geiger dysf

"Chi non ha conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si compone l’arte del disprezzo…" (E.Cioran)
domenica, 13 aprile 2008

Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi


Purple Series No. 10

Appello


   Un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.

   Si agita la bandiera dell’indipendenza (talvolta camuffata da «autonomia») del Tibet, ma se questo obbiettivo venisse conseguito, ecco che la medesima parola d’ordine verrebbe lanciata anche per il Grande Tibet (un’area tre volte più grande del Tibet propriamente detto) e poi per il Sinkiang, per la Mongolia interna, per la Manciuria e per altre regioni ancora. La realtà è che, nel suo folle progetto di dominio planetario, l’imperialismo mira a smembrare un paese che da molti secoli si è costituito su una base multietnica e multiculturale e che oggi vede convivere 56 etnie. Non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l’Occidente che a partire dalle guerre dell’oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un’immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell’umanità sta finalmente fuoriuscendo.

   Sulla base di parole d’ordine analoghe a quelle oggi urlate contro la Cina, si potrebbe promuovere lo smembramento di non pochi paesi europei, quali l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e soprattutto l’Italia, dove non mancano i movimenti che rivendicano la «liberazione» e la secessione della Padania.

   L’Occidente che si atteggia a Santa Sede della religione dei diritti umani non ha speso una sola parola sui pogrom anticinesi che il 14 marzo a Lhasa sono costati la vita a civili innocenti compresi vecchi, donne e bambini. Mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa) e si prosterna dinanzi a un Dio-Re, impegnato a costituire uno Stato sulla base della purezza etnica e religiosa (anche una moschea è stata assaltata a Lhasa), annettendo a questo Stato territori che sono sì abitati da tibetani ma che non sono mai stati amministrati da un Dalai Lama: è il progetto del Grande Tibet fondamentalista caro a coloro che vogliono mettere in crisi il carattere multietnico e multiculturale della Repubblica Popolare Cinese per poterla meglio smembrare.

   Alla fine dell’Ottocento, all’ingresso delle concessioni occidentali in Cina era bene in vista il cartello: «Vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi». Questo cartello non è dileguato, ha solo subito qualche variante, come dimostra la campagna per sabotare o sminuire in qualche modo le Olimpiadi di Pechino: «Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi». La Crociata anticinese in corso è in piena continuità con una lunga e infame tradizione imperialista e razzista.

Adesioni

Domenico Losurdo, filosofo
Gianni Vattimo, filosofo
Luciano Canfora, storico
Carlo Ferdinando Russo, direttore della rivista "Belfagor"
Angelo d’Orsi, storico
Ugo Dotti, storico della letteratura italiana
Guido Oldrini, filosofo
Massimiliano Marotta, presidente della Società di studi politici
Federico Martino, storico del diritto
Fosco Giannini, senatore PRC, direttore della rivista “l’Ernesto”
Fausto Sorini, membro del Comitato politico nazionale del PRC, direzione area “l’Ernesto”
Sergio Cararo, direttore della rivista “Contropiano”
Alessandro Leoni, Segreteria regionale toscana PRC

www.appellocina.blogspot.com

L'indirizzo e-mail sul quale raccogliere le adesioni è:
appellocina@libero.it

postato da doktorgeiger alle ore aprile 13, 2008 19:41 | link | commenti (11)
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sabato, 12 aprile 2008

Fidel Castro, La vittoria cinese

Purple Series No. 2oil painting by Zhang Lin Hai from www.schoeni.com.



La Terra è Rotonda.

Non mi sono mai piaciuti i punti di vista eurocentrici, magari fondati su una presunta superiorità della razza ariana. Il mondo cambia, sta cambiando, altri continenti si muovono anche assai più velocemente del nostro. E non sarà nessuna astuzia integralista, cristiana o buddista che sia, a ripristinare la perduta egemonia.


Chavez denuncia il tentativo di sabotare i Giochi Olimpici di Pechino

 

Il presidente Hugo Chavez ha lanciato un appello a tutte le nazioni del mondo perché appoggino la Cina, dal momento che gli imperialisti stanno cercando di dividere il paese asiatico, istigando gravi azioni nel Tibet.
La sollecitazione del presidente è venuta nel corso della manifestazione di riaffermazione della sovranità petrolifera conquistata dal Venezuela nelle installazioni di Pdvsa in La Campina.
“Sapete
cosa stanno facendo? In fondo stanno cercando di sabotare le Olimpiadi che si svolgeranno a Pechino, e dietro a ciò sta la mano dell’imperialismo, lo sappiamo e lo denunciamo. Chiediamo al mondo di appoggiare la Cina per neutralizzare questo piano che vuole sabotare le Olimpiadi di Pechino”, ha affermato il capo dello Stato.

www.aporrea.org/actualidad/n111274.html



La vittoria cinese

 di Fidel Castro Ruz

    Senza alcune elementari nozioni storiche non si capirebbe il tema che affronto.

 In Europa avevano sentito parlare della Cina. Marco Polo, nell’autunno del 1298, raccontò cose meravigliose del singolare paese che chiamò Catay. Colombo, navigatore intelligente ed audace, era al corrente delle conoscenze che possedevano i greci sulla rotondità della Terra. Le sue stesse osservazioni lo facevano coincidere con quelle teorie. Ideò il piano di arrivare nel Lontano Oriente navigando dall’Europa verso occidente. Calcolò con eccessivo entusiasmo la distanza, molto più grande. Senza immaginarlo, tra l’Oceano Atlantico ed il Pacifico, questo continente gli attraversò la sua rotta. Magellano effettuerà il viaggio da lui concepito, anche se morirà prima d’arrivare in Europa. Con il valore delle specie raccolte fu pagata la spedizione incominciata con molte imbarcazioni, di cui ritornò una sola, preambolo dei futuri colossali guadagni.

D’allora, il mondo ha iniziato a cambiare a passo accelerato. Vecchie forme di sfruttamento si sono ripetute, dalla schiavitù fino alla servitù feudale; antiche e nuove credenze religiose si sono estese nel pianeta.

 Da quella fusione di culture e vicende, accompagnata dai progressi della tecnica e dalle scoperte della scienza, nacque il mondo attuale, che non si può capire senza un minimo d’antefatti.

postato da doktorgeiger alle ore aprile 12, 2008 19:52 | link | commenti (1)
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martedì, 08 aprile 2008

Le sinistre Frontières di quei Reporters

torturamenard 


Per quel che mi riguarda, questo "rito" della fiaccola olimpica, instaurato dai nazisti nel 1936, andrebbe abolito. A parte ciò, le attuali contestazioni al suo passaggio a Londra e Parigi sono del tutto pretestuose e strumentali, promosse e manipolate da Reporters_Sans_Frontières, un'organizzazione
palesemente in malafede finanziata dal governo americano e da altre agenzie , il cui segretario Robert Ménard ha dichiarato nell'agosto scorso che l'uso della tortura è, in alcune circostanze, legittimo.
  
Ma quanto riportato da Wikipedia è ancora niente rispetto a un approfondimento sulla reale natura di questa organizzazione. Qui segnalo in particolare quattro articoli:

1. il post di Gennaro Carotenuto proprio a proposito delle dichiarazioni di Robert Ménard, "Reporter senza frontiere: si alla tortura", 29 agosto 2007:
"Quanto difende Ménard è quello che in Algeria fecero centinaia di volte i francesi e poi ripeterono migliaia di volte le dittature latinoamericane i torturatori delle quali, come è noto, furono addestrati sì dagli Stati Uniti, ma sulla base delle tecniche sperimentate dai francesi in Algeria e Indocina"

2. il post di Franco Carlini del 28 agosto pubblicato su Chips & Salsa e sul Manifesto,
"Le sinistre frontieres di quel reporter"
:
" A sostenere la possibilità della tortura, persino di innocenti familiari non coinvolti, è stato di recente Robert Ménard, fondatore e segretario generale di Reporters Sans Frontières, la Ong internazionale che si batte per la libertà di stampa e di espressione, contro i regimi censori e autoritari.

Quelle cose Ménard le ha dette nel canale radiofonico France Culture il 16 agosto scorso, all’interno di un dibattito sulla gestione trasparente degli ostaggi, insieme ad altri giornalisti. Il registrato è stato riproposto ieri dal giornale online Rue89.com, sempre attento e combattivo. Nell’occasione Ménard sosteneva che a quel punto non è più una questione di idee o di principi, ma di guerra. Dice di averne parlato con la moglie di Pearl (in occasione del lancio del film «A Mighty Heart» di Winterbottom, su di lei e suo marito) e che «bisognava assolutamente salvarlo e se era necessario prendere un certo numero di persone, prenderle fisicamente, avete capito, minacciandoli e torturandoli»


3. un articolo di Salim Lamrani del 2005 su ZNet dal titolo abbastanza esplicito, "Chi finanzia Reporters sans Frontieres?" (scritto quindi in periodo non sospetto, assai prima delle dichiarazioni sulla legittimità della tortura:
"Il signor Robert Ménard, segretario generale di RSF da vent’anni, ha confessato di ricevere finanziamenti dalla Fondazione Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy – NED), un’organizzazione che dipende dal Dipartimento di Stato nordamericano, il cui scopo principale è quello di promuovere la condotta della Casa Bianca in tutto il mondo. In realtà, il signor Menard è stato molto chiaro: “Effettivamente, riceviamo denaro dalla NED. E loro non sollevano alcun problema.

È risaputo che il signor Menard visita assiduamente l’estrema destra di Miami, con la quale ha firmato degli accordi relativi alla guerra mediatica scatenata contro la Rivoluzione cubana

Come può un’organizzazione che dipende dalla FNAC, dal CFAO, dalla Hewlett Packard, dalla Fondazione di Francia, dalla Fondazione Hachette, dalla Cassa di Deposito e Prestiti, dall’Open Society Institute, dalla Fondazione Real Network, dalla Sanofi-Synthelabo (ora Sanofi- Aventis), dalle Edizioni Atlas, dal Color Club, da Globenet e dalla Catena Ser, essere indipendente? Come può un organismo finanziato dallo Stato francese agire in modo imparziale? Ciò è impossibile, e la posizione di RSF, favorevole al colpo di stato contro il presidente Aristide ad Haiti, lo dimostra chiaramente. Come può un’organizzazione associativa che pretende di difendere i giornalisti, rallegrarsi dall’abbattimento di un presidente democraticamente eletto?

Gli stanziamenti del 2003 destinati a RSF raggiungevano i 3.472.122 di euro.
“La difesa della libertà di stampa” è solo una facciata di comodo. RSF è al servizio dei governi dei e potenti interessi economici e finanziari...lo stato francese, i grandi gruppi economici e finanziari, l’estrema destra cubana della Florida e il Dipartimento di Stato nordamericano.

4. il post di ieri 7 aprile, sempre di Gennaro Carotenuto, "Olimpiadi in Cina, dagli al tedoforo!":

"Aggredire i tedofori è l’unica cosa che sanno fare questi difensori dei diritti umani a pagamento e da operetta, tra i quali spiccano il torturatore Robert Ménard e i suoi sodali di Reporter senza Frontiere. Come se solo loro fossero preoccupati per il Tibet. Eppure mai e poi mai li vedrete lavorare seriamente sulla Cina e le sue violazioni dei diritti umani o sul neoliberismo reale nelle sue fabbriche. Solo le opportunità per farsi pubblicità sono per loro interessanti, possibilmente in luoghi turistici, come Olimpia o sotto la Tour Eiffel. Si riempono la bocca di Laogai, ma mai e poi mai boicotteranno industrie cinesi come quella tessile o informatica. E soprattutto mai e poi mai li vedrete boicottare le imprese che sui Giochi Olimpici fanno soldi a palate come Nike o Adidas o Reebok. Solo apparentemente danneggiano l’immagine della Cina, ma in realtà si appropriano di una gigantesca photo opportunity, avendo una cura estrema nel non toccarne in alcun modo gli interessi veri, quelli economici.

Ci diranno che impedire con la forza ad un tedoforo di passare, o spegnergli la fiamma, è una buona occasione per attirare l’attenzione del mondo sulla Cina. E’ curioso che siano gli stessi che considerano un atto di terrorismo fischiare un bandito come Giampaolo Pansa.

Ovviamente RSF e altri non boicotteranno mai Coca-Cola (o Samsung o Lenovo…), basta prendersela col tedoforo. Ma c’è di più. Quelli che ho citato sono quelli che (in buona parte in malafede) stanno facendo ammuina sulla Cina, proprio per evitare che della Cina, il grande spauracchio con il quale si sta smantellando il nostro diritto del lavoro, si parli seriamente. Quest’apparente contraddizione tra presunti movimenti per i diritti civili e governi occidentali che li reprimono, ma non troppo, per far passare la fiaccola, è una straordinaria cortina di fumo che serve ad occultare il rapporto perverso con la Cina, il nuovo impero che tutti temono e col quale tutti fanno affari ma che è anche il nuovo modello di sviluppo di riferimento.

Molti in queste ore si sentono coinvolti con le proteste. In buona fede, ma vi sono migliaia di farisaiche brave persone disposte a scandalizzarsi, costernarsi, indignarsi...Affascinante figura quella dei bravi farisei dell’indignazione eterodiretta e schiacciata dal presentismo. Leggono un paio di articoli e prendono partito etc. etc."

Meditate gente, meditate!
postato da doktorgeiger alle ore aprile 08, 2008 12:10 | link | commenti (12)
categorie: politica, news, internet, guerra, giornalismo, informazione, attualitĂ , olimpiadi
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lunedì, 07 aprile 2008

La Fiaccola Olimpica è nazista?

"Il CIO è stato più volte oggetto di contestazione da parte di associazionismi e società civile a causa di alcuni aspetti. Fra i tanti aspetti che vengono contestati il fatto che alcuni membri del CIO stesso fossero uomini politicamente legati a dittatori.

Emblematici i casi di Juan Antonio Samaranch, ex presidente del CIO e elemento di spicco della dittatura di Francisco Franco, e di Mohamad Bob Hasan, ex membro del CIO, e ministro del dittatore Suharto. Particolare contestazione suscitò l'assegnazione dell'"Ordine Olimpico" a personalità dittatoriali e sanguinarie come Nicolae CeauĹźescu e a personalità discusse come Henry Kissinger.

Un altro elemento di dubbi è legato alla riproposizione del "rito" della marcia della fiamma olimpica introdotto dal regime nazista di Adolf Hitler durante le olimpiadi di Berlino nel 1936"

it.wikipedia.org/wiki/Giochi_Olimpici

Ogni Olimpiade ha i suoi contestatori. Durante i XX Giochi Olimpici Invernali di due anni fa a Torino, i contestatori no global "ricordarono" al sindaco Sergio Chiamparino che l'idea della staffetta della fiaccola olimpica era stata dei nazisti. Non sarebbe dunque il caso di abolirla, questa staffetta?

Hitler e le Olimpiadi: la staffetta della fiaccola olimpica è una invenzione del nazismo

fiaccola olimpica a Berlino nazista

«La fiaccola olimpica è da sempre un segno di pace, l'immagine che stiamo dando all'Italia interrompendone il cammino non è bella». A scagliarsi senza mezzi termini contro chi sta contestando il passaggio della fiamma olimpica è stato ieri il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Che in una intervista radiofonica ha aggiunto: «Se uno vuole alzare un cartello con su scritto `abbasso la Coca Cola' lo faccia pure, ma bloccare la Fiamma proprio no. Dovremo farci sentire tutti quanti, compresi i partiti più vicini a queste frange, per evitare che questi imbecilli si facciano pubblicità a danno dell'immagine olimpica».

Gli «imbecilli» per Chiamparino sono i no global veneti che hanno cercato di fermare il cammino della fiamma olimpica di Torino 2006 a Venezia, dopo averlo fatto a Verona.

Ma forse il sindaco di Torino farebbe meglio a rileggersi la storia della fiamma olimpica, prima di citarla come «segno di pace, da sempre». Infatti l'idea di una staffetta per la fiamma olimpica venne inventata dal dottor Carl Diem, presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi del 1936 a Berlino. Allora, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, in Germania governava Adolf Hitler, e proprio il Furher chiamò ad organizzare i giochi olimpici lo scienziato dello sport Diem. L'idea di Diem fu quella di accendere la fiamma in Grecia (questa sì una tradizione antica) e di renderla «perpetua» con le torce che dalla Grecia sarebbero arrivate, con le staffette, a Berlino.

Un'idea che piacque molto al Furher. Per inciso, il logo stampato sulle torce del 1936 fu quello della Krupp, fabbrica di armi che fornì molte delle armi usate dalla Germania nelle due guerre mondiali. L'idea di Diem ebbe successo, e nonostante la sua associazione con il nazismo, venne ripresa in tutte le Olimpiadi, dal 1952 ad oggi. Questa `popolarità' comunque non ha impedito agli australiani, nel 2000, di boicottare il passaggio della fiaccola. Ed è quello che stanno facendo quelli che il sindaco di Torino definisce degli «imbecilli».

fonte: da "Il Manifesto" del 18 Gennaio 2006 , di Orsola Chiamparino)



  


dal film "Olympia" di Leni Riefenstahl sulla XI edizione dei Giochi Olimpici, Berlino 1936 - Cerimonia di apertura.

postato da doktorgeiger alle ore aprile 07, 2008 13:31 | link | commenti (4)
categorie: politica, cronaca, attualitĂ , olimpiadi
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