
L’intera “questione sicurezza” ha, per semplificare, due risvolti principali: uno rivolto all’interno, come politica interna, l’altro all’esterno, come interventi militari. I due aspetti sono intimamente intrecciati, perfino nelle figure degli “operatori” di sicurezza, oltre le normali “forze dell’ordine”: contractors, rangers, milizie o ronde, spie, fascisti, tutta la pletora di corpi di sicurezza privati.
Dal punto di vista interno è evidente che tutta l’’illegalità diffusa a piene mani nella società italiana negli ultimi 4 decenni, e che identifica anche come immagine all’estero l’Italia come stato-mafia (ai cui vertici risiedono personaggi noti come coinvolti in molteplici vicende giudiziarie di tipo mafioso), viene stornata sui soggetti “a rischio”, i cosiddetti capri espiatori, su cui più facilmente si può sfogare la frustrazione del popolino o l’attenzione mediatica: “fuoricasta” come i Rom, i Sinti, per decisione politica, “irregolari” come necessariamente i migranti (e anche qui per decisione volutamente politica), “borderline” come i gay, le prostitute, i non conformi d’ogni tipo. La metafora anti-terronica non funziona più, anche perché terroni e polentoni sono più o meno la stessa merda.
L’illegalità diffusa comprende tutto ciò che, dagli anni Settanta in poi, ha fatto la fortuna e il dinamismo gangsteristico del “modello Italia”, il cosiddetto “sommerso”: lavoro nero, violazione sistematica di qualsiasi diritto dei lavoratori compresa la sicurezza sul lavoro, proliferazione delle piccole e medie aziende, sub-appalti, corruzione amministrativa e politica, abusivismo edilizio, evasione fiscale (commercianti, liberi professionisti), saccheggio sistematico dell’ambiente, distruzione dell’intervento pubblico, dai trasporti alla scuola.
Come paradigma è sufficiente prendere in considerazione l’esempio devastante dell’abusivismo edilizio e della incredibile sequenza di “condoni” di cui sono stati protagonisti in primis il commercialista Tremonti e il rigattiere Berlusconi. Forse ai servi e agli imbecilli fascisti che sbraitano sulla “sicurezza” il cervello è diventato così ottuso da impedire una connessione con ciò che vedono e ascoltano. Qualche area cerebrale dedita alla intelligenza si è ridotta, mentre si è ingigantita l’area dell’orangotango.
Di sicuro il volume impressionante della illegalità e criminalità (e relativo arricchimento) legata all’abusivismo edilizio è probabilmente pari solo al traffico di droga, peraltro praticato o finanziato dagli stessi soggetti. Il denaro non puzza (citazione pseudo-freudiana). Ora, a parte (si fa per dire) la distruzione dell’ambiente, qualcuno riesce a quantificare il tasso di criminalità realizzato dalla combinazione abusivismo edilizio- condoni? (e non sto parlando, ovviamente, del piccolo abuso edilizio, che qualsiasi buona amministrazione potrebbe sanare facilmente). Criminalità richiama criminalità, in un giro vizioso ed esponenziale che ha trasformato l’Italia in uno Stato mafioso.
Potrei fare qui degli esempi di mia diretta conoscenza, ma la farei troppo lunga. E’ evidente il senso. Si ingigantisce all’inverosimile l’emergenza Rom (o qualsiasi altra emergenza di comodo), per creare la cortina fumogena sotto la quale rimpicciolire la vera criminalità. Che non consiste tanto nella trasgressione delle leggi dello stato, quanto nella “vacanza delle leggi” di cui Berlusconi e il compare Tremonti, insieme a altra gentaglia DC e socialista (di scuola craxiana) sono gli innegabili maestri cui il popolo malavitoso ha subitamente attribuito il proprio caloroso consenso. Perché gli affari sono affari, e certo non possono tollerare i lacci e lacciuoli del bene pubblico e comune. Ed è questo il modo, l’”immagine”, con cui l’Italia berlusconian-leghista-fascista si presenta agli occhi del Mondo. Che qualsiasi buon viaggiatore sa. Ma che certo non possono sapere gli analfabeti stanziali di casa nostra, attaccati a mammà e papà. Salvo fare i “duri” o i “trasgressivi” de noantri, o andare a sciarmelsceicc.
“Gli italiani non sono razzisti” si raccontava allegramente sui giornali o nelle chiacchiere da bar. Erano occupati a disprezzarsi fra di loro, e a sentirsi “Italiani” in occasione delle partite della Nazionale.
E’ bastato un primo afflusso, neppure straordinario, di “stranieri” (fin dai tempi dei primi sbarchi di albanesi), per scatenare tutto il peggio della fogna razzista e fascista o del “piccolo uomo della strada”.
(dal mio post “non si affitta ai meridionali”)
Se si vuole tastare il “sentire profondo” del cosiddetto “paese reale”, basta andare a visitare i commenti dei video YouTube su Chiaiano. o la galassia dei blog qualunque. In confronto Alemanno vi sembrerà una mammoletta. Non c’è nemmeno bisogno di prendersela con gli zingari, possiamo fare tutto inter nos.
I commenti che seguono sono ripresi, a mo’ di esempio, da YouTube. Ma ci si può divertire a rimixarli in tutte le salse.
“crepate nella vostra merda, napoletani”.
Naaapoooleetaaaniiii:::
la munnezza non si deve bruciare sempre noi ce la respiriamo...
dobbiamo iniziare ad appicciare politici, camorristi e divise se necessario.
Questa è la nostra salute !!!!!!!!!!!!!!!
Berluscò richiamati i tuoi sbirri.
Torneremo a splendere un giorno e voi razzisti tornerete ad invidiare tutto ciò che abbiamo di buono!
NON PERMETTEREMO A CHI VUOLE IL NOSTRO MALE DI GHETTIZZARCI
Lo so. Questo video avrebbe dovuto essere postato durante il periodo elettorale. Però trovo sempre spassoso questo monologo in un improbabile dialetto lucano-materano dell’operaio Pasquale Ametrano, emigrato a Monaco di Baviera. Talmente improbabile che manco più i paesani lo capiscono. E lui non capisce più il Bel Paese.
Della serie: anche i dialetti non sono più gli stessi.
Ma quale Veltrusconi! Ma quale Bertiscanio!!!