geiger dysf

"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
mercoledì, 23 luglio 2008

Ogni giorno si apprendono storie tremende

film-noir

 

   Ogni giorno si apprendono storie tremende, e tante di esse hanno a che fare con “forze dell’ordine” che, certe di un’impunità ormai pluridecennale, si permettono ogni tipo di crudeltà su persone indifese. Del resto è di questi giorni la sentenza per le torture nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001…Non voglio generalizzare. Esiste un manipolo di poliziotti (ho il piacere di conoscerne alcuni) e anche di carabinieri spaventati dai progressi che il fascismo, inteso come ideologia della sopraffazione su chi non si può difendere, fa tra i loro colleghi, specialmente se in posti di comando. La piaga che sta avvelenando la società italiana si manifesta anche in quell’ambiente, è ovvio. Con la differenza che parliamo di persone autorizzate a portare armi, e a usarle” (Valerio Evangelisti).

 

   Quando parliamo di stato d’emergenza, paranoia securitaria, controllo, tendenze autoritarie e/o totalitarie, di solito ne parliamo per linee molto generali, per tendenze che cerchiamo di decifrare, ma che potrebbero successivamente venir contraddette, modificate, soppiantate, superate (uso il noi perché ovviamente non sono né il solo né il primo a farlo, e c’è chi lo fa molto meglio di me). Nel passaggio dalle decisioni politiche all’attuazione pratica, succede di tutto, spesso i presunti fini vanno a farsi benedire, mentre intanto i mezzi, la macchina operativa messa in moto va avanti per conto suo combinando sfracelli imprevedibili. Il fine giustifica sì i mezzi, ma nel senso che sono i mezzi a farla da padroni, senza curarsi se poi gli ingranaggi nel frattempo hanno procurato un po’ di “danni collaterali”. L’esempio più clamoroso è la guerra in Irak, già data per vinta dopo un mese di guerra aerea, e che è ancora lì, incerta se continuare per un altro decennio a macinare morti.

federico aldrovandi2 

  Non bisogna dimenticare che, a fare le spese dello stato d’emergenza e del crescente clima di aggressività e di sopraffazione, sono persone concrete, in carne e ossa, col loro vissuto, con le loro attese, gioie, speranze, debolezze. Come tutti. Come Andrea Tartari, accoltellato domenica a Ravenna a quanto pare da due camionisti. Un episodio che può capitare a chiunque, per una banale lite di traffico o di sguardi storti. Ma può capitare, sempre a Ravenna, una cittadina un po’ “nervosetta” ultimamente, che a fare le spese dell’aggressività generale e dell’eccesso di zelo della polizia municipale, siano tre nigeriani, come ci racconta lo scrittore e giornalista de Il Resto del Carlino Nevio Galeati, nel suo blog intitolato a Luca Corsini, l’”investigatore di provincia” protagonista dei suoi romanzi polizieschi. AldoBianzino

   Certamente uno dei tanti episodi in un paese rapidamente divenuto il paese più razzista e pistolero d’Europa.  Accade più o meno come in Momodou, il racconto di Wu Ming inserito nell'antologia Crimini italiani  (Einaudi, 2008), che potete trovare qui: momodou.pdf. E alle pistolettate non sfuggono neppure i cervi, abbattuti così, tanto per, in pieno centro a Bolzano. La notizia viene poi costruita o ricostruita come meglio aggrada alle “forze dell’ordine” (che non sono sempre così, naturalmente, ma ultimamente lo sono spesso) e ai loro giornalisti embedded. E quando ci sono delle vittime, come nel caso di Federico Aldrovandi, di Riccardo Rasman, o di Aldo Bianzino, per parenti e amici diventa un calvario riuscire a ripristinare almeno in parte la verità e la dignità calpestati dalla certezza d’impunità di chi dovrebbe tutelare l’”ordine” e la “sicurezza”.

 

   Sulla morte di Aldo Bianzino potete leggere l'articolo di Valerio Evangelisti su Carmilla, Aldo Bianzino, ucciso/6, e visitare il sito a lui dedicato, veritaperaldo.noblogs.org/

   Su Riccardo Rasman: L'uccisione di Riccardo Rasman/3.

   Sui tre nigeriani arrestati a Ravenna: www.lucacorsini.com/

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lunedì, 16 giugno 2008

Sul neo colonialismo

   Aimé Césaire, scrittore surrealista ed esponente di primo piano della lotta anticolonialista, è morto il 17 aprile 2008 a Fort-de-France, capitale della Martinica (di cui era stato sindaco fino al 2001, oltre che Deputato presso l’Assemblea generale francese.

fr.wikipedia.org/wiki/Aimé Césaire

www.afrikara.com/

  

Sulla ri-legittimazione del colonialismo all'interno del New World Order e dell'interventismo militare dell'era Bush, ripropongo questo articolo illuminante di Valerio Evangelisti.




L'IRAQ E' UN SEVERO MAESTRO

di Valerio Evangelisti

La principale ragione per cui i Lunari, anche se disarmati o quasi, riuscirono ad avere la meglio su truppe bene addestrate ed equipaggiate è che un Terrestre appena sbarcato sulla Luna non sa cavarsela tanto bene. A causa della gravità lunare, un sesto di quella a cui è abituato, le reazioni istintive, che lo hanno accompagnato per tutta la vita, diventano proprio il suo peggiore nemico. Senza rendersene conto, spara troppo in alto, si sente instabile, non può correre agevolmente; i piedi gli scivolano via di sotto.

R.A. Heinlein, La luna è una severa maestra, 1965


L’Europa uscita dalla seconda guerra mondiale costruì la propria identità alla luce di quel fenomeno occorso ovunque denominato Resistenza: vocabolo che indicava lotta popolare al fascismo, sì, ma anche all’occupazione armata del suolo nazionale e - non sempre però spesso - alle disparità sociali. In conseguenza di quelle radici, i paesi europei si liberarono, chi prima chi dopo e non senza contraddizioni anche gravi, del colonialismo. Sintesi stessa di tirannide e di disuguaglianza, non a caso era stato il retaggio dello Stato liberale pre-bellico che il fascismo aveva con più entusiasmo fatto proprio, fino a fondare su esso buona parte della propria mistica.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 16, 2008 22:58 | link | commenti
categorie: letteratura, storia, politica internazionale, guerra, interventi, video, impero, antifascismo, razzismo, colonialismo
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venerdì, 13 giugno 2008

L'arte della guerra

 

Sun Tzu, L’arte della guerra, 2  

 

 

   Lo stato s’impoverisce quando deve sostenere il nutrimento di un esercito lontano e l’invio di vettovaglie ottenute per mezzo di requisizioni impoverisce il popolo.

 

   La vicinanza di un esercito provoca aumento dei prezzi, e gli alti prezzi spazzano via i mezzi di sussistenza del popolo.

  

   Quando i mezzi di sussistenza sono esauriti, i contadini sono afflitti da pesanti tassazioni.

 

   Con questa perdita di sostanze e diminuzione delle forze, le case del popolo saranno spogliate interamente e i tre decimi dei redditi andranno in fumo.

 

   Intanto il governo spenderà i quattro decimi delle sue entrate per sostituire i carri da battaglia rotti, i cavalli uccisi, armature, armi, archi e frecce, materiali protettivi vari, animali da tiro e relativi carriaggi.

 

   Per tutti questi motivi bisogna rifornirsi presso il nemico. Un carro di provviste prese al nemico vale venti dei nostri, e parimenti un picul (*) del suo foraggio ne vale venti delle nostre scorte.

(*) Il termine inglese Picul  indica la misura di peso della tradizione cinese  chiamata dàn (ć“”) in Mandarin Chinese o tam (ć“”)[1] in Cantonese language. Un picul è l'equivalente di  60.478982 kilogrammi.

 

(mi sembra abbia a che fare qualcosa con l'attualità, o no?)

 

 

postato da doktorgeiger alle ore giugno 13, 2008 18:29 | link | commenti (4)
categorie: tecnologia, guerra, video, impero
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martedì, 10 giugno 2008

Appello in difesa del popolo e della cultura rom

Appello in difesa del popolo e della cultura rom

In un ciclo di lezioni aperte alla Libera Università delle Donne di Milano, che si è svolto nei mesi scorsi, abbiamo potuto conoscere la cultura e la storia del popolo rom; ne abbiamo incontrato alcune esponenti e studiose: Dijana Pavlovic, Jovica Jovic, Emanuela Miconi, Anna Rota; sappiamo dello sterminio che hanno subito durante il nazismo e il fascismo e per il quale non hanno mai avuto nè risarcimenti nè alcun riconoscimento. Oggi contro di loro nuovamente si stanno realizzando forme di persecuzione etnica, che ci sgomentano e ci tolgono ogni sicurezza.

Vi chiediamo di firmare questo appello
Libera Università delle Donne

L’adesione può essere effettuata sia come singol* sia come associazioni inviando una e-mail a universitadonne@tiscali.it

via www.universitadelledonne.it/

postato da doktorgeiger alle ore giugno 10, 2008 22:55 | link | commenti (6)
categorie: politica, news, movimenti, interventi, culture, impero, antifascismo, informazione, idiozia, attualitĂ , emergenza, tirannia, capri espiatori, deliri di stato
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lunedì, 09 giugno 2008

Il popolo Rom esce dai campi

Rom Roma

A Roma migliaia di persone hanno partecipato al corteo di solidarietà per contrastare recenti atti di razzismo nei confronti delle popolazioni sinte e rom.
"Basta razzismo contro i rom", "Stop alla xenofobia" e "Non aspettiamo la shoah per intervenire": questi gli striscioni di apertura della manifestazione partita dal Colosseo e terminata al Foro Boario, dove si è tenuto un incontro fra le associazioni che hanno organizzato il corteo.

In serata si è tenuto un grande concerto con tanti artisti rom.

 

A Roma la grande manifestazione dei Rom e Sinti contro il razzismo degli italiani. “Siamo qui oggi contro l’apartheid - Santino Spinelli, professore universitario a Chieti, musicista e intellettuale rom - e per far capire all’Italia e agli italiani che i rom non sono nomadi, che i campi sono illegali e disumani e che ci siamo riuniti oggi per la prima volta compatti a favore dei nostri diritti”.

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venerdì, 06 giugno 2008

L'Italia non è più il Paese delle Meraviglie

Riceviamo e pubblichiamo

(uno dei tanti episodi che stanno devastando il nostro Paese, da Mestre a Milano  a Torino. Mi sa che "qualcuno" ha perso la testa...)

 Torino, 04 giugno 2008

Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri. Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o a lavoro, è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.

Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro. Tutto l’episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : “non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana” , “è finita la pacchia”, “l’Italia non è più il Paese delle meraviglie”. 

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giovedì, 05 giugno 2008

Lo stato d'eccezione

Lo stato d'eccezione

di Paolo Persichetti

   guantaIn questi ultimi mesi, soprattutto dall'estate scorsa in poi, vi è stato un crescendo di emergenze, da nord a sud, dai nomadi ai rifiuti napoletani, già prima dell'ultimo governo Berlusconi. Termini come "stato d'emergenza", "decreti d'urgenza", "stato d'eccezione" sono così diventati, attraverso il continuo incalzare della cronaca quotidiana, familiari anche ai non addetti ai lavori. A fine aprile Berlusconi ha praticamente dichiarato lo "stato d'eccezione" affermando di voler governare con una raffica di decreti legge: "un decreto per ogni emergenza", cioè praticamente tutto poichè tutto è divenuto urgente o emergenza - senza che abbia incontrato alcuna opposizione significativa in Parlamento. Assai furbescamente, in termini di marketing politico e di immagine, la prima riunione del nuovo Governo si è tenuta a Napoli, simbolo dell'Emergenza delle Emergenze, paradigma di tutte le altre, come a suggellare l'imprinting "eccezionale" di questa Legislatura. Abbiamo anche visto e ascoltato l'allarme che i primi decreti sulla sicurezza  hanno suscitato non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo, e perfino l'ONU ha messo in guardia l'Italia dalla violazione dei diritti umani. Tuttavia lo "stato d'eccezione" non è costituito dalla violazione dei diritti umani, ma dalla sospensione (dal vuoto) del diritto, come ha argomentato Giorgio Agamben nel suo libro Stato di eccezione pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2003, e qui recensito da Paolo Persichetti.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 05, 2008 19:46 | link | commenti (2)
categorie: politica, filosofia, diritto, guerra, interventi, analisi, impero, immigrati, emergenza, tirannia
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mercoledì, 04 giugno 2008

Warfare 2: 9/11 la posta in gioco

Warfare 2:

 

La fine del pensiero unico: dalla crisi del neo-liberismo

ai nuovi scenari geo-politici

di Sbancor (28 agosto 2001)

 

sullo stesso tema vedi anche:

Sbancor: Warfare 1 - Matrix in Loop, in geigerdysf.splinder.com/post/17311936

Alan Altieri: Amerika Dammerung?, in www.carmillaonline.com

(il seguente testo anticipava profeticamente il warfare seguito al 9/11)

Warfare against Welfare: la posta in gioco.

 

La posta in gioco è alta. Per l’establishment imperiale si tratta di restituire al capitalismo internazionale l'ultima chiave per poter uscire da un ciclo recessivo che si annuncia lungo. Questa chiave si chiama Warfare. Il Warfare non necessariamente è guerra, anche se ogni tanto qualche guerra è pur necessaria per smaltire le scorte d'armi e giustificare i nuovi investimenti.

 

Il Warfare è un complesso militare industriale e di intelligence e insieme una politica economica. La possibilità di iniettare liquidità nel sistema mirata direttamente a investimenti in tecnologia che possono perpetuare la supremazia imperiale.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 04, 2008 17:42 | link | commenti
categorie: economia, politica internazionale, guerra, interventi, analisi, impero, emergenza
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sabato, 31 maggio 2008

Warfare 1: Matrix in Loop

   by Sbancor

   Il sistema capitalista mondiale assomiglia a Matrix. C'è, nascosta da qualche parte una matrice che genera un mondo rovesciato, dove, appunto "i rapporti fra gli uomini divengono rapporti fra cose". Una volta fatta funzionare la matrice è impossibile tornare indietro. O meglio indietro si può andare con funzioni storico-mantiche, ma anche in questo caso non riusciremo mai a ricostruire la "realtà". Questa è andata irrimediabilmente perduta nel primo passaggio della equazione matriciale. Potremo reiventare delle storie. Quasi nulla sappiamo della guerra di Troia, molto conosciamo invece dell'Iliade.

Vista in funzione nella sua forma elementare Matrix assomiglia al modello dell'equilibrio generale di Warlas. In una perfetta concorrenza, merci perfette incontrano mercati perfetti, minimizzando i prezzi e costruendo quell'equilibrio che appunto viene definito generale. Leontiev cercò di trasformare queste mirabili equazioni in un piano. Pensò cioè che un Piano potesse riprodurre l'equilIbrio con la stessa efficienza, ma questa volta coscientemente, fidando sulla ragione e non sugli automatismi del mercato. Fu una catastrofe logica, prima ancora che economico politica. Il pensato è molto più lento e fallibile di un automatismo. La correzione degli errori è più lenta. E richiede violenza manifesta, cosciente, li dove la violenza del mercato sembra destino naturale e perciò incolpevole.

postato da doktorgeiger alle ore maggio 31, 2008 19:47 | link | commenti (2)
categorie: economia, guerra, analisi, impero
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venerdì, 02 maggio 2008

E' morto Sbancor

Sbancor, militante anarchico e mediattivista, collaboratore di Carmilla, Rekombinant, Indymedia e Giap, esperto di economia e finanza, è stato ritrovato morto la mattina del 30 aprile, probabilmente colto da un malore ai piedi delle scale di casa. In suo ricordo ripubblico un celebre Manifesto contro il razzismo, di cui aveva curato la pubblicazione su Carmilla nel novembre scorso.

   Nella prefazione al suo libro "American Nightmare" Valerio Evangelisti definiva Sbancor "una straordinaria macchina per la conservazione della memoria che smonta pezzo per pezzo, con perfida lentezza, le logiche e le strutture dell'apparato militare, politico ed economico statunitense", svelando la realtà del "nuovo secolo americano...un incubo che sta trasformando il mondo in un inferno".

 

Il triangolo nero / Nessun popolo è illegale

Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

negozioariano 

[La scintilla è partita da un gruppo di scrittori e intellettuali, stanco di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani.
Da questa stanchezza, l'esigenza di condividere una presa di posizione forte. È nato così "Il triangolo nero", appello elaborato da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce e il collettivo Wu Ming nella sua totalità. A questo gruppo si sono presto aggiunti altri nomi importanti della cultura che hanno deciso di aderire all'appello. Tra questi Gad Lerner, Erri De Luca, Bernardo Bertolucci, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Moni Ovadia, Nanni Balestrini, Franca Rame, Stefano Tassinari, Marcello Flores, Andrea Bajani, Lisa Ginzburg, Lanfranco Caminiti, Ugo Riccarelli, Enrico Brizzi, Marco Mancassola, Simona Vinci, Raul Montanari, Giulio Mozzi, Andrea Porporati, Sandro Veronesi e moltissimi altri si vanno aggiungendo di minuto in minuto, per ribadire che delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Qui, la possibilità di aderire all'appello. Di seguito, il testo.]

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.

Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.

Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.

Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.

Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.

E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.

Nessun popolo è illegale.

postato da doktorgeiger alle ore maggio 02, 2008 13:48 | link | commenti (3)
categorie: politica, news, economia, internet, movimenti, giornalismo, impero, informazione, morte, attualitĂ , immigrati, controllo, emergenza, capri espiatori, deliri di stato
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