geiger dysf

"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
sabato, 12 luglio 2008

Notte della Taranta

   suonatori

   Comincia a definirsi il programma del Festival della “Notte della Taranta”, la cui XI edizione si terrà, come ho già ricordato,  fra il 7 e il 23 agosto nei Comuni della Grecìa Salentina, per concludersi nel concertone finale di Melpignano,  durante il quale è prevista la partecipazione di Caparezza, Aprés la classe, Sud Sound System, Radiodervish, Richard Galliano e Rokia Traore'.

 

   Il festival itinerante nelle piazze dei comuni della Grecìa Salentina (Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Soleto, Zollino), più i comuni di Alessano, Galatina, Cursi e Marina di Andrano, comincia il 7 agosto e si conclude il 21, con la pausa del Ferragosto. Pausa anche venerdì 22, vigilia del concertone finale a Melpignano il 23.

 

   Non si conosce ancora il calendario, ma questi sono alcuni degli artisti che parteciperanno alla rassegna. Fra i gruppi salentini vi saranno Zoè, Alla Bua, Tamburellisti di Torrepaduli, Arakne Mediterranea, Uccio Aloisi Gruppu, Zimbaria, Canzoniere Grecanico Salentino, Menamenamò, SalentOrkestra, Xanti Yaca, Ensemble Notte della Taranta, Ninfa Giannuzzi, Antonio Castrignanò, Enza Pagliara e Anna Cinzia Villani 

  

   Sono previsti inoltre numerosi progetti speciali, come il progetto di esplorazione delle musiche tradizionali dell’area balcanica proposta da Bandadriatica di Claudio Prima,  La Rotta per Otranto, nato in collaborazione con la Notte della Taranta, e che coinvolgerà musicisti croati, albanesi e greci.
  

   Gli Ariacorte propongono una singolare commistione di stili ospitando i Fiamma Fumana, Cisco ex leader dei Modena City Ramblers e le Mondine di Movi, un gruppo di ventiquattro donne della bassa modenese. I salentini Kamafei duettano invece con i siciliani I Percussonici.

 tarantata

  

   I concerti avranno inizio ogni sera alle 21.30.

   Sponsor sociale per questa edizione de La Notte della Taranta l’associazione Emergency, che in una nota ufficiale dichiara: “La visibilità e la forza mediatica acquisita in questi anni dalla Notte della Taranta - in grado di coinvolgere un pubblico ampio e culturalmente sensibile - i contenuti e le finalità, la sensibilità e l’impegno degli organizzatori, possono anche in questa occasione contribuire agli obiettivi dell’Associazione Emergency. Tali obiettivi possono altresì arricchire di contenuti l’evento coniugandolo con l’impegno sociale.”

Informazioni: 0836 43.40.56 - www.lanottedellataranta.it - info@lanottedellataranta.it.

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martedì, 08 luglio 2008

Notte della Taranta, pizzica scherma e nuovi nomadi

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   Ieri è stato presentato alla regione Puglia il programma del Festival della “Notte della Taranta”, la cui XI edizione si terrà fra il 7 e il 23 agosto nei Comuni della Grecìa Salentina, per concludersi nel concertone finale di Melpignano,  durante il quale è prevista la partecipazione di Caparezza, Aprés la classe, Sud Sound System, Radiodervish, Richard Galliano e Rokia Traore' (nei prossimi giorni maggiori informazioni).

 

   Benché siano in molti, anche qui in Puglia, ad associare la “Notte della Taranta” quasi soltanto al concertone di Melpignano, in realtà da anni questo Festival di pizziche e contaminazioni folk è diventato itinerante, e per molti seguaci, “carovaniero” per tutto il Basso Salento, con circa 15 serate sparse fra Calimera e Alessano, passando per Otranto e Galatina. Per non parlare di tutte le rassegne, sagre, piccoli festivals ed eventi che costellano il Salento per tutta l’estate, fornendo ampiamente scelte alternative per una stessa serata.

 

   Anche il pubblico è perciò eterogeneo ed itinerante. Ad uno stesso concerto del Festival, un terzo del pubblico è composto dalla popolazione locale-  ma in buona parte  sono migranti italianissimi. Un altro terzo è composto da vacanzieri con il culto dell’esotico, e l’ultimo terzo è costituito dai giovani travellers d’Italia e ormai anche d’Europa (l’anno scorso ho anche incontrato sudamericani). Al pubblico occorre aggiungere la non piccola comunità temporanea degli ambulanti e degli addetti ai lavori, dei giocolieri e degli artisti di strada, di chi organizza le varie rassegne e di chi fa commercio (anche di dischi, magliette e libri). A volte la distinzione fra festival e sagra s’assottiglia pericolosamente, a tutto vantaggio degli stands gastronomici, che pagano di più ai Comuni. Altre volte i vigili lasciano fare, e ciò rende la serata meno “istituzionalizzata” e “bottegaia”. zingari6

 

   Per molti giovani travellers il festival diventa davvero un’esperienza nomadica per scelta”, assai simile ai fasti dell’Umbria Jazz d’un tempo,durante la quale si incontrano, oltre il variegato mondo dell’ambulantato, anche gli “zingari”, in particolare nelle celebrazioni di San Rocco a Torrepaduli. Bands di origine “zingara”, come Mascarimirì di Claudio “Cavallo” Giagnotti, Crifiu, Ziringaglia, sono presenti in parecchie serate, ma in genere molte formazioni mixano ecletticamente ogni sorta di fonti musicali folk, etniche, world, afro, reggae. Vi sono poi serate particolari in cui si incontrano “maestri” e “regine”, come a Sternatia lo scorso anno, Lucilla Galeazzi ed Esma Redzepova “the Queen of Gypsies” con il Canzoniere Grecanico Salentino.

 

   Stratificazioni antiche, a volte rivendicate come “identitarie”, e linee di fuga contemporanee si intrecciano in un meticciato culturale reso più eccitante da o’ sole, o’ mare, sex drugs and rock’n’roll, dai mille incontri occasionali a volte stimolanti, a volte divertenti, a volte convenzionali. Come sempre. Con la “paura” di tornare a casa, alla solita vita scuola-lavoro-famiglia. E sullo sfondo un Salento che con gli anni tende sempre più a “imborghesirsi”, a sedentarizzarsi, a recintarsi, sempre meno “selvaggio” e “primitivo” sempre più “bottegaio”. Prima di tutto lo “sviluppo”, il “marketing del territorio”, in funzione turistica: villaggi, resort, bed & breakfast, strade, porti, etc. L’alternativa fra nomadismo e sedentarietà oscilla fra le scorribande notturne e la noia vacanziera, compresenti sullo stesso territorio per qualche mese estivo.

 

   Nulla che in fondo non sia un déjà vu, da queste parti. Dove al tradizionale incontro/scontro fra contadini, zingari e classi agiate si è sovrapposto quello post-moderno fra migranti, vacanzieri, nuovi nomadi, artisti di strada, giocolieri, e… affaristi. Più i nuovi Rom arrivati di recente dalla ex Jugoslavia, e in particolare dal Kosovo, in seguito alle guerre etniche ed “umanitarie”.

  

   Il gruppo più antico di Rom in Italia, proveniente dai Balcani, si è insediato fin dal XV sec. nell’Italia centro-meridionale, fra Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Calabria. Esercitavano le attività di fabbri, mercanti di equini, giostrai. Fino agli anni successivi la seconda guerra mondiale durante la bella stagione giravano per i mercati con carrozzoni trainati da cavalli; svernavano vicino a qualche borgo, in stalle o fienili presi in affitto. Col tempo la lingua romani, già fortemente influenzata dai dialetti regionali, è stata quasi del tutto abbandonata o sopravvive nell’uso di alcune frasi gergali. Allo stesso modo, il nomadismo è diventato stagionale e i più si sono “fermati” in campi e baraccopoli alle periferie delle città. 

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   La loro partecipazione ad alcune feste religiose le influenza in maniera determinante come  nel caso della festa di S. Rocco a Torrepaduli e della festa dei SS. Cosma e Damiano a Riace (CZ). La presenza degli zingari è sensibilmente diversa da quella dei contadini:

 

   “i contadini trascorrono la notte accampati in chiesa, seguono la processione cantando, suonano e danzano la tarantella solo in spazi e in momenti a margine della festa vera e propria; gli zingari si accampano in automobili, camion o furgoni, nei pressi del santuario. A Riace precedono la processione danzando; a Torrepaduli, dopo la processione, si impadroniscono del sagrato dando vita per tutta la notte a delle “ronde” di “pizzica”. Qui agli zingari (e, in misura minore, ad altri marginali e a gente di malavita) spetta prevalentemente il ruolo di danzatori, ai contadini quello di suonatori di tamburello e di armonica a bocca. La tarantella ballata a Torrepaduli in occasione della festa di S. Rocco è detta la “scherma”: due uomini si affrontano danzando, indice e medio della mano destra tesi a simulare la presenza di un coltello, e duellano fino a che uno dei due contendenti viene toccato per la terza volta dalle dita dell’avversario”(Nico Staiti).


   La “pizzica-scherma” verrebbe dalla Calabria, dov’è chiamata anche “tarantella maffiusa”, tipica non degli zingari, ma come danza di contadini, pastori, e gente di malavita. Ma i Rom salentini restano comunque gli interpreti principali della “scherma”, e sono loro ad averla importata dalla Calabria nel Salento. Com’è tipico del nomadismo e degli zingari, sono questi ad aver svolto un ruolo di mediatori di tradizioni fra due diverse regioni dell’Italia meridionale, cosa impossibile fra culture “chiuse”, e allo stesso tempo, a Torrepaduli come a Riace, svolgono un ruolo complementare rispetto agli altri partecipanti.

   La grande capacità degli zingari, come sottolineava Luca Guglielminetti nel post di ieri, “La nuova musica zingara: il Jazz dei Balcani”, è quella di costruire i brani musicali attraverso “l'apprendimento, come per la lingua parlata, di arie e melodie popolari dai luoghi di passaggio,  e l'estro individuale particolarmente esaltato dalla pratica molto frequente dell'improvvisazione. È difficile individuare una musica originale zingara. Si possono riconoscere però stili diversi…”.

 jacopo martini

    Questo tipo di “ibridazione”, di “musica ibrida ai confini del mondo in un cocktail irresistibile di musiche balcaniche…ricche di echi arabi, turchi e mediorientali in un turbinio di ritmi etc.” costituisce il contributo specifico della musica “zingara” alla musica “etnica” del Salento.  La sua profondità (Liszt) riflette “un dato di precarietà sociale eccezionale” percepito con intensità e forza straordinarie, alla quale, forse, anche il più distratto vacanziero o migrante di ritorno, colto in un attimo di libertà fuori dalle consuete costrizioni del lavoro e del quotidiano, s’abbandona mollemente.

 

 

   “Se il dato primario degli zingari è la capacità (necessità) di adattarsi a contesti sociali sempre nuovi, cui prestare attenzione per percepire quanto serve per sopravvivere, è ben possibile che, come per i neri americani, prestando orecchio a quanto le tradizioni musicali popolari fornivano nei contesti dei luoghi nei quali si aggiravano abbiano condotto a queste strepitose "sintesi" o "rivitalizzazioni" di tradizionali arie in forme dotate di una autonoma cifra stilistica” (Luca Guglielminetti).

 

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mercoledì, 02 luglio 2008

Camilleri legge le poesie incivili

 

In esclusiva per MicroMega una feroce satira contro il fascismo strisciante di Berlusconi, Fini e Bossi e la non opposizone di Veltroni - http://www.micromega.net
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Care concittadine e cari concittadini,
il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.

Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.

Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l’8 luglio in piazza Navona alle 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.

Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.

I mass-media di questa manifestazione siete solo voi.

On Furio Colombo
Sen. Francesco Pardi
Paolo Flores D’Arcais

Technorati Profile
postato da doktorgeiger alle ore luglio 02, 2008 09:38 | link | commenti
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giovedì, 12 giugno 2008

Meeting antirazzista a Milano

meeting_antirazzista-miniadal sito www.informa-azione.info/
MEETING ANTIRAZZISTA A MILANO
Venerdì 13 giugno
Dalle 15 in via Barzaghi
Assemblea e festa con i ROM

Sabato 14 giugno
Corteo in Quartiere, concentramento ore 15.30
Piazzale del Cimitero Maggiore - Capolinea tram 14

Il meeting viene indetto a partire da venerdì 13 giugno alle ore 15 al campo rom di via Barzaghi.
Il programma della giornata prevede incontri tematici (questione sanità, condizione delle donne, pacchetto sicurezza, ecc), un´assemblea generale, festa serale (con musica, cibo, spettacolo dei giocolieri, proiezione video, spettacoli) e possibilità di campeggiare anche per garantire l´autodifesa dell´iniziativa vista il probabile raduno contemporaneo di militanti fascisti.

Sabato 14 giugno, con concentramento alle 15 sempre presso il campo rom, si darà quindi vita ad un corteo che si snoderà per le vie del quartiere.
E’ opinione comune che si debba trattare di un corteo fortemente determinato nei contenuti e altrettanto nella sua volontà comunicativa, cercando cioè di penetrare il tessuto sociale, a partire dal protagonismo dei rom e delle nostre parole d’ordine sottraendo terreno al lavoro delle destre e della propaganda mediatica che qui, come altrove, tende ad attecchire.

 

Schedatura dei Rom sotto i nostri occhi

(Ricevo da Giuseppe Catozzella e volentieri pubblico. FK)

Questa è una lettera di Giorgio Bezzecchi, vicepresidente dell’Opera Nomadi, Associazione nazionale nata nel 1965 per promuovere interventi atti a togliere gli zingari e altri nomadi dalla situazione di emarginazione in cui sono relegati. Giorgio Bezzecchi, rom, da anni lavora per la promozione sociale, politica e culturale dei rom a Milano.

postato da doktorgeiger alle ore giugno 12, 2008 20:52 | link | commenti
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lunedì, 09 giugno 2008

Il popolo Rom esce dai campi

Rom Roma

A Roma migliaia di persone hanno partecipato al corteo di solidarietà per contrastare recenti atti di razzismo nei confronti delle popolazioni sinte e rom.
"Basta razzismo contro i rom", "Stop alla xenofobia" e "Non aspettiamo la shoah per intervenire": questi gli striscioni di apertura della manifestazione partita dal Colosseo e terminata al Foro Boario, dove si è tenuto un incontro fra le associazioni che hanno organizzato il corteo.

In serata si è tenuto un grande concerto con tanti artisti rom.

 

A Roma la grande manifestazione dei Rom e Sinti contro il razzismo degli italiani. “Siamo qui oggi contro l’apartheid - Santino Spinelli, professore universitario a Chieti, musicista e intellettuale rom - e per far capire all’Italia e agli italiani che i rom non sono nomadi, che i campi sono illegali e disumani e che ci siamo riuniti oggi per la prima volta compatti a favore dei nostri diritti”.

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sabato, 07 giugno 2008

Corteo antirazzista Roma domenica 8 giugno

Coordinamento Nazionale

Per promuovere un corteo di protesta civile contro atti di razzismo nei confronti dei Rom e Sinti   in Italia

Roma, domenica 8 giugno 2008

L'iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, associazioni, artisti e persone di buona volontà che non vogliono essere strumentalizzati da nessuno.

Le Associazioni che aderiscono all'iniziativa diventano automaticamente anche organizzatori e promotori partecipando con i propri rappresentanti al costituente Coordinamento Nazionale Permanente e al corteo antirazzista nel rispetto dei principi che hanno mosso l'iniziativa.

Domenica 8 giugno, Roma

postato da doktorgeiger alle ore giugno 07, 2008 09:23 | link | commenti (2)
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martedì, 03 giugno 2008

Il rap della monnezza

“Gli italiani non sono razzisti” si raccontava allegramente sui giornali o nelle chiacchiere da bar. Erano occupati a disprezzarsi fra di loro, e a sentirsi “Italiani” in occasione delle partite della Nazionale.

    E’ bastato un primo afflusso, neppure straordinario, di “stranieri” (fin dai tempi dei primi sbarchi di albanesi), per scatenare tutto il peggio della fogna razzista e fascista o del “piccolo uomo della strada”.

(dal mio post “non si affitta ai meridionali”)

  

   Se si vuole tastare  il “sentire profondo” del cosiddetto “paese reale”, basta andare a visitare i commenti dei video YouTube su Chiaiano. o la galassia dei blog qualunque. In confronto Alemanno  vi sembrerà una mammoletta. Non c’è nemmeno bisogno di prendersela con gli zingari, possiamo fare tutto inter nos.

 

   I commenti che seguono sono ripresi, a mo’ di esempio, da YouTube. Ma ci si può divertire a rimixarli in tutte le salse.

 

 

 

 

“crepate nella vostra merda, napoletani”.

Naaapoooleetaaaniiii:::
la munnezza non si deve bruciare sempre noi ce la respiriamo...
dobbiamo iniziare ad appicciare politici, camorristi e divise se necessario.
Questa è la nostra salute !!!!!!!!!!!!!!!
Berluscò richiamati i tuoi sbirri.

 

Torneremo a splendere un giorno e voi razzisti tornerete ad invidiare tutto ciò che abbiamo di buono!
NON PERMETTEREMO A CHI VUOLE IL NOSTRO MALE DI GHETTIZZARCI

postato da doktorgeiger alle ore giugno 03, 2008 17:35 | link | commenti (3)
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domenica, 25 maggio 2008

Diritto di resistenza

 


 Le immagini parlano chiaro, si è trattato di una carica premeditata. Dai blog Chiaiano senza censura e Chiaiano discarica le immagini, i video le testimonianze degli ultimi 3 giorni di scontri.  (via saledelmondo blog.libero.it/joiyce/4763252.html)

per gli aggiornamenti e gli approfondimenti: napoli.indymedia.org/; www.infoaut.org/index.php

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Ricordate?

Berlusconi all'attacco: "Un decreto per ogni emergenza"

Affrontare subito i problemi più urgenti con una raffica di decreti legge, dalle intercettazioni alla sicurezza, alla detassazione degli straordinari, all'abolizione dell'Ici.

Battute a Alemanno. «Ho visto che c'erano anche dei centurioni e così oggi mi è venuto da pensare: siamo noi la nuova falange romana». (Il Tempo 29 aprile).

Infatti ieri a Roma i centurioni si sono scatenati.

 

“La tradizione degli oppressi ci insegna che lo “stato di emergenza” in cui viviamo è la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo fatto. Avremo allora di fronte, come nostro compito, la creazione del vero stato di emergenza, e ciò migliorerà la nostra posizione nella lotta contro il fascismo” (W.Benjamin, Tesi di filosofia della storia, 8, in Angelus Novus, Einaudi, 1962)

 chiaiano manif

 

“Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino” (articolo, proposto ma non inserito, della Costituzione italiana, simile all’art.20 della Costituzione della Repubblica federale tedesca:
”Contro chiunque tenti di abolire la Costituzione democratica tutti i tedeschi hanno un diritto di resistenza, se altri rimedi non sono possibili”).

 

Il lavoro che uccide e il lavoro che serve

Il lavoro rende servi. E' il caso dei migranti, che in Italia verranno messi in servitù bella e buona. Non ho tempo di articolare un discorso compiuto (sarebbe troppo lungo), ma le misure proposte da Maroni sono incredibili - e soprattutto, serviranno a rendere ancor più servile il lavoro migrante e clandestino (questo articolo di Repubblica sintetizza efficacemente i termini più elementari della questione). Ci rivediamo fra cinque anni, dite? No - perché qui si tratta di vigilare, giorno per giorno. Chi vuole ripercorrere la storia dei CPT e del dibattito in materia, un ottimo dossier lo si trova qui/, nel sito di Sergio Bontempelli di Africa Insieme di Pisa.  (Marco Rovelli, www.alderano.splinder.com/)

 chiaiano 24 maggio 3

"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra".

"Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare".


"Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".

Elisa Di Guida
(docente di Storia e Filosofia - Napoli)

(24 maggio 2008)chiaiano 24 maggio 7

Riciclati in Germania i rifiuti campani

Mentre i giullari di corte provano a convincerci che non esiste altra soluzione al problema rifiuti, oltre a discariche ed inceneritori, un'agenzia ANSA del 21 maggio ci racconta che i rifiuti campani spediti in Germania sono stati riciclati mediante impianti di trattamento meccanico biologico. Solo una parte minore è stata conferita all'incenerimento.
E l'italia è uno dei paesi che fa maggior uso di materie prime secondarie, ottenute dal riciclo.
Qualcuno è in grado di spiegare perchè in Italia, per questi stessi rifiuti, non vi sia altra alternativa che l'incenerimento?
Perchè da noi non si vuole ricorrere a differenziata ed impianti di vagliatura del tal quale residuo, come ad esempio l'ArrowBio di Tel-Aviv, e le soluzioni a recupero totale del rifiuto, come avviene a Vedelago (dove l'impianto serve un milione di cittadini)?
Quali irriferibili connivenze industriali e malavitose hanno condotto alla disastrosa situazione attuale della Campania, con la devastazione di interi territori trasformati in discariche a cielo aperto, anche quando le valutazioni idreogeologiche sconsigliavano vivamente l'operazione? (da www.peacelink.it/ecologia/a/26220.html)

 

Chiaiano 24 maggio 

 

 

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domenica, 18 maggio 2008

La manifestazione di Verona

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Sulla manifestazione antifascista di Verona di ieri 17

(riporto alcuni stralci di articoli sulla manifestazione di Verona, ripresi da Liberazione e l'Unità, e un comunicato di Alessandro Squizzato, coord.reg della FGCI veneta; altri quotidiani riportano all'incirca le stesse notizie, sottolineando eventualmente, come fa Repubblica, una vetrina rotta o le scritte sui muri)

 

10.000 in corteo a Verona per ricordare Nicola

«Nicola è ognuno di noi» è lo striscione che ha aperto la manifestazione veronese. Il ricordo di Nicola Tommasoli, picchiato a morte la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, e la richiesta di non minimizzare i troppi atti di violenza che avvengono in città.


 

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Maurizio Pagliassotti – Liberazione:

In tanti e tante hanno attraversato le vie della città per ricordare il giovane ucciso e per ribadire il valore dell’antifascismo. All’inizio del corteo un gruppo ha rotto una vetrina. Ma è stato subito isolato

Pioveva a Verona ieri pomeriggio, un tempaccio. E poi c’era la diffusa fretta di dimenticare, la voglia di normalizzare, di dire: «E’ stata una ragazzata finita male». Per questo forse gli organizzatori della manifestazione non si aspettavano una grande partecipazione al corteo in ricordo di Nicola Tommaselli, morto ammazzato di botte da un branco di neonazisti. Negli ultimi giorni, non ne parlava più nessuno di quell’episodio se non i giornali di sinistra.
E invece è andato tutto in maniera diversa, perché una folla di diecimila persone ha camminato per le vie della città. Per dare un’idea di cosa significhi questa cifra basta citare la battuta di un’anziana signora che, disgustata, guardava i manifestanti: «Erano 40 anni che non vedevo una cosa del genere!».
Alla testa del corteo un gruppo di cittadini veronesi, amici e conoscenti del ragazzo ucciso, portavano uno striscione che recava la scritta: “Nicola è uno di noi”. «Perché Verona è diventata una città razzista e fascista dove chiunque rischia di finire ammazzato perché non omologato all’ormai dilagante pensiero della destra», così ha spiegato il significato dello striscione una signora che lo sorreggeva insieme ad altre venti persone. Dietro di loro un po’ tutta la sinistra che per bocca di molti manifestanti sembrava quasi sorpresa dell’affluenza: «Siamo fuori dal parlamento di Berlusconi e Veltroni, ma siamo dentro le piazze, dove loro mancano. Questo è un ottimo punto per la ripartenza» commentava Livio arrivato da Roma.

Un centinaio le realtà che hanno aderito al corteo promosso dall’Assemblea cittadina: tra gli altri i centri sociali Pink e La Chimica, Fiom, Arcigay e Arcilesbica, circoli Anpi, Emergency, collettivi universitari, Prc, Sinistra critica, Pdci, Sd veronese.
Il Prc era al gran completo: Russo Spena, Gennaro Migliore, Alfio Nicotra, Graziella Mascia, accompagnati da Giorgio Cremaschi. «La sinistra non arretra quando si tratta di difendere i diritti di migranti e lavoratori. E ovviamente non dimentica la battaglia antifascista. E’ un momento difficile per il paese, non solo per la sinistra…» così Gennaro Migliore. Loretta, una ricercatrice di Torino iscritta a Rifondazione dice: «Questo è il posto dove il partito deve stare in questo momento: nella piazza, vicino al suo popolo che si è sentito tradito da un’esperienza di governo che ha lasciato da parte i valori per cui stiamo manifestando qua oggi. Forse otterremo più così che seduti in parlamento». Dietro il Prc, Sinistra Critica, che commenta per voce di Flavia D’Angeli: «Il successo di questa manifestazione dice che vi è una diffusa richiesta di costruire una sinistra antifascista e anticapitalista, in netta opposizione alle politiche del Pdl e del Pd».
La marcia si è conclusa a due passi dalla centrale piazza delle Erbe sotto gli occhi vigili della statua di Dante Alighieri. Molti gli interventi che con toni piuttosto accesi hanno sottolineato l’urgenza «di una sveglia per tutto il paese e in particolare per il Nord che vive con il cervello annebbiato dal delirio berlusconiano leghista».



Marco Filippetti: l'Unità

In 10mila a Verona per Nicola, ucciso dai neonazi

Una Verona blindata, plumbea, ha accolto le tante migliaia di giovani arrivati da tutta Italia e in special modo da Roma e dal Centro-Nord, in ricordo di Nicola Tommasoli, il giovane ucciso di botte da cinque neonazisti la notte del primo maggio. Tanti, non tantissimi, ma tanti: 10mila secondo gli organizzatori (oltre tremila per la Questura) hanno sfilato per le strade di Verona fino a piazza delle Erbe, dove la manifestazione si è chiusa con comizi volanti dagli altoparlanti montati su un camioncino.

Il corteo “antifà” (antifascista, come si dice ora) è stato promosso dall’Assemblea cittadina «Per sconfiggere l’intolleranza, il razzismo», che riunisce molti centri sociali e varie sigle della sinistra e vuole essere una risposta politica al pestaggio nazista. E si è chiuso senza oratori ufficiali o palco.

In testa al corteo e a chiudere con gli interventi finali sono stati gli amici del ragazzo ucciso e i giovani del centro sociale Chimica , e altre associazioni e collettivi veronesi.

Dietro lo striscione di che apriva il corteo – con la scritta «Nicola è ognuno di noi»- molti studenti universitari e delle scuole superiori di Verona. Subito dietro una nutrita pattuglia di “No Vat”, gay e lesbiche che avevano in programma una manifestazione a Venezia per la giornata mondiale contro l’omofobia e hanno spostato l’appuntamento a Verona legando la questione della discriminazione sessuale a una comune battaglia contro l’intolleranza. Tra loro anche cartelli del movimento “No Dal Molin” contro la realizzazione della nuova base americana di Vicenza e dei “No Tav”.

Ancora dietro, a metà corteo, lo spezzone più “duro”, quello dei centri sociali – sei pullman soltanto dalla capitale – protetto da un servizio d’ordine suddiviso in cordoni. In coda, sindacati e partiti, con esponenti politici nazionali come Emanuela Palermi del Pdci, Gennaro Migliore di Rifondazione, l’eurodeputato del gruppo Gue Vittorio Agnoletto, il direttore del quotidiano Liberazione Piero Sansonetti.

Non è stata certo una manifestazione allegra, oltretutto il tempo era brutto, con pioggia a tratti. E qualche momento di tensione fin dalla partenza, con dimostranti fermati alla stazione di Bologna e a Brescia per problemi di controllo dei biglietti collettivi. A Verona, la città li ha accolti come città blindata, con agenti in tenuta antisommossa dispiegati sia davanti che dietro, molti negozi chiusi e solo poche bandiere della pace appese ai balconi lungo il percosro della manifestazione.

L’episodio di contestazione più “duro” è avvenuto poco dopo la partenza, quando qualcuno dei ragazzi ha scritto una frase contro il precariato sulla vetrata di un’agenzia interinale chiusa e la polizia è intervenuta con una breve carica, spezzando il corteo. Ma poi la manifestazione è ripartita e si è conclusa senza arresti o incidenti.

«Basta morti per mano fascista, basta violenze, non è bullismo questo e ogni sera a Verona succedono aggressioni, non è un episodio casuale, non è teppismo qualunque», grida al megafono un ragazzo. Altri portano cartelli contro il sindaco Tosi per il quale l’uccisione di Nicola Tommasoli è solo «un episodio che non fa testo, succede una volta su un milione». Lui, nella sua carriera politica con i neonazisti c’è andato a braccetto – è stato ricordato anche negli interventi finali -, e continua a premere sul tasto della sicurezza ma senza darle colore: «Riempiendosi la bocca della parola d´ordine sicurezza – dicono i manifestanti – ha alimentato una forma di “insicurezza” che legittima la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo – proseguono – poggia sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l´acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina. Perché – concludono – non avere detto una parola di condanna sui maledettamente e sempre uguali pestaggi in centro, ha provocato quello che è successo a Nicola».

Nicola, si legge del resto nell’appello della manifestazione “antifà”, «è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso: migrante, comunista, gay, zingaro, barbone. Solo e “semplicemente” perché estraneo, non familiare, non compatibile».

Negli interventi finali in piazza delle Erbe, la piazza dei giovani, dell’aperitivo, dove -hanno denunciato in molti – si sono verificate tante aggressioni dei naziskin, il senso della manifestazione di sabato è sembrata proprio quella di una riconquista della città a una convivenza più civile, democratica, dove non si debba più rischiare un pestaggio per una sigaretta non data, i capelli un po’ più lunghi o un’idea di diverso colore.

 

 

Alessandro Squizzato - Coord.Reg.FGCI:

A Verona abbiamo fatto un ottimo primo passo.

10.000 antifascisti per le vie di una delle città più nere d'Italia, compatti e decisi.
La presenza varia ma unita di tutti i gruppi che combattono il neofascismo nei territori.
Il torrente di bandiere rosse dei comunisti con il servizio d'ordine che per tutto lo svolgimento ha tenuto lontano provocatori, infiltrati e i soliti vandali. Una presenza di massa da tutto il nord e centro Italia per dimostrare che il tessuto democratico regge, c'è ed è attivo.

Complimenti a tutti i compagni che hanno organizzato (ottimamente) la manifestazione, a chi è venuto a marciare con noi e a chi ci ha sostenuto.
Ora bisogna proseguire. L'assemblea antifascista di Verona, formidabile espressione di unità e concretezza, deve continuare il suo lavoro. Gli antifascisti di tutta italia devono tenere duro e costruire assieme altre iniziative, dei generi più disparati, per contrastare l'ondata violenta e autoritaria che sta investendo il paese supportata dal nuovo governo di destra.

C'è il neofascismo ma ci sono anche i pogrom dei campi nomadi, il fascismo istituzionale dei comuni e al governo, la repressione contro i diritti civili e sociali.

Noi andremo avanti con la nostra battaglia di sempre: la costituzione di comitati antifascisti in ogni città e la cancellazione per legge dei gruppi neofascisti.
Due lati del problema, quello della difesa della natura antifascista della Costituzione e della nostra legislazione e quello dell'impegno militante e di base contro il fascismo. Due aspetti che si sorreggono e si giustificano a vicenda.

La FGCI resiste! Ora e sempre resistenza.

Alessandro Squizzato

 

 

postato da doktorgeiger alle ore maggio 18, 2008 20:40 | link | commenti
categorie: politica, cronaca, manifestazioni
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giovedì, 15 maggio 2008