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"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
domenica, 13 luglio 2008

Grilli parlanti e scrittori muti

3g   Yosuke Ueno via www.mondobizzarro.net/gallery/index.php  




   Vi sono polemiche e scenari culturali che in Italia sono destinati a restare underground, a causa dell’asfittico panorama editoriale, appena ravvivato da piccole coraggiose iniziative, che però restano sempre di nicchia. Altrove, per esempio in Francia, sono gli intellettuali e gli scrittori a lanciare veri e propri manifesti politici, da un Michel Houellebecq a un Alain Badiou, da un Bernard-Henry Levy a un Serge Latouche.

 

   In Italia no. Per le ragioni strutturali spiegate in maniera sintetica ed efficace dall’articolo odierno di Ilvo Diamanti su Repubblica.it.html, “il regime mediocratico” italiano ha attribuito a giornalisti e comici quel ruolo che competeva a scrittori, filosofi e intellettuali. Infatti le querelles culturali nell’ex Belpaese sono suscitate dai giornalisti o dai comici: da Roberto Saviano a Giuliano Ferrara, da Magdi Allam a Gian Antonio Stella, da Beppe Grillo a Sabina Guzzanti. Sfido a dirmi quanti conoscono Alessandro Dal Lago o Giorgio Agamben, Adriano Prosperi o Erri De Luca. La solita nicchia di ultra-lettori, immagino, da cercare col lanternino, anche in rete.

 

   Tutto ciò ha infatti un’ampia ricaduta sui temi predominanti trattati nella bloggopalla ritenuta a torto indipendente e avanguardistica. La maggior parte dei bloggers, compresi molti di “sinistra”,  vanno troppo spesso a rimorchio, per “stare sulla notizia”, senza aggiungere molto al già detto e al già visto. Quando proprio si vuol dare un tocco di “cultura” al post, allora ci si dovrà rifare all’immancabile Pasolini. Il quale, almeno, non può rispondere con un post o un commento.

 

(in compenso, devo dire, che come Dio ha creato mosche e zanzare, Microsoft ha creato il correttore automatico di Word, che implacabilmente trasforma Pasolini in Pisolini, Guzzanti in Guzzini, Calimera in Calmiera, e io a “ripristinare” come un coglione…)



PS sullo stesso argomento, o quasi, mi sembra interessante questo articolo pubblicato ieri su www.senzasoste.it/,  "La morte di Funari, avanguardia della tv spazzatura".

postato da doktorgeiger alle ore luglio 13, 2008 11:18 | link | commenti (3)
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lunedì, 30 giugno 2008

LADRI DI BAMBINI 3: LA GENERAZIONE RUBATA IN AUSTRALIA

 

sorry

Home, un romanzo di Larissa Behrendt, Baldini Castoldi Dalai editore

vedi anche il film La generazione rubata di Phillip Noyce, 2002:  it.wikipedia.org/wiki/La_generazione_rubata

  
   Sembra un periodo particolarmente favorevole ai romanzi e ai saggi che raccontano le vicende infinitamente crudeli degli stermini coloniali e delle assimilazioni forzate, dall’operazione elvetica “Enfants de la Grand-Route” già ricordata agli stermini eugenetici nazisti, dal Canada alla Svezia, dagli USA all’Australia: non vi è continente o nazione immune dalla barbarie coloniale, e che ora non si faccia carico di una sorta di “pentitismo storico” e di rivendicazione delle differenti identità etniche e culturali, cancellate a suon di decine di milioni di morti, schiavi, bambini rapiti. ci_rubata2

 

   Le politiche di assimilazione sono tecnicamente simili, nella Svizzera del dottor  Alfred Siegfried come nel massacro degli aborigeni australiani, le comunità, le culture e gli stili di vita delle “razze inferiori” dovevano essere distrutte radicalmente. Ciò che ne restava doveva essere sottoposto alla sedentarizzazione forzata, col nome di "politica di assistenza sociale e di previdenza". La sottrazione dei bambini in Svizzera venne pianificata fino al 1967 dall'Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (creata nel 1926 dalla federazione svizzera di beneficenza Pro-Juventute) con la collaborazione della polizia, e finanziata da vari “benefattori” e associazioni, dalla vendita di gadget dell’associazione (francobolli, opuscoli) oltre che da sovvenzioni della Confederazione e del Dipartimento dell’Interno.  I bambini rubati ai genitori venivano “affidati” ad altre famiglie o rinchiusi negli orfanotrofi, incarcerati o internati in ospedali psichiatrici. E costretti a subire ogni sorta maltrattamenti, umiliazioni e vessazioni. Sembra un film già visto, con gli stessi dialoghi, la stessa disperazione, gli stessi sbirri, gli stessi orfanotrofi. E si sa quanto sta a cuore, alla Moratti o alla Chiesa, la beneficenza.

 

  anziano_con_bambino Sta di fatto che una delle prime azioni fu …il censimento della popolazione itinerante. I bambini vennero sottratti alla potestà dei genitori, e Siegfried stesso divenne il “tutore” di oltre 300 bambini. Per lui, per il successo della “rieducazione” era assolutamente necessaria “la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare”.

 

   Complici di quest’operazione furono, verrebbe da dire ovviamente, il clero, gli scienziati, i medici, gli psichiatri. Negli istituti religiosi, nelle aziende agricole o nei penitenziari i bambini potevano “assimilare i valori dell'ordine e del lavoro” e venire “socializzati” lavorando come servi e schiavi a zero o basso costo. Fra un maltrattamento e un abuso sessuale, potevano perfino ricevere un’”istruzione” ridotta al minimo, quel tanto che bastava alla loro condizione di “esseri inferiori”.

 

   Gli scienziati appurarono l'"inferiorità ereditaria" dei nomadi, e i medici praticarono le sterilizzazioni forzate. Ancora nel 1964, il dottor Siegfried scriveva: "Il nomadismo, come alcune malattie pericolose, è trasmesso soprattutto dalle donne".  Lo psichiatra Joseph JÜrger fu uno dei primi ideologi svizzeri dell'igiene razziale. Nel 1988 un centinaia di vittime della “scienza razziale” erano ancora internate in cliniche e istituti. Se si considerano tutte queste date, si può osservare una grande continuità, fino ai nostri giorni, in tutta Europa (e negli Stati Uniti) delle operazioni di eugenetica, che non riguardarono perciò esclusivamente i nazisti, anche se certo il nazismo ne fu l’interprete più entusiasta e fanatico.

 

   Il romanzo Home di Larissa Behrendt, pronipote di una bambina aborigena rapita nel 1918  per essere educata e cresciuta dai bianchi, si inserisce in questa corrente di testimonianze sui bambini rubati e sulle politiche di assimilazione e/o sterminio.

 

   larissa behrendtCon Home, Larissa Behrendt, docente di legge e studi aborigeni e avvocato votato alla causa dei diritti del suo popolo, racconta, tra realtà e fiction, un lungo viaggio alla ricerca delle radici perdute e fa riemergere una pagina di storia che il suo paese ha creduto di poter archiviare troppo in fretta: la tragedia degli aborigeni, "colpevoli" soltanto di avere una pelle diversa dai bianchi.

   Protagonista del romanzo è Candice, una ragazza dai capelli chiari, pronipote di Garibooli, la bimba portata via con la forza dal campo di eualayai, che, a distanza di settant'anni, ritorna con il padre Bob nei luoghi dove venne rapita la nonna. Insieme ai ricordi che affiorano e attraverso i luoghi e i volti, si ricompone la vita di Garibooli, ribattezzata Elisabeth. Violenze, diritti violati, ferite non rimarginabili.

La tragedia degli aborigeni è stata una pagina della storia Australiana chiusa tanto tempo fa. Lei ora la riapre

Anche se il rapimento di massa dei bambini aborigeni è finito con gli anni Sessanta, ancora oggi quanto è successo pesa sul mio popolo. Tutti quelli che furono strappati ai loro cari per essere "assimilati" dai bianchi, hanno subito abusi: fisici, mentali, sessuali. E ce ne sono ancora molti che non sanno neanche da dove provengono e che non sono riusciti a ritrovare la loro identità. Da avvocato mi sono occupata di donne, figlie e nipoti di bambini o bambine rapiti, che non avevano neanche il più pallido ricordo della loro famiglia. Un'eredità pesante da portare.

generazione rubata
Home è un romanzo autobiografico?
Sì, il libro si basa sulla storia della mia famiglia, ma anche sulla mia esperienza di avvocato. Candice sono io, e Garibooli è mia nonna. Della mia famiglia io conoscevo qualche cosa, ma non molto. Mentre, nel romanzo, Candice immagina la storia di Gariboli nei dettagli: da quando venne strappata al suo campo in poi. Fino a quando le sarà possibile tornare a casa, tanto tempo dopo. Visitare i luoghi da dove mia nonna venne portata via, mi ha dato la forza e l'emozione per poter scrivere Home.

Quanti sono stati, in cinquant'anni, i bambini aborigeni rapiti?
Ipotizzare un numero preciso è difficile. Le fonti ufficiali dicono che quella sorte capitò a un bambino su dieci. Ma io non ho mai conosciuto una sola famiglia aborigena che non contasse un "bambino rubato".

Quello che è accaduto agli aborigeni nel suo paese è stato il tentativo di togliere l'identità a un popolo. L'Australia ha riconosciuto le sue responsabilità, o la questione è ancora aperta?
Il nostro ex primo ministro, John Howard, non pensava che l'Australia si dovesse vergognare di questo suo passato, né riteneva che la questione degli aborigeni fosse stata sottovalutata. E, in quel periodo, tutto sommato, la logica dell'assimilazione è continuata, la cultura aborigena non era in alcun modo né protetta né fatta rivivere, né tanto meno venivano stanziati fondi e risorse per salvaguardare il popolo aborigeno.
Le cose sono cambiate quando è andato al potere Kevin Rudd. Lui ha chiesto scusa agli aborigeni e il governo si è fatto carico dei danni morali e fisici causati dalla politica dei rapimenti. Oggi in Australia va senz'altro meglio, ma solo dal punto di vista teorico. Quando si scende sul piano pratico ci sono ancora molti problemi.

Larissa Behrendt, Home
Baldini Castoldi Dalai editore
Pagine 429 - euro 19,00
.

(intervista tratta da la Repubblica 29 giugno 2008)

 

postato da doktorgeiger alle ore giugno 30, 2008 17:49 | link | commenti (9)
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lunedì, 30 giugno 2008

Momodou

noir

 

Se tuo fratello sta morendo di solitudine e depressione, ed è pure "negro", non chiamare MAI  i carabinieri (o il 118)...

   Il racconto di Wu Ming, Momodou, inserito nell'antologia Crimini italiani curata da Giancarlo De Cataldo (Einaudi, 2008), è disponibile in pdf:

http://www.wumingfoundation.com/italiano/momodou.pdf

postato da doktorgeiger alle ore giugno 30, 2008 09:02 | link | commenti (2)
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sabato, 28 giugno 2008

Kinder der Landstrasse

copertina A riv anarrchica

www.anarca-bolo.ch/a-rivista/aforzadiesserevento/index.htm




Kinder der Landstrasse: l’Inseminator di Mario Cavatore (romanzo)

 

Mario Cavatore, Il seminatore, Einaudi, 2004seminatore

 

    L’inseminator di Mario Cavatore prende lo spunto dall’operazione di pulizia eugenetica scatenata in Svizzera nel periodo fra le due guerre mondiali del secolo scorso, condotta dalla famigerata Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (Kinder der Landstrasse) diretta dal dr. Alfred Siegfried. Cavatore si è direttamente ispirato all’articolo di Laurence Jourdan sull’eugenetica in Europa (“Le Monde Diplomatique”), di cui ho già parlato nel post Ladri di bambini. 

 

   Da buon cronista, storico e memorialista, prende una vicenda reale della pulizia etnica elvetica e la sviluppa fino al parossismo. Lubo Reinhardt  è uno zingaro naturalizzato che sta prestando il servizio militare obbligatorio, quando riceve la notizia che gli sovvertirà la vita: i suoi due bambini sono stati presi dalla polizia per essere estirpati dalla cultura rom ed “educati nella civiltà”, e la moglie, che ha tentato invano di opporsi, è stata uccisa.

   Ciò accade nella Svizzera del 1939 dove da tempo è attiva l'Opera “Bambini della Strada Maestra”, un'organizzazione "umanitaria" che usa mezzi tutt'altro che umanitari per sradicare la “piaga” del nomadismo e annichilire la presenza zingara in Svizzera allontanando i figli dai genitori.

 

  Lubo, straziato da quella brutale prevaricazione ammantata di legalità , decide di vendicarsi. La sua vendetta è meditata ma viscerale, implacabile, a suo modo rigorosa ed epica: due figli zingari gli sono stati tolti, duecento nuovi figli zingari egli diffonderà, con il suo seme, in Svizzera. Cambia identità e si trasforma in un Don Giovanni fascinoso e inseminatore. Il suo piano inverso è inseminare il maggior numero possibile di donne svizzere, per rispondere alla politica eugenetica con un gesto uguale e contrario, d’immensa portata simbolica. Il seme del male si propaga all’infinito, generando nuova violenza.   

 

  Il male dato ritorna, ingigantito. La follìa eugenetica naufraga in un succedersi continuo di nuove tragedie. Se non fosse un romanzo storico, scarno e asciutto, avrebbe potuto essere la trama di un film horror, condito eventualmente dalla sagace ironia di un Emir Kusturica.

vedi:

 www.mariocavatore.it/index.html



  

 (*) Mario Cavatore e' nato a Cuneo nel 1946. E' stato operaio, elettrotecnico, tecnico del suono, speaker e animatore radiofonico, artigiano nel campo dell'elettronica. Ha esordito come scrittore nel 2004 con il romanzo Il seminatore per la casa editrice Einaudi. Nel 2007 è uscito il suo secondo romanzo, L'Africano, ambientato a capitoli alterni in Ruanda e in Belgio, con in sottofondo il genocidio dei Tutsi da parte degli Hutu.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 28, 2008 16:43 | link | commenti
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lunedì, 16 giugno 2008

Sul neo colonialismo

   Aimé Césaire, scrittore surrealista ed esponente di primo piano della lotta anticolonialista, è morto il 17 aprile 2008 a Fort-de-France, capitale della Martinica (di cui era stato sindaco fino al 2001, oltre che Deputato presso l’Assemblea generale francese.

fr.wikipedia.org/wiki/Aimé Césaire

www.afrikara.com/

  

Sulla ri-legittimazione del colonialismo all'interno del New World Order e dell'interventismo militare dell'era Bush, ripropongo questo articolo illuminante di Valerio Evangelisti.




L'IRAQ E' UN SEVERO MAESTRO

di Valerio Evangelisti

La principale ragione per cui i Lunari, anche se disarmati o quasi, riuscirono ad avere la meglio su truppe bene addestrate ed equipaggiate è che un Terrestre appena sbarcato sulla Luna non sa cavarsela tanto bene. A causa della gravità lunare, un sesto di quella a cui è abituato, le reazioni istintive, che lo hanno accompagnato per tutta la vita, diventano proprio il suo peggiore nemico. Senza rendersene conto, spara troppo in alto, si sente instabile, non può correre agevolmente; i piedi gli scivolano via di sotto.

R.A. Heinlein, La luna è una severa maestra, 1965


L’Europa uscita dalla seconda guerra mondiale costruì la propria identità alla luce di quel fenomeno occorso ovunque denominato Resistenza: vocabolo che indicava lotta popolare al fascismo, sì, ma anche all’occupazione armata del suolo nazionale e - non sempre però spesso - alle disparità sociali. In conseguenza di quelle radici, i paesi europei si liberarono, chi prima chi dopo e non senza contraddizioni anche gravi, del colonialismo. Sintesi stessa di tirannide e di disuguaglianza, non a caso era stato il retaggio dello Stato liberale pre-bellico che il fascismo aveva con più entusiasmo fatto proprio, fino a fondare su esso buona parte della propria mistica.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 16, 2008 22:58 | link | commenti
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venerdì, 30 maggio 2008

I Dottor Piroetta della comunicazione

    “Un capo di partito (e di governo) fece un’affermazione pubblica provocatoria e aggressiva nei confronti di un gruppo socio-professionale, cosa che suscitò in molti scandalo e indignazione. Dopo poche ore ritornò sull’argomento ritrattando parzialmente la propria dichiarazione. Il giorno dopo sostenne che la frase incriminata era scherzosa e del tutto priva di intenzioni offensive. In serata affermò che essa conteneva in ogni caso una parte di verità. Il terzo giorno disse che era stato interpretato male. Nel pomeriggio aggiunse infine che si era fatto soltanto portavoce di un’opinione molto diffusa, che non condivideva. Tuttavia fu per tre giorni alla ribalta dei massa media”


(Mario Perniola, Contro la comunicazione, 2004)


 


 


   Sulla comunicazione di massa, il prof. Mario Perniola, ordinario di Estetica all’Università di Tor Vergata (Roma), ha scritto nel 2004 un opuscolo, Contro la comunicazione (Einaudi), che a mio avviso resta fondamentale per comprenderne i modi di funzionamento e le influenze che si estendono anche alla cultura, alla politica e all’arte, (e, io aggiungerei, all’economia, alla tecnologia, al mondo del lavoro e dei consumi). In sintesi, la Comunicazione “sembra la bacchetta magica che trasforma l’inconcludenza, la ritrattazione e la confusione da fattori di debolezza a prove di forza”. Argomento complesso, specie se trattato a livello universitario, ma che questo breve estratto di una recensione di Laura Casulli ha il merito di illuminare anche per chi non fosse tanto preparato su questi temi. E che ogni buon blogger dovrebbe sentire la necessità di approfondire.


 

 “A volte nel mondo c’è così tanta bellezza

E il cuore mi si frana”

(“American Beauty”)

 

 

 

CONTRO LA COMUNICAZIONE

di Laura Casulli

 

Dice: “I politici sono tutti ladri”

Poi dice: “Io non ho mai detto che i politici sono tutti ladri”

E poi ancora: “Io ho detto che solo alcuni politici sono ladri”

 

Si potrebbe pensare ad una personalità schizofrenica e un po' disturbata. Invece è

solo “Comunicazione”. A sostenerlo è Mario Perniola, professore di Estetica all'Università

“Tor Vergata” di Roma, nel suo ultimo pamphlet dal titolo Contro la comunicazione. Una

lettura che può valere la pena di approfondire alla ricerca di ulteriori ponti con il pensiero

filosofico contemporaneo. Soprattutto per chi sviluppa il proprio “commercio con il mondo”

attraverso lo scambio di significati, nella ricerca di orizzonti di senso in cui collocare anche

le possibilità di utilizzo delle cosiddette “Tecnologie di Informazione e di Comunicazione”.

Quindi, innanzitutto a Scuola.

 

"Nella comunicazione” sostiene Perniola “c'è qualcosa di inedito rispetto alla

retorica, alla propaganda e anche alla pubblicità: non si tratta di trasmettere e di imprimere

nella mente del pubblico delle convinzioni e tanto meno di infondere nel suo animo una

fede o una ideologia dotata di identità e stabilità [...]. Al contrario, lo scopo della

comunicazione è favorire l'annullamento di ogni certezza e prendere atto di una

trasformazione antropologica che ha mutato il pubblico in una specie di tabula rasa

estremamente sensibile e ricettiva, ma incapace di trattenere ciò che è scritto su di essa

oltre il momento della ricezione e della trasmissione. Paradossalmente il pubblico della

comunicazione è tutto coscienza che trasmette e riceve, qui ed ora, ma senza memoria e

senza inconscio. Ciò consente ai potenti di poter fare e disfare secondo il tornaconto

momentaneo, senza essere legati ad alcunché. Si spezza così quel legame tra la serietà e

l'effettualità, tra la coerenza e la riuscita, su cui è stato costruito il mondo moderno (e non

solo quello!)”.

 

postato da doktorgeiger alle ore maggio 30, 2008 20:04 | link | commenti
categorie: riflessioni, tecnologia, letteratura, arte, filosofia, comunicazione, giornalismo, culture, religioni, informazione, idiozia
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mercoledì, 21 maggio 2008

Pacatamente, serenamente...

march4

   Notizia dell'ultima ora.

Il Gruppo EveryOne ha concluso la prima fase delle le proprie indagini relative alla presunta rapitrice di Ponticelli.

La rapitrice non è Rom, e il rapimento una montatura

    Oltre alla conferma che si tratta di una montatura, Angelica è risultata essere una giovane slava e non una Romnì. Non è la prima volta che reati commessi da altre etnie (ma nel caso di Angelica si conferma anche la sua estraneità ai fatti delittuosi che le sono stati attribuiti) vengono addossati ai Rom al fine di giustificarne la persecuzione.

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura. www.everyonegroup.com/it/Follia_antizigana_in_Italia.html

Mi ricorda tanto la pistola fumante di Saddam di bushiana memoria: dirigere la gente ad odiare il diverso, una prassi nazista che viene replicata indistintamente dai dittatori e dalle (finte) democrazie quando vogliono distogliere le menti, da quelli che sono i veri problemi.

Ottenendo il risultato di tenere sotto controllo, oltre che minoranze scomode perché non omologate, anche gli stessi cittadini sottoponendoli ad un condizionamento mediatico che definirei terrorista e spingendoli come un gregge impazzito dalla paura, verso il precipizio di una vita dominata dall'angoscia.

(continua a leggere) bluesvince.blogspot.com/2008_05_21_archive.html


Riceviamo e pubblichiamo

Un intervento di Wu Ming


MARCIRE AL PASSO DELL'OCA

Appunti dal Paese Semplice

Alla fine il Paese Semplice è arrivato.

Anzi, meglio, il Paese Semplificato. Chi si auspicava questo esito ha il diritto di festeggiare. Non importa quale schieramento si sia sostenuto, e infatti sono in tanti a rallegrarsi per la fine delle contrapposizioni frontali: si saluta una nuova stagione, non avrà più spazio la "demonizzazione" dell'avversario politico.

postato da doktorgeiger alle ore maggio 21, 2008 20:51 | link | commenti (5)
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giovedì, 10 aprile 2008

Cuori Neri


CuoriNeri2


Girando per blog di destra alla ricerca di ultime notizie sul giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco (ex Foglio, ex Giornale, poi LA7 estate, editorialista del Panorama, etc., autore de Le uova del drago,
(come vedete, non mi faccio mancare niente! spero di ritornarci su), mi sono imbattuto in qualche locandina elettorale targata Alleanza Nazionale in cui il conferenziere è Luca Telese, ex giornalista prima de L’Unità e del Manifesto, poi de Il Foglio e Il Giornale, infine LA7 anche lui (è un giro fisso), celebre autore di Cuori neri, saggio del 2006 che ricostruisce le vicende di caduti “fascisti” durante gli anni Settanta dal punto di vista delle vittime – con inevitabile coda di polemiche. Ora questo ex portavoce di Rifondazione Comunista è ospite fisso della campagna elettorale di AN. Mi direte voi, che un ex giornalista “comunista” passi al Polo e Popolo della Libertà, qual’è il problema? Saranno cazzi suoi, ha cambiato idea, non ne poteva più di Bertinotti, etcetc. Sapessi quanti ce ne sono nel Polo di “traditori”, di “trasformisti”, di “voltagabbana”, in crisi di coscienza o crisi mistica...praticamente mezza ex sinistra PCI – PSI prestata a Berlusconi e Fini. Il punto è che tutta questa operazione revisionistica, parlo di Cuori neri, si basa, come dice(va) Valerio Marchi nella recensione che ripropongo, su una “minimizzazione” o addirittura “devirilizzazione” delle gesta dei camerati ridipinti ormai come “bravi ragazzi”, ”vittime innocenti”, "goliardi da sala flipper", che fa a pugni con la verità storica, e offende gli stessi fasci. Segno dei tempi, che ormai le polarità contrapposte vengono annacquate in un generico “buonismo” a fini elettorali.

 

 

"CUORI NERI" di Luca Telese, recensito da Valerio Marchi

Cuori neri di Luca Telese ripercorre le tragiche vicende di 21 vittime "fasciste" del sanguinoso scontro politico che ha segnato l'Italia a partire dal 1970, con un approccio destinato a suscitare polemiche sia nella destra radicale che nell'intera sinistra, senza peraltro poter essere considerato - in questo suo "scontentar tutti" - semplicemente "obiettivo".
L'impressione prevalente, scorrendo le pagine del libro, è infatti quella di un testo che utilizza un passato doloroso in funzione della più stringente attualità politica.

Del resto, basta leggere gli articoli di Telese pubblicati sul Giornale [si trovano anche sul sito www.lucatelese.it], per comprendere gli umori di un giornalista culturalmente organico al Polo delle Libertà, ansioso di avvalorare la tesi di un'Italia da sempre dominata dai "comunisti", al punto da riscrivere un buon pezzo di storia e di spalmare di uno sgradito - anche ai diretti interessati - "buonismo" un'area che il Polo tenta di inglobare nel proprio blocco elettorale.
Telese, del resto, non ha come obiettivo rendere onore all'area nazional-rivoluzionaria, che anzi viene "devirilizzata" attraverso la minimizzazione sia delle sue gesta che della stessa militanza di gran parte delle vittime. Chi ha vissuto quegli anni sa come, a sinistra come a destra, la passione e l'impegno per la politica fossero totalizzanti, assoluti, con un senso del sacrificio che sfiorava addirittura il fanatismo. Sapevamo - sono nato nel 1955, quel ventennio l'ho vissuto intensamente ed in prima persona, ed ancora oggi non avverto la necessità di pentimenti o di abiure, ma soltanto di una doverosa assunzione personale di responsabilità collettive - i rischi che correvamo e che facevamo correre al prossimo. Eravamo giovani e forse incoscienti, ma certamente non inconsapevoli di quanto ci avveniva attorno. Anzi, era proprio la consapevolezza della durezza dello scontro a renderci, a nostra volta, duri ed a tratti spietati.
Se alcune di queste 21 vittime sono infatti totalmente inconsapevoli, come il piccolo Stefano Mattei o lo studente apolitico Stefano Cecchetti, nella maggior parte dei casi si tratta di militanti a tempo pieno, forgiati negli scontri di strada che allora - ed anche oggi, se a qualcuno interessasse leggere la realtà per quel che è - segnavano il paese. E l'opera di banalizzazione della passione politica che Telese compie è tale da mancare spesso di rispetto alle vittime stesse: nel caso di Emanuele Zilli si parla ad esempio di un suo avvicinamento alla Giovane Italia, che "Nel Sud ha un radicamento profondo, legato anche alle attività collaterali, ricreative o sportive. Spesso nelle sezioni del Msi c'è un accessorio ludico che a sinistra sarebbe considerato un segno di pericoloso degrado culturale: il flipper" (pagg.124-5); Mikis Mantakas "non vuole scegliere", ma poi frequenta un bar vicino la sede del Fuan di via Siena dove conosce "Una ragazza, poco più piccola di lui e molto carina, che lavora come segretaria nella sede nazionale del Msi" (pag.220); Sergio Ramelli porta i capelli lunghi e diviene "forse proprio per questo un bersaglio" (pag.269). Anche Mario Zicchieri è una delle "vittime" dei flipper (pag. 334), mentre Angelo Pistolesi, fondatore di una sezione missina, viene definito "fascista per caso" (pag.426). Roba da far rigirare nella tomba chiunque abbia avuto un anelito politico e lo abbia pagato con la vita.
Ma i migliori - nel senso di peggiori - risultati l'autore li ottiene rivolgendo la propria attenzione verso l'intera sinistra e, soprattutto, verso gli intellettuali e la stampa democratica. L'Italia di Luca Telese non è quella che abbiamo conosciuto sulla nostra pelle, ma una sorta di piccola grande Bulgaria in cui i "comunisti" controllano tutto e tutti [Chi ci ricorda, questa impostazione?]
Così, già a pagina XII dell'introduzione, veniamo a sapere che "All'alba degli anni settanta il ghetto ideale e politico dentro cui è stato chiuso l'Msi diventa all'improvvisamente un fortino assediato". Come se, negli anni cinquanta e sessanta, non si fosse registrata una sequenza impressionante di violenze fasciste, dagli assalti a colpi di bomba alle Botteghe Oscure fino allo strapotere squadrista in campo scolastico ed universitario che culmina con l'assassinio, a Roma, il 27 aprile 1966, dello studente socialista Paolo Rossi (che nel libro, a pagina 11, diviene inopinatamente "Walter Rossi"). Ma per l'ineffabile Telese, che accenna alla militanza politica nel Fuan del fratello maggiore di Carlo Falvella, gli anni sessanta registrano tutto un altro clima: "Un po' di goliardia, qualche storia d'amore con le giovani amazzoni della destra" (pagina 33).
Insomma, chi lo dice che la pratica dell'antifascismo militante sia nata dalle diffuse violenze squadriste, dai tentativi di golpe, dall'impunità dello stragismo, in un paese dominato dalla Dc, dai desiderata degli Usa, dai crimini e dalle complicità degli apparati di intelligence? Niente da fare: nell'Italia di Telese i fascisti universitari si dedicano alla goliardia e all'ippica, mentre i golpe sono soltanto delle semi-burlette (pagina 149 e seguenti) o dei semplici alibi per l'antifascismo militante (pagina 152).
Infine, l'impunità dello stragismo: che sì, ci sarà pure stata, ma affogata nel principale vezzo della magistratura (rossa?) e della polizia (rossa?) di evitare ogni problema giudiziario alle orde assassine della "sinistra extra-parlamentare", sostenute dagli intellettuali (rossi) e dal giornalismo (rosso). Mancano soltanto le cooperative (rosse), che forse sono tenute da conto per il prossimo libro.
La sinistra non porta del resto fortuna al nostro ambizioso giornalista: sbaglia nell'analizzare gli slogan ( "Camerata basco nero etc." era dedicato all'Arma e non ai fascisti, vedi pag.466), mentre a Roma sono i fascisti di Colle Oppio a disturbare le manifestazioni di sinistra dall'alto della balconata di San Pietro in Vincoli, che s'affaccia su via Cavour, e non il contrario (pag. 483).
Ma il top dell'imprecisione si raggiunge con il breve accenno all'assassinio di Walter Rossi, in cui in appena quattro righe di pagina 487 si sbaglia luogo (non Piazza Igea ma viale delle Medaglie d'Oro) e contesto (nessun assalto alla sezione missina di Balduina ma un semplice volantinaggio a più di 100 metri di distanza). Anche nel caso di Alceste Campanile, infine, è ormai dimostrata, contrariamente a quanto si scrive alle pagg. 603 e 605, la pista neofascista, con la confessione resa dell'estremista di destra Paolo Bellini. Ma nessuno sembra averne messo al corrente Luca Telese.

postato da doktorgeiger alle ore aprile 10, 2008 20:40 | link | commenti (2)
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venerdì, 21 marzo 2008

Per gli amanti delle baruffe licenziose in rete:

 

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   Sarà la fine della Quaresima, l’inizio della Primavera, la Pasqua e Pasquetta, fate voi, ma è ora di risvegli. Così c’è chi ha deciso di ravvivare anche in Rete la gloriosa tradizione italica delle baruffe licenziose, di cui vi segnalo due perle, a vostro rischio e pericolo:

 

Le Decamerette di Redfiddler

Poema in versi di boccaccia.

(ribattezzato poi non so perché )

Poema in versi su una sionista del cazzo. Ma anche del culo.

 

lo sai, oh redfiddler, che è invero sleale
gettar sul mercato in forma plateale
quel piccolo buco peloso e strettino
che fa concorrenza al nostro buchino?

vorrebbero tutti conoscer l'arcano
e sapere se in usenet troveranno il tuo ano,
a custodir nel compresso budello
massì, perchè no? anche il loro d'uccello

la tua vagina ormai ben spanata
ringrazia di cuore i cospicui piselli
che lasciando di sperma tracce bagnate
le han fatto passare dei momenti belli

 

(se volete leggere il resto del poema lo trovate qui
www.zoopolitico.it

 

La risposta non si è fatta attender:

 

IFIGONIA IN CULIDEbanana


Reggia di Corinto, Vastissima sala da trono - anno 93 a.c.

ATTO PRIMO

SCENA:

Le porte sono spalancate per dare accesso al popolo Entra il gran cerimoniere.

Gran Cerimoniere:
 
O popolo bruto, su snuda il banano
non vedi che giunge l'amato sovrano ?
Il Sir di Corinto, dal nobile augello
qual mai non fu visto piu' duro e piu' bello.
Il sir di Corinto dall'agile pene
terrore e ruina del fragile imene;
il sir di Corinto dal cazzo peloso
del cul rubicondo ognora goloso.
O popolo invitto, in gesta d'amore
s'affermi il Sovrano piu' caro al tuo cuore.
Rendiamogli omaggio nel modo migliore,
offrendogli il culo delle nostre signore.
 
Anche qui, se cognoscer volete il resto di cotanto poema

ifigonia in culide



Concludo con questo sonetto:

Gran beni che la mona al mondo fa;
Ella cava la fame ai affamai,
La veste quelli che se despogiai,
E alloggio ai pellegrin ella ghe dà.

Con certo liquoretto che la ga,
Ella cava la sè a chi è arsirai,
Ella consola tutti i appassionai,
E la ghe dà salute all'ammalà.

Me stupisco che tante gran nazion,
E tra l'altre i Egizj zente dotta,
Abbia bu per le bestie devozion;

I ha adorà sin la rana e la marmotta,
El cazzo ancora ha bu le adorazion,
E mai gnessun no ga adorà la potta.

(Giorgio Baffo).

Buone Feste.
postato da doktorgeiger alle ore marzo 21, 2008 07:55 | link | commenti
categorie: poesia, letteratura, erotica
commenti
martedì, 18 marzo 2008

Ubu Web, lo YouTube dell'arte e del cinema d'avanguardia

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   Ormai YouTube è diventato un po’ troppo “generalista”, e cominciano a proliferare i siti specializzati, in cinema, in arte d’avanguardia, performance, mixed media, etc. Uno straordinario museo virtuale del cinema e del video d’avanguardia, di poesia e di arte concettuale, è UbuWeb. Fondato nel 1996 come “deposito” di poesia visiva, sonora e concreta, col passare degli anni ha finito con l’abbracciare le più diverse arti d’avanguardia, e altro, crescendo in ogni direzione.

   Concepito come “economia del dono”, UbuWeb è anche uno spazio di utopie politiche. Libero da costrizioni di profitto e da ingombranti considerazioni di produttività, l’informazione qui può considerarsi letteralmente “libera”. Questa è solo una piccola selezione di artisti presentati.


UbuWeb: Film & Video

Vito Acconci Marina Abramoviç Laurie Anderson Ant Farm Beth B J.G. Ballard Samuel Beckett Dav