
Non so quale comico abbia suggerito alla Condy Rice la barzelletta secondo cui i missili Patriot schierati ad appena
Chi la mette decisamente sull’humour è il giornalista del Guardian George Monbiot che oggi scrive (su Liberazione):
Il governo americano insiste nel dire che gli intercettatori, che saranno posizionati sulle coste del Baltico, non hanno nulla a che vedere con
Questo ci permette di guardare ad un futuro radioso, nel quale il sistema missilistico di difesa, secondo quanto afferma il Pentagono, proteggerà «la nostra nazione... e i nostri amici e alleati». Questo se i russi aspetteranno che funzioni, prima di annientarci con le atomiche. La buona notizia è che, all'attuale stato dei lavori, un sistema di difesa affidabile sarà pronto solo tra 50 anni. La cattiva notizia è che negli ultimi 60 anni il sistema è sempre stato a 50 anni dalla realizzazione.
Hanno iniziato a svilupparlo nel 1946 e fino a oggi non hanno ottenuto niente. Avreste tutt'altra impressione leggendo i comunicati stampa del Pentagono: la parola «successo» appare più spesso di qualsiasi altro vocabolo. E' vero che sono stati in grado di colpire due missili sui cinque lanciati negli ultimi cinque anni nel corso dei test effettuati. Ma questi test non hanno alcuna similitudine con un vero attacco nucleare.
(...)
C'è da chiedersi perché impegnare questo pozzo infinito di miliardi in un programma che è destinato a fallire? Vi darò qualche indizio: la risposta è sottointesa nella domanda. Esiste perché non funziona...
The PirateBay : La guerra è appena iniziata

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E chi è
(via www.lastknight.com/2008/08/15/thepiratebay-utenti-intercettati/)
(vedi anche: www.dariosalvelli.com/; www.repubblica.it//pirate-bay.html; blog.brokep.com/2008/08/15/explain-plz/)
Dopo Colombo-Bt, anche The Pirate Bay viene reso “invisibile” ai navigatori italiani. Sono entrambi siti di condivisione “peer-to-peer” con il protocollo BitTorrent. Inevitabile la polemica su libertà e diritti digitali da un lato e censura-big media dall’altro, con molti aspetti poco chiari per il comune internauta. Comunque la guerra è appena iniziata, e ne vedremo delle belle. Con questo primo post sull’argomento riprendo la notizia così come riportata da altri blog, che spero di aver citato correttamente.
In linea assai di massima, si fronteggiano due posizioni: una integralmente pro-pirati. l’altra contro o legalitaria (per lo status quo); fra le due, tante posizioni intermedie e più sfumate. Uno scontro che ricorda i primi decenni del cinema, quando quelle che poi sarebbero diventate le Majors dovettero combattere aspramente il monopolio fino allora detenuto dalla Edison Trust.
Questo paragone mostra tutta la complessità della situazione: quella infatti fu una guerra totale sotto ogni punto di vista: una guerra tecnologica e economica, commerciale e industriale, gangsteristica e legale, sociale e culturale allo stesso tempo. Non bisogna dimenticare che all’epoca il cinema veniva visto, dai “riformatori sociali”, come un’opera del demonio, uno strumento di corruzione delle classi inferiori. Solo qualche decennio dopo finalmente divenne l’arte nobile tanto cara ai perbenisti del cinema.
Il ruolo dei pirati toccò non più alle majors, ormai stabilmente integrate nell’establishment, ma alle indies, le nuove case di produzione indipendente.
Adesso l'epoca neuromantica dei pionieri è ormai superata da un pezzo, e Internet è una creatura multiforme che ha già superato altre prove del fuoco. Difficilmente i vecchi media potranno resistere ancora a lungo. Qualsiasi cosa ne pensi il PM Mancusi e i suoi ispiratori, dovranno rinnovarsi o perire.
Si tratta di un'indagine della Guardia di Finanza di Bergamo - spiega MyTech - che ha iscritto al registro degli indagati quattro persone, per violazioni alla normativa del diritto d’autore. I quattro sono definiti “responsabili del sito”, nel comunicato della Guardia di Finanza.
E si pensa a quanto sia facile far chiudere un sito o un blog in Italia: diffamazione o violazione del copyright, per queste ed altre infrazioni vale l'azione preventiva che blocca la pubblicazione in via cautelativa.
Daniele Minotti sul suo blog dedicato a diritto e Internet ricostruisce la vicenda riassumendola in tre punti chiave: a intervenire è stata la giustizia italiana ma come per tutti i reati commessi attraverso
Un caso ancora da chiarire ma una cosa è certa: ha fatto rumore anche in America.
Slashdot riporta la news citanto TorrentFreak che parla senza mezze misure di censura e ricorda il caso di Colombo-BT, bloccato dallo stesso gip di Bergamo. E sempre TorrentFreak sottolinea un passaggio della comunicazione che vedete in apertura, pubblicata su PirateBay: non è un caso che a capo dell'Italia ci sia il gran Mogol dei media nazionali. Il riferimento è ovviamente a Silvio Berlusconi, legato anche alla causa Mediaset-YouTube.
PirateBay specifica: noi siamo i suoi rivali. I rivali di Mediaset, della programmazione mainstream, di quelli che se la prendono con YouTube e non capiscono cosa significhi, scriveva Tele dico io, finire sull'home page i migliaia di blog con un video caricato da un utente, visto migliaia di volte, votato e condiviso.
Il discorso si complica in caso di BitTorrent: il P2P non va giù alle media company che si vedono depredate di diritti obsoleti nella logica della Rete. Il diritto d'autore va tutelato, lo sanno gli stessi utenti Web che chiedono che i video da loro creati o le foto scattate e condivise in CreativeCommons siano rispettate come opera del loro ingegno.
Vanno ridiscussi i metodi e le logiche. Va ridiscussa la struttura in un mondo ormai irrimediabilmente reticolare.
Il commento della Baia non si è fatto attendere: “Uno stato fascista censura The Pirate Bay“.
“Siamo abbastanza abituati alla presenza di paesi con regime fascista che non permettono la libertà di parola. Molte piccole nazioni permettono che i loro dittatori decidano di bloccare il nostro sito, visto che possiamo favorire una diffusione di informazioni che potrebbe essere dannosa ai dittatori stessi.
Stavolta è il turno dell’Italia. I suoi abitanti vantano un passato veramente nefasto, poiché una delle federazioni dei discografici fu fondata in Italia durante gli anni del fascismo, e oggi hanno un <omissis> al potere: Silvio Berlusconi. Berlusconi è anche la persona più potente d’Italia nel campo dei media, poiché possiede molte aziende in competizione con The Pirate Bay, e vorrebbe che le cose rimanessero così. Per questo motivo uno dei suoi <omissis>, Giancarlo Mancusi (il pubblico ministero di Bergamo, N.d.R.), ha ordinato di bloccare il nostro dominio e il nostro IP in Italia, per rendere il cammino difficile a chi non vuole supportare l’impero di Berlusconi.
Abbiamo già combattuto in Italia.
Recentemente, ad esempio, con la nostra fortunata installazione artistica, dove abbiamo dovuto prendere d’assalto Fortezza (vedi
Vinceremo anche questa volta.
Abbiamo già cambiato l’indirizzo IP del sito, e questo l’ha reso nuovamente operativo per metà degli ISP. Ora vorremmo che tutti voi avvisiate i vostri amici italiani di cambiare i propri DNS con OpenDNS, in modo da aggirare il filtro sui DNS imposto dagli ISP. Questo fra l’altro gli consentirà di evitare anche gli altri filtri installati dal Governo Italiano.
E ad ogni modo, per il momento, il sito “
Ora, per favore, ognuno dovrebbe contattare il proprio ISP e dirgli che questo comportamento non è accettabile, e che gli ISP dovrebbero fare ricorso.
Noi non vogliamo una rete censurata! E qui comincia la guerra…"
Stato fascista, dice letteralmente il sito. E nei commenti si legge l’incredulità, quando non un vero e proprio sbeffeggiamento, verso gli italiani, soprattutto per il fatto di aver di nuovo eletto un personaggio come Berlusconi. Ma ormai ci siamo abituati: chiunque sia uscito dai confini nazionali è stato fatto oggetto di ripetuti sfottò al riguardo.
Come difendersi, dunque, da questa opera censoria? Fondamentalmente modificando il modo in cui il nostro PC accede ai siti. Ciò avviene (in maniera molto semplicistica) attraverso dei server specifici denominati DNS. Solitamente noi utilizziamo quelli che ci fornisce il nostro fornitore d’accesso, il provider. Ma questo non significa che non possiamo usarne altri.
Attualmente possiamo disporre di alcuni servizi che ci offrono gratuitamente il server DNS. Possiamo quindi:
Con questi DNS sarà possibile navigare senza censure da parte dello stato italiano. Si dice che OpenDNS non riesca attualmente a far visitare The Pirate Bay, speriamo che sia un problema momentaneo.
E’ importante difendere la nostra libertà digitale. Cominciamo a mobilitarci per difendere quella che sarà, sempre più, una libertà fondamentale dell’essere cittadini.

Sulla questione The Pirate Bay ha preso posizione anche l’Associazione Partito Pirata con un comunicato, che pubblichiamo:
The Pirate Bay censurata: inaccessibile dall’Italia.
Bloccato uno dei più noti motori di ricerca per file torrent. In prima pagina sul sito di Pirate Bay: “L’Italia è uno stato fascista”.
Da ieri il sito The Pirate Bay, che ospita uno dei più noti tracker per Bit Torrent, è irraggiungibile.
Il messaggio di errore che viene mostrato a chi cerca di visitare il sito è : “Il server thepiratebay.org sta impiegando troppo tempo a rispondere”, che lascia intendere l’esistenza di un problema al server ma così non è.
A quanto pare a forza di tentare sembra che alla fine il “potere” sia riuscito a convincere i provider ad applicare filtri, alla faccia delle richieste alla Cina di rispetto dei diritti civili, probabilmente concedendo loro maggior autonomia nella discriminazione degli utenti a scopo commerciale.
Certamente i legali di The Pirate Bay troveranno le vie per contrattaccare giuridicamente il provvedimento, facendo rilevare quanto meno l’incostituzionalità del provvedimento.
E’ necessario un supporto dilagante sia massmediale che internettiano.
Ancora una volta è
Aggiornamento 1 agosto: interessante articolo di Mantellini su Punto Informatico:mediaset e le occasioni perdute.aspx
«Bel risultato, e pensare che ho speso 500 miliardi in legali». Così Berlusconi ha commentato la sconfitta in Cassazione. Ecco cinque ipotesi per spiegare come sia possibile spendere così tanto nelle aule di giustizia
di Gianni Barbacetto e Beppe Cremagnani
Problema: può un uomo che dichiara un reddito di 10,6 miliardi (nel 2001) spendere 500 miliardi – di vecchie lire, naturalmente – in parcelle di avvocati, elargire cioè ai suoi legali ogni anno, per una decina d’anni, qualcosa come tre o quattro volte l’ammontare dei propri guadagni?
Yosuke Ueno via www.mondobizzarro.net/gallery/index.php
Vi sono polemiche e scenari culturali che in Italia sono destinati a restare underground, a causa dell’asfittico panorama editoriale, appena ravvivato da piccole coraggiose iniziative, che però restano sempre di nicchia. Altrove, per esempio in Francia, sono gli intellettuali e gli scrittori a lanciare veri e propri manifesti politici, da un Michel Houellebecq a un Alain Badiou, da un Bernard-Henry Levy a un Serge Latouche.
In Italia no. Per le ragioni strutturali spiegate in maniera sintetica ed efficace dall’articolo odierno di Ilvo Diamanti su Repubblica.it.html, “il regime mediocratico” italiano ha attribuito a giornalisti e comici quel ruolo che competeva a scrittori, filosofi e intellettuali. Infatti le querelles culturali nell’ex Belpaese sono suscitate dai giornalisti o dai comici: da Roberto Saviano a Giuliano Ferrara, da Magdi Allam a Gian Antonio Stella, da Beppe Grillo a Sabina Guzzanti. Sfido a dirmi quanti conoscono Alessandro Dal Lago o Giorgio Agamben, Adriano Prosperi o Erri De Luca. La solita nicchia di ultra-lettori, immagino, da cercare col lanternino, anche in rete.
Tutto ciò ha infatti un’ampia ricaduta sui temi predominanti trattati nella bloggopalla ritenuta a torto indipendente e avanguardistica. La maggior parte dei bloggers, compresi molti di “sinistra”, vanno troppo spesso a rimorchio, per “stare sulla notizia”, senza aggiungere molto al già detto e al già visto. Quando proprio si vuol dare un tocco di “cultura” al post, allora ci si dovrà rifare all’immancabile Pasolini. Il quale, almeno, non può rispondere con un post o un commento.
(in compenso, devo dire, che come Dio ha creato mosche e zanzare, Microsoft ha creato il correttore automatico di Word, che implacabilmente trasforma Pasolini in Pisolini, Guzzanti in Guzzini, Calimera in Calmiera, e io a “ripristinare” come un coglione…)
PS sullo stesso argomento, o quasi, mi sembra interessante questo articolo pubblicato ieri su www.senzasoste.it/, "La morte di Funari, avanguardia della tv spazzatura".

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di Luca Guglielminetti.
foto: Mario Giacomelli (Senigallia 1925-2000), "Zingari" (1958)
La nuova musica zingara: il Jazz dei Balcani
"Dotati di un senso musicale d'incredibile profondità, certamente sconosciuto a qualsiasi altro popolo" ha scritto Franz Liszt a proposito degli zingari, in un saggio del
E' certamente un popolo strano quello che designa il ieri e il domani con la stessa parola, che non ha un verbo per tradurre il termine "avere" (bisogna comporlo con un "a me è, a te è...). Un popolo nel quale non esiste il concetto di eredità. Ogni zingaro deve costruirsi il suo patrimonio da solo. Gli zingari sono, come gli ebrei, un popolo in costante diaspora, senza precisa dislocazione geografica: un popolo senza patria, l'unico popolo del mondo senza patria - e quindi anche l'unico popolo al mondo che non abbia mai combattuto una guerra.

Anche questi pochi dati esemplificativi sono in relazione con tutta la musica che conosciamo e apprezziamo in forma indiretta, attraverso le "rielaborazioni" di classici come Brahms o in forma diretta ad esempio attraverso i film di Emir Kusturica Underground e Le Temps des Gitanes con la musica della Banda per matrimoni e funerali di Goran Bregovic'?
Sappiamo che gli zingari utilizzano con grande passione e capacità il linguaggio musicale basando la costruzione dei brani su due elementi di fondo: l'apprendimento, come per la lingua parlata, di arie e melodie popolari dai luoghi di passaggio e l'estro individuale particolarmente esaltato dalla pratica molto frequente dell'improvvisazione.
È difficile individuare una musica originale zingara. Si possono riconoscere però stili diversi, come fra i gitani e gli tzigani, dove però l'elemento comune rimane l'utilizzo di un filo conduttore prescelto su cui poi avviare fioriture, cesellature, arabeschi.Se si ricercano elementi di continuità nella presenza dei loro canti, si può verificare che la cultura slava ha dato un contributo determinante con la sua forte influenza sui principali ceppi linguistici zingari immigrati in Europa da est.
Nella tradizione esiste una netta distinzione fra canto ed esecuzione strumentale, il primo rimane rivolto all'ambito ristretto della comunità ed è puramente sentimentale, mentre l'esecuzione di motivi strumentali per violino, chitarra, ottoni, viene fatta per professione, cioè dietro pagamento.Oggi lo stato dell'arte della musica degli zingari è leggermente diverso: si sono sviluppate formazioni che coprono entrambi i versanti vocale e strumentale (i Bratch o gli Ando Drom) ed altre come Bregovic' che restano fedeli alla tradizione strumentale o i Kaly Jag che, viceversa, restano fedeli alla tradizione vocale segnata al massimo da una sottile linea strumentale di accompagnamento ritmico o di controcanto.

Nel caso della banda di Goran Bregovic' troviamo l'influenza dello stile delle bande militari dell'impero ottomano: siamo di fronte ad una musica ibrida ai confini del mondo in un cocktail irresistibile di musiche balcaniche ricche di echi arabi, turchi e mediorientali in un turbinio di ritmi che le forniscono un certo "groove" che la rende sempre riconoscibilissima. E' difficile non percepire un parentela con l'influenza delle bande militari della Luisiana sull'origine della Jazz band in un confine del mondo come era New Orleans. Anche quelle bande, dove si formarono King Oliver e Louis Amstrong, entravano in servizio in occasione di funerali e matrimoni. "Groove", del resto, definisce un ritmo trascinante e 'sporco', cui sono specializzati gli ottoni con i loro reiterati 'riff' a velocità e volume crescente.
Se il dato primario degli zingari è la capacità (necessità) di adattarsi a contesti sociali sempre nuovi, cui prestare attenzione per percepire quanto serve per sopravvivere, è ben possibile che, come per i neri americani, prestando orecchio a quanto le tradizioni musicali popolari fornivano nei contesti dei luoghi nei quali si aggiravano abbiano condotto a queste strepitose "sintesi" o "rivitalizzazioni" di tradizionali arie in forme dotate di una autonoma cifra stilistica.
Del resto, sia col jazz che con la musica zingara strumentale siamo di fronte alla funzione di far danzare da parte di popoli sradicati, emarginati, quando non perseguitati. Così come il carattere profondamente nostalgico del blues e della musica zingara vocale copre la funzione sentimentale. Le similitudine finiscono qui però, in quanto discorsi analoghi potrebbero valere per la musica Klezmer degli ebrei, per il Fado portoghese e molta musica folk in generale.
Concludiamo dicendo che per la musica zingara, sia vocale che strumentale, vale certamente un dato di precarietà sociale eccezionale che si riflette in quella profondità di cui scriveva Liszt un secolo e mezzo fa, e che la rende ancora oggi di una forza unica. Una forza della disperazione, forse, della precarietà della vita che il nomade percepisce ad una potenza diversa rispetto a noi sedentari, sicuramente.
Ma quando ascoltiamo al meglio la loro musica di oggi, probabilmente qualche eco del nostro passato comune al loro riusciamo a sentirlo: brani e canzoni dei Kaly Jag come di Bregovic' e di tanti altri artisti zingari riescono a creare brecce nel frastuono delle nostre metropoli, nella massiccia produzione commerciale di musiche da ballare sempre più come degli automi o che ci rimanda a sentimenti sempre più vuoti.
Luca Guglielminetti

DALLA BARBARIE COLONIALE ALLA POLITICA NAZISTA DI STERMINIO
di ROSA AMELIA PLUMELLE-URIBE (Afrikara)
il legame tra le politiche di sterminio coloniale, l'imbarbarimento delle società europee e il trauma di ritorno del nazismo su queste medesime società

In molti post precedenti ho sottolineato il legame intrinseco e strutturale fra xenofobia e razzismo in politica interna e interventismo militare in politica estera, come due facce della stessa medaglia. In altri termini, le emergenze interne hanno per scopo di preparare i presupposti, i dispositivi e la mobilitazione (di mezzi e personale) necessarie che sfocieranno in nuove avventure militari (anche di "guerra interna", se necessario). Segregazione razziale o disumanizzazione dell’Altro procedono di pari passo con l’espansione del complesso industrial-militare che Sbancor ha identificato come Warfare. Il ministro
Sicuramente questo articolo risulterà indigesto per tutti i razzisti e xenofobi,anche quelli mascherati, ripuliti e riciclati di casa nostra. Compresi quelli “progressisti” e “liberal”. Ha anche il merito di andare un po’ oltre l’ennesima rilettura del “capro espiatorio” quale emergerebbe in un periodo di crisi. In realtà, ciò che definiamo “capro espiatorio” è il prodotto sottoculturale di un sistema espansionistico spinto fino allo sterminio di intere popolazioni, cancellate o schiavizzate.
L'autrice di
Schiavismo e traffico di schiavi
Conviene precisare immediatamente che le guerre di conquista ed i crimini legati al dominio coloniale, così come la riduzione di esseri umani in schiavitù, erano già una realtà nei tempi antichi. Ad esempio, quando il dominio dei Musulmani arabi si estese verso l'Europa, il commercio di esseri umani era un'attività millenaria tra gli Europei. Il regno dell'Islam in Spagna, dal 711 al
I prigionieri, soprattutto slavi, alimentavano il commercio di uomini tra Venezia e l'impero arabo-muslmano del sud Mediterraneo. È così che nelle lingue occidentali la parola schiavo o slavo si sostituiscono al latino servus, per designare i lavoratori privi di libertà. Detto diversamente, per molti secoli, dei Cristiani europei vendevano altri Europei a dei commercianti ebrei specializzati nella fabbricazione di eunuchi2, una merce considerata molto pregiata e molto richiesta nei paesi dell'impero musulmano.
Ricercatori e specialisti dello schiavismo in Europa durante il Medioevo, hanno visto nel sistema di asservimento inaugurato in America dal dominio coloniale un legame di continuità con le istituzioni schiavistiche dell'Europa. Jacques Heers sostiene che 'È merito incontestabile di Charles Verlinden, su questo punto un autentico pioniere, di aver evidenziato che la conquista e lo sfruttamento coloniale delle Americhe si erano largamente ispirate a certe esperienze molto recenti nel Mediterraneo e si iscriveva in linea diretta in una continuità ininterrotta di precedenti medievali3.
Ho tuttavia scelto di affrontare questa analisi a partire dal

Note sull'istruzione programmata e sulle tecnologie del sè.
Forse e' proprio la solitudine che va politicamente organizzata.
(Christian Marazzi)
Non e' un fatto accidentale che la parola apprendimento ricorra con frequenza nelle sperimentazioni sul comportamento animale dei behavioristi
(it.wikipedia.org/wiki/Comportamentismo). Thorndike, l'ideatore delle gabbie-problema e per certi versi il pioniere del behaviorismo, dedico' gran parte della sua carriera successiva ai problemi dell'educazione e dell'istruzione dei bambini.
Fu Thorndike, nel
Qui e' da notare il fatto che ottant'anni prima che il calcolatore digitale si candidasse a sistema universale per l'implementazione dell'istruzione programmata, i modelli di programmazione dell'apprendimento behavioristi erano gia' stati ideati e avevano iniziato a suscitare entusiasmo nella piccola borghesia americana.
Sidney Pressey, un allievo di Thorndike, realizzava nel 1926 la prima “teaching machine”. La macchina di Pressey aveva l'aspetto di una macchina da scrivere, il cui carrello era corredato di una finestra in cui venivano presentate una domanda e quattro possibili risposte, delle quali una sola era quella giusta. Su un lato del carrello vi erano quattro pulsanti e l'utente era invitato a premere quello corrispondente alla risposta che riteneva esatta.
Alla pressione del tasto la macchina registrava la risposta su un contatore situato dietro il carrello e quindi proponeva la successiva domanda. Finita la prova l'utente poteva riesaminare il foglio del contatore per valutare il punteggio ottenuto e gli eventuali errori commessi. Pressey nei suoi libri affermava di confidare nel fatto che la sua macchina avrebbe condotto ad una “rivoluzione industriale nell'educazione”.
La grande depressione del '29 e la seconda guerra mondiale limitarono notevolmente le possibilita' di sviluppo dei progetti di Pressey. Se Pressey, e in seguito Skinner, svolsero le loro attività in buona sintonia con l'accademia, l'istruzione programmata trovo' nel mercato una sponda altrettanto affidabile. In un libro degli anni '60 intitolato Macchine per insegnare lo studioso francese Bernard Planque lamentava come: “ (...) si possono trovare nei drugstores di New York, per un dollaro, delle buste contenenti schede programmate che garantiscono che saprete tutto su Mozart o Einstein e che non dimenticherete mai nulla”. Per buona parte del secolo breve, ogni “oneself made man” statunitense, ogni famiglia che coltivava il sogno dell'american way of life, prima o poi, avrebbe finito con l'imbattersi nei prodotti ispirati ai principi dell'istruzione programmata.
Come scrive Luciano Mecacci, il comportamentismo fu a livello di massa: “una psicologia del far da se' adeguata ad una borghesia che aveva dato prova di ottimismo ed efficienza nel superamento delle crisi economiche del dopoguerra e del
La critica di Skinner alle prime teaching machine si appunta su una insufficiente analisi delle fasi di apprendimento e sulla scarsa importanza attribuita ai rinforzi, cioè ai premi.
“Una delle differenze principali esistenti tra un testo e un programma, e' data dal fatto che il primo riesce ad insegnare solo quando agli studenti sono state fornite della ragioni estrinseche per studiarlo, mentre il programma ha queste ragioni al suo interno” .