Intervista al Professor Salvatore Palidda, docente di sociologia delle migrazioni, della devianza e del controllo sociale all’Università di Genova (*) (Liberazione 27 giugno)
Professor Palidda, che cosa ne pensa delle impronte digitali prese ai bambini rom?
E' grave che nessuna alta autorità intervenga per fermare questa misura, a cominciare dal Presidente Giorgio Napolitano. E' vergognoso quello che sta accadendo in Italia, queste pratiche cominciarono un tempo a danno degli ebrei e degli stessi rom. E' chiaramente una schedatura razzista e fascistoide, fatta con l'intento di terrorizzare i rom e soddisfare la minoranza rumorosa e razzista. Perché sono convinto che soltanto una piccola parte degli italiani approva tutto questo. Peraltro già il centrosinistra aveva fatto la sua parte contro i rom, è chiaro che la destra deve superarlo.
Per il ministro Maroni c'è bisogno comunque di un censimento dei rom. E' così?
La scusa del censimento è falsa. Da vent'anni gli immigrati, i rom e i marginali sono le persone più schedate del Paese. Il 95% degli schedati dalla polizia italiana sono loro. E poi non diciamo fesserie, non confondiamo la schedatura con il censimento. Il censimento va fatto dall'Istat o dagli enti locali utilizzando personale civile, non in divisa.
Secondo il centrodestra, la schedatura servirà a proteggere i bambini dall'accattonaggio. Come risolvere questo problema?
Si tratta di una copertura demagogica, anche i fascisti dicevano che volevano proteggere gli ebrei.
Esistono comunque migliaia di rom senza documenti e senza diritti. Come trovare una via di uscita?
Di certo non è colpa dei rom ma dello Stato italiano che non ha mai garantito questo diritto. Se ogni regione creasse dei campi regolari, i rom avrebbero risolto il problema dei documenti.
Moltissimi rom, però, non vogliono vivere nei campi. Non può esserci una alternativa?
Ci dimentichiamo che molti rom sono perfettamente integrati e che però alcuni preferiscono ancora vivere nelle case mobili, come la famiglia del sinti Giorgio Bezzecchi a Milano. Ciò che chiedono è la libertà di movimento, come peraltro garantito dalle norme europee, mai applicate in Italia. Dobbiamo capire dove fanno a finire i fondi che l'Unione Europea stanzia per l'integrazione dei rom, temo che vengano utilizzati per la sicurezza e cioè contro i rom stessi. E dobbiamo insistere per avere la certezza del diritto: le leggi italiane sull'immigrazione, invece, fanno di tutto per dare incertezza.
L'Udc vorrebbe estendere la schedatura anche ai «nostri bambini», ma su base volontaria. Cadrebbe così il razzismo?
Ciò dimostra una cosa: ogni volta che si approva una misura cosiddetta emergenziale diretta ad una minoranza, inevitabilmente questa misura viene estesa anche ad una parte degli autoctoni. Non dimentichiamoci che tra le tante sciagurate decisioni del centrosinistra esiste anche la carta di identità con dati biometrici. Eppure nessuno ha mai sollevato obiezioni al fatto che siamo tutti iperschedati.
(*) Il prof.Palidda è autore del saggio Polizia postmoderna - Etnografia del nuovo controllo sociale, Feltrinelli, 2000: Mobilità umane - Introduzione alla sociologia delle migrazioni, Cortina Raffaello, 2008.
Piccolo aggiornamento narcisistico: oggi su NetMonitor di Repubblica viene segnalato anche il Doktor qui presente (il recensore ha scritto geyger, confondendo forse geiger con geyser!) . E una decina di altri blog che seguono con molta partecipazione quanto sta accadendo ai Rom. Intanto anche il Commissario alla Giustizia dell'Unione Europea, Jacques Barrot, boccia il provvedimento di Maroni di prendere le impronte digitali ai nomadi (www.repubblica.it/impronte-ue.html ). La schedatura dei gruppi etnici non è compatibile con le normative comunitarie. E Napolitano, che dice?
Abbiamo costruito decine di aquiloni. I bambini correvano. Correvano per vedere i loro aquiloni alzarsi in cielo. Ci guardavano con occhioni brillanti (…) Su un aquilone c’era scritto: “Forza Roma. Italiani coioni”. In quella scritta c’è tutto. C’è quanto si sentano profondamente italiani questi bambini che pestano la nostra terra da quando sono nati. C’è il naturale frutto di tutto il disprezzo che si bevono ogni giorno (..). C’è chi è andato in un grande campo rom, Casilino
Pensate ai vostri, di figli - Ma sono i blog di donne a lanciare l’allarme più forte, come Sorelle d’Italia: Ma come può venire in mente a qualcuno di schedare in maniera preventiva dei bambini. Fate come se fossero i vostri figli… Come Femminismo a Sud : Se almeno questi immigrati si lavassero bene, tanto da perdere qualche tono di nero. Dici che i Rom non sono neri? Che importa. Sono sporchi. Non è vero? Allora sono opachi. Bisogna ripassarli con un po’ di lucido brillante.E’ questo il tono anche della vignetta disegnata da Giuda (qui sopra). E Decidiamo Insieme ha trovato che anche il New York Times pensa che noi italiani siamo almeno “tiepidi” con le altre culture. Concetto analogo per Giusec&Friendz, in Germania per lavoro, racconta della ben diversa situazione dei rapporti tra tedeschi e turchi lassù. E si può scherzare, amaramente, come Personalità Confusa: Non è giusto! Perciò avanzo una proposta. Le impronte digitali siano prese sì ai bimbi rom, ma non solo a loro: anche a quelli marocchini. E pure ai bambini albanesi. E a tutti i figli di stranieri. In questo modo, la parità di trattamento sarà garantita. E sullo stesso tono sono Geyger Dysf, Queerworld, uno degli autori di Polisblog.
Chi governa la paura?
di Alessandro Dal Lago (*) (Liberazione 27 giugno)
Siamo tutti vittime di una retorica pubblica che fa leva sull’incertezza esistenziale per legittimare se stessa, e quindi il potere. Ma quella che possiamo chiamare “politica dell’esistenza” è in realtà solo un comodo metodo per distrarci dalla realtà. Creando un nemico indefinibile e funzionale (marocchini, rom, albanesi, stupratori all’angolo delle strade, pedofili nei giardinetti) le vere magagne in cui affondiamo sono minimizzate e il ceto politico può continuare a fare la bella vita .
E i giornali a vendere il loro allarmismo.
Anticipiamo un saggio di Alessandro Dal Lago dal volume dedicato alla situazione italiana, allegato al numero di MicroMega sulle Olimpiadi in uscita oggi.
L'idea di biopolitica, coniata da Michel Foucault in alcuni corsi al Collège de France della fine degli anni Settanta, designa oggi, nel dibattito filosofico-politico, i diversi campi in cui si esercita il governo della vita, ovvero la definizione incessante e pratica del vivente come oggetto di controversia pubblica: dal conflitto sulla personalità dell'embrione all'etica sessuale e al controllo demografico delle migrazioni.
Riceviamo e pubblichiamo
(uno dei tanti episodi che stanno devastando il nostro Paese, da Mestre a Milano a Torino. Mi sa che "qualcuno" ha perso la testa...)
Torino, 04 giugno 2008
Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri. Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o a lavoro, è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.
Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro. Tutto l’episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : “non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana” , “è finita la pacchia”, “l’Italia non è più il Paese delle meraviglie”.
“Gli italiani non sono razzisti” si raccontava allegramente sui giornali o nelle chiacchiere da bar. Erano occupati a disprezzarsi fra di loro, e a sentirsi “Italiani” in occasione delle partite della Nazionale.
E’ bastato un primo afflusso, neppure straordinario, di “stranieri” (fin dai tempi dei primi sbarchi di albanesi), per scatenare tutto il peggio della fogna razzista e fascista o del “piccolo uomo della strada”.
(dal mio post “non si affitta ai meridionali”)
Se si vuole tastare il “sentire profondo” del cosiddetto “paese reale”, basta andare a visitare i commenti dei video YouTube su Chiaiano. o la galassia dei blog qualunque. In confronto Alemanno vi sembrerà una mammoletta. Non c’è nemmeno bisogno di prendersela con gli zingari, possiamo fare tutto inter nos.
I commenti che seguono sono ripresi, a mo’ di esempio, da YouTube. Ma ci si può divertire a rimixarli in tutte le salse.
“crepate nella vostra merda, napoletani”.
Naaapoooleetaaaniiii:::
la munnezza non si deve bruciare sempre noi ce la respiriamo...
dobbiamo iniziare ad appicciare politici, camorristi e divise se necessario.
Questa è la nostra salute !!!!!!!!!!!!!!!
Berluscò richiamati i tuoi sbirri.
Torneremo a splendere un giorno e voi razzisti tornerete ad invidiare tutto ciò che abbiamo di buono!
NON PERMETTEREMO A CHI VUOLE IL NOSTRO MALE DI GHETTIZZARCI
Aggressioni e impunità

Alessandro Squizzato
coordinatore regionale FGCI Veneto
Sulla morte di Nicola Tommasoli le parole si sono sprecate e molte in modo vergognoso, dai paragoni strumentali alle riduzioni a fatto di cronaca, con una trasversalità allarmante dal PDL al PD. E’ in atto il chiaro tentativo di cancellare gli elementi salienti di questo delitto: il fatto che non si tratti di un caso isolato e inaspettato e i forti collegamenti con l’estrema destra organizzata e con le istituzioni cittadine.
Lo dicevamo da tempo, anche a mezzo stampa: a Verona si preparava una tragedia. Da anni ormai i gruppi neofascisti in quella città come in molti altri centri in tutto il nord sono lasciati liberi di agire e radicarsi.
In Veneto è significativo che le zone dove le aggressioni sono più gravi e frequenti siano Treviso e Verona, dove le amministrazioni leghiste di Gobbo-Gentilini e Tosi hanno in più occasioni mostrato simpatia o vera legittimazione politica verso le organizzazioni neofasciste. Questo ha prodotto un senso di impunità che galvanizza i gruppi violenti e permette che si creino veri e propri “territori neri” in strade, piazze e locali...
(continua a leggere) www.settoredemokratico.ilcannocchiale.it/

Brava gente
di Alberto Prunetti
“Non sono razzista, ma…” Quanti discorsi balordi partono da questa premessa? Quanti pregiudizi, quanti stereotipi, quanta biliosa aggressività muove da questo assunto? Nient’altro che una strategia retorica? Rendere esplicito il pregiudizio per giocare d’anticipo su un’eventuale contestazione e poi sparare giù il carico di banalità, che è banale proprio nel senso che è condiviso dal senso comune, è amplificato dai media, è asserito da presunti esperti delle dinamiche sociali?...
Si dice integrazione — parola terribile, di per sé — ma si pensa assimilazione. O, verrebbe da aggiungere, espulsione e annientamento…Imbrogliando le carte, urlando continuamente al lupo, soffiando sul fuoco del rancore italiota, della paura tutta provinciale verso lo straniero, soffocando l’immagine di un paese composto da tante culture e costruendo una presunta identità nazionale assolutamente fittizia e sicuramente deplorevole, i media hanno innescato il detonatore del linciaggio…
Quanto alle elezioni, non potevano che spingere l’acceleratore del conformismo più becero, alimentando il cortocircuito tra la chiacchiera da bar e i programmi televisivi del pomeriggio, con conseguenti esplosioni a catena di luoghi comuni riprodotti come profezie che si autorealizzzano…
Il risultato di tutto questo, dai giorni successivi alla morte della signora Reggiani fino alle elezioni, è stata una situazione pesante e surreale, che produce migranti più impauriti e ricattabili e italioti sempre più spaventati e rancorosi, mentre le campane dei media tuonano a morto e le pratiche di libertà si restringono per tutti, in termini di mobilità, repressione, sanzioni. La scusa è sempre quella: l’emergenza. Un elemento, quello emergenziale, che sembra paradossalmente strutturale alla realtà italiana…
Che importa se una pessima legge creerà problemi sociali? Tanto meglio. Sarà l’occasione per smuovere le acque, fare propaganda, accusare gli avversari politici di lassismo, per poi fare un'altra legge, peggiore della precedente. E via di questo passo, in un gioco vizioso che pretende di governare la realtà e che produce sempre più alienazione, paura e marginalità. Miseria per gli esclusi e paura per gli inclusi, insomma. O viceversa. Fino a oggi.
Il dado ormai è tratto e i veleni carichi di rancore in fermentazione non ci metteranno molto a incendiarsi, alimentando l’ennesima caccia allo straniero, al diverso, a quello che non appartiene alla tribù. Aspettando nuove leggi razziali e l’allungamento dei tempi di detenzione nei campi di concentramento dei migranti ci penseranno gli italiani, brava gente, a risolvere a modo loro le sfide del multiculturalismo. Almeno la pulizia etnica diventerà un dovere civico nel bel paese sommerso di spazzatura, con buona pace di sindaci e assessori che non potranno non complimentarsi con i cittadini, che in materia di lotta contro il degrado e tolleranza zero, sanno fare meglio e prima della polizia municipale
(continua a leggere) www.carmillaonline.com
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Info su manifestazione e trasporti per arrivare su:
Elena Biagini Il paradigma veronese: Tradizione Famiglia e Proprietà (da Liberazione 14 maggio 2008) Che cosa si cela dietro l’omicidio di matrice fascista che ha scosso Verona? Da anni, studiosi e realtà di movimento hanno indagato l’avanzata dell’estrema destra: un mix di ortodossia cattolica preconciliare, odio nei confronti di omosessuali, rom, migranti, e culto del denaro. In atto una controrivoluzione
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Verona, alla ribalta delle cronache per l'efferato omicidio di matrice fascista, è in questi giorni sotto il vaglio di giornalisti, sociologi, opinionisti in genere. Eppure si trascura di consultare le analisi di chi da anni denuncia il pericolo dell'estremismo nero scaligero, chi ne studia e approfondisce le articolazioni e le connivenze, cioè i vari settori dell'antagonismo antifascista: il Coordinamento laico antirazzista Cesar K e il Kollettivo Porkospino agli inizi degli anni 2000, e poi il circolo Pink, il Csoa Dagli anni Ottanta ad oggi, infatti, si è costruito e rafforzato quello che Emanuele Del Medico in All'estrema destra del padre. Tradizionalismo cattolico e destra radicale (La fiaccola 2004) definisce con chiarezza "il paradigma veronese": l'alleanza tra il filone neofascista e neonazista, quello leghista secessionista e quello integralista cattolico, alleanza coccolata da alcuni settori della destra istituzionale. A Verona, fin dal secondo dopoguerra, si era evidenziata una contiguità tra destra e gruppi tradizionalisti cattolici che oggi sono presenti nel capoluogo scaligero con molte sigle tra cui Civitas Christiana, Sacrum Imperium, Famiglia e Civiltà, Principe Eugenio, attive da ormai circa venti anni. L'ideologia di questi gruppi è abbastanza omogenea: si richiamano ad una "ortodossia" cattolica preconciliare, di colore lefreviano, che li ha portati a non abbandonare mai la messa in latino, celebrata settimanalmente nella chiesetta di Santa Toscana, anche quando questo non era più previsto nel rito cattolico e, spesso, anche contro il volere della curia. Lo scorso anno Ratzinger, con il Motu proprio Summorum pontificum , a quarantacinque anni dal Concilio Vaticano II che aveva cancellato la messa in latino di Pio V, la cui celebrazione era in vigore da quattro secoli, ha riammesso il rito tridentino. Per l'occasione la stampa ha molto parlato di un possibile riavvicinamento alla chiesa cattolica dei seguaci dell'ormai defunto Marcel Lefèbvre, che proprio in opposizione alla cancellazione del rito di Pio V aveva spinto il conflitto con Roma fino alla scomunica e allo scisma, meno ha parlato del rafforzamento politico che ha rappresentato per le piccole "avanguardie nere" in seno alla chiesa, veronesi in testa.
Più in generale i gruppi tradizionalisti proclamano parole d'ordine antimoderniste, antiegualitariste, agguerrite contro il relativismo, il femminismo, il "meticciamento" etnico, quindi l'immigrazione, islamica in particolare, costruendo confluenze sempre più forti anche con Come scrive Del Medico, le organizzazioni tradizionaliste «possono venir definite aggregazioni "TPF assimilabili"», cioè vicine politicamente, se non addirittura legate, secondo un'ipotesi non confermata dalle stesse, alla "teologia della proprietà", cioè al movimento di estrema destra "Tradizione Famiglia e Proprietà" che, fondato da Correa de Oliveira negli anni Tradizione Famiglia e Proprietà (***) basa la propria azione politica sui principi chiariti dal suo guru in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (1959): restaurazione dei valori e della civiltà cristiani, tra i quali in particolare il principio di autorità contro l'ugualitarismo, considerato prodotto dell'orgoglio umano, mentre le disuguaglianze sono «giuste e conformi all'ordine dell'universo». Nel 2004 Roberto De Mattei, storico dirigente di Alleanza Cattolica, organizzazione che si definisce "consorella" di Tradizione Famiglia e Proprietà e fondatore del Centro Lepanto, alter ego romano delle organizzazioni veronesi, viene nominato da Gianfranco Fini commissario del Cnr e poi vice-presidente. Con la giunta Sironi (Alleanza nazionale, Lega, Forza Italia, Ccd), nel 1994, vengono eletti insieme all'attuale sindaco Tosi allora al primo mandato, quattro consiglieri filo-tradizionalisti che iniziano il processo di legittimazione istituzionale dei gruppi integralisti che, nel 1997, hanno i primi finanziamenti pubblici, attraverso Negli undici anni che ci separano dal 1997, le istituzioni veronesi hanno continuato a legittimare e fiancheggiare le organizzazioni e gli eventi che si richiamano alla tradizione (bianca e cattolica) e che diffondono propaganda violenta appoggiandosi al ventre molle dell'opulenza veneta: lotta all'immigrazione, al "vizio" omosessuale, ai comunisti. Momento fondante di questa alleanza tradizionalista è la celebrazione delle Pasque Veronesi, promossa dai gruppi neri, verdi e integralisti, che ricorda la sommossa antigiacobina che, nel 1797, accolse le truppe napoleoniche al grido di «Viva San Marco». Le Pasque Veronesi, istituite nel 1997, celebrano, nell'intento di chi le organizza, la difesa dell'identità cattolica contro l'ateismo, il razionalismo e l'illuminismo. Una rappresentazione in costume, con servizio d'ordine più o meno visibile di camice verdi e nere, teste rasate e denari pubblici. Come denari pubblici sono stati investiti, per citare solo casi eclatanti, nella messa riparatrice anti world pride del 2000, inserita nella manifestazione "Difendiamo i valori della nostra tradizione" che ricevette, tra gli altri, il patrocinio da parte dell'allora segretario provinciale della Lega, oggi supersindaco da 61% al primo turno, Flavio Tosi; come è stata finanziata dal Comune la fiera dell'editoria nera nel 2002, dove, accanto a case editrici quali AR di Franco Freda o Akropolis, si trovano quelle dell'oltranzismo cattolico. Soldi pubblici hanno contribuito anche all'organizzazione del convegno che, nel 2001, si prefiggeva l'obiettivo di colpire la "magistratura rossa" di Guido Papalia, rea dell'utilizzo della legge Mancino, convegno che ottenne il patrocinio della giunta regionale di Galan grazie all'interessamento di Miglioranzi, ex Fronte Veneto Skinheads, leader di Fiamma Tricolore, componente della banda nazirock Gesta Bellica, oggi capogruppo della lista Tosi in consiglio comunale. L'estremismo fascista diffuso e attivo sul territorio veronese, come abbiamo purtroppo visto in questi giorni, ha connotazioni precise, costruite con la convergenza dell'integralismo cattolico, di settori della Lega e delle più recenti Fiamma Tricolore e Forza Nuova. Il tentativo di questa convergenza, pesantemente presente nelle istituzioni, è quello di instaurare un nuovo e utopico ordine sociale bianco, eterosessuale, cattolico, per il quale le diversità sono ritenute "pericolose"; intanto i "diversi" qualcuno, nel lindo centro cittadino, li spranga. Queste presenze sul territorio veronese, diffuse e legittimate, hanno costruito un clima in cui la denigrazione e l'aggressione verbale di ogni diversità, la violenza, la sopraffazione sono divenute normali, il fascismo, organizzato o anche solo agito, è divenuto normale, le "ronde" violente anche, almeno fin quando è stato barbaramente ucciso un ragazzo. (***) In Alleanza Cattolica militano diverse personalità note, tra cui Alfredo Mantovano (AN), Massimo Introvigne (direttore del CESNUR), Andrea Morigi (giornalista di Libero), Marco Respinti (Secolo d'Italia), Giovanni Cantoni ("reggente" di Alleanza Cattolica e uno dei principali responsabili della politica di Alleanza Nazionale nei confronti dell'immigrazione di provenienza islamica), Roberto de Mattei (professore all'università di Cassino e fondatore del Centro Lepanto). De Mattei era consigliere per le questioni istituzionali italiane e internazionali dell'allora Vice-Presidente del Consiglio dei Ministri Gianfranco Fini e Presidente dello I.E.R.E.F (Institut Européen de Recherches, Etudes et Formation) con sede a Bruxelles; è membro del Board della "European Foundation" (Londra), e infine sub-commissario del CNR con delega per il settore delle scienze umane. Alla TFP fanno riferimento diretto alcuni vivaci gruppi di estrema destra di Verona e dintorni, come Sacrum Imperium. su TFP: http://www.kelebekler.com/cesnur/txt/tfp01.htm
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(adesso che il giovane Nicola Tommasoli è morto (repubblica.it) e tre dei 5 aggressori sono stati arrestati, è tutta una corsa, da parte del sindaco Tosi, di Alemanno, Fini, etc. a operare distinguo, a sviare, a minimizzare, a parlare di "teppisti", di "opposti estremismi". Troppo comodo. Intere aree del paese sono di fatto "nazificate", mentre le istituzioni sono nelle mani dei "friendly fascists". Tanto vale dichiarare morta la Costituzione del 1947 e prepararsi al peggio).
Schei + Sicurezza
Teo Lorini
(da ilprimoamore)
È celebre il proverbio che vorrebbe i veronesi tuti mati, ma nell'ultimo quindicennio questa fama di simpatica originalità, di stravaganza tutto sommato inoffensiva, ha lasciato il posto a coloriture più allarmanti.
Una piccola selezione fra i numerosi aneddoti.
Giovani cretinetti della jeunesse dorée e teppisti da stadio che celebrano il solstizio d'inverno in riva al Garda (1991 e 1992): nel pacchetto anche un nazista imputato per la strage di Piazza Fontana, pire rituali, musiche di Wagner e altra paccottiglia omo-ariana che fa tanto Götterdämmerung di Visconti. Un consigliere leghista che invoca la castrazione per i gay urlando: "Facciamoli capponi!", mentre il comune ripudia
Siamo alla storia recente. Ecco il Comune che indica come rappresentante all'Istituto per la storia della Resistenza Andrea Miglioranzi, ex Veneto Fronte Skinhead, eletto nelle liste della Fiamma Tricolore. Poi c'è la mozione con cui la maggioranza stravolge il piano regolatore e punta a fare cassa mettendo in vendita dimore storiche, dopo averne mutato la destinazione d'uso a fini residenzial-commerciali (è il caso del duecentesco Palazzo Forti, da oltre vent'anni sede della Galleria d'arte moderna che potrebbe ora trasformarsi in un residence a cinque stelle o nell'ennesima boutique di lusso). E naturalmente le iniziative con cui il sindaco Tosi si conquista l'attenzione della stampa nazionale. Come quando acquista panchine con bracciolo centrale "anti-barbone"; o quando, dieci giorni prima di natale, sfila con la fascia tricolore (preferita, in quel frangente, al leone di San Marco) in un corteo con Forza Nuova, Veneto Fronte Skinhead e camerati assortiti; oppure quando fa istallare un maxischermo accanto all'Arena per mostrare la partita del Verona agli ultras gialloblù che (in serie C1) riescono a farsi squalificare il campo urlando cori razzisti contro un avversario di colore.
Le analisi con cui si prova a interpretare l'exploit del fenomeno lega alle elezioni politiche 2007 sottolineano la collocazione trasversale del partito di Bossi:
Ma in che modo nasce una saldatura così forte tra integralismo religioso, intolleranza, razzismo e radicalismo destrorso? A scoperchiare il verminaio è l'ondata di Tangentopoli, che a Verona arriva qualche mese dopo Milano, mettendo però a nudo lo stesso groviglio di interessi tra partiti tradizionali (DC e PSI in testa) imprese e comitati d'affari, con in più una fortissima presenza massonica[2]. Le indagini si susseguono a partire dal 1993 e coinvolgono nomi eccellentissimi dei "salotti buoni" veronesi: Bauli, Tacchella, Pajusco, Pavesi, Degli Albertini, Sartori, Montresor fra gli altri. Le inchieste rivelano un intreccio talmente complesso da costringere il procuratore Guido Papalia a nominare un gruppo qualificato di periti. Le leggi berlusconiane per dilazionare i processi e ridurre i tempi di prescrizione sono ancora lontane e il risultato è un terremoto in cui sono coinvolte la politica, l'imprenditoria, le banche e persino l'opus Dei, che debutta sulla cronaca cittadina con l'arresto di Daniele Pajusco, direttore generale del Credito fondiario delle Venezie, notoriamente legato all'Opera.
Queste vicende sono state ripercorse con pazienza e ricca documentazione nel saggio di Sergio Paronetto, Poteri profondi, istruttiva specola su quello che, prendendo a prestito la definizione di Roberto Saviano, si rivela come un lubrificato 'sistema' in cui la corruttela opera parallelamente alla divisione di poteri e ruoli[3].
Usciti di scena i protagonisti storici dell'apparato, il terreno di coltura che in qualche modo era tenuto a freno dalla logica dei partiti istituzionali e dei potentati economici esplode. In questa temperie avviene l'incontro e poi la convergenza fra le forze di un cattolicesimo antimodernista, pervasivo, ingerente e quella destra radicale che in Veneto si è messa in luce fin dagli albori della strategia della tensione e a Verona è attivissima nell'attività di propaganda giovanile già dai primi anni '80. E se il maggiore serbatoio di consensi è la curva fascista degli ultras del Verona, il proselitismo si allarga dallo stadio Bentegodi alle scuole superiori della città dove volantinano indefessamente le organizzazioni giovanili come il Fronte della Gioventù di Nicola Pasetto (morto in un incidente stradale nel 1997) e, dopo il "tradimento" di Fiuggi, sigle più estreme e dichiaratamente fedeli al retaggio mussoliniano come Forza Nuova di Roberto Fiore. Gli interlocutori privilegiati di FN e del già citato Veneto Fronte Skinheads non sono dunque i post-fascisti di Fini, ma proprio le ali più belligeranti e intransigenti della Lega Nord. Si precisa allora ciò che Emanuele Del Medico ha definito il «paradigma veronese», un'alleanza che ha per idolo
Nel suo All'estrema destra del Padre, Del Medico passa in rassegna il ruolo di Verona nella parabola del fascismo repubblichino e in quella della strategia della tensione, per poi fornire un'ampia disamina delle organizzazioni politiche e dei movimenti religiosi che animano la scena del tradizionalismo veronese. Del Medico ripercorre organigrammi e apparati ideologici ma senza dimenticare -ed è forse il maggior pregio del libro- le premesse e i prodotti collaterali (le famose due S di Schei e Sicurezza) del «laboratorio veronese»[4].
Da una parte ci sono infatti i potentati economici che, orfani dei vecchi referenti politico-amministrativi, hanno puntato con decisione sulla compagine che garantisce al meglio la rete di sviluppo affaristico-finanziario e identifica come unico nemico della prosperità cittadina il povero, l'immigrato e, naturalmente, il rom. Emblematica l'ordinanza con cui il sindaco Tosi ha fissato multe per i turisti sorpresi a mangiare panini sull'ampia scalinata del municipio (quella dove invece hanno potuto accomodarsi i tifosi del Verona) e persino in alcuni giardini pubblici. Vanno in questo senso anche i ritocchi al piano regolatore, l'annuncio di grandi opere con relative aperture di aste e di cantieri o gli attacchi alla Sovrintendenza, colpevole di fermare i lavori in caso di ritrovamenti archeologici.
Dall'altra parte, ed è il dato più inquietante, l'utilizzo del tema della sicurezza ad ogni costo, l'identificazione della minaccia o del nemico in chi non si adatta al modello unico di integrazione ha, evidentemente, una ricaduta sul sentire comune. Ne è esempio eloquentissimo la trasmissione televisiva[5] in cui Tosi definisce sbagliato o ingiustificabile il sistema di vita dei rom. Poco dopo la frase di Tosi parte un servizio di approfondimento. Appare una signora di mezz'età che si esprime pacatamente e, con garbo, ringrazia un altro amministratore leghista, Ettore Fusco, perché in sostanza ha fatto capire sia all'opinione pubblica sia alla cittadinanza che non era giusto tenersi gli zingari in casa. Le immagini di repertorio mostrano una tendopoli su un prato fangoso. È quella allestita in fretta e furia nel dicembre 2006 per 30 famiglie di rom: 77 persone, donne e bambini compresi. Per alcuni giorni la popolazione di Opera, con Fusco in prima fila, ha presidiato quelle tende, ha lanciato slogan, fatto volantinaggi e cortei. Per affermare che a quelle 77 persone, già sgomberate da via Ripamonti, non doveva essere concesso il privilegio di restare in un campo fangoso nelle notti gelate di fine anno.
Il 21 dicembre, mentre si sta svolgendo un consiglio comunale straordinario, un commando invade il campo e appicca fuoco alle tende. A seguito di quella vicenda Ettore Fusco è indagato per istigazione a delinquere. Il settimanale berlusconiano «Panorama»[6] cita gli atti dell'inchiesta secondo cui Fusco, avrebbe incitato a occupare la tendopoli, affermando che la solidarietà ai nomadi non è fra gli interessi degli operesi. L'inchiesta si conclude a febbraio col proscioglimento di Fusco che, nella tornata elettorale di aprile, porta
E così, alla fine tutto torna alla signora garbata e alla sua frase, a quel ringraziamento al sindaco per aver spiegato alla cittadinanza che è giusto "non tenersi gli zingari" e che la solidarietà non coincide con gli interessi. Nemmeno a quattro giorni da Natale.
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[1] Proprio mentre scriviamo queste righe il "Corriere" pubblica la notizia che, per l'edizione 2008 della kermesse, il sindaco ha accarezzato l'idea (poi rientrata) di ammainare il tricolore issando al suo posto la il vessillo di guerra della Serenissima.
[2] Quest'ultimo è un dettaglio emerso con chiarezza dai lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2 ma che non stupirà, considerando la centralità di Verona nell'organigramma della Nato e la sua posizione strategica come presidio dello scacchiere nord orientale italiano. A partire infatti dal giugno 1951 (non a caso, anno di fondazione di Gladio in Italia) lo storico palazzo Carli di via Roma diventa sede del comando FTASE (Forze terrestri alleate del Sud Europa) e quando, nel novembre del 1990, Giulio Andreotti trasmette agli organi competenti un elenco con 622 ufficiali di Gladio, i nomi di veronesi sono numerosi.
[3] S. Paronetto, Poteri profondi, ed. Kappa Vu, Udine, 1996.
[4] E. Del Medico, All'estrema destra del padre, ed.
[5] «Matrix», 22 aprile 2008.
[6] 13 ottobre 2007.

Verona: il fermato è uno Skinhead/
Verona e Padova-tolleranza zero
In arrivo nuove leggi razziali?-
Verona, l'aggressore di Nicola Tommasoli membro di un gruppo neofascista
In passato la banda, vicina alla tifoseria dell'Hellas Verona, già indagata per aggressioni
VERONA - Botte ai "diversi", ai meridionali, ai giovani di sinistra e a tutti quelli che, secondo loro, rovinavano l'immagine di Verona. Ci sarebbero numerosi episodi violenti nel passato degli aggressori di Nicola Tommasoli, in fin di vita nel capoluogo veneto per aver rifiutato una sigaretta. Secondo la polizia, il ragazzo che ha confessato di aver preso parte al pestaggio è membro di un gruppo di estrema destra vicino al "Veneto Fronte Skinheads" e alla tifoseria dell'Hellas Verona e già noto da almeno un anno alle forze dell'ordine. Per l'ennesima volta la città scaligera torna alla ribalta per azioni di matrice neofascista.

Appello
Un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.
Si agita la bandiera dell’indipendenza (talvolta camuffata da «autonomia») del Tibet, ma se questo obbiettivo venisse conseguito, ecco che la medesima parola d’ordine verrebbe lanciata anche per il Grande Tibet (un’area tre volte più grande del Tibet propriamente detto) e poi per il Sinkiang, per
Sulla base di parole d’ordine analoghe a quelle oggi urlate contro
L’Occidente che si atteggia a Santa Sede della religione dei diritti umani non ha speso una sola parola sui pogrom anticinesi che il 14 marzo a Lhasa sono costati la vita a civili innocenti compresi vecchi, donne e bambini. Mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa) e si prosterna dinanzi a un Dio-Re, impegnato a costituire uno Stato sulla base della purezza etnica e religiosa (anche una moschea è stata assaltata a Lhasa), annettendo a questo Stato territori che sono sì abitati da tibetani ma che non sono mai stati amministrati da un Dalai Lama: è il progetto del Grande Tibet fondamentalista caro a coloro che vogliono mettere in crisi il carattere multietnico e multiculturale della Repubblica Popolare Cinese per poterla meglio smembrare.
Alla fine dell’Ottocento, all’ingresso delle concessioni occidentali in Cina era bene in vista il cartello: «Vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi». Questo cartello non è dileguato, ha solo subito qualche variante, come dimostra la campagna per sabotare o sminuire in qualche modo le Olimpiadi di Pechino: «Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi».
Adesioni
Domenico Losurdo, filosofo
Gianni Vattimo, filosofo
Luciano Canfora, storico
Carlo Ferdinando Russo, direttore della rivista "Belfagor"
Angelo d’Orsi, storico
Ugo Dotti, storico della letteratura italiana
Guido Oldrini, filosofo
Massimiliano Marotta, presidente della Società di studi politici
Federico Martino, storico del diritto
Fosco Giannini, senatore PRC, direttore della rivista “l’Ernesto”
Fausto Sorini, membro del Comitato politico nazionale del PRC, direzione area “l’Ernesto”
Sergio Cararo, direttore della rivista “Contropiano”
Alessandro Leoni, Segreteria regionale toscana PRC
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