraviglio molto.

·                                                                                                                                                        non ho parole questo è un paese incivile e ,quello che è successo offende gli abitanti di Bolzano e tutte le persone civili .Non voglio dire altro chi ha abbattuto il cervo si commenta da solo. Che schifo vergogna!!!!!! Lorenzo e Sharon

 

·                                                                                                                                                        Ma nel 2008 non esisono i PROIETTILI ANESTETIZZANTI? Le guardie forestali non li hanno forse in dotazione? C'era davvero bisogno di abbatterlo? Sinceramente nutro forti dubbi a riguardo...

postato da doktorgeiger alle ore luglio 22, 2008 04:52 | link | commenti (6)
categorie: news, deliri, cronaca, violenza, morte, idiozia, storie di ordinaria barbarie
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sabato, 28 giugno 2008

Kinder der Landstrasse

copertina A riv anarrchica

www.anarca-bolo.ch/a-rivista/aforzadiesserevento/index.htm




Kinder der Landstrasse: l’Inseminator di Mario Cavatore (romanzo)

 

Mario Cavatore, Il seminatore, Einaudi, 2004seminatore

 

    L’inseminator di Mario Cavatore prende lo spunto dall’operazione di pulizia eugenetica scatenata in Svizzera nel periodo fra le due guerre mondiali del secolo scorso, condotta dalla famigerata Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (Kinder der Landstrasse) diretta dal dr. Alfred Siegfried. Cavatore si è direttamente ispirato all’articolo di Laurence Jourdan sull’eugenetica in Europa (“Le Monde Diplomatique”), di cui ho già parlato nel post Ladri di bambini. 

 

   Da buon cronista, storico e memorialista, prende una vicenda reale della pulizia etnica elvetica e la sviluppa fino al parossismo. Lubo Reinhardt  è uno zingaro naturalizzato che sta prestando il servizio militare obbligatorio, quando riceve la notizia che gli sovvertirà la vita: i suoi due bambini sono stati presi dalla polizia per essere estirpati dalla cultura rom ed “educati nella civiltà”, e la moglie, che ha tentato invano di opporsi, è stata uccisa.

   Ciò accade nella Svizzera del 1939 dove da tempo è attiva l'Opera “Bambini della Strada Maestra”, un'organizzazione "umanitaria" che usa mezzi tutt'altro che umanitari per sradicare la “piaga” del nomadismo e annichilire la presenza zingara in Svizzera allontanando i figli dai genitori.

 

  Lubo, straziato da quella brutale prevaricazione ammantata di legalità , decide di vendicarsi. La sua vendetta è meditata ma viscerale, implacabile, a suo modo rigorosa ed epica: due figli zingari gli sono stati tolti, duecento nuovi figli zingari egli diffonderà, con il suo seme, in Svizzera. Cambia identità e si trasforma in un Don Giovanni fascinoso e inseminatore. Il suo piano inverso è inseminare il maggior numero possibile di donne svizzere, per rispondere alla politica eugenetica con un gesto uguale e contrario, d’immensa portata simbolica. Il seme del male si propaga all’infinito, generando nuova violenza.   

 

  Il male dato ritorna, ingigantito. La follìa eugenetica naufraga in un succedersi continuo di nuove tragedie. Se non fosse un romanzo storico, scarno e asciutto, avrebbe potuto essere la trama di un film horror, condito eventualmente dalla sagace ironia di un Emir Kusturica.

vedi:

 www.mariocavatore.it/index.html



  

 (*) Mario Cavatore e' nato a Cuneo nel 1946. E' stato operaio, elettrotecnico, tecnico del suono, speaker e animatore radiofonico, artigiano nel campo dell'elettronica. Ha esordito come scrittore nel 2004 con il romanzo Il seminatore per la casa editrice Einaudi. Nel 2007 è uscito il suo secondo romanzo, L'Africano, ambientato a capitoli alterni in Ruanda e in Belgio, con in sottofondo il genocidio dei Tutsi da parte degli Hutu.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 28, 2008 16:43 | link | commenti
categorie: letteratura, storia, culture, razzismo, idiozia, attualitĂ , controllo, emergenza, tirannia, capri espiatori, deliri di stato
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venerdì, 27 giugno 2008

Ladri di bambini 2




 

Intervista al Professor Salvatore Palidda, docente di sociologia delle migrazioni, della devianza e del controllo sociale all’Università di Genova (*) (Liberazione 27 giugno)

 

Professor Palidda, che cosa ne pensa delle impronte digitali prese ai bambini rom?

E' grave che nessuna alta autorità intervenga per fermare questa misura, a cominciare dal Presidente Giorgio Napolitano. E' vergognoso quello che sta accadendo in Italia, queste pratiche cominciarono un tempo a danno degli ebrei e degli stessi rom. E' chiaramente una schedatura razzista e fascistoide, fatta con l'intento di terrorizzare i rom e soddisfare la minoranza rumorosa e razzista. Perché sono convinto che soltanto una piccola parte degli italiani approva tutto questo. Peraltro già il centrosinistra aveva fatto la sua parte contro i rom, è chiaro che la destra deve superarlo.

Per il ministro Maroni c'è bisogno comunque di un censimento dei rom. E' così?

 

La scusa del censimento è falsa. Da vent'anni gli immigrati, i rom e i marginali sono le persone più schedate del Paese. Il 95% degli schedati dalla polizia italiana sono loro. E poi non diciamo fesserie, non confondiamo la schedatura con il censimento. Il censimento va fatto dall'Istat o dagli enti locali utilizzando personale civile, non in divisa.

Secondo il centrodestra, la schedatura servirà a proteggere i bambini dall'accattonaggio. Come risolvere questo problema?


Si tratta di una copertura demagogica, anche i fascisti dicevano che volevano proteggere gli ebrei.

Esistono comunque migliaia di rom senza documenti e senza diritti. Come trovare una via di uscita?
Di certo non è colpa dei rom ma dello Stato italiano che non ha mai garantito questo diritto. Se ogni regione creasse dei campi regolari, i rom avrebbero risolto il problema dei documenti.

Moltissimi rom, però, non vogliono vivere nei campi. Non può esserci una alternativa?

Ci dimentichiamo che molti rom sono perfettamente integrati e che però alcuni preferiscono ancora vivere nelle case mobili, come la famiglia del sinti Giorgio Bezzecchi a Milano. Ciò che chiedono è la libertà di movimento, come peraltro garantito dalle norme europee, mai applicate in Italia. Dobbiamo capire dove fanno a finire i fondi che l'Unione Europea stanzia per l'integrazione dei rom, temo che vengano utilizzati per la sicurezza e cioè contro i rom stessi. E dobbiamo insistere per avere la certezza del diritto: le leggi italiane sull'immigrazione, invece, fanno di tutto per dare incertezza.

L'Udc vorrebbe estendere la schedatura anche ai «nostri bambini», ma su base volontaria. Cadrebbe così il razzismo?

   Ciò dimostra una cosa: ogni volta che si approva una misura cosiddetta emergenziale diretta ad una minoranza, inevitabilmente questa misura viene estesa anche ad una parte degli autoctoni. Non dimentichiamoci che tra le tante sciagurate decisioni del centrosinistra esiste anche la carta di identità con dati biometrici. Eppure nessuno ha mai sollevato obiezioni al fatto che siamo tutti iperschedati.

(*) Il prof.Palidda è autore del saggio Polizia postmoderna - Etnografia del nuovo controllo sociale, Feltrinelli, 2000: Mobilità umane - Introduzione alla sociologia delle migrazioni, Cortina Raffaello, 2008.

  Piccolo aggiornamento narcisistico: oggi su NetMonitor di Repubblica viene segnalato anche il Doktor qui presente (il recensore ha scritto geyger, confondendo forse geiger con geyser!) . E una decina di altri blog che seguono con molta partecipazione quanto sta accadendo ai Rom. Intanto anche il Commissario alla Giustizia dell'Unione Europea, Jacques Barrot,  boccia il provvedimento di Maroni di prendere le impronte digitali ai nomadi (www.repubblica.it/impronte-ue.html ). La schedatura dei gruppi etnici non è compatibile con le normative comunitarie. E Napolitano, che dice?

Abbiamo costruito decine di aquiloni. I bambini correvano. Correvano per vedere i loro aquiloni alzarsi in cielo. Ci guardavano con occhioni brillanti (…) Su un aquilone c’era scritto: “Forza Roma. Italiani coioni”. In quella scritta c’è tutto. C’è quanto si sentano profondamente italiani questi bambini che pestano la nostra terra da quando sono nati. C’è il naturale frutto di tutto il disprezzo che si bevono ogni giorno (..). C’è chi è andato in un grande campo rom, Casilino 900, a Roma, a costruire aquiloni.  E’ Postcrazia.

Pensate ai vostri, di figli - Ma sono i blog di donne a lanciare l’allarme più forte, come  Sorelle d’ItaliaMa come può venire in mente a qualcuno di schedare in maniera preventiva dei bambini. Fate come se fossero i vostri figli… Come Femminismo a Sud : Se almeno questi immigrati si lavassero bene, tanto da perdere qualche tono di nero. Dici che i Rom non sono neri? Che importa. Sono sporchi. Non è vero? Allora sono opachi. Bisogna ripassarli con un po’ di lucido brillante.E’ questo il tono anche della vignetta disegnata da Giuda (qui sopra). E Decidiamo Insieme ha trovato che anche il New York Times pensa che noi italiani siamo almeno “tiepidi” con le altre culture. Concetto analogo per  Giusec&Friendz, in Germania per lavoro, racconta della ben diversa situazione dei rapporti tra tedeschi e turchi lassù. E si può scherzare, amaramente, come Personalità Confusa: Non è giusto! Perciò avanzo una proposta. Le impronte digitali siano prese sì ai bimbi rom, ma non solo a loro: anche a quelli marocchini. E pure ai bambini albanesi. E a tutti i figli di stranieri. In questo modo, la parità di trattamento sarà garantita.  E sullo stesso tono sono Geyger Dysf, Queerworld, uno degli autori di Polisblog.

 

Chi governa la paura?

di Alessandro Dal Lago (*) (Liberazione 27 giugno)

 

Siamo tutti vittime di una retorica pubblica che fa leva sull’incertezza esistenziale per legittimare se stessa, e quindi il potere. Ma quella che possiamo chiamare “politica dell’esistenza” è in realtà solo un comodo metodo per distrarci dalla realtà. Creando un nemico indefinibile e funzionale (marocchini, rom, albanesi, stupratori all’angolo delle strade, pedofili nei giardinetti) le vere magagne in cui affondiamo sono minimizzate e il ceto politico può continuare a fare la bella vita .

E i giornali a vendere il loro allarmismo.

Anticipiamo un saggio di Alessandro Dal Lago dal volume dedicato alla situazione italiana, allegato al numero di MicroMega sulle Olimpiadi in uscita oggi.

 

   L'idea di biopolitica, coniata da Michel Foucault in alcuni corsi al Collège de France della fine degli anni Settanta, designa oggi, nel dibattito filosofico-politico, i diversi campi in cui si esercita il governo della vita, ovvero la definizione incessante e pratica del vivente come oggetto di controversia pubblica: dal conflitto sulla personalità dell'embrione all'etica sessuale e al controllo demografico delle migrazioni.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 27, 2008 13:45 | link | commenti
categorie: politica, interviste, diritto, antifascismo, razzismo, idiozia, immigrati, controllo, emergenza, miserabili, tirannia, capri espiatori, deliri di stato
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giovedì, 26 giugno 2008

Ladri di bambini

donne-epoliz Il seminatore 2

LADRI DI BAMBINI

 

  

 In Italia la forza del pregiudizio alimenta oggi una violenza quotidiana che

ha nei bambini rom e sinti le vittime predestinate. Le radici storiche di questa

violenza sono remote. Profondamente radicato e sordo a ogni evidenza è il

pregiudizio che accusa gli zingari di rubare i bambini "nostri".

   Intanto ogni giorno si hanno nuovi esempi di come noi rubiamo agli zingari

i bambini "loro" per trasferirli in istituti e di come la nostra società impedisca

a quei bambini la possibilità di una vita normale. Le prigioni italiane ospitano

- per così dire - un numero molto alto di zingari e chi le volesse visitare

vedrebbe scene di giovanissime madri che allattano i loro piccoli o li tengono con

sé. Bambini che nascono prigionieri”.

(Adriano Prosperi, “I nostri indiani si chiamano zingari”, in “la Repubblica”, 16 giugno 2008)

 

 

   In una cerimonia solenne l´11 giugno scorso a Ottawa il primo ministro canadese ha presentato le scuse del governo ai nativi per la politica di assimilazione seguita dal Canada nei loro confronti:

 

   “nel corso di molti anni, dall´800 fino al 1970, più di 150.000 bambini indiani furono strappati alle loro famiglie in tenera infanzia e obbligati a frequentare le scuole cristiane di stato. Qui, diventati ostaggi di un potere incontrollato mascherato di buone intenzioni, subirono ogni genere di violenza, inclusi naturalmente gli abusi sessuali. Tremende testimonianze di quel che subirono sono state proposte pubblicamente in quella cerimonia dell´11 giugno, davanti alla folla di membri delle "First Nations" “(gli “indiani” d’America). ( Adriano Prosperi, “I nostri indiani si chiamano zingari”, in “la Repubblica”, 16 giugno 2008)

 

   Il primo ministro ha detto fra l´altro: "E´ stato un errore separare i bambini da culture e tradizioni ricche e vibranti; questo ha creato un vuoto in molte vite e in tante comunità. Di questo chiediamo perdono". Già Aléxis de Tocqueville nell´800 aveva descritto  “il degrado fisico e mentale di popoli un tempo fieri e vigorosi trasformati dall´alcool e dall´asservimento coloniale in relitti umani”.

 

    ll riconoscimento di colpa canadese va in controcorrente rispetto all’andazzo paranoico dell’Italia maronista, e colpisce al cuore di quel pseudo-orgoglio di superiorità razziale-culturale (che nasce dalla più abissale ignoranza) tipicamente colonialista sfociato nei genocidi nazisti. Ma indubbiamente è l’urgenza (l’emergenza) del clima di guerra a giustificare, nel segno dello “scontro di civiltà”, i nuovi pogrom e deliri razzisti contro gli “zingari”:

 

  zingare Roma dell I nostri Indiani si chiamano zingari. Ci oppone la stessa barriera culturale tra stanziali e nomadi che oppose in America il popolo delle praterie ai costruttori di città. Quella barriera non ha operato solo nel portare al genocidio degli zingari nei Lager nazisti, di cui comunque non si parla abbastanza. Ci vorrebbe troppo spazio per tentare un elenco anche sommario degli orrori dell´eugenetica europea e dello stillicidio quotidiano di volgari pregiudizi. “ ( Adriano Prosperi, idem).

 

   Stermini colonialisti e stermini razzisti in “casa nostra” sono il frutto malefico di una cultura dominante diffusa a piene mani in tutta Europa, e di cui la follia nazista fu solo la manifestazione più evidente e paradigmatica. Non a caso Prosperi ci ricorda nel suo articolo quanto accadde in altri “civilissimi” Paesi come la Svezia o la Svizzera, riprendendo un articolo della giornalista Laurence Jourdan, su "Le Monde diplomatique":

 

Eugenetica in Europa tra le due guerre e oltre

Caccia agli zingari in Svizzera


Nel maggio del 1999, il Parlamento svedese ha deciso di indennizzare le vittime della politica di sterilizzazione forzata condotta in questo paese dal 1934 al 1975. A partire dal periodo compreso fra le due guerre, in tutta Europa, sotto la pressione di una "nuova scienza", l'eugenetica, e nel quadro di un'inquietante febbre nazionalista, si attuano politiche di eliminazione o di controllo dei "devianti sociali" e degli stranieri. La Germania nazista le porterà al parossismo, ma esse furono attuate, sotto altre forme, anche dal governo elevetico nei riguardi degli zingari.

"Mi hanno portata via da mia madre poco dopo la mia nascita (...) I primi sei mesi di vita, li ho passati in un centro pediatrico per ritardati mentali. Lì ho vissuto le prime torture psichiatriche di un bambino jenische (...) Quando per la prima volta ho chiesto al mio tutore, il dottor Siegfried, chi fossero i miei genitori, mi ha detto (...) tua madre è una puttana, tuo padre un asociale. E questo, me lo sono portato dietro per dieci anni. Finché ho capito il significato di quelle parole: i miei genitori erano zingari "  (Mariella Mehr, scrittrice jenische, una comunità gitana). yipunka Il seminatore 4

 

   Quella comunità della Svizzera fu vittima, negli anni tra il 1926 e il 1972, di una vera e propria caccia al nomade denominata l'operazione "Enfants de la grand-route" (Bambini della strada maestra). Come varie centinaia di altri figli di nomadi, Mariella era stata tolta di forza ai suoi genitori:

 

   Nell'arco di quasi mezzo secolo, in Svizzera oltre seicento bambini jenisches sono stati sottratti a forza alle loro famiglie dall'Opera di soccorso "Enfants de la grand-route", che aveva un unico mandato: quello di sradicare il nomadismo. Con questo proposito, i figli del popolo itinerante erano sistematicamente sottratti ai genitori e collocati presso famiglie affidatarie o negli orfanatrofi, quando non venivano addirittura incarcerati o internati in ospedali psichiatrici.
Nell'ambito del programma che doveva plasmarli secondo i modelli della società sedentaria, questi bambini hanno subito atti di razzismo, umiliazioni e maltrattamenti. Queste vessazioni, più accentuate nella Svizzera tedesca e nel Ticino, sono state minori nella Svizzera francese.
"Sradicare il male del nomadismo" L'Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" era stata creata nel 1926 dalla celebre e prestigiosa federazione svizzera di beneficenza Pro-Juventute, cui era stato affidato l'incarico di "proteggere i bambini a rischio di abbandono e di vagabondaggio".”

 

   Nel giugno 1998 Ruth Dreyfuss, consigliere federale oggi presidente della Confederazione elvetica ha dichiarato pubblicamente: "Le conclusioni degli storici non lasciano spazio al dubbio: l'Opera di soccorso Enfants de la grand-route è un tragico esempio di discriminazione e persecuzione di una minoranza che non condivide il modello di vita della maggioranza".

 

   Il termine assimilazione rivela qui la sua natura più brutale e feroce. Non a caso il fondatore e direttore di quest'organismo, Alfred Siegfried (1890-1972), che terrorizzava i bambini gitani con la complicità della polizia e delle amministrazioni comunali e cantonali, venne paragonato al suo principale ispiratore, Hitler.

 

(fine Prima Parte)

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martedì, 10 giugno 2008

Appello in difesa del popolo e della cultura rom

Appello in difesa del popolo e della cultura rom

In un ciclo di lezioni aperte alla Libera Università delle Donne di Milano, che si è svolto nei mesi scorsi, abbiamo potuto conoscere la cultura e la storia del popolo rom; ne abbiamo incontrato alcune esponenti e studiose: Dijana Pavlovic, Jovica Jovic, Emanuela Miconi, Anna Rota; sappiamo dello sterminio che hanno subito durante il nazismo e il fascismo e per il quale non hanno mai avuto nè risarcimenti nè alcun riconoscimento. Oggi contro di loro nuovamente si stanno realizzando forme di persecuzione etnica, che ci sgomentano e ci tolgono ogni sicurezza.

Vi chiediamo di firmare questo appello
Libera Università delle Donne

L’adesione può essere effettuata sia come singol* sia come associazioni inviando una e-mail a universitadonne@tiscali.it

via www.universitadelledonne.it/

postato da doktorgeiger alle ore giugno 10, 2008 22:55 | link | commenti (6)
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lunedì, 09 giugno 2008

Il popolo Rom esce dai campi

Rom Roma

A Roma migliaia di persone hanno partecipato al corteo di solidarietà per contrastare recenti atti di razzismo nei confronti delle popolazioni sinte e rom.
"Basta razzismo contro i rom", "Stop alla xenofobia" e "Non aspettiamo la shoah per intervenire": questi gli striscioni di apertura della manifestazione partita dal Colosseo e terminata al Foro Boario, dove si è tenuto un incontro fra le associazioni che hanno organizzato il corteo.

In serata si è tenuto un grande concerto con tanti artisti rom.

 

A Roma la grande manifestazione dei Rom e Sinti contro il razzismo degli italiani. “Siamo qui oggi contro l’apartheid - Santino Spinelli, professore universitario a Chieti, musicista e intellettuale rom - e per far capire all’Italia e agli italiani che i rom non sono nomadi, che i campi sono illegali e disumani e che ci siamo riuniti oggi per la prima volta compatti a favore dei nostri diritti”.

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venerdì, 30 maggio 2008

I Dottor Piroetta della comunicazione

    “Un capo di partito (e di governo) fece un’affermazione pubblica provocatoria e aggressiva nei confronti di un gruppo socio-professionale, cosa che suscitò in molti scandalo e indignazione. Dopo poche ore ritornò sull’argomento ritrattando parzialmente la propria dichiarazione. Il giorno dopo sostenne che la frase incriminata era scherzosa e del tutto priva di intenzioni offensive. In serata affermò che essa conteneva in ogni caso una parte di verità. Il terzo giorno disse che era stato interpretato male. Nel pomeriggio aggiunse infine che si era fatto soltanto portavoce di un’opinione molto diffusa, che non condivideva. Tuttavia fu per tre giorni alla ribalta dei massa media”


(Mario Perniola, Contro la comunicazione, 2004)


 


 


   Sulla comunicazione di massa, il prof. Mario Perniola, ordinario di Estetica all’Università di Tor Vergata (Roma), ha scritto nel 2004 un opuscolo, Contro la comunicazione (Einaudi), che a mio avviso resta fondamentale per comprenderne i modi di funzionamento e le influenze che si estendono anche alla cultura, alla politica e all’arte, (e, io aggiungerei, all’economia, alla tecnologia, al mondo del lavoro e dei consumi). In sintesi, la Comunicazione “sembra la bacchetta magica che trasforma l’inconcludenza, la ritrattazione e la confusione da fattori di debolezza a prove di forza”. Argomento complesso, specie se trattato a livello universitario, ma che questo breve estratto di una recensione di Laura Casulli ha il merito di illuminare anche per chi non fosse tanto preparato su questi temi. E che ogni buon blogger dovrebbe sentire la necessità di approfondire.


 

 “A volte nel mondo c’è così tanta bellezza

E il cuore mi si frana”

(“American Beauty”)

 

 

 

CONTRO LA COMUNICAZIONE

di Laura Casulli

 

Dice: “I politici sono tutti ladri”

Poi dice: “Io non ho mai detto che i politici sono tutti ladri”

E poi ancora: “Io ho detto che solo alcuni politici sono ladri”

 

Si potrebbe pensare ad una personalità schizofrenica e un po' disturbata. Invece è

solo “Comunicazione”. A sostenerlo è Mario Perniola, professore di Estetica all'Università

“Tor Vergata” di Roma, nel suo ultimo pamphlet dal titolo Contro la comunicazione. Una

lettura che può valere la pena di approfondire alla ricerca di ulteriori ponti con il pensiero

filosofico contemporaneo. Soprattutto per chi sviluppa il proprio “commercio con il mondo”

attraverso lo scambio di significati, nella ricerca di orizzonti di senso in cui collocare anche

le possibilità di utilizzo delle cosiddette “Tecnologie di Informazione e di Comunicazione”.

Quindi, innanzitutto a Scuola.

 

"Nella comunicazione” sostiene Perniola “c'è qualcosa di inedito rispetto alla

retorica, alla propaganda e anche alla pubblicità: non si tratta di trasmettere e di imprimere

nella mente del pubblico delle convinzioni e tanto meno di infondere nel suo animo una

fede o una ideologia dotata di identità e stabilità [...]. Al contrario, lo scopo della

comunicazione è favorire l'annullamento di ogni certezza e prendere atto di una

trasformazione antropologica che ha mutato il pubblico in una specie di tabula rasa

estremamente sensibile e ricettiva, ma incapace di trattenere ciò che è scritto su di essa

oltre il momento della ricezione e della trasmissione. Paradossalmente il pubblico della

comunicazione è tutto coscienza che trasmette e riceve, qui ed ora, ma senza memoria e

senza inconscio. Ciò consente ai potenti di poter fare e disfare secondo il tornaconto

momentaneo, senza essere legati ad alcunché. Si spezza così quel legame tra la serietà e

l'effettualità, tra la coerenza e la riuscita, su cui è stato costruito il mondo moderno (e non

solo quello!)”.

 

postato da doktorgeiger alle ore maggio 30, 2008 20:04 | link | commenti
categorie: riflessioni, tecnologia, letteratura, arte, filosofia, comunicazione, giornalismo, culture, religioni, informazione, idiozia
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venerdì, 30 maggio 2008

Evoluzioni della specie

una volta c'erano le ronde contro i covi del lavoro nero,

adesso ci sono le ronde di coglioni,

a Mestre come al Pigneto.

A quando le ronde anti-coglioni?

Roma non ci fa paura
Ma rabbia

Guido Caldiron

"Ernesto" ha il faccione del Che tatuato sull'avambraccio, è nato il Primo maggio festa dei lavoratori, è sempre stato di sinistra. E allora? E' lui l'uomo intorno ai quarant'anni che molti testimoni hanno descritto essere alla testa del gruppo di ragazzi che venerdi scorso ha attaccato alcuni negozi gestiti da immigrati bengalesi nel quartiere del Pigneto a Roma. Solo che "Ernesto" - all'anagrafe Dario Chianelli - ci tiene a dire di non essere razzista e di essersi solo voluto fare giustizia. E allora? La sua storia l'ha raccontata ieri a Repubblica che l'ha subito trasformata in una sorta di editoriale, che suona un po' come l'adagio filofosico "la notte in cui tutte le mucche sono nere...". Come a dire: siamo sicuri che l'allarme antifascista colga il senso di ciò che sta capitando in questo annuncio d'estate nella Capitale d'Italia?
Sfida accettata, venga dalle pagine di un quotidiano progressista che non si è fatto problemi nel cavalcare l'allarme sicurezza, come dalle parole di un uomo cresciuto in un ex quartiere operaio nella cintura periferica di una ex città di sinistra. Per quanto orribile e barbara appaia, la realtà non può farci paura, non fino al punto di non aver più voglia di comprenderla, studiarla, viverla. Partiamo perciò da qui: quanto accaduto nell'ultima settimana a Roma si potrebbe rappresentare nei termini di una serie di centri concentrici, gli uni contenenti gli altri e via via. Le violenze del Pigneto non sono la stessa cosa di quelle della Sapienza, ma questo non significa che l'uno o l'altro di questi atti ci debba preoccupare di meno, ci interroghi di meno sulla qualità complessiva della vita quotidiana nella più grande metropoli del nostro paese.

postato da doktorgeiger alle ore maggio 30, 2008 16:47 | link | commenti (3)
categorie: idiozia, emergenza
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mercoledì, 21 maggio 2008

Pacatamente, serenamente...

march4

   Notizia dell'ultima ora.

Il Gruppo EveryOne ha concluso la prima fase delle le proprie indagini relative alla presunta rapitrice di Ponticelli.

La rapitrice non è Rom, e il rapimento una montatura

    Oltre alla conferma che si tratta di una montatura, Angelica è risultata essere una giovane slava e non una Romnì. Non è la prima volta che reati commessi da altre etnie (ma nel caso di Angelica si conferma anche la sua estraneità ai fatti delittuosi che le sono stati attribuiti) vengono addossati ai Rom al fine di giustificarne la persecuzione.

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura. www.everyonegroup.com/it/Follia_antizigana_in_Italia.html

Mi ricorda tanto la pistol