
World Focus: Italians and the Gypsies – an old prejudice revived
By Peter Popham
Friday, 18 July 2008 (da www.independent.co.uk.html, via paniscus.splinder.com/, “Il giornalismo vero”)
(come "lettura domenicale" propongo questo articolo tratto dall'Independent, un po' per capire come "ci vedono" altrove, un po' per richiamare l'attenzione sul fatto che l'estensione del programma di impronte digitali a tutti i cittadini italiani non è che un trucco per mascherare le leggi razziali, i pogrom, lo stillicidio di emergenze quotidiane e tutte le bestialità dette e commesse dal Ministro di Polizia)
The decision by Silvio Berlusconi's government that all Italian citizens should now be fingerprinted, and that from 2010, all national identity and residence cards will carry fingerprints seems bizarre. There is no urgent reason for such an elaborate programme and fingerprints are out of date as an identification method.
The real reason for the decision, which received initial assent from a parliamentary committee on Wednesday, is to enable the government to continue taking the fingerprints of Roma or Gypsies who live in camps, both legal and informal, on the outskirts of many Italian cities, a policy which bears comparison with the worst days of Benito Mussolini.
A month ago the Interior Minister, Roberto Maroni, a member of the anti-immigrant Northern League, announced that all residents of such camps, including children, would be fingerprinted – a decision that prompted outrage inside Italy and beyond. Unicef, the Council of Europe, the Catholic Church, and Amnesty International have condemned the initiative, one that, despite being a clear violation of EU law, is already under way in the
But why fingerprint the Gypsies? The most significant issue in the general election campaign this spring was what was called the "security emergency": the perception by Italians that violent crime was rapidly on the increase, and that it was the fault of foreigners.
In fact crimes of violence are not soaring, but there has been a large rise in legal and illegal immigration in recent years. As in other parts of
But an ancient prejudice against Gypsies (who have lived in Italy since the 14th century) has been fuelled by paranoia about security in general, and a common confusion between rom (Roma) and rumeni (Romanians) who as EU citizens, have moved into Italy in large numbers since Romania's accession to the union in 2007.
Mr Berlusconi's government seems determined to exploit and amplify the hysteria.
There is little to suggest that the government will desist from seeking to gratify its political constituency with further measures of this kind.
“Ogni giorno si apprendono storie tremende, e tante di esse hanno a che fare con “forze dell’ordine” che, certe di un’impunità ormai pluridecennale, si permettono ogni tipo di crudeltà su persone indifese. Del resto è di questi giorni la sentenza per le torture nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001…Non voglio generalizzare. Esiste un manipolo di poliziotti (ho il piacere di conoscerne alcuni) e anche di carabinieri spaventati dai progressi che il fascismo, inteso come ideologia della sopraffazione su chi non si può difendere, fa tra i loro colleghi, specialmente se in posti di comando. La piaga che sta avvelenando la società italiana si manifesta anche in quell’ambiente, è ovvio. Con la differenza che parliamo di persone autorizzate a portare armi, e a usarle” (Valerio Evangelisti).
Quando parliamo di stato d’emergenza, paranoia securitaria, controllo, tendenze autoritarie e/o totalitarie, di solito ne parliamo per linee molto generali, per tendenze che cerchiamo di decifrare, ma che potrebbero successivamente venir contraddette, modificate, soppiantate, superate (uso il noi perché ovviamente non sono né il solo né il primo a farlo, e c’è chi lo fa molto meglio di me). Nel passaggio dalle decisioni politiche all’attuazione pratica, succede di tutto, spesso i presunti fini vanno a farsi benedire, mentre intanto i mezzi, la macchina operativa messa in moto va avanti per conto suo combinando sfracelli imprevedibili. Il fine giustifica sì i mezzi, ma nel senso che sono i mezzi a farla da padroni, senza curarsi se poi gli ingranaggi nel frattempo hanno procurato un po’ di “danni collaterali”. L’esempio più clamoroso è la guerra in Irak, già data per vinta dopo un mese di guerra aerea, e che è ancora lì, incerta se continuare per un altro decennio a macinare morti.
Non bisogna dimenticare che, a fare le spese dello stato d’emergenza e del crescente clima di aggressività e di sopraffazione, sono persone concrete, in carne e ossa, col loro vissuto, con le loro attese, gioie, speranze, debolezze. Come tutti. Come Andrea Tartari, accoltellato domenica a Ravenna a quanto pare da due camionisti. Un episodio che può capitare a chiunque, per una banale lite di traffico o di sguardi storti. Ma può capitare, sempre a Ravenna, una cittadina un po’ “nervosetta” ultimamente, che a fare le spese dell’aggressività generale e dell’eccesso di zelo della polizia municipale, siano tre nigeriani, come ci racconta lo scrittore e giornalista de Il Resto del Carlino Nevio Galeati, nel suo blog intitolato a Luca Corsini, l’”investigatore di provincia” protagonista dei suoi romanzi polizieschi. 
Certamente uno dei tanti episodi in un paese rapidamente divenuto il paese più razzista e pistolero d’Europa. Accade più o meno come in Momodou, il racconto di Wu Ming inserito nell'antologia Crimini italiani (Einaudi, 2008), che potete trovare qui: momodou.pdf. E alle pistolettate non sfuggono neppure i cervi, abbattuti così, tanto per, in pieno centro a Bolzano. La notizia viene poi costruita o ricostruita come meglio aggrada alle “forze dell’ordine” (che non sono sempre così, naturalmente, ma ultimamente lo sono spesso) e ai loro giornalisti embedded. E quando ci sono delle vittime, come nel caso di Federico Aldrovandi, di Riccardo Rasman, o di Aldo Bianzino, per parenti e amici diventa un calvario riuscire a ripristinare almeno in parte la verità e la dignità calpestati dalla certezza d’impunità di chi dovrebbe tutelare l’”ordine” e la “sicurezza”.
L'animale, impaurito per un improvviso temporale, è sceso a valle e ha scorrazzato per le vie di Bolzano, ferendo in modo non grave due persone. Dopo essere stato inseguito da vigili del fuoco e polizia, il cervo è stato abbattuto con tre colpi di fucile perché ritenuto pericoloso

, MAIALI !
un gesto ignobile ,chi l ha commesso andrebbe punito .si poteva sedare
· l'uccisione del cervo nel centro di Bolzano è stato un gesto ignobile e incivile!!! Perchè è stato ucciso, il cervo era spaventato e disorientato lo si poteva narcotizzare.Chi sono gli stupidi scellerati che hanno condotto le operazioni per rendere il cervo inoffensivo?Devono essere puniti per la loro inettitudine e non uso parole pesanti perchè sono una persona civile a differenza di chi a ucciso il cervo.Vergogna,Vergogna!!!
· orripilanti le scene viste in tv. non si poteva sparargli una dose di sonnifero??? in alto adige dove sono sempre cosi' attenti....mi meraviglio molto.
· non ho parole questo è un paese incivile e ,quello che è successo offende gli abitanti di Bolzano e tutte le persone civili .Non voglio dire altro chi ha abbattuto il cervo si commenta da solo. Che schifo vergogna!!!!!! Lorenzo e Sharon
· Ma nel 2008 non esisono i PROIETTILI ANESTETIZZANTI? Le guardie forestali non li hanno forse in dotazione? C'era davvero bisogno di abbatterlo? Sinceramente nutro forti dubbi a riguardo...
