geiger dysf

"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
lunedì, 21 luglio 2008

Funny Games 1 & 2



FUNNY GAMES 1 & 2

Tutte le regole che esistono per far funzionare la società non sono niente per loro. E di fronte a personaggi di questo tipo, non hai alcuna chance. Questo è scioccante” (M.Haneke).


   Chi ha visto entrambe le versioni del film di Michael Haneke (1997 e 2008) può averne una sensazione straniante. La sceneggiatura, i dialoghi, le inquadrature, il montaggio sono pressoché identici, ma cambiano gli attori e la location. E viene quasi spontaneo fare un confronto fra le due recitazioni, e fra le “due”regie, anche se il regista è lo stesso. Il che aggiunge un tocco di stranezza a un film che vuole essere un’analisi dell’opera nell’opera, una decostruzione della rappresentazione della violenza nei media e al cinema. Probabilmente, a seconda che si sia visto prima la versione del 1997 o il remake del 2008, ognuno parteggerà per questo o quell’attore, per questa o quella direzione di scena più riuscita dell’altra. Questo tipo di remake non è comune al cinema, ma è più tipico del teatro o della musica. A me pare che la recitazione nel remake sia un tantino più “nervosa”, meno “fredda” e plastica rispetto alla prima versione. 


     

   Però io ho visto prima la versione del 1997…


(Il film si ispira al famoso caso di cronaca del 1924 Leopold e Loeb, cui si sono rifatti altri registi: Alfred Hitchcock, Nodo alla gola; Tom Kalin, Swoon; Barbet Schroeder, Formula per un delitto; Richard Fleischer, Frenesia del delitto)

 

INTERVISTA

"un po' troppo stress in nome della buona educazione"

 

Perché ha deciso di rifare Funny Games negli Stati Uniti, in inglese?
All’inizio è stata soprattutto l’idea di un produttore. Ci ho pensato e mi sono detto che una versione in inglese era forse il modo migliore di raggiungere l’obiettivo che mi ero dato dieci anni prima. Il primo film non aveva raggiunto il pubblico cui era destinato, ovvero il pubblico anglofono, che è quello che consuma di più la violenza al cinema. Purtroppo, però, la lingua tedesca è stata un ostacolo per il successo del film in America, dove era stato distribuito solo nel circuito di sale d’essai. In seguito ho ricevuto altre richieste di remake: per Niente da nascondere, che ha avuto un buon riscontro in America e, per quanto possa sembrare stupefacente, anche per Il Settimo Continente. Non è stato ancora deciso nulla, ma Ron Howard ha già un’opzione su Niente da nascondere.

L’idea di fare un remake scena per scena, cambiando semplicemente gli attori, è sua o della produzione?

postato da doktorgeiger alle ore luglio 21, 2008 16:21 | link | commenti (2)
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sabato, 05 luglio 2008

Guerra è Pace, Schiavitù è Libertà

 Intervista a Giorgio Agamben

artaud-butchered

 

Le statistiche dicono che i delitti effettivamente perpetrati diminuiscono eppure nell’opinione pubblica cresce un senso di insicurezza. Perché la questione sicurezza è oggi la più sentita?

«Come già lo Stato di eccezione, oggi la Sicurezza è divenuta paradigma di governo. Per primo Michel Foucault, nel suo corso al Collège de France del 1977-78, ha indagato le origini del concetto mostrando come esso nasca nella pratica di governo dei Fisiocratici, alla vigilia della Rivoluzione francese. Il problema erano le carestie, che sino ad allora i governanti si erano sforzati di prevenire; secondo Quesnay occorre invece quella che definisce appunto "Sicurezza": lasciare che le carestie avvengano per poi governarle nella direzione più opportuna. Allo stesso modo il discorso attuale sulla Sicurezza non è volto a prevenire attentati terroristici o altri disordini; esso ha in realtà funzioni di controllo a posteriori. Nell’inchiesta seguita ai disordini di Genova per il G8, un alto funzionario di polizia dichiarò che il Governo non voleva l’ordine, voleva piuttosto gestire il disordine. Le misure biometriche, come il controllo della retina introdotto alle frontiere degli Stati Uniti del quale ora si propone l’inasprimento, ereditano funzione e tipologia di pratiche introdotte nell’Ottocento per impedire la recidiva dei criminali: dalle foto segnaletiche alle impronte digitali. I governi sembrano considerare tutti i cittadini, insomma, come terroristi in potenza. Ma questi controlli non possono certo prevenire i delitti: possono semmai impedire che vengano ripetuti».

Tanto più inefficaci di fronte a un kamikaze. Che per definizione agisce una volta sola!

«Una democrazia che si riduca ad avere come unici paradigmi lo Stato di eccezione e la Sicurezza, non è più una democrazia. All’indomani della Seconda guerra mondiale politologi spregiudicati come Clinton Rossiter giunsero a dichiarare che per difendere la democrazia nessun sacrificio è abbastanza grande, compresa la sospensione della stessa democrazia. Così oggi l’ideologia della Sicurezza è volta a giustificare misure che, da un punto di vista giuridico, possono essere definite solo come barbare.»

Il delitto Reggiani a Roma ha avuto come conseguenza l’abbattimento di campi Rom e, di fatto, la messa in discussione del principio della libera circolazione delle persone, che è tra i fondamenti dell’Unione Europea, di cui la Romania fa parte a pieno titolo. Ma cosa pensare di provvedimenti del genere, che oltretutto lasciano all’opinione pubblica solo un giorno per riflettere?Giorgio Agamben attore

«Il dato di fatto più preoccupante, di fronte a misure che violano i più elementari principi di diritto, è il silenzio dei giuristi. All’interno del pacchetto sulla Sicurezza annunciato ci sono disposizioni - come quelle nei confronti della pedofilia on line - che di fatto istituiscono il reato d’intenzione. Ma nella storia del diritto l’intenzione può costituire un’aggravante; non può essere mai un crimine in sé. È solo un esempio della barbarie giuridica cui siamo di fronte: abbiamo assistito a dibattiti sull’opportunità o meno di praticare la tortura. Se uno storico confrontasse i dispositivi di legge esistenti durante il Fascismo e quelli in vigore oggi, ho paura che dovrebbe concludere a sfavore del presente. Sono ancora vigenti leggi, emanate durante i cosiddetti anni di piombo, che vietano di ospitare una persona in casa propria senza denunciarne la presenza all’autorità di polizia entro ventiquattro ore. Norma che nessuno applica, e della quale la maggior parte delle persone neppure è a conoscenza; ma che punisce tale comportamento con un minimo di sei mesi di reclusione!»

Questo stato di cose deforma anche la nostra percezione del tempo. Sia i controlli proposti come preventivi e invece tardivi, sia l’intenzione sessuale che al contrario punisce reati non ancora commessi (così realizzando un racconto di Philip K. Dick portato al cinema da Spielberg), istituiscono un falso presente. Non crede sia entrato in crisi l’unico fra i valori della Rivoluzione francese che sembrava ancora avere un qualche appeal, e cioè quello della Libertà?

«Questo in larga misura è già un dato di fatto. Le limitazioni della libertà che è disposto ad accettare oggi il cittadino dei paesi cosiddetti democratici sono incredibilmente più ampie di quelle che avrebbe accettato solo vent’anni fa. Prendiamo il progetto di un archivio del DNA: una delle cose più aberranti, ma anche più irresponsabili, di questo famoso pacchetto Sicurezza. Fu l’accumulo di dati anagrafici a permettere ai nazisti, nei paesi occupati, di identificare e deportare gli ebrei. Possibile che non ci si chieda che cosa avverrà il giorno che un dittatore potrà disporre di un archivio genetico universale? Ma basta pensare a come sia passata l’idea che gli spazi pubblici siano costantemente monitorati da telecamere. Un ambiente simile non è una città, è l’interno di una prigione! Le ditte che fabbricano i dispositivi biometrici suggeriscono di istallarli nelle scuole elementari e nelle mense studentesche, in modo da abituare sin dall’infanzia a questo tipo di controlli. L’obiettivo è formare cittadini completamente privi di libertà e, ciò che è peggio, che non se ne rendono affatto conto.»

Tutto ciò in nome della democrazia. Mistificazione anzitutto linguistica, proprio come quella del 1984 di Orwell: Guerra è Pace, Schiavitù è Libertà. Parla chiaro la storia linguistica delle pratiche di guerra condotte negli ultimi quindici anni. In questo modo non le pare che la politica, intesa come dibattito delle opinioni, non abbia più alcuno spazio?

«Come le guerre vengono presentate come operazioni di polizia, così la democrazia diventa sinonimo di una mera pratica di governo dell’economia e della sicurezza. È quella che nel ‘700 si chiamava "scienza di polizia" per distinguerla dalla politica. Sempre più si afferma l’idea, equivalente a un vero e proprio suicidio del diritto, che sia possibile normare giuridicamente tutto, compreso ciò che riguarda l’etica, la religione e la sessualità. Una parte importante viene svolta dai media che, perdendo ogni funzione critica, sono sempre più a loro volta organo di governo».

CHI E'
Il filosofo Giorgio Agamben è nato a Roma nel 1942. Laureatosi in legge nel 1965 con una tesi su Simone Weil, ha scritto numerosi saggi sui rapporti tra filosofia e politica, fra cui Homo sacer - Il potere sovrano e la nuda vita e Stato di eccezione. Ha insegnato al Collège International de philosophie di Parigi e in numerose università americane. Ora è all'Istituto Universitario di Architettura (IUAV) di Venezia.



Credits.

Nella foto grande, Antonin Artaud nel ruolo di Marat in "Napoléon" di Abel Gance (1925).

Nella foto piccola, Giorgio Agamben interpreta l'apostolo Filippo in "Il Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini (1964).



Intervista pubblicata su La Stampa, 27.11.2007, all'epoca del "Pacchetto Sicurezza" del ministro Amato.

 



postato da doktorgeiger alle ore luglio 05, 2008 16:14 | link | commenti
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lunedì, 30 giugno 2008

LADRI DI BAMBINI 3: LA GENERAZIONE RUBATA IN AUSTRALIA

 

sorry

Home, un romanzo di Larissa Behrendt, Baldini Castoldi Dalai editore

vedi anche il film La generazione rubata di Phillip Noyce, 2002:  it.wikipedia.org/wiki/La_generazione_rubata

  
   Sembra un periodo particolarmente favorevole ai romanzi e ai saggi che raccontano le vicende infinitamente crudeli degli stermini coloniali e delle assimilazioni forzate, dall’operazione elvetica “Enfants de la Grand-Route” già ricordata agli stermini eugenetici nazisti, dal Canada alla Svezia, dagli USA all’Australia: non vi è continente o nazione immune dalla barbarie coloniale, e che ora non si faccia carico di una sorta di “pentitismo storico” e di rivendicazione delle differenti identità etniche e culturali, cancellate a suon di decine di milioni di morti, schiavi, bambini rapiti. ci_rubata2

 

   Le politiche di assimilazione sono tecnicamente simili, nella Svizzera del dottor  Alfred Siegfried come nel massacro degli aborigeni australiani, le comunità, le culture e gli stili di vita delle “razze inferiori” dovevano essere distrutte radicalmente. Ciò che ne restava doveva essere sottoposto alla sedentarizzazione forzata, col nome di "politica di assistenza sociale e di previdenza". La sottrazione dei bambini in Svizzera venne pianificata fino al 1967 dall'Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (creata nel 1926 dalla federazione svizzera di beneficenza Pro-Juventute) con la collaborazione della polizia, e finanziata da vari “benefattori” e associazioni, dalla vendita di gadget dell’associazione (francobolli, opuscoli) oltre che da sovvenzioni della Confederazione e del Dipartimento dell’Interno.  I bambini rubati ai genitori venivano “affidati” ad altre famiglie o rinchiusi negli orfanotrofi, incarcerati o internati in ospedali psichiatrici. E costretti a subire ogni sorta maltrattamenti, umiliazioni e vessazioni. Sembra un film già visto, con gli stessi dialoghi, la stessa disperazione, gli stessi sbirri, gli stessi orfanotrofi. E si sa quanto sta a cuore, alla Moratti o alla Chiesa, la beneficenza.

 

  anziano_con_bambino Sta di fatto che una delle prime azioni fu …il censimento della popolazione itinerante. I bambini vennero sottratti alla potestà dei genitori, e Siegfried stesso divenne il “tutore” di oltre 300 bambini. Per lui, per il successo della “rieducazione” era assolutamente necessaria “la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare”.

 

   Complici di quest’operazione furono, verrebbe da dire ovviamente, il clero, gli scienziati, i medici, gli psichiatri. Negli istituti religiosi, nelle aziende agricole o nei penitenziari i bambini potevano “assimilare i valori dell'ordine e del lavoro” e venire “socializzati” lavorando come servi e schiavi a zero o basso costo. Fra un maltrattamento e un abuso sessuale, potevano perfino ricevere un’”istruzione” ridotta al minimo, quel tanto che bastava alla loro condizione di “esseri inferiori”.

 

   Gli scienziati appurarono l'"inferiorità ereditaria" dei nomadi, e i medici praticarono le sterilizzazioni forzate. Ancora nel 1964, il dottor Siegfried scriveva: "Il nomadismo, come alcune malattie pericolose, è trasmesso soprattutto dalle donne".  Lo psichiatra Joseph JÜrger fu uno dei primi ideologi svizzeri dell'igiene razziale. Nel 1988 un centinaia di vittime della “scienza razziale” erano ancora internate in cliniche e istituti. Se si considerano tutte queste date, si può osservare una grande continuità, fino ai nostri giorni, in tutta Europa (e negli Stati Uniti) delle operazioni di eugenetica, che non riguardarono perciò esclusivamente i nazisti, anche se certo il nazismo ne fu l’interprete più entusiasta e fanatico.

 

   Il romanzo Home di Larissa Behrendt, pronipote di una bambina aborigena rapita nel 1918  per essere educata e cresciuta dai bianchi, si inserisce in questa corrente di testimonianze sui bambini rubati e sulle politiche di assimilazione e/o sterminio.

 

   larissa behrendtCon Home, Larissa Behrendt, docente di legge e studi aborigeni e avvocato votato alla causa dei diritti del suo popolo, racconta, tra realtà e fiction, un lungo viaggio alla ricerca delle radici perdute e fa riemergere una pagina di storia che il suo paese ha creduto di poter archiviare troppo in fretta: la tragedia degli aborigeni, "colpevoli" soltanto di avere una pelle diversa dai bianchi.

   Protagonista del romanzo è Candice, una ragazza dai capelli chiari, pronipote di Garibooli, la bimba portata via con la forza dal campo di eualayai, che, a distanza di settant'anni, ritorna con il padre Bob nei luoghi dove venne rapita la nonna. Insieme ai ricordi che affiorano e attraverso i luoghi e i volti, si ricompone la vita di Garibooli, ribattezzata Elisabeth. Violenze, diritti violati, ferite non rimarginabili.

La tragedia degli aborigeni è stata una pagina della storia Australiana chiusa tanto tempo fa. Lei ora la riapre

Anche se il rapimento di massa dei bambini aborigeni è finito con gli anni Sessanta, ancora oggi quanto è successo pesa sul mio popolo. Tutti quelli che furono strappati ai loro cari per essere "assimilati" dai bianchi, hanno subito abusi: fisici, mentali, sessuali. E ce ne sono ancora molti che non sanno neanche da dove provengono e che non sono riusciti a ritrovare la loro identità. Da avvocato mi sono occupata di donne, figlie e nipoti di bambini o bambine rapiti, che non avevano neanche il più pallido ricordo della loro famiglia. Un'eredità pesante da portare.

generazione rubata
Home è un romanzo autobiografico?
Sì, il libro si basa sulla storia della mia famiglia, ma anche sulla mia esperienza di avvocato. Candice sono io, e Garibooli è mia nonna. Della mia famiglia io conoscevo qualche cosa, ma non molto. Mentre, nel romanzo, Candice immagina la storia di Gariboli nei dettagli: da quando venne strappata al suo campo in poi. Fino a quando le sarà possibile tornare a casa, tanto tempo dopo. Visitare i luoghi da dove mia nonna venne portata via, mi ha dato la forza e l'emozione per poter scrivere Home.

Quanti sono stati, in cinquant'anni, i bambini aborigeni rapiti?
Ipotizzare un numero preciso è difficile. Le fonti ufficiali dicono che quella sorte capitò a un bambino su dieci. Ma io non ho mai conosciuto una sola famiglia aborigena che non contasse un "bambino rubato".

Quello che è accaduto agli aborigeni nel suo paese è stato il tentativo di togliere l'identità a un popolo. L'Australia ha riconosciuto le sue responsabilità, o la questione è ancora aperta?
Il nostro ex primo ministro, John Howard, non pensava che l'Australia si dovesse vergognare di questo suo passato, né riteneva che la questione degli aborigeni fosse stata sottovalutata. E, in quel periodo, tutto sommato, la logica dell'assimilazione è continuata, la cultura aborigena non era in alcun modo né protetta né fatta rivivere, né tanto meno venivano stanziati fondi e risorse per salvaguardare il popolo aborigeno.
Le cose sono cambiate quando è andato al potere Kevin Rudd. Lui ha chiesto scusa agli aborigeni e il governo si è fatto carico dei danni morali e fisici causati dalla politica dei rapimenti. Oggi in Australia va senz'altro meglio, ma solo dal punto di vista teorico. Quando si scende sul piano pratico ci sono ancora molti problemi.

Larissa Behrendt, Home
Baldini Castoldi Dalai editore
Pagine 429 - euro 19,00
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(intervista tratta da la Repubblica 29 giugno 2008)

 

postato da doktorgeiger alle ore giugno 30, 2008 17:49 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni, letteratura, interviste, storia, politica internazionale, culture, razzismo, controllo, colonialismo, recconti
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venerdì, 27 giugno 2008

Ladri di bambini 2




 

Intervista al Professor Salvatore Palidda, docente di sociologia delle migrazioni, della devianza e del controllo sociale all’Università di Genova (*) (Liberazione 27 giugno)

 

Professor Palidda, che cosa ne pensa delle impronte digitali prese ai bambini rom?

E' grave che nessuna alta autorità intervenga per fermare questa misura, a cominciare dal Presidente Giorgio Napolitano. E' vergognoso quello che sta accadendo in Italia, queste pratiche cominciarono un tempo a danno degli ebrei e degli stessi rom. E' chiaramente una schedatura razzista e fascistoide, fatta con l'intento di terrorizzare i rom e soddisfare la minoranza rumorosa e razzista. Perché sono convinto che soltanto una piccola parte degli italiani approva tutto questo. Peraltro già il centrosinistra aveva fatto la sua parte contro i rom, è chiaro che la destra deve superarlo.

Per il ministro Maroni c'è bisogno comunque di un censimento dei rom. E' così?

 

La scusa del censimento è falsa. Da vent'anni gli immigrati, i rom e i marginali sono le persone più schedate del Paese. Il 95% degli schedati dalla polizia italiana sono loro. E poi non diciamo fesserie, non confondiamo la schedatura con il censimento. Il censimento va fatto dall'Istat o dagli enti locali utilizzando personale civile, non in divisa.

Secondo il centrodestra, la schedatura servirà a proteggere i bambini dall'accattonaggio. Come risolvere questo problema?


Si tratta di una copertura demagogica, anche i fascisti dicevano che volevano proteggere gli ebrei.

Esistono comunque migliaia di rom senza documenti e senza diritti. Come trovare una via di uscita?
Di certo non è colpa dei rom ma dello Stato italiano che non ha mai garantito questo diritto. Se ogni regione creasse dei campi regolari, i rom avrebbero risolto il problema dei documenti.

Moltissimi rom, però, non vogliono vivere nei campi. Non può esserci una alternativa?

Ci dimentichiamo che molti rom sono perfettamente integrati e che però alcuni preferiscono ancora vivere nelle case mobili, come la famiglia del sinti Giorgio Bezzecchi a Milano. Ciò che chiedono è la libertà di movimento, come peraltro garantito dalle norme europee, mai applicate in Italia. Dobbiamo capire dove fanno a finire i fondi che l'Unione Europea stanzia per l'integrazione dei rom, temo che vengano utilizzati per la sicurezza e cioè contro i rom stessi. E dobbiamo insistere per avere la certezza del diritto: le leggi italiane sull'immigrazione, invece, fanno di tutto per dare incertezza.

L'Udc vorrebbe estendere la schedatura anche ai «nostri bambini», ma su base volontaria. Cadrebbe così il razzismo?

   Ciò dimostra una cosa: ogni volta che si approva una misura cosiddetta emergenziale diretta ad una minoranza, inevitabilmente questa misura viene estesa anche ad una parte degli autoctoni. Non dimentichiamoci che tra le tante sciagurate decisioni del centrosinistra esiste anche la carta di identità con dati biometrici. Eppure nessuno ha mai sollevato obiezioni al fatto che siamo tutti iperschedati.

(*) Il prof.Palidda è autore del saggio Polizia postmoderna - Etnografia del nuovo controllo sociale, Feltrinelli, 2000: Mobilità umane - Introduzione alla sociologia delle migrazioni, Cortina Raffaello, 2008.

  Piccolo aggiornamento narcisistico: oggi su NetMonitor di Repubblica viene segnalato anche il Doktor qui presente (il recensore ha scritto geyger, confondendo forse geiger con geyser!) . E una decina di altri blog che seguono con molta partecipazione quanto sta accadendo ai Rom. Intanto anche il Commissario alla Giustizia dell'Unione Europea, Jacques Barrot,  boccia il provvedimento di Maroni di prendere le impronte digitali ai nomadi (www.repubblica.it/impronte-ue.html ). La schedatura dei gruppi etnici non è compatibile con le normative comunitarie. E Napolitano, che dice?

Abbiamo costruito decine di aquiloni. I bambini correvano. Correvano per vedere i loro aquiloni alzarsi in cielo. Ci guardavano con occhioni brillanti (…) Su un aquilone c’era scritto: “Forza Roma. Italiani coioni”. In quella scritta c’è tutto. C’è quanto si sentano profondamente italiani questi bambini che pestano la nostra terra da quando sono nati. C’è il naturale frutto di tutto il disprezzo che si bevono ogni giorno (..). C’è chi è andato in un grande campo rom, Casilino 900, a Roma, a costruire aquiloni.  E’ Postcrazia.

Pensate ai vostri, di figli - Ma sono i blog di donne a lanciare l’allarme più forte, come  Sorelle d’ItaliaMa come può venire in mente a qualcuno di schedare in maniera preventiva dei bambini. Fate come se fossero i vostri figli… Come Femminismo a Sud : Se almeno questi immigrati si lavassero bene, tanto da perdere qualche tono di nero. Dici che i Rom non sono neri? Che importa. Sono sporchi. Non è vero? Allora sono opachi. Bisogna ripassarli con un po’ di lucido brillante.E’ questo il tono anche della vignetta disegnata da Giuda (qui sopra). E Decidiamo Insieme ha trovato che anche il New York Times pensa che noi italiani siamo almeno “tiepidi” con le altre culture. Concetto analogo per  Giusec&Friendz, in Germania per lavoro, racconta della ben diversa situazione dei rapporti tra tedeschi e turchi lassù. E si può scherzare, amaramente, come Personalità Confusa: Non è giusto! Perciò avanzo una proposta. Le impronte digitali siano prese sì ai bimbi rom, ma non solo a loro: anche a quelli marocchini. E pure ai bambini albanesi. E a tutti i figli di stranieri. In questo modo, la parità di trattamento sarà garantita.  E sullo stesso tono sono Geyger Dysf, Queerworld, uno degli autori di Polisblog.

 

Chi governa la paura?

di Alessandro Dal Lago (*) (Liberazione 27 giugno)

 

Siamo tutti vittime di una retorica pubblica che fa leva sull’incertezza esistenziale per legittimare se stessa, e quindi il potere. Ma quella che possiamo chiamare “politica dell’esistenza” è in realtà solo un comodo metodo per distrarci dalla realtà. Creando un nemico indefinibile e funzionale (marocchini, rom, albanesi, stupratori all’angolo delle strade, pedofili nei giardinetti) le vere magagne in cui affondiamo sono minimizzate e il ceto politico può continuare a fare la bella vita .

E i giornali a vendere il loro allarmismo.

Anticipiamo un saggio di Alessandro Dal Lago dal volume dedicato alla situazione italiana, allegato al numero di MicroMega sulle Olimpiadi in uscita oggi.

 

   L'idea di biopolitica, coniata da Michel Foucault in alcuni corsi al Collège de France della fine degli anni Settanta, designa oggi, nel dibattito filosofico-politico, i diversi campi in cui si esercita il governo della vita, ovvero la definizione incessante e pratica del vivente come oggetto di controversia pubblica: dal conflitto sulla personalità dell'embrione all'etica sessuale e al controllo demografico delle migrazioni.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 27, 2008 13:45 | link | commenti
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lunedì, 09 giugno 2008

Il popolo Rom esce dai campi

Rom Roma

A Roma migliaia di persone hanno partecipato al corteo di solidarietà per contrastare recenti atti di razzismo nei confronti delle popolazioni sinte e rom.
"Basta razzismo contro i rom", "Stop alla xenofobia" e "Non aspettiamo la shoah per intervenire": questi gli striscioni di apertura della manifestazione partita dal Colosseo e terminata al Foro Boario, dove si è tenuto un incontro fra le associazioni che hanno organizzato il corteo.

In serata si è tenuto un grande concerto con tanti artisti rom.

 

A Roma la grande manifestazione dei Rom e Sinti contro il razzismo degli italiani. “Siamo qui oggi contro l’apartheid - Santino Spinelli, professore universitario a Chieti, musicista e intellettuale rom - e per far capire all’Italia e agli italiani che i rom non sono nomadi, che i campi sono illegali e disumani e che ci siamo riuniti oggi per la prima volta compatti a favore dei nostri diritti”.

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martedì, 27 maggio 2008

NAZIROMA

 

INTERVISTA A CLAUDIO LAZZARO, REGISTA DI NAZIROCK

a cura di Stefano Corradino (articolo21)

Quando una parte della destra radicale viene sdoganata politicamente molti si sentono autorizzati e compiono gesti che probabilmente prima non avrebbero fatto”.

   Poche settimane fa Verona e Viterbo. Negli ultimi giorni Roma: dal Pigneto all’Università La Sapienza. Gli episodi di aggressione neonazista dilagano.  Avevamo già presentato, ancor prima di Verona,  il film Nazirock diretto dal giornalista-regista Claudio Lazzaro,  che le sale cinematografiche non hanno proiettato per paura di ritorsioni,  e le librerie nascondono. Nel film fra i "protagonisti" troviamo proprio Martin Avaro, arrestato ieri all'Università la Sapienza di Roma, oltre naturalmente Roberto Fiore, fondatore di Forza Nuova.

Questa sera, mercoledì 28,  il film verrà proiettato nel quartiere Garbatella di Roma.


Questa sera proietterai nel quartiere della Garbatella di Roma il tuo film Nazirock. Da Verona a Viterbo, dal Pigneto agli scontri di ieri all’Università La Sapienza. C’è un fil rouge, anzi un fil noir che lega questi avvenimenti?
C’è un clima preoccupante. E le aggressioni continue di questo periodo trovano purtroppo un terreno fertile anche da un punto di vista politico. Che viene da lontano e riguarda varie città nel nord e nel sud e nel Paese. Pensiamo a Verona: ero lì a proiettare il mio film. Tre proiezioni in un giorno in una città in cui il sindaco, Tosi, voleva mettere nell’Istituto Storico per la Resistenza un personaggio come Andrea Miglioranzi, ultrà dello stadio condannato a tre mesi di galera per istigazione razziale e tra i leader del gruppo “Nazirock”. In un posto dove il leghismo più estremista si intreccia con la destra più radicale tutto purtroppo diventa possibile....

C’è una latente accondiscendenza politica dietro queste forme di intolleranza?
Nessun esponente politico dell’attuale governo ha spinto i giovani in questa direzione. E molti a cominciare dal neo sindaco di Roma hanno preso formalmente le distanze, stigmatizzando ad esempio l’episodio del Pigneto. Ma non ci dimentichiamo che, sebbene abbia fatto ammenda lo stesso Alemanno ha una storia giovanile di militanza in ambienti non propriamente pacifici e tolleranti… Con ciò non voglio dire che siano stati "aizzati" ma che nel momento in cui una parte della destra radicale viene sdoganata politicamente molti si sentono autorizzati e vengono allo scoperto e compiono gesti che probabilmente prima non avrebbero fatto.

Un clima che impensierisce gli stessi distributori del film. Nazirock ha avuto seri problemi a passare nelle sale…
Non è stato praticamente possibile diffonderlo al cinema per le diffide arrivate da Forza Nuova. D’altronde quando un esercente riceve una diffida legale da qualcuno che è stato condannato a sei anni e mezzo per banda armata capisco che si preoccupi. Fortunatamente il film ha avuto anche una distribuzione in libreria ma io volevo raggiungere un gruppo di giovani meno preparati, che magari le librerie non le frequentano. Quelli che possono essere vittima di queste trappole ideologiche che dovrebbero essere pattumiere della storia. In ogni caso perfino le librerie hanno paura di esibire Nazirock e lo nascondono. C’è gente che ha dovuto chiedere per dieci minuti il film prima di vederselo consegnare…

Uno dei giovani di Forza Nuova responsabile delle aggressioni all’università di Roma era uno dei protagonisti del tuo film.
Sì, è il federale di Roma est Martin Avaro, già coinvolto lo scorso anno nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada a giugno.

Hai scritto un editoriale sul nostro giornale on line dal titolo “Come piazzare un giornalista nel mirino delle squadre fasciste”. Sei preoccupato?
Mi preoccupa molto. Tre giorni fa è apparso su YouTube un video che si presenta e si firma col marchio di Forza Nuova. Boicotta Nazirock, è il titolo di testa, su sfondo blu brillante. Poi, con un montaggio di testi e immagini, si cerca di smontare il complotto che avrei ordito contro Forza Nuova. Secondo il video, il grande striscione che si vede nel mio film, sventolato da un gruppo di giovani a braccio teso nel corso del raduno di Forza Nuova, sarebbe un falso: sarei stato io a modificarlo in sede di montaggio per diffamare e infangare il partito di Roberto Fiore. Darmi del falsario, dipingermi come un infame in un clima come questo ti fa diventare un bersaglio. Nella migliore delle ipotesi è un atteggiamento irresponsabile. Nella peggiore un atto di squadrismo.

Articolo21, nella sua campagna contro la mafia ha lanciato il tema della “scorta mediatica”, come uno degli strumenti principali da adottare per isolare la criminalità. Vale solo per chi combatte la mafia o pensi che sia fondamentale che i media diano più voce anche a coloro che contrastano fenomeni di recludescenza neofascista?
La cosa più importante è che i media rappresentino questi fenomeni senza minimizzare . Non per fare antifascismo ma per fare informazione onesta. Per questo dalla stampa non mi sento né protetto né abbandonato. E non chiedo che si discuta di più del mio film. Vorrei che si parlasse di questo contesto sociale dove stanno dilagando intolleranza e aggressività. Purtroppo devo constatare che la tv ha scarsa attenzione su questi temi.

Se di fascismo si può parlare quali sono i caratteri che lo caratterizzano rispetto a quello “storico”?
Non ha molto a che fare con l’originale. Per i giovani sono solo mitologie "orecchiate": questi ragazzi non hanno conoscenza della storia, sono giovani reclutati spesso negli stadi che poi trovano in Forza Nuova o nella Fiamma un partito per incanalare energie. Ma non hanno conoscenza alcuna dei fenomeni storici. Non c’è coerenza ideologica, ma continue contraddizioni.

Magari non solo nei giovani. C’è chi sbandiera l’antiglobalizzazione per poi allearsi con Berlusconi…
E’ il caso di Roberto Fiore. I suoi discorsi appassionati contro la globalizzazione e lo sfruttamento della manodopera, il suo antiamericanismo viscerale e poi l’apertura in campagna elettorale all’attuale presidente del Consiglio che è il più filo americano di tutti. In effetti le contraddizioni sono a più livelli.

E la sinistra che responsabilità ha in questo contesto? Non è riuscita a intercettare il degrado culturale o la rabbia dei giovani?
Ha innanzitutto un difetto di comunicazione, non ha avuto la capacità di intervenire e creare un radicamento. Forse se la sinistra avesse avuto un linguaggio diverso capace di entusiasmare i giovani attraverso i suoi valori, del tutto differenti, di eguaglianza e solidarietà magari a quest’ora quei giovani avrebbero pulsioni più positive.

Una responsabilità che parte da lontano…
Pasolini nel '74 contestava il fatto che la sinistra vedeva i giovani di destra come l’inevitabile raffigurazione del male. E non andava oltre. Forse sarebbe il caso di ripartire da lui…

Gomorra, film importante di denuncia sociale, tratto dal libro di Saviano, ha conquistato un premio molto ambito al festival di Cannes aprendo un dibattito vivo sul tema della criminalità, della delinquenza giovanile, del racket dei rifiuti... Il cinema può essere uno strumento per aprire degli squarci?  Per farci riflettere?
Il cinema è lo strumento principale per fare ciò. Due giorni fa ero nella città di Acquapendente a presentare il film. Una sala piena di persone che hanno visto Nazirock e sono rimaste due ore a parlarne. Non è vero che film di questo tipo non possono avere mercato: la gente ha voglia di vedere rappresentata la realtà in cui vivono. Sono le istituzioni della comunicazione a pensare che la gente abbia solo voglia di soap opera e di lucchetti dell’amore…

corradino@articolo21.info


postato da doktorgeiger alle ore maggio 27, 2008 22:21 | link | commenti
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domenica, 18 maggio 2008

Il senso comune dei pogrom

(riporto integralmente l'articolo di Claudia Fusani apparso oggi su Repubblica. Mentre le dichiarazioni della deputata liberal democratica Viktoria Mohacsi sono inequivocabili, grande è la confusione sotto il cielo del PD, vedi le posizioni distinte di un Filippo Penati, ex sindaco di "Stalingrado"  o di un  Massimo Cacciari, per non parlare di un idiota come Giuseppe Russo, consigliere reg.campano- ma non per questo la situazione è eccellente. Personalmente credo che vi siano già oggi le condizioni per un deferimento del Ministro dell'Interno al Tribunale Penale Internazionale, per istigazione all'odio razziale, pulizia etnica, pogrom, linciaggio, deportazioni, arresti di massa. In ogni caso un "grande paese", di fronte a problemi strategici straordinariamente complessi,  non può essere governato con la mentalità e l'idiozia di un avventore ubriaco di bar della provincia varesina o di un camorrista di Ponticelli. Se questo è il "senso comune" innalzato al potere, non meravigliatevi poi se al potere troverete degli psicopatici o dei serial killer).

Viktoria Mohacsi, deputata ungherese a Strasburgo ha visitato i campi romani del Casilino. "Una situazione orribile"

Nomadi, la parlamentare Rom
"Attenta Italia, c'è un brutto clima"

"Questa gente ha paura. Vivono in Italia da decenni senza nessun riconoscimento"
"Arrestate e tenete in galera chi commette crimini, ma evitate la confusione"

Viktoria MohacsiROMA - "Attenzione, c'è un bruttissimo clima. Ricordiamoci cosa è successo negli anni trenta in Europa. La mia relazione al Parlamento europeo su quello che ho visto in Italia racconterà di questo clima. E sarà molto dura". Trentatré anni, minuta, faccia da gitana è proprio il caso di dire, sguardo intenso, anche un po' triste. Si chiama Viktoria Mohacsi, è rom di origine ungherese e dal 2004 è eurodeputato dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa (Eldr). Da quattro anni, con un'altra eurodeputata di origine rom però rumena, ha l'incarico di monitorare le condizioni di vita dei 150 mila gipsy che vivono in Europa. E' la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che è troppo facile e altrettanto sbagliato dire rom quindi zingaro quindi criminale.

Con l'aria che tira in Italia - pacchetti sicurezza, annunci di misure straordinarie, esplusioni di massa, limitazione dello spazio di libera circolazione Schengen, ronde contro gli zingari e molotov contro le baracche - Mohacsi è stata spedita qui da Annemie Neyts-Uytteboeck, leader dell'Eldr di cui fanno parte anche i radicali. L'eurodeputata infatti è accompagnata nella sua visita nella paura rom dal segretario dei radicali Rita Bernardini e dai deputati Marco Beltrandi e Maurizio Turco, eletti nelle liste del Pd. Mohacsi ha visitato il campo nomadi di Castel Romano e nel pomeriggio "Casilino 900", ammucchiata di lamiere lungo la via Casilina di cui anche Francesco Rutelli, in campagna elettorale, aveva annunciato lo smantellamento. Portare le ruspe in quel campo è uno dei primi obiettivi del sindaco Alemanno.

postato da doktorgeiger alle ore maggio 18, 2008 10:00 | link | commenti (1)
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mercoledì, 07 maggio 2008

Cuore Nero

E' una sequenza del film Nazirock, distribuito in DVD da Feltrinelli Real Cinema. Vediamo gli Hobbit, al Campo d'Azione 2006 di Forza Nuova, intonare Cuore Nero e un'altra canzone, che esalta le violenze alla stadio contro la polizia. Visitate il Sito di NAZIROCK: http://www.nazirock.it

 

Vi hanno impedito di vederlo al cinema. Ma dal 3 aprile lo trovate in libreria (nella collana Feltrinelli Real Cinema).

Forza Nuova è riuscita a spaventare i gestori del Cinema Politecnico Fandango di Roma, che avrebbe dovuto programmare Nazirock dal 4 aprile, e del Cinema Anteo, a Milano, che avrebbe dovuto ospitare un’anteprima e un dibattito. I legali di Forza Nuova hanno minacciato azioni legali nei miei confronti e, di conseguenza, nei confronti dei gestori che avessero deciso di proiettare il film.

Una risposta semplice e chiara a questa intimidazione viene dall’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che ha deciso di proiettare il film, a Roma, nella Casa della Storia e della Memoria, il 25 aprile, giorno della Liberazione.

I miei legali sono tranquilli: non esistono i presupposti per un’azione legale nei miei confronti. Anzi, ritengono che io potrei agire contro Forza Nuova, per il danno arrecato. L’anteprima romana, al Cinema Piccolo Apollo, è stata un successo (spettatori in piedi e, fuori, la coda di quelli che non sono riusciti a entrare). Se il primo week end al Politecnico Fandango fosse andato altrettanto bene, altre sale avrebbero chiesto di programmare Nazirock. Il danno c’è stato.

Si vuole impedire che il film raggiunga un pubblico più vasto di quello che frequenta le librerie. Si crea un clima d’intimidazione. Perfino l’Università di Bologna, il 9 aprile, dopo aver ricevuto la diffida di Forza Nuova, ha cancellato una proiezione organizzata da Giurisprudenza Democratica nell’Aula Grande di Palazzo Malvezzi . Gli studenti stavano già arrivando. La proiezione era stata organizzata e autorizzata per tempo. Le pagine locali dei quotidiani ne avevano ampiamente riferito. Ma, all’ultimo momento, il rettore magnifico ha posto il veto. Ragioni addotte dal preside di facoltà, Stefano Canestrari: “L’Università non deve prendere posizione contro un candidato in campagna elettorale”. Un argomento che, prima della diffida di Forza Nuova, nessun dirigente universitario aveva sollevato.

E poi questo non è un film su Roberto Fiore. Qui si parla, come recita il sottotitolo, del “contagio fascista tra i giovani italiani”.

Comunque, in ogni paese democratico, è prima delle elezioni , soprattutto prima, che i candidati vengono sottoposti al vaglio dalla libera informazione. Dopo magari , per sapere certe cose, è troppo tardi .

Claudio Lazzaro        

postato da doktorgeiger alle ore maggio 07, 2008 13:23 | link | commenti (1)
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sabato, 08 marzo 2008

L'oppio,religione dei popoli?

yopo_shaman_amazonico

 

ridda di Reazioni a Gerusalemme. molte improntate a ironia

Mosè sotto l'effetto di droga sul Sinai

Quando ricevette i 10 Comandamenti. Lo sostiene uno psicologo israeliano

 

 

La notizia è di qualche giorno fa, ma vale la pena riproporla. So che alcuni di voi la prenderanno con ironia e scetticismo, e c’è ben altro di cui occuparsi in Israele-Palestina in questo momento (immaginate se lo psicologo fosse stato...palestinese, i soliti noti avrebbero subito gridato all'"antisemitismo"!).     

Comunque, in una società letteralmente inondata di droghe e farmaci far finta di essere bigotti è di moda. Lo psicologo Benny Shannon dopotutto non fa che riprendere una corrente di studi antropologici, detta "enteogenica",  che risale a Robert Gordon Wasson, al chimico Albert Hofmann (lo scopritore dell’LSD), allo scrittore Aldous Huxley, allo psicologo Timothy Leary fino a una numerosa schiera di ricercatori contemporanei fra cui Terence McKenna, Jonathan Ott, Giorgio Samorini e Gilberto Camilla. John Allegro scrisse qualche decennio fa un libro famoso, “Il fungo sacro e la croce”, pubblicato anche in Italia da Cesco Ciapanna, in cui la figura di Cristo veniva descritta come la trasposizione allegorica di un antico culto misterico basato sull’uso sacramentale del fungo Amanita Muscaria. Hofmann ha rintracciato nei Misteri di Eleusi l’uso di un altro fungo, la Claviceps Purpurea. E così via.

Naturalmente Mosè potrebbe aver ricevuto i Dieci Comandamenti anche semplicemente sotto la spinta di una forte tensione emotiva, in una fase particolarmente critica, di transizione del popolo ebraico, quindi di complicata rielaborazione del patrimonio culturale. Questo tipo di “passaggio” lo si ritrova nei miti di tutte le culture antiche, anche e soprattutto in quelle pre-colombiane, in Amazzonia e in Sud America,  continente in cui i culti sciamanici basati sull’assunzione di droghe (compreso il tabacco e il cioccolato) si erano preservati fino all’arrivo devastante dei colonizzatori europei.

   Per questa e altre ragioni  l’argomentazione del ricercatore israeliano non è così campata in aria. Che poi tutti quelli che “fumano” e si “drogano” (anche di misere sigarette e di vino da 2 euri) siano in grado di avere visioni e “dettar legge”, be’, lasciamo perdere...

 

 


GERUSALEMME - Il profeta Mosè, secondo un ricercatore israeliano, si trovava sotto l'effetto di droghe quando sul Monte Sinai Dio gli consegnò i Dieci Comandamenti. Le sostanze attive che provocano illusioni sensoriali, quali gli allucinogeni, avrebbero avuto un ruolo importante durante i riti religiosi degli israeliti ai tempi della Bibbia, ha spiegato il ricercatore Benny Shannon nella rivista di filosofia «Time and Mind». Nel caso di Mosè, dice il professore di psicologia cognitiva all'università di Gerusalemme, non si è trattato di un «evento sovrannaturale». Ma non è neppure solo leggenda: «E' molto più probabile che la vicenda si sia svolta sotto l'effetto di qualche droga psichedelica», ha detto Shannon ieri alla radio israeliana. Mosè sarebbe stato alterato anche quando vide «il cespuglio di spine ardente», dove si manifestò l'angelo di Jahweh, appunto, sotto la forma di una fiamma di fuoco. Anche in questo caso all'origine delle «visioni» ci sarebbero stati delle sostanze narcotizzanti.

EFFETTI PSICOATTIVI - «La Bibba riporta che le persone udivano dei suoni, e questo è uno dei classici fenomeni col quale si manifestano certe droghe». Molti culti amazzonici utilizzano a scopi rituali l'ayahuasca, un intruglio vegetale, che combinato sintetizza la molecola in questione e provoca degli effetti psicoattivi. La sostanza è ancora usata frequentemente dagli sciamani o stregoni indigeni in Amazzonia. «Anch'io ho avuto delle visioni, che avevano significati religiosi e spirituali», ha detto lo scienziato che afferma di aver testato il miscuglio. Gli effetti psichedelici sono comparabili con la sostanza estratta dalla corteccia dell'albero di acacia. E quest'albero viene menzionato spesso nella Bibbia, dice in conclusione Shannon al Time and Mind Journal of Philosophy.

REAZIONI - La notizia è stata ripresa anche dal quotidiano israeliano Haaretz, scatenando una serie di reazioni polemiche. Ma la più frequente è stata: «Che cosa si è fumato Shannon prima si scrivere il suo articolo?». Il professore, del resto, avrebbe ammesso che «chiuque può assumere allucinogeni ma per ricevere le Tavole della Legge bisogna essere Mosè».

Elmar Burchia, Corriere della Sera
05 marzo 2008