
Appello
Un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.
Si agita la bandiera dell’indipendenza (talvolta camuffata da «autonomia») del Tibet, ma se questo obbiettivo venisse conseguito, ecco che la medesima parola d’ordine verrebbe lanciata anche per il Grande Tibet (un’area tre volte più grande del Tibet propriamente detto) e poi per il Sinkiang, per
Sulla base di parole d’ordine analoghe a quelle oggi urlate contro
L’Occidente che si atteggia a Santa Sede della religione dei diritti umani non ha speso una sola parola sui pogrom anticinesi che il 14 marzo a Lhasa sono costati la vita a civili innocenti compresi vecchi, donne e bambini. Mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa) e si prosterna dinanzi a un Dio-Re, impegnato a costituire uno Stato sulla base della purezza etnica e religiosa (anche una moschea è stata assaltata a Lhasa), annettendo a questo Stato territori che sono sì abitati da tibetani ma che non sono mai stati amministrati da un Dalai Lama: è il progetto del Grande Tibet fondamentalista caro a coloro che vogliono mettere in crisi il carattere multietnico e multiculturale della Repubblica Popolare Cinese per poterla meglio smembrare.
Alla fine dell’Ottocento, all’ingresso delle concessioni occidentali in Cina era bene in vista il cartello: «Vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi». Questo cartello non è dileguato, ha solo subito qualche variante, come dimostra la campagna per sabotare o sminuire in qualche modo le Olimpiadi di Pechino: «Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi».
Adesioni
Domenico Losurdo, filosofo
Gianni Vattimo, filosofo
Luciano Canfora, storico
Carlo Ferdinando Russo, direttore della rivista "Belfagor"
Angelo d’Orsi, storico
Ugo Dotti, storico della letteratura italiana
Guido Oldrini, filosofo
Massimiliano Marotta, presidente della Società di studi politici
Federico Martino, storico del diritto
Fosco Giannini, senatore PRC, direttore della rivista “l’Ernesto”
Fausto Sorini, membro del Comitato politico nazionale del PRC, direzione area “l’Ernesto”
Sergio Cararo, direttore della rivista “Contropiano”
Alessandro Leoni, Segreteria regionale toscana PRC
L'indirizzo e-mail sul quale raccogliere le adesioni è:
appellocina@libero.it
oil painting by Zhang Lin Hai from www.schoeni.com.
La Terra è Rotonda.
Non mi sono mai piaciuti i punti di vista eurocentrici, magari fondati su una presunta superiorità della razza ariana. Il mondo cambia, sta cambiando, altri continenti si muovono anche assai più velocemente del nostro. E non sarà nessuna astuzia integralista, cristiana o buddista che sia, a ripristinare la perduta egemonia.
Chavez denuncia il tentativo di sabotare i Giochi Olimpici di Pechino
Il presidente Hugo Chavez ha lanciato un appello a tutte le nazioni del mondo perché appoggino
La sollecitazione del presidente è venuta nel corso della manifestazione di riaffermazione della sovranità petrolifera conquistata dal Venezuela nelle installazioni di Pdvsa in
“Sapete
www.aporrea.org/actualidad/n111274.html
La vittoria cinese
di Fidel Castro Ruz
Senza alcune elementari nozioni storiche non si capirebbe il tema che affronto.
In Europa avevano sentito parlare della Cina. Marco Polo, nell’autunno del 1298, raccontò cose meravigliose del singolare paese che chiamò Catay. Colombo, navigatore intelligente ed audace, era al corrente delle conoscenze che possedevano i greci sulla rotondità della Terra. Le sue stesse osservazioni lo facevano coincidere con quelle teorie. Ideò il piano di arrivare nel Lontano Oriente navigando dall’Europa verso occidente. Calcolò con eccessivo entusiasmo la distanza, molto più grande. Senza immaginarlo, tra l’Oceano Atlantico ed il Pacifico, questo continente gli attraversò la sua rotta. Magellano effettuerà il viaggio da lui concepito, anche se morirà prima d’arrivare in Europa. Con il valore delle specie raccolte fu pagata la spedizione incominciata con molte imbarcazioni, di cui ritornò una sola, preambolo dei futuri colossali guadagni.
D’allora, il mondo ha iniziato a cambiare a passo accelerato. Vecchie forme di sfruttamento si sono ripetute, dalla schiavitù fino alla servitù feudale; antiche e nuove credenze religiose si sono estese nel pianeta.
Da quella fusione di culture e vicende, accompagnata dai progressi della tecnica e dalle scoperte della scienza, nacque il mondo attuale, che non si può capire senza un minimo d’antefatti.
Quelle cose Ménard le ha dette nel canale radiofonico France Culture il 16 agosto scorso, all’interno di un dibattito sulla gestione trasparente degli ostaggi, insieme ad altri giornalisti. Il registrato è stato riproposto ieri dal giornale online Rue89.com, sempre attento e combattivo. Nell’occasione Ménard sosteneva che a quel punto non è più una questione di idee o di principi, ma di guerra. Dice di averne parlato con la moglie di Pearl (in occasione del lancio del film «A Mighty Heart» di Winterbottom, su di lei e suo marito) e che «bisognava assolutamente salvarlo e se era necessario prendere un certo numero di persone, prenderle fisicamente, avete capito, minacciandoli e torturandoli»
È risaputo che il signor Menard visita assiduamente l’estrema destra di Miami, con la quale ha firmato degli accordi relativi alla guerra mediatica scatenata contro la Rivoluzione cubana
Come può un’organizzazione che dipende dalla FNAC, dal CFAO, dalla Hewlett Packard, dalla Fondazione di Francia, dalla Fondazione Hachette, dalla Cassa di Deposito e Prestiti, dall’Open Society Institute, dalla Fondazione Real Network, dalla Sanofi-Synthelabo (ora Sanofi- Aventis), dalle Edizioni Atlas, dal Color Club, da Globenet e dalla Catena Ser, essere indipendente? Come può un organismo finanziato dallo Stato francese agire in modo imparziale? Ciò è impossibile, e la posizione di RSF, favorevole al colpo di stato contro il presidente Aristide ad Haiti, lo dimostra chiaramente. Come può un’organizzazione associativa che pretende di difendere i giornalisti, rallegrarsi dall’abbattimento di un presidente democraticamente eletto?
Gli stanziamenti del 2003 destinati a RSF raggiungevano i 3.472.122 di euro."Aggredire i tedofori è l’unica cosa che sanno fare questi difensori dei diritti umani a pagamento e da operetta, tra i quali spiccano il torturatore Robert Ménard e i suoi sodali di Reporter senza Frontiere. Come se solo loro fossero preoccupati per il Tibet. Eppure mai e poi mai li vedrete lavorare seriamente sulla Cina e le sue violazioni dei diritti umani o sul neoliberismo reale nelle sue fabbriche. Solo le opportunità per farsi pubblicità sono per loro interessanti, possibilmente in luoghi turistici, come Olimpia o sotto la Tour Eiffel. Si riempono la bocca di Laogai, ma mai e poi mai boicotteranno industrie cinesi come quella tessile o informatica. E soprattutto mai e poi mai li vedrete boicottare le imprese che sui Giochi Olimpici fanno soldi a palate come Nike o Adidas o Reebok. Solo apparentemente danneggiano l’immagine della Cina, ma in realtà si appropriano di una gigantesca photo opportunity, avendo una cura estrema nel non toccarne in alcun modo gli interessi veri, quelli economici.
Ci diranno che impedire con la forza ad un tedoforo di passare, o spegnergli la fiamma, è una buona occasione per attirare l’attenzione del mondo sulla Cina. E’ curioso che siano gli stessi che considerano un atto di terrorismo fischiare un bandito come Giampaolo Pansa."Il CIO è stato più volte oggetto di contestazione da parte di associazionismi e società civile a causa di alcuni aspetti. Fra i tanti aspetti che vengono contestati il fatto che alcuni membri del CIO stesso fossero uomini politicamente legati a dittatori.
Emblematici i casi di Juan Antonio Samaranch, ex presidente del CIO e elemento di spicco della dittatura di Francisco Franco, e di Mohamad Bob Hasan, ex membro del CIO, e ministro del dittatore Suharto. Particolare contestazione suscitò l'assegnazione dell'"Ordine Olimpico" a personalità dittatoriali e sanguinarie come Nicolae CeauĹźescu e a personalità discusse come Henry Kissinger.
«La fiaccola olimpica è da sempre un segno di pace, l'immagine che stiamo dando all'Italia interrompendone il cammino non è bella». A scagliarsi senza mezzi termini contro chi sta contestando il passaggio della fiamma olimpica è stato ieri il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Che in una intervista radiofonica ha aggiunto: «Se uno vuole alzare un cartello con su scritto `abbasso la Coca Cola' lo faccia pure, ma bloccare la Fiamma proprio no. Dovremo farci sentire tutti quanti, compresi i partiti più vicini a queste frange, per evitare che questi imbecilli si facciano pubblicità a danno dell'immagine olimpica».
Gli «imbecilli» per Chiamparino sono i no global veneti che hanno cercato di fermare il cammino della fiamma olimpica di Torino 2006 a Venezia, dopo averlo fatto a Verona.
Ma forse il sindaco di Torino farebbe meglio a rileggersi la storia della fiamma olimpica, prima di citarla come «segno di pace, da sempre». Infatti l'idea di una staffetta per la fiamma olimpica venne inventata dal dottor Carl Diem, presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi del 1936 a Berlino. Allora, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, in Germania governava Adolf Hitler, e proprio il Furher chiamò ad organizzare i giochi olimpici lo scienziato dello sport Diem. L'idea di Diem fu quella di accendere la fiamma in Grecia (questa sì una tradizione antica) e di renderla «perpetua» con le torce che dalla Grecia sarebbero arrivate, con le staffette, a Berlino.
Un'idea che piacque molto al Furher. Per inciso, il logo stampato sulle torce del 1936 fu quello della Krupp, fabbrica di armi che fornì molte delle armi usate dalla Germania nelle due guerre mondiali. L'idea di Diem ebbe successo, e nonostante la sua associazione con il nazismo, venne ripresa in tutte le Olimpiadi, dal 1952 ad oggi. Questa `popolarità' comunque non ha impedito agli australiani, nel 2000, di boicottare il passaggio della fiaccola. Ed è quello che stanno facendo quelli che il sindaco di Torino definisce degli «imbecilli».
fonte: da "Il Manifesto" del 18 Gennaio 2006 , di Orsola Chiamparino)