
Una componente fondamentale delle edizioni originali dei Voyages Extraordinaires di Jules Verne, spesso ignorata anche dai critici e dai fans di SF, furono le illustrazioni, oltre 4000 per una media di circa

Anche le illustrazioni contribuirono pertanto al successo popolare dei romans scientifiques, grazie agli artisti e incisori che lavorarono interagendo strettamente con lo stesso Verne e con l’editore Hetzel, seguendo allo stesso tempo l’evoluzione tecnologica di quest’arte fra il 1860 e il 1919. La stretta correlazione fra testo e immagini fu tale che esse vengono riproposte anche nelle edizioni moderne dei Voyages. Senza contare quanto esse furono importanti come materiale iconografico per il cinema, da Méliès in poi.

Di fatto questi artisti, pittori, illustratori e incisori, lavoravano spesso anche per le riviste illustrate popolari, e le immagini dovevano avere un alto contenuto informativo, soprattutto riguardo le nuove scoperte e le nuove tecnologie. E ancora oggi tramandano lo spirito dell’ambiente storico-sociale in cui si muoveva Verne, evocandone il lontano senso esotico e futuristico allo stesso tempo.

Le illustrazioni sono state catalogate da Arthur Evans in 4 categorie:

Per saperne di più: Arthur Evans - The Illustrators of J.Verne's Voyages Extraordinaires
Vampire Junkies, un altro non-film?
Sono arrivato a New York assillato dalla Fame.
Nei secoli sono state scritte molte sciocchezze sulla nostra peculiare tribù. Lo stupido romanzo di Stoker non è certo il risultato peggiore, e in quanto all'interminabile sequela di film di serie B, meno se ne parla, meglio è; comunque, nessuno ha capito bene come stanno le cose.
Dubito seriamente che qualcuno di quegli individui abbia mai incontrato un vero vampiro. Di certo io, il vero conte Dracula, non ho mai concesso un'intervista, anche se talora ho provato la forte tentazione di farlo.
Che pubblicità schifosa ho avuto nei secoli!
D'accordo, ho impalato un po' di gente nella mia inesperta gioventù. Ma erano turchi, o collaboratori dei turchi, o persone che si opponevano alla mia crociata patriottica contro quei barbari orientali, o comunque individui che sospettavo di nutrire quella tendenza. Questi giornalisti scandalistici vi raccontano che, a quei tempi, Vlad Dracul era un eroe per la sua gente? Vi dicono che ho concluso un patto con Un Certo Gentiluomo per garantirmi i poteri necessari per salvare il mio paese da quei predoni?
Oh, no. Nessuno ha mai scritto quel romanzo, o girato quel film: il conte Dracula deve essere malvagio allo stato puro, uno che schiavizza relitti umani che si nutrono di topi come quel Renfield completamente inventato, uno che terrorizza villaggi di nobili contadini i quali, credetemi, sono solo bruta feccia senza cervello, uno che dà la caccia a ingenue dalla testa vuota che non sono affatto il mio tipo, impersonato sullo schermo da attori senza talento con tagli di capelli da gigolo, diffamato, e sbeffeggiato, e...
Ma sto divagando. O forse no. D'accordo, sono un vampiro. Sono costretto a fuggire la luce del sole, le croci, l'acqua santa, e l'aglio. Ma milioni di comuni essere umani non condividono le stesse allergie, anche se magari non nell'identica combinazione? C'è chi è allergico al latte, allo zucchero, alla polvere, addirittura a se stesso. Questo fa di me un mostro di natura?
Vero, mi nutro di sangue. Ma c'è gente che mangia pesci vivi, insetti, lumache, sangue di mucca mescolato con l'orina, buon signore! Sono io ad avere preferenze gastronomiche ributtanti?
Tratto da "Tossicovampiri" di Norman Spinrad, uno dei tre racconti di Vamps, Urania nr.1376 (dicembre 1999).
Nato a New York nel 1940, Norman Spinrad da tempo risiede a Parigi. I suoi romanzi più famosi sono Jack Barron e l'eternità (Bug Jack Barron, 1969), Il signore della svastica (The Iron Dream, 1972), ambientato in un universo parallelo in cui Adolf Hitler scrive romanzi di fantascienza, Deus X (Deus X, 1993), dove il papa affronta l'era del cyberspazio.
...ma intanto sulle coste pugliesi...
“Ogni giorno si apprendono storie tremende, e tante di esse hanno a che fare con “forze dell’ordine” che, certe di un’impunità ormai pluridecennale, si permettono ogni tipo di crudeltà su persone indifese. Del resto è di questi giorni la sentenza per le torture nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001…Non voglio generalizzare. Esiste un manipolo di poliziotti (ho il piacere di conoscerne alcuni) e anche di carabinieri spaventati dai progressi che il fascismo, inteso come ideologia della sopraffazione su chi non si può difendere, fa tra i loro colleghi, specialmente se in posti di comando. La piaga che sta avvelenando la società italiana si manifesta anche in quell’ambiente, è ovvio. Con la differenza che parliamo di persone autorizzate a portare armi, e a usarle” (Valerio Evangelisti).
Quando parliamo di stato d’emergenza, paranoia securitaria, controllo, tendenze autoritarie e/o totalitarie, di solito ne parliamo per linee molto generali, per tendenze che cerchiamo di decifrare, ma che potrebbero successivamente venir contraddette, modificate, soppiantate, superate (uso il noi perché ovviamente non sono né il solo né il primo a farlo, e c’è chi lo fa molto meglio di me). Nel passaggio dalle decisioni politiche all’attuazione pratica, succede di tutto, spesso i presunti fini vanno a farsi benedire, mentre intanto i mezzi, la macchina operativa messa in moto va avanti per conto suo combinando sfracelli imprevedibili. Il fine giustifica sì i mezzi, ma nel senso che sono i mezzi a farla da padroni, senza curarsi se poi gli ingranaggi nel frattempo hanno procurato un po’ di “danni collaterali”. L’esempio più clamoroso è la guerra in Irak, già data per vinta dopo un mese di guerra aerea, e che è ancora lì, incerta se continuare per un altro decennio a macinare morti.
Non bisogna dimenticare che, a fare le spese dello stato d’emergenza e del crescente clima di aggressività e di sopraffazione, sono persone concrete, in carne e ossa, col loro vissuto, con le loro attese, gioie, speranze, debolezze. Come tutti. Come Andrea Tartari, accoltellato domenica a Ravenna a quanto pare da due camionisti. Un episodio che può capitare a chiunque, per una banale lite di traffico o di sguardi storti. Ma può capitare, sempre a Ravenna, una cittadina un po’ “nervosetta” ultimamente, che a fare le spese dell’aggressività generale e dell’eccesso di zelo della polizia municipale, siano tre nigeriani, come ci racconta lo scrittore e giornalista de Il Resto del Carlino Nevio Galeati, nel suo blog intitolato a Luca Corsini, l’”investigatore di provincia” protagonista dei suoi romanzi polizieschi. 
Certamente uno dei tanti episodi in un paese rapidamente divenuto il paese più razzista e pistolero d’Europa. Accade più o meno come in Momodou, il racconto di Wu Ming inserito nell'antologia Crimini italiani (Einaudi, 2008), che potete trovare qui: momodou.pdf. E alle pistolettate non sfuggono neppure i cervi, abbattuti così, tanto per, in pieno centro a Bolzano. La notizia viene poi costruita o ricostruita come meglio aggrada alle “forze dell’ordine” (che non sono sempre così, naturalmente, ma ultimamente lo sono spesso) e ai loro giornalisti embedded. E quando ci sono delle vittime, come nel caso di Federico Aldrovandi, di Riccardo Rasman, o di Aldo Bianzino, per parenti e amici diventa un calvario riuscire a ripristinare almeno in parte la verità e la dignità calpestati dalla certezza d’impunità di chi dovrebbe tutelare l’”ordine” e la “sicurezza”.

vedi anche il film La generazione rubata di Phillip Noyce, 2002: it.wikipedia.org/wiki/La_generazione_rubata
Sembra un periodo particolarmente favorevole ai romanzi e ai saggi che raccontano le vicende infinitamente crudeli degli stermini coloniali e delle assimilazioni forzate, dall’operazione elvetica “Enfants de 
Le politiche di assimilazione sono tecnicamente simili, nella Svizzera del dottor Alfred Siegfried come nel massacro degli aborigeni australiani, le comunità, le culture e gli stili di vita delle “razze inferiori” dovevano essere distrutte radicalmente. Ciò che ne restava doveva essere sottoposto alla sedentarizzazione forzata, col nome di "politica di assistenza sociale e di previdenza". La sottrazione dei bambini in Svizzera venne pianificata fino al 1967 dall'Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (creata nel 1926 dalla federazione svizzera di beneficenza Pro-Juventute) con la collaborazione della polizia, e finanziata da vari “benefattori” e associazioni, dalla vendita di gadget dell’associazione (francobolli, opuscoli) oltre che da sovvenzioni della Confederazione e del Dipartimento dell’Interno. I bambini rubati ai genitori venivano “affidati” ad altre famiglie o rinchiusi negli orfanotrofi, incarcerati o internati in ospedali psichiatrici. E costretti a subire ogni sorta maltrattamenti, umiliazioni e vessazioni. Sembra un film già visto, con gli stessi dialoghi, la stessa disperazione, gli stessi sbirri, gli stessi orfanotrofi. E si sa quanto sta a cuore, alla Moratti o alla Chiesa, la beneficenza.
Sta di fatto che una delle prime azioni fu …il censimento della popolazione itinerante. I bambini vennero sottratti alla potestà dei genitori, e Siegfried stesso divenne il “tutore” di oltre 300 bambini. Per lui, per il successo della “rieducazione” era assolutamente necessaria “la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare”.
Complici di quest’operazione furono, verrebbe da dire ovviamente, il clero, gli scienziati, i medici, gli psichiatri. Negli istituti religiosi, nelle aziende agricole o nei penitenziari i bambini potevano “assimilare i valori dell'ordine e del lavoro” e venire “socializzati” lavorando come servi e schiavi a zero o basso costo. Fra un maltrattamento e un abuso sessuale, potevano perfino ricevere un’”istruzione” ridotta al minimo, quel tanto che bastava alla loro condizione di “esseri inferiori”.
Gli scienziati appurarono l'"inferiorità ereditaria" dei nomadi, e i medici praticarono le sterilizzazioni forzate. Ancora nel 1964, il dottor Siegfried scriveva: "Il nomadismo, come alcune malattie pericolose, è trasmesso soprattutto dalle donne". Lo psichiatra Joseph JÜrger fu uno dei primi ideologi svizzeri dell'igiene razziale. Nel 1988 un centinaia di vittime della “scienza razziale” erano ancora internate in cliniche e istituti. Se si considerano tutte queste date, si può osservare una grande continuità, fino ai nostri giorni, in tutta Europa (e negli Stati Uniti) delle operazioni di eugenetica, che non riguardarono perciò esclusivamente i nazisti, anche se certo il nazismo ne fu l’interprete più entusiasta e fanatico.
Il romanzo Home di Larissa Behrendt, pronipote di una bambina aborigena rapita nel 1918 per essere educata e cresciuta dai bianchi, si inserisce in questa corrente di testimonianze sui bambini rubati e sulle politiche di assimilazione e/o sterminio.
Con Home, Larissa Behrendt, docente di legge e studi aborigeni e avvocato votato alla causa dei diritti del suo popolo, racconta, tra realtà e fiction, un lungo viaggio alla ricerca delle radici perdute e fa riemergere una pagina di storia che il suo paese ha creduto di poter archiviare troppo in fretta: la tragedia degli aborigeni, "colpevoli" soltanto di avere una pelle diversa dai bianchi.
Protagonista del romanzo è Candice, una ragazza dai capelli chiari, pronipote di Garibooli, la bimba portata via con la forza dal campo di eualayai, che, a distanza di settant'anni, ritorna con il padre Bob nei luoghi dove venne rapita la nonna. Insieme ai ricordi che affiorano e attraverso i luoghi e i volti, si ricompone la vita di Garibooli, ribattezzata Elisabeth. Violenze, diritti violati, ferite non rimarginabili.
La tragedia degli aborigeni è stata una pagina della storia Australiana chiusa tanto tempo fa. Lei ora la riapre
Anche se il rapimento di massa dei bambini aborigeni è finito con gli anni Sessanta, ancora oggi quanto è successo pesa sul mio popolo. Tutti quelli che furono strappati ai loro cari per essere "assimilati" dai bianchi, hanno subito abusi: fisici, mentali, sessuali. E ce ne sono ancora molti che non sanno neanche da dove provengono e che non sono riusciti a ritrovare la loro identità. Da avvocato mi sono occupata di donne, figlie e nipoti di bambini o bambine rapiti, che non avevano neanche il più pallido ricordo della loro famiglia. Un'eredità pesante da portare.

Home è un romanzo autobiografico?
Sì, il libro si basa sulla storia della mia famiglia, ma anche sulla mia esperienza di avvocato. Candice sono io, e Garibooli è mia nonna. Della mia famiglia io conoscevo qualche cosa, ma non molto. Mentre, nel romanzo, Candice immagina la storia di Gariboli nei dettagli: da quando venne strappata al suo campo in poi. Fino a quando le sarà possibile tornare a casa, tanto tempo dopo. Visitare i luoghi da dove mia nonna venne portata via, mi ha dato la forza e l'emozione per poter scrivere Home.
Quanti sono stati, in cinquant'anni, i bambini aborigeni rapiti?
Ipotizzare un numero preciso è difficile. Le fonti ufficiali dicono che quella sorte capitò a un bambino su dieci. Ma io non ho mai conosciuto una sola famiglia aborigena che non contasse un "bambino rubato".
Quello che è accaduto agli aborigeni nel suo paese è stato il tentativo di togliere l'identità a un popolo. L'Australia ha riconosciuto le sue responsabilità, o la questione è ancora aperta?
Il nostro ex primo ministro, John Howard, non pensava che l'Australia si dovesse vergognare di questo suo passato, né riteneva che la questione degli aborigeni fosse stata sottovalutata. E, in quel periodo, tutto sommato, la logica dell'assimilazione è continuata, la cultura aborigena non era in alcun modo né protetta né fatta rivivere, né tanto meno venivano stanziati fondi e risorse per salvaguardare il popolo aborigeno.
Le cose sono cambiate quando è andato al potere Kevin Rudd. Lui ha chiesto scusa agli aborigeni e il governo si è fatto carico dei danni morali e fisici causati dalla politica dei rapimenti. Oggi in Australia va senz'altro meglio, ma solo dal punto di vista teorico. Quando si scende sul piano pratico ci sono ancora molti problemi.
Larissa Behrendt, Home
Baldini Castoldi Dalai editore
Pagine 429 - euro 19,00.
(intervista tratta da la Repubblica 29 giugno 2008)

Se tuo fratello sta morendo di solitudine e depressione, ed è pure "negro", non chiamare MAI i carabinieri (o il 118)...
Il racconto di Wu Ming, Momodou, inserito nell'antologia Crimini italiani curata da Giancarlo De Cataldo (Einaudi, 2008), è disponibile in pdf:

